Archivio di March 2011

In a sentimental mood

Monday 14 March 2011

In omaggio a Joe Morello, scomparso sabato scorso all’età 82 anni, riesumo questo post del lontnao 2004, a cui sono molto legata.

Take Five Joe!

 

La prima volta che l’ascoltai, avrò avuto sì e no 10 anni (forse era la sigla di qualche programma, non riesco a identificarlo con esattezza: e da allora è rimasto il mio pezzo preferito, anche se ne ho scoperto il titolo solo poco tempo fa). Se non ricordi il titolo di un libro è facile trovarlo, puoi servirti del nome dell’autore, o della trama, o di qualche frase che ti gira in testa, allo scopo di orientarti; ma per recuperare il titolo di un brano completamente strumentale come si fa? Ho provato in questi anni ad accennarlo a chiunque s’intendesse un po’ di musica, per poi rivolgermi – disperata – anche a chi non ne sapeva nulla. Niente. Sembrava che tutti conoscessero quel motivo – è famosissimo – e ne avessero il titolo sulla punta della lingua, ma continuava a sfuggirgli, e così sfuggiva anche a me. Ho acquistato dischi e cd, scaricato dal web, quasi a caso, centinaia di brani sperando di sentire all’improvviso quella musica diffondersi nell’aria: magari (conoscendo musicisti e armonie e strutture melodiche del genere a cui appartiene) sarei riuscita ad individuarlo. Pensavo, che alla fine, con l’esperienza, sarei riuscita a distinguere e identificare il sound dei musicisti che lo eseguivano e sarei venuta a capo di quel mistero. E se ne sono andati così 19 anni. Poi un giorno, di nuovo quel riff famosissimo, il piano impegnato in tema ossessivo ripetuto ad libitum, il trascinante assolo di batteria, l’introduzione al sax alto che domina tutto il pezzo e l’insolito tempo in 5/4. E allora sento la musica che mi graffia la pelle, i piedi iniziano a battere il tempo, la testa dondola, gli occhi si chiudono, e il ritmo sale. Mi viene da piangere. E invece rido. L’ho ritrovato. E come quella prima volta, smetto di respirare per non interferire col ritmo: e immagino una coppia danzare davanti ad una finestra in una stanza buia, due ombre blu. Una volta li ho ritrovati in un romanzo, questi due amanti. Consumavano la loro passione in una stanza d’albergo e forse hanno anche ballato, l’autore non ce lo dice, ma in sottofondo – mentre lui dice a lei: “Ti spiace se abbasso la tenda?” – per me, c’è proprio questo pezzo, e la scena sfuma, in dissolvenza su un tappeto di note.

Le note di Take five.

Certo all’epoca in cui è stato pubblicato il romanzo, il brano non era ancora stato registrato, ma sono sicura che se l’avesse ascoltato, anche Fitzgerald l’avrebbe scelto come colonna sonora di questo suo libro, che naturalmente è Tenera la notte. Take five infatti è stato scritto da Paul Desmond solo nel 1959, per l’album Time out del David Brubeck Quartet: con David Brubeck al piano, Paul Desmond al sax alto, Joe Morello alla batteria e Eugene Wright al contrabbasso.

Adesso so che il pezzo – il cui titolo deriva dall’espressione rivolta ai musicisti durante le prove, per dar loro il permesso di prendere cinque minuti di intervallo – è uno degli hits della storia del jazz, ormai un classico cool, che ha venduto oltre un milione di copie. Desmond l’ha scritto perché serviva un brano per l’assolo di Morello ed ha composto così il primo pezzo jazz in 5/4, ossia con un tempo dispari, basato sulla contrapposizione tra l’andamento ternario del piano di Brubeck e quello binario del sax di Paul Desmond, mentre lo schema tipico del jazz – fino a quel momento – prevedeva un tempo in 4/4.

Ma non voglio sapere troppo di questo brano, ne conosco le