Archivio di February 2009

Ego e super-ego

Monday 16 February 2009

Ho per le mani un manoscritto che mi sta facendo impazzire. E a ogni pagina mi convince sempre di più, mutatis mutandis, e se mai ce ne fosse bisogno, che avevo ragione a scrivere quello che ho scritto sui poetastri e Rilke.

Tornando al romanzo, c’è da dire che il suo autore ha anche un certo talento e maneggia – cosa insolita negli esordienti – la lingua con una discreta sapienza, se non fosse per l’abbuffata di figure retoriche che uno si fa leggendolo e per la fatica nel reggere certi periodi infiniti, ma il suo ego è così spropositato – “è il mio stile!”, “anche Bufalino all’inizio non veniva apprezzato”, “non voglio mica piacere a tutti”, “quello che faccio io, non è per tutti e non voglio che lo sia”, “non posso modificare quello che scrivo per venire incontro agli altri ”, “io scrivo per me e per quelli a cui piacerà” – che fosse per me gli pubblicherei solo l’annuncio delle nozze in municipio!


 

Comunque lo finisco, eh. Qualcosa c’è.



Una Costituzione filo-sovietica?

Sunday 8 February 2009

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 1, comma 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 2

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 3

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Art. 6

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Art 8, comma 1

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Art 11

La libertà personale è inviolabile. Art 13, comma 1

Il domicilio è inviolabile. Art 14,  comma 1

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. Art 15, comma 1

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Art 17 comma 1

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Art 21, comma 1

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. Art 24, comma 1

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Art 32,  comma 2

La scuola è aperta a tutti. Art 34, comma 1

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. Art 54

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Art 74,  comma 1

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Art 77,  comma 1, 2, 3

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Art 87, comma 1

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica. Art 93 (giurano di difendere e osservare la Costituzione ndr)

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge. Art 101

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Art 104 comma, 1


Ecco. Se la nostra Costituzione è filo-sovietica, allora vivere sotto Stalin non doveva poi essere così male.

Da padre a padre, per una figlia

Friday 6 February 2009

1.

 

Io non sapevo. O meglio: non me lo ricordo più. Era una vita smemorata e quelle cose non le vedevo. Vivevo in mezzo a parole – insistenti, insensate, sontuose, insolenti. Però me lo ricordo: io non sapevo.

Ora abito quel punto del tempo. Ogni sera poso ritualmente il volume rosso sul tavolo di legno che mi serve da scrivania. Faccio la somma dei giorni: aggiungo, tolgo, annoto, leggo.

“Tutti i bambini, tranne uno, crescono”, scrive James Barrie. Cominciano così le avventure di Peter Pan. Come lettore, immagino subito un elegante quartiere di Londra, vaste residenze irreali per troppa perfezione, aiuole luminose e curate. Wendy ha due anni. Si lancia tra le braccia della mamma e le porge un fiore appena colto. A questo istante ne seguiranno altri eppure, anno dopo anno, non si ripeterà mai più. Wendy ha due anni e ha già imparato il tic-tac rettile del tempo. “A due anni tutti i bambini lo sanno. Due è il principio della fine.”

Lascia che ti ripeta le parole con cui cominciavano le nostre storie. Parlavano di giganti e di fate, di pirati e indiani, lepri e folletti, lupi e bambine. La vita vera è più dolce per gli orchi che per i bambini. È lei che sperde Pollicino in fondo al bosco e fa sparire i sassolini bianchi che segnavano fra gli alberi la strada nascosta del ritorno. La vita vera divora Hänsel e divora Gretel, o li incatena per sempre dentro una capanna infernale. Dimentica Raperonzolo in cima alla torre. L’esistenza è una favola chiara e crudele, una leggenda con miniature grottesche. Nel margine dei libri illustrati, indifferenti ai discorsi con cui ci rassicuriamo a vicenda, i diavoli scandiscono le ore e le streghe preparano veleni. La nostra storia è una fiaba così, di terrore e tenerezza, che si dice all’incontrario e comincia dalla fine: erano sposati, vivevano felici e contenti, avevano una bambina… E poi tutto ricomincia perché, ascoltami, c’era una volta…

 

2.

 

Allora, c’era una volta l’inverno scorso. Me lo ricordo: non sapevamo. E forse era meglio così. Meglio, forse, che non sapessimo. L’ignoranza ci proteggeva. Ci teneva al riparo dal dolore. Ancora non lo sapevamo ma le dovevamo ogni singolo giorno. Sapere ci avrebbe privati di questo dono.

Quell’inverno, insomma, fu l’ultimo. E assorbe nella sua luce tutto quello che è stato prima.

L’anno stava finendo. Come tutti, eravamo intrappolati nella nassa delle seccature di ogni giorno.

