Archivio di July 2008

All around my ombelico

Sunday 27 July 2008

Sebbene la mia mente sia ormai proiettata verso i prossimi quindici giorni di soggiorno siciliano (precisamente qui), tutto il resto sembra invece non risentire del clima vacanziero e così mi ritrovo a lavorare più del solito, accatastare libri su libri (senza alcuna voglia di leggerli), gestire scadenze e impegni che preferirei ignorare (e nel giro di 2 mesi infatti, mi sono fatta scappare la possibilità di gestire l’ufficio stampa di una casa editrice che mi piace molto; non ho scritto nemmeno una riga del saggio che deve essere pronto per dicembre; ho bucato tre interviste con personaggi di rilievo che altri avrebbero fatto carte false per averle; ho evitato incontri che sarebbero stati fondamentali per la mia carriera).

Semplicemente sono molto stanca, ma non si tratta solo di questo.

 

Certo è stato un anno impegnativo: dalla scorsa estate ad oggi, si sono succeduti avvenimenti importanti, cambiamenti epocali, opportunità, impegni, obblighi, e gestire tutto insieme ha reso complicate anche le cose belle. Ho persino rischiato di commettere errori irreparabili, ma poi sono fortunatamente rinsavita. Ho accumulato stress e stanchezza e ora ho voglia di cambiare di nuovo.

 

Mi annoio.

Mi annoiano i libri, gli scrittori, le interviste, le pagine culturali, gli editori, gli uffici stampa, le quarte di copertina, le bozze, gli inediti, le classifiche. Mi annoia dover spiegare perché un libro vale la pena di leggerlo, perché quell’altro non avrebbe dovuto essere pubblicato, perché quel tipo dovrebbe smettere di scrivere, e quell’altra sarebbe meglio che facesse la massaia o l’avvocato, non sicuramente la velina delle patrie lettere. E le brutte edizioni, le pessime traduzioni, i titoli roboanti, le fascette esagerate, i capolavori solo esibiti, la carta sprecata. Gli intellettuali, gli aspiranti scrittori, quelli che scrittori non lo sono proprio, gli scribacchini, i semi-analfabeti graforroici, gli adulatori, i convinti, gli arrivati che non sono nemmeno mai partiti, gli intoccabili. Quelli che ti mandano il loro “piccolo libro, sperando che ti piaccia, ma so che sarai giusta e obiettiva e accetterò ogni critica vorrai farmi” e poi appena la ricevono, questa critica, ti scrivono email minatorie o ti riempiono di sciocche domande su quanto gli hai detto del libro, fingendo di non capire che hanno scritto una schifezza e che meno ne parlano in giro, meglio sarebbe. Le riviste a ogni angolo del web, i magazine patinati, la free press culturale che preferirei pagare, pur di avere contenuti migliori e meno marchette o scoop urlati come nella peggiore stampa scandalistica.

 

Fino a poco tempo fa, quando volevo fare un regalo a qualcuno a cui tengo, gli regalavo un libro, ora invece cucino per lui/lei.

(Continuo a regalare libri solo a Davide e ad Alberto, perché sono cresciuti coi libri in mano e poi li scrivono e non possono farne a meno, e al figlio della mia amica Barbara, che deve crescere e so che verrà su sano, senza pretese intellettualistiche o velleità artistiche, e che quindi legge per i motivi giusti: perché ha voglia di storie e per passare il tempo. Ha amato molto Il Giovane Holden, sta scoprendo Ray Bradbury con Fahrenheit 451 e forse sta coltivando una passioncella per la fantascienza. A sua sorella invece, che ha 8 anni, è piaciuto Eloise a Parigi, ma lei preferisce giocare “a maestra”).

 

Così tra ieri e oggi, ho cucinato:

 

una cenetta per due con

 

tortino di ricotta al pesto destrutturato

muffin alla ricotta e pomodori confit con origano

muffin con wurstel tritati e emmenthal

arrosto di maiale al limone caramellato

patate al forno

panna cotta specchiata su ganache al cioccolato

 

(trovo bellissimo il linguaggio legato al cibo e alla sua preparazione: confit, ganache, crumble, chutney, far, flan, soufflé, coulis, mousse, bronoise, tart tatin, glassare, emulsionare, bardare, dressare, flambare, frollare, frullare, specchiare, destrutturate, tirare, incorporare. In nessun modo in cucina, puoi spacciare un molleux per un flan, o confondere un salsa con una vellutata: la parola più giusta per ogni cosa)

 

e poi, muffin al doppio cioccolato per il figlio di Barbara, scones con gocce di cioccolato per Barbara, far bretone di mele caramellate per mia madre, tre diversi tipi di torte mono-porzioni per mio fratello e mia sorella (cioccolato, limone e semi di papavero, zenzero e cannella), pancakes classici per la colazione di Davide, budino al cioccolato per mio padre. Per me volevo preparare le brioches siciliane ma ci vuole troppo tempo e per domani devo consegnare un articolo sull’immigrazione cinese in Italia e questo libro qui, e sono già in ritardo.

 

Tutto questo per dire che al momento l’unica cosa di cui vorrei occuparmi è di un posto come questo, in cui unire i libri al cibo, preparare pietanze succulente per i clienti che davvero amano la lettura, tenere corsi di cucina e letture di libri che non si trovano più.

 

 

Magari a settembre…

 

 

 

 

 

 

Gli anni di Cristo (ieri)

Friday 4 July 2008

Se sei sposata a uno scrittore, con un bel talento anche per la poesia, può capitare che per il tuo compleanno ti arrivi (insieme a uno chiccosissimo e iper-tecnologico Blackberry) una bellissima fanfòla tutta per te:

 

C’è qualcheduno che invecchia come il vino,

che più è annuscolo e più slisa di soave;

e chi invece s’abbiasca in acitudine,

(cert’anime che, acciuccatesi, son prave).

Chi sbroscia il frego, chi invola il fringivallo,

chi fa i quattrini e chi arrangia l’ignego;

chi s’arruga ma dice “me ne frego”,

chi si salmuzza col caciocavallo.

Chi fa un capello grigio, e Iddio l’aspischi;

chi apposcia su due chili, e si dispera;

chi affruzza bene il fischio che ha diretto

alle donne che svascano la sera.

Hai dubbi forse che sei la più sghecia?

Ti chiedi se ti flippo, se m’arrazzi?

Dico: è vero, la gente s’imbroscia

Cogli anni, ma tu mi mandi ai pazzi.

(Nel senso buono). O mora, tu m’alluschi: 

E i lustri non mutan la sostanza. Anzi,

l’impilano: sicché tu sei barlume

che allasca il sottoscritto, omo de panza.

Chi si fa barboruto e gnignimone,

chi ad ogni anno che passa è più sghisello.

Oggi, che il tempo ti scalcia sul groppone

Sbaciucco il naso tuo, per me il più bello.