Archivio di December 2008

L’imperatore e (ancora) il pomodoro

Monday 15 December 2008

La querelle Pascale-Citati intorno a un pomodoro, da queste parti fa ancora discutere, e se so per certo che Pascale un po’ rosica, sono quasi convinta che Citati invece, dopo la stoccata su Repubblica, di tutta la polemica, ora se ne freghi bellamente (e questo forse qualcosa dice circa i due protagonisti, ma queste sono mie illazioni). Ad ogni modo, continuare a ragionarci su mi ha fatto venire in mente un passo delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar in cui l’imperatore morente riflette (anche) sul senso del tempo e pare quasi abbandonarsi a quel sapere nostalgico che Pascale tanto vitupera e soprattutto alla ineluttabile nostalgia per il passato che è stato e che ancora inevitabilmente sarà.

Lo riporto perché il libro della Yourcenar, se preso a piccole dosi – per me almeno è necessario sbocconcellarlo perché tutto insieme mi ammorba – contiene pagine di commovente bellezza. (Non ditelo a Pascale!)

 

 “…é vano sperare, per Atene e per Roma, quell’eternità che non é accordata né agli uomini né alle cose, e che i più saggi tra noi negano persino agli dèi. Quelle forme di vita complicate e sapienti, quelle civiltà adagiate nelle loro raffinatezze d’arte e di piacere, quelle libertà dello spirito che s’informa e che giudica, dipendevano da circostanze innumerevoli e rare, da condizioni che era quasi impossibile provocare tutte simultaneamente e che non bisognava aspettarsi di vedere durare. Simone lo avremmo annientato, Arriano avrebbe saputo proteggere la Siria dalle invasioni degli Alani. Ma altre orde sarebbero venute, altri falsi profeti, i nostri deboli sforzi per migliorare la condizione umana saranno continuati con scarso impegno dai nostri successori; il seme di errore e di morte che anche il bene contiene in sé crescerà mostruosamente nel corso dei secoli. Il mondo, stanco di noi, si cercherà nuovi padroni; quel che ci era parso saggio apparirà vano, quel che ci era apparso bello ci apparirà orribile.

Come l’iniziato mitriaco, forse anche l’umanità ha bisogno del bagno di sangue e di passare periodicamente nella fossa funebre.

Vedevo tornare codici feroci, gli dèi implacabili, il dispotismo incontestato dei principi barbari, il mondo frantumato in Stati nemici, eternamente in preda al terrore. Altre sentinelle, minacciate da altri dardi, andranno su e giù di ronda nelle città future; il gioco stupido, osceno e crudele continuerà, e la specie umana invecchiando vi aggiungerà senza dubbio nuove raffinatezze d’orrore. La nostra epoca, di cui conoscevo meglio di chiunque altro le insufficienze e le tare, forse un giorno sarà considerata, per contrasto, come una delle età dell’oro dell’umanità.

Natura deficit, fortuna mutatur, deus omnia cernit”. La natura ci tradisce, la fortuna muta, un dio dall’alto guarda ogni cosa. Giocherellavo con un anello che avevo al dito, sul castone del quale, un giorno di sconforto, avevo fatto incidere queste poche, tristi parole; mi spingevo più oltre nella delusione, forse nella bestemmia: finivo per trovar naturale, se non giusto, dover perire. le nostre arti cadono in letargo, Pancrate non é Omero, Arriano non é Senofonte; quando ho cercato di immortalare nella pietra la forma di Antinoo, non ho trovato Prassitele. Dopo Aristotele e Archimede, le scienze segnano il passo; i nostri progressi tecnici non resisterebbero all’usura ‘una lunga guerra; persino i gaudenti, da noi, si tediano della felicità. L’incivilimento dei costumi, il progresso delle idee durante l’ultimo secolo é opera di una minoranza esigua di spiriti illuminati; la massa resta ignara, feroce quando può, sempre egoista e gretta, e si può scommettere fondatamente che tale resterà sempre.”  

