Archivio di February 2008

Desperate (quasi) housewife

Sunday 24 February 2008

Potrei prendere in seria considerazione l’idea di barattare tutti i miei libri per la terza serie di Battlestar Galactica in italiano.

Aiutatemi! (Non riesco a scaricarla da Emule, accidentialllui!)

Questioni di Cuore

Sunday 24 February 2008

Quasi più nessuno legge i libri di Edmondo De Amicis ormai: per questo è lodevole l’iniziativa dell’editore Avagliano che in occasione del centenario della morte dello scrittore, avvenuta a Bordighera l’11 marzo del 1908, pubblica il suo primo lavoro letterario: “La vita militare” (a cura di Riccardo Reim, pp. 456, euro 15,00), un classico che era divenuto introvabile, scritto nel 1868 dopo la partecipazione come luogotenente alla battaglia di Custoza (durante la terza guerra d’indipendenza).

Il libro, segnato da uno stile quasi pre-verista, si compone di bozzetti che ritraggono la vita militare quale scuola di educazione nazionale, con lo scopo dichiarato di presentare il soldato come figlio che difende e onora la patria, ma soprattutto di sottolineare l’inscindibile legame tra l’esercito e la società civile, come se proprio nella vita militare si compisse finalmente l’unità d’Italia: “e quando diciamo per il soldato, non diciamo egli per tutti?”, si legge nell’avvertenza degli editori nell’edizione del 1868.

Pubblicati prima sulla rivista “L’Italia Militare” e poi raccolti in volume, ottennero un tale successo di pubblico che lo incoraggiarono a proseguire sulla strada della letteratura, oltre che del giornalismo, come inviato della Nazione di Firenze.

In occasione del centenario sono diverse le manifestazioni, gli incontri e i seminari organizzati in tutt’Italia, da Torino a Imperia sino a Taranto: e c’è da augurarsi che si possa cogliere l’occasione per riscoprire un autore sempre controverso, che ha incontrato  il favore del pubblico e l’ostilità della critica, con la sola eccezione di Benedetto Croce che ne valutò invece accuratamente le istanze e le coordinate essenziali.

Infatti, De Amicis, autore di uno dei primi best-sellers italiani, il celeberrimo Cuore – che dopo soli due mesi aveva già raggiunto la quarantunesima edizione e diciotto domande di traduzione – da scrittore di culto per intere generazioni di giovani, si è ritrovato a partire dalla fine degli anni Sessanta ad essere etichettato come scrittore troppo sentimentale, e quindi accantonato, quando alcuni intellettuali del movimento di contestazione (Arbasino, Eco, Faeti) lo considerarono “un cadavere”, “un abominevole quaderno rosso del tipico benpensante piemontese”, vituperandolo a tal punto che il libro fu persino bandito dai programmi scolastici. Eppure Cuore, tra “tutto quel dolciume e dolciastrume e zuccherume” che ravvisava Giorgio Pasquali, nel saggio Il «Cuore» di De Amicis (in Pagine stravaganti, Sansoni, 1968), è un romanzo importante per quell’estremo bisogno di etica che lo contraddistingue e per l’aspirazione a un comune sentirsi italiani che all’epoca, come oggi del resto, mancava. Il lettore – ritrovandosi Cuore tra le mani, sfogliandolo – difficilmente saprà sottrarsi a un senso profondo di nostalgia, perché al di là degli intenti pedagogici e delle istanze  borghesi dell’autore, può trovarvi dei modelli di comportamento, stucchevoli forse, ma sani e ispirati alla più alta coerenza.

Ma al di là delle condanne di tipo ideologico al suo libro più famoso – gli ha sicuramente nuociuto il rifiuto della dottrina marxista all’epoca della sua adesione al socialismo (più volte ad esempio è stato censurato da Gramsci) -, De Amicis è autore di opere importanti che sarebbe il caso di recuperare: i suoi efficaci e precisi reportage di viaggio – quelli dedicati alla Spagna (1873), all’Olanda (1874), al Marocco (1876) e a Costantinopoli (1878) -; i romanzi di indagine sociale – Romanzo di un maestro (1890), La carrozza di tutti (1899) e Sull’oceano (1899), scaturito dal suo viaggio in Argentina e imperniato sulle misere condizioni degli emigranti italiani; e quelli di passione civile come Primo maggio, uscito postumo nel 1980.