La vita ci avvolgeva con le preoccupazioni abituali. Però noi sapevamo che tutto questo non contava. Eravamo noi tre insieme, come sempre. Pauline aveva appena festeggiato il suo terzo compleanno. Poi, il giorno dopo, venne Natale. Lei aveva raccolto il suo bottino ai piedi dell’albero: i libri che avremmo letto, i pattini a rotelle, le bambole. Quella mattina avevamo chiuso le valigie ed eravamo partiti per la montagna. Avremmo fatto una vacanza nella casa della valle  in mezzo al bosco. Sonno e sole, di questo avevamo voglia. La vita ci avrebbe ripresi più tardi. Aspettavamo la neve, che Pauline non conosceva ancora se non nella forma di quei vaghi fiocchi che cadono ogni tanto su Londra o su Parigi. Eravamo stanchi di tutto quel grigio sparso attorno a noi sui tetti e sui marciapiedi. Volevamo stordirci insieme di bianco, scivolare nella luce aperta di un paesaggio di creste e di abeti. Ogni mattina ascoltavamo le previsioni del tempo e ogni mattina si doveva rimandare la partenza per le vette. La stagione era irrimediabilmente mite. Al primo segno favorevole contavamo di raggiungere la più vicina stazione di sci. Ma il cielo rimaneva asciutto, chiaro, luminoso. Giocavamo intorno alla casa trascurando il grande giardino, sciupato, devastato, con le aiuole fangose, l’erba congelata. Allontanandoci potevamo solo passeggiare fino a stancarci. Il sentiero di destra passa tra la segheria e i prati. Non prendiamo mai quello che, sulla sinistra, rasenta le ultime case del villaggio. Per il sentiero di fronte ci s’inoltra subito nei boschi e presto si sale la montagna senza incrociare mai anima viva.

Si va nella rimessa a prendere il carroccio di legno. Si posa un bambino sul sedile e via, facendo girare e stridere sull’acciottolato le grosse ruote cerchiate d’acciaio.

Ci eravamo messi in testa di trovare la neve. Non volevamo più aspettare: avanti, ora mantenete la promessa. Avevamo preso la macchina nella stravagante canicola di dicembre. Pensavamo bastasse salire in alto per sbucare prima o poi nel bianco. Alice aveva la carta stradaleaperta sulle ginocchia, ma conoscevo la zona abbastanza da poter guidare quasi a casaccio seguendo il nastro di asfalto che scalava i pendii. Pauline era allacciata al suo seggiolino, attenta; con un’occhiata nello specchietto retrovisore potevo verificarne la presenza. Per dieci volte ci siamo fermati in villaggi uguali e sconosciuti. Ricordo quelle chiese le cui strutture in legno sono barche capovolte finite lassù alla deriva, gli indecifrabili monumenti ai caduti, gli abbeveratoi di pietra coperti di muschio. L’auto saliva di valico in valico. Nel tardo pomeriggio eravamo sul punto più elevato. Intorno alla cima si disegnava una linea oltre la quale cominciava la neve e noi l’abbiamo superata. La strada si allargava e qualche decina di metri più in là diventava impraticabile. Le ruote hanno cominciato a slittare. Avendo quasi rinunciato a credere alla neve, non avevo pensato di attaccare le catene. Il rombo del motore si faceva sempre più forte, ma la macchina non riusciva a salire. Dietro di me, Pauline stava zitta zitta. Oggi ricordo che, parecchio tempo dopo, avrebbe rievocato spesso quel momento al quale pareva non aver dato alcun peso, agitata e divertita da quella piccola avventura imprevista.

Ho sistemato come potevo la macchina sul lato della strada ghiacciata, a distanza di sicurezza

dal fosso pieno di polvere. Abbiamo tirato fuori dal bagagliaio i doposci. Un sentiero seminascosto saliva lungo il pendio. Nessuna orma ci precedeva. La neve era intatta, scricchiolante, compatta sotto il piede. Dove era fresca si sprofondava fino alle caviglie. Gli stecchi si spezzavano sotto i nostri passi e i cristalli posati sui rovi e i rami si sfacevano via via che avanzavamo. Era una dolce distruzione. Fatti pochi passi Pauline si era stancata, e me la sono presa sulle spalle. Cantavamo canzoni per bambini. Nel bosco si passeggia e si ride perché il lupo non c’è, e siccome non c’è non ci mangia. Il sole era assai luminoso e allungava le ombre. Il sentiero si perdeva poi tra le masse imbiancate che spuntavano lungo il pendio. Abbiamo spazzato via il manto di neve sottile e labile da certe larghe pietre piatte. Ci siamo seduti tutti e tre. Poi, prima di prendere la via del ritorno, abbiamo chiuso gli occhi al sole.

[…]

 

Il lungo anno in cui morì nostra figlia fu il più bello della mia vita.

 

 

Da Tutti i bambini tranne uno di Philippe Forest