 

Dalle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

Recensione sentimentale II

Thursday 11 December 2008

Diciamocelo, una recensione sentimentale è una non recensione in realtà: in quanto sentimentale le manca, forse, anche se non necessariamente, un po’ di distacco, da non confondersi con la sincerità che invece è sempre necessaria per far bene il proprio lavoro, o almeno per farlo con la coscienza a posto.

Sono sentimentali le recensioni sui libri di autori che si amano a prescindere – per esempio, credo che mi riuscirebbe difficile stroncare un nuovo romanzo di Salinger, anche se conoscendomi magari se proprio non mi piace, non potrei esimermi; e sono sentimentali anche le recensioni sui libri degli amici, sebbene per quanto mi riguarda, un sacco di miei amici hanno scritto libri negli ultimi anni, e io in pubblico li ho ignorati ma in privato li ho stroncati.

 

Quando invece il libro di un amico mi piace, e voglio scriverne, ecco che arriva la recensione sentimentale.

 

Questa recensione sentimentale è per l’ultimo libro di Stefania Nardini, Gli scheletri di via Duomo (Pironti Editore). L’ho letto in bozze, alla fine dell’anno scorso credo, e mi aveva lasciata perplessa.

Avevo appena iniziato a collaborare con la pagina culturale di Stefania, ma nonostante questo, le ho detto che non ero convinta del libro, di alcune parti e soprattutto della struttura iniziale della narrazione, e lei, invece di rendermi la vita difficile durante la nostra collaborazione, come avrebbero fatto altri che appena li conosci ti appioppano i loro libri e si aspettano che li incensi perché in fondo gli devi qualcosa, mi dice “Seiolì, che te devo dì? Ci rimetterò le mani più in là, adesso sono solo contenta di averlo finito. Tu dimmi cos’è che non ti torna, intanto. Stronca pure, eh!”.

E’ finita che non le ho detto più nulla, per tutta una serie di ragioni, non ultimo il fatto che questo libro per lei coincideva con un ritorno alla vita, una specie di regalo che si è fatta dopo un momento drammatico, anche se questo c’entra poco con la qualità di un romanzo, vale solo sul piano umano e affettivo.

 

Se invece parlo del libro è perché leggendolo ora che è uscito, mi è piaciuto, l’ho letto in meno di un’ora e mezzo, fregandomene anche altamente della risoluzione del giallo che contiene.

 

Andando con ordine, Gli scheletri di via Duomo è ispirato a un vero fatto di cronaca accaduto a Napoli negli anni ’70: nell’intercapedine di un vecchio palazzo sono stati rinvenuti due scheletri dall’identità sconosciuta, e da questo ritrovamento parte tutta una ridda di fatti ed eventi, con tanto di illazioni, bugie, segreti, equivoci, indagini che alla fine porteranno alla risoluzione dell’enigma. Il protagonista del libro è un rampante cronista del “Mattino” di Napoli che viene mandato a sondare il terreno dopo una soffiata sul macabro ritrovamento e fiutata subito la storia, comincia a investigare, scontrandosi spesso con l’omertà di coloro che sono coinvolti nella vicenda, ma soprattutto con la vivacità tutta napoletana dei suoi concittadini, a partire dalla portiera del vecchio palazzo che si rivelerà una fonte preziosa, ma confusionaria, d’informazioni.

 