Peculiari nel suo percorso letterario sono poi L’idioma gentile (1905), col quale intervenne sulla questione della lingua, aderendo a un ideale di prosa “moderna e perfettamente italiana” sul modello manzoniano; e il racconto lungo Amore e ginnastica (1892), caratterizzato da una scrittura ironica e maliziosa, che piacque a Italo Calvino tanto ch’egli lo definì “probabilmente il più bello, certo il più ricco di humour, malizia, sensualità, acutezza psicologica che mai scrisse Edmondo De Amicis”.

La vita militare, sarà in libreria a partire dal 29 febbraio.

Oggi, sulla pagina culturale del Corriere Nazionale curata da Stefania Nardini.  

In & out

Saturday 16 February 2008

Questo è bene. Anzi molto bene, vorrei tanto vivere in Piemonte al momento, del resto sono o non sono fissata con i libri sommersi  o dimenticati?

Questo  (via Vibrisse) invece, non credo che lo sia: ci sarà un motivo perché tutti quei libri non hanno trovato un editore, sebbene ormai in Italia si pubblichi quasi tutto. Sarà che io mi chiedo quasi sempre perché un libro è stato pubblicato e quasi mai, perché non sia ancora edito.

E meno male che c’è la Parrella

Monday 11 February 2008

Perché in seguito all’uscita del suo primo romanzo, m’è venuta voglia di aggiornare il mio anobii e pure il blog, non che fosse fondamentale. Qualcuno gliene chiederà conto, mi sa.

E per il primo romanzo della Parrella, Lo spazio bianco pubblicato da Einaudi, ho pure inaugurato una nuova etichetta identificativa: “E quindi?”

Ma io dico, possibile che uno si metta a scrivere e non sappia dove voglia andare a parare, o anzi non arrivi poi da nessuna parte? Possibile, mi chiedo, che si riempiano 112 pagine (scritte in caratteri belli grossi e una impaginazione da “riempitivo”) senza avere una storia da raccontare? E non basta un tema forte come quello dei prematuri e del rapporto tra medici, madri in attesa, l’aborto a sopperire a questa mancanza.

La scrittura è dignitosa, più matura rispetto ai racconti, forse più consapevole, ma il libro comincia e finisce e uno manco se ne accorge, lo spazio bianco del titolo, per il quale si sono sprecate interpretazioni e allegorie è  piuttosto, l’assenza di una narrazione, di una trama, di una direzione. I protagonisti non si spostano durante tutto lo svolgimento del testo dal punto A verso alcun punto B, alla fine abbiamo solo – probabilmente – un personaggio in più, ma tanto tutto il libro, con la scusa di parlare di una maternità complicata e dolente, di una sanità non sempre all’altezza, delle donne che finiscono per “fare famiglia” da sole, si risolve nel riprorre gli stereotipi tipici delle narrazione di Parrella: la sua Napoli divisa in due (vista in decine di fiction e letta in decine di altri libri o articoli giornalistici), quelli che sono colti e complicati e quelli che invece parlano in dialetto, vanno alle scuole serali per avere un aumento di stipendio o essere messi in regola sul lavoro o per ottenere la cittadinanza.

E ancora una volta, scrive delle donne che finiscono per restare sole, indipendenti e forse un po’ tristi, contrapposte ad altre sottomesse, forti della saggezza della rassegnazione, piene di figli ma fragili nei confronti di una società che tende ad approfittare della loro insipienza. Dove sono tutte le altre donne?

E dov’è la storia? Per scrivere pagine prive di storia, bisogna “distrarre” il lettore con altro: una scrittura meravigliosa, dialoghi avvincenti, spaccati di vita interessanti o divertenti o intensamente commoventi e in questo libro non c’è niente di tutto questo. Anzi non c’è quasi niente in generale. Uno spazio bianco, appunto.

Per la rubrica: “Faccio cose, vedo gente”

Thursday 7 February 2008

Domani, probabilmente, sarò qui (con mio marito, credo). (Che effetto che fa dirlo in pubblico!)

Antonio presenta il suo primo romanzo,  Il sangue degli altri, con Alessandra Buccheri e non si può mancare, anche solo per la compagnia.