Un luogo comune che non ho mai condiviso, recita che conta più il viaggio della meta a cui si è destinati – io di solito non vedo l’ora di arrivare – ma in questo caso, durante la lettura del libro, la curiosità e l’ansia tipica da libro giallo circa l’identità degli scheletri e il mistero che li avvolge, è stata completamente subissata dal piacere per una narrazione veloce, spesso addirittura sintetica, fortemente in debito con la formazione giornalistica di Stefania, che muove le fila del suo racconto identificandosi quasi completamente col suo protagonista, che in pratica scrive così due volte la sua inchiesta, in un curioso gioco di specchi. Ma la cosa davvero notevole del romanzo è la ricostruzione della Napoli di quegli anni (persino nel dialetto), accurata, amorevole e impietosa, obiettiva e nostalgica allo stesso tempo. Mentre si corre insieme al giornalista che cerca di dipanare la sua matassa, tra via Duomo e Forcella, i quartieri e la fumosa redazione del “Mattino”, descritta con la nostalgia dei bei tempi che furono, quando il giornalismo era fatto di scarpinate e polvere, attese e qualche compromesso con la vita, il lettore si gode il panorama, i colori, gli odori di una città che in parte, ma solo in parte, non esiste più. Chi non conosce il capoluogo campano direttamente, avrà uno strumento in più per comprendere anche certi fenomeni attuali, chi invece ne ha esperienza diretta, non potrà non ritrovare tutto lo spirito di una città bellissima e martoriata, ma sempre viva e piena di sorprese, perché come si dice a un certo punto nel libro: “il mistero di questi scheletri stava “restituendo alla città la sua anima più autentica. La gente che giocava i numeri, gli scheletri erano come o’ munaciello o il principe di San Severo. Mentre stavano distruggendo la città la gente stava prendendo fiato con quel nuovo mistero, aveva smesso di vivere sotto l’effetto di quell’anestetico che aveva il potere di omologare anche le contraddizioni più umane”.

 

E’ un libro divertente, con qualche amara riflessione sulla vita e sull’essere italiani (più che solo napoletani), un paio di verità su come vanno le cose in certi ambienti, e con quel pizzico di mistero che non guasta, ma è soprattutto un libro divertente, nel senso originale e filologico del termine.

 

Da oggi in libreria.

Balocchi e libri

Monday 8 December 2008

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Un tempo erano l’esotismo di Emilio Salgari, il brio delle sorelle March o il mistero dell’isola del tesoro, a tenere incollati i bambini alle pagine dei libri. Oggi a parte il sempreverde Peter Pan (ben sei titoli usciti solo nel 2004), i vecchi classici per bambini restano patrimonio dei piccoli lettori ormai cresciuti, mentre le nuove leve si nutrono soprattutto di topi saccenti, streghe maliziose, vampiri innamorati.

L’editoria per ragazzi pur seguendo in teoria le stesse regole di quella che produce libri per adulti, si presenta con caratteristiche proprie che rendono il mercato e la produzione libraria in genere, più complessa e articolata, perché sono diverse le variabili e i fattori da gestire: dalla scrittura alle illustrazioni, dalle copertine al formato, la fascia d’età e la storia da raccontare, e perché all’interno del contenitore “libri per ragazzi” coesiste il materiale più disparato.

E diverse sono ormai le manifestazioni dedicate all’editoria per l’infanzia e l’adolescenza: dopo l’ormai consolidata “Fiera del libro per ragazzi” di Bologna, un appuntamento di portata internazionale ormai arrivato alla 46esima edizione, da quest’anno il settore può contare anche sulla visibilità data da “Mare di libri”, il primo festival di letteratura dedicato agli adolescenti, la cui prima edizione si è svolta a Rimini nel giugno scorso, in una “tre giorni” d’incontri con gli autori italiani e stranieri più amati dai ragazzi, laboratori e spettacoli.

Oltre a fungere da importanti vetrine, questi eventi tastano il polso del mercato facendo incontrare domanda e offerta e identificando le linee generali del segmento editoriale in questione, confermando i dati di vendita.

Si evince così che a dominare il mercato sono i libri di fiabe e leggende (quasi il 75% delle novità) e storie in cui prevale il giallo del mistery o il nero dell’horror. Sempre maggiori lettori conquista poi il fantasy, anche se l’offerta, e il battage mediatico che l’accompagna, è  parecchio superiore alla domanda effettiva (il 2006 ha registrato uno 0.6% in meno nella vendita delle saghe di elfi, maghi e cavalieri).

L’attenzione maggiore è riservata però, agli albi per la prima età e ai libri-gioco, dalle più stravaganti fogge e dimensioni,  che coprono insieme circa un terzo delle novità annuali. Molto belli gli albi illustrati della “Lapis”, divisi nelle due collane “i Lapislazzuli” e i “Due x Due”, che affrontano con leggerezza temi anche molto importanti nella vita di ogni bambino.

E sempre per questa fascia di piccoli lettori, si è rafforzata la moda del serial: tutta una teoria di libri, perlopiù raccolti in specifiche collane, che hanno per protagonista un medesimo personaggio che ha incontrato il favore dei lettori, come il più famoso Geronimo Stilton, o Giulio Coniglio (Panini), Giulia B.(Mondadori), Jessica e Valentina (Sonda, Piemme).

Nella fascia che va dagli undici ai diciassette anni, domina il mercato, soprattutto negli ultimi due anni, la cosiddetta letteratura per young adults: romanzi che affrontano i problemi, le ansie e le speranze dei ragazzi in crescita. L’offerta spazia dalle ironiche e brillanti avventure di “Diario di una schiappa” di Jeff Kinney (Edizioni il Castoro), un racconto a vignette che vede protagonista Greg, imbranato e simpaticissimo studente americano che racconta le sue giornate tra casa, scuola ed amici; passando per le banali storielle di Federico Moccia (Rizzoli), sino all’ultima frontiera della narrativa per ragazzi: l’affermarsi di una giovane leva di autori che parlano ai loro coetanei affrontando, con ambizioni ed esiti diversi, qualunque genere. Nascono così gli imbarazzanti polpettoni sentimental-adolescenziali di “TVUKDB” (Fanucci), di Valentina F., La prima volta che ti ho rivisto, (Fanucci) di Lorena Spampinato, Love is Forever (Falzea), di Ilaria Marullo, o le astruse saghe fantasy come Eroi del Crepuscolo” (Einaudi Stile Libero) di Chiara Strazzulla e “Bryan di Boscoquieto. Nella terra dei mezzi demoni” di Federico Ghirardi.

Quello che è certo è che nel panorama della narrativa per ragazzi, si nota un profondo vuoto editoriale per la fascia dai sei agli undici, proprio quella a cui erano tradizionalmente destinati i classici per ragazzi ormai dimenticati.

Libri e balocchi

Friday 5 December 2008

Continuiamo il viaggio all’interno dell’editoria italiana, occupandoci del mercato dei libri per ragazzi.

 

I bambini leggono molto più dei loro genitori. Almeno in Italia.

Stando all’annuale rapporto sull’editoria dell’Aie, Associazione Italiana Editori – se meno della metà degli italiani con più di quattordici anni non arriva a leggere tre libri l’anno, e il resto della popolazione adulta per lo più non legge nemmeno quelli, i più piccoli vantano un tasso di lettura di quindici punti percentuali superiore: quasi il 60% dei bambini tra i cinque e i quattordici anni legge almeno un libro all’anno e sono soprattutto le femmine ad alzare la media.

Non c’è comunque da rallegrasi perché queste cifre sono di molto inferiori rispetto al 71% di piccoli lettori raggiunto nel 1997. Secondo quanto emerso dal convegno “Bambini e adolescenti e valore del libro”, organizzato a Roma dalla Commissione parlamentare per l’infanzia della Bicamerale il 29 Gennaio scorso, i bambini italiani leggono troppo poco rispetto ai loro colleghi europei: in Spagna per esempio si arriva a sfiorare il 60% di lettori tra i sei e i dieci anni e il mercato della lettura infantile italiana con i suoi 128,8 milioni di euro è metà di quello spagnolo con oltre 250 milioni e quasi un terzo di quello tedesco (435 milioni di euro) e di quello francese (circa 500 milioni).

Anche nel segmento più roseo dei lettori in erba dunque, il mercato si regge su un 11% di lettori “forti”, che comunque le più recenti statistiche danno in diminuzione.

E’ soprattutto nella prima infanzia che la lettura si ritaglia un posto d’onore tra i passatempi dei più piccoli: circa il 7% dei bambini di 3-4 anni ha ricevuto in regalo un libro nell’ultimo anno. Quello della primissima infanzia si presenta come il settore  più dinamico all’interno del mercato del libro per ragazzi.

Non ha infatti alcun senso parlare di editoria per ragazzi, senza fare i doverosi distinguo per fasce d’età. Da sempre, da quando nell’ottocento, almeno in Italia, ha preso il via l’editoria di settore, con “letteratura per l’infanzia” si è indicata la produzione dei libri destinati a un pubblicato variegato, per età, gusti e contesto sociale. E negli ultimi anni, se possibile, le cose si sono complicate ulteriormente.

Con gli anni ’80 si è aperto un periodo pionieristico teso a modernizzare l’offerta editoriale per i bambini, ferma a Salgari e alle sorella March create da Louise May Alcott, e sfruttando le emergenti tendenze del marketing, basate sull’orientamento al consumatore, si è cominciato a pensare a cosa piacesse davvero ai bambini, in un’epoca che cominciava a globalizzarsi e a subire il costante sviluppo delle tecnologie più avanzate. Questo processo di riconfigurazione del rapporto tra mercato, produzione e piccoli consumatori, ha trovato il suo culmine negli anni ’90 e si è consolidato nel nuovo millennio, anche con continui alti e bassi.

Così per esempio la produzione di libri dedicati a under 10 è cresciuta in questi anni in modo significativo: nel 1980 –  secondo dati di “Liber” (trimestrale di informazione bibliografica e di orientamento critico promosso dalla Biblioteca Gianni Rodari di Campi Bisenzio ed edito da Idest) e del servizio di documentazione della stessa biblioteca – l’editoria italiana pubblicava 0,15 nuovi titoli ogni mille bambini; nel 1987 si pubblicavano 951 titoli, nel 1997 erano 1740, mentre nel 2006 si sono sfiorate le 2300 opere.

È aumentato anche il numero di editori che si rivolgono ai giovani lettori: da novanta editori (o marchi) presenti sul mercato con almeno una collana nel 1987, si è arrivati a 110 nel 1990, a 155 nel 2000, e a 195 nel 2006.

Pur aumentando i titoli, sebbene quelli tradotti siano la metà del totale dei titoli pubblicati, sono diminuite però le tirature – in pratica si stampano molti nuovi libri, ma gli editori hanno scarsa fiducia nella capacità di assorbimento del mercato, proprio a causa dell’andamento discontinuo nelle cifre legate all’infanzia negli ultimi cinque anni – e anche le collane sono sempre meno, a testimoniare che il vero problema dell’editoria per ragazzi è l’assenza di progetti a lungo termine e d’investimenti nei contenuti del libro come veicolo di cultura. La tendenza è di “cercare l’evento”, come per il caso dei vari Harry Potter, e non una visione d’insieme finalizzata alla formazione dei giovani lettori. 

 

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N.B

Questo pezzo è stato scritto prima della pubblicazione del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia – 2008. Le cifre sono leggermente diverse, ma non cambiano la sostanza del discorso, Le riporto per completezza.

 

Nel 2007 il 59,5% dei bambini di 11-14 anni; il 56,6% dei 15-17enni; il 54,6% dei 18-19enni si dichiara lettore di libri non scolastici. Di questi, il 4,2% legge oltre 13 libri all’anno.

Il mercato ragazzi (libri 0-14 anni) nel 2007 ha raggiunto il valore di vendita a prezzo di copertina di 137,2 milioni di euro (+2,5% sul 2006), che rappresenta il 9,8% delle vendite dei canali trade (libreria di catena editoriale e non), ma appena il 3,7% del mercato complessivo. Un segmento a parte è quello dei libri scolastici di adozione che ha fatturato 716,3 milioni di euro ( 1,5% rispetto al 2006).

Le novità pubblicate nel 2007 nel campo dell’editoria per ragazzi sono  state 2.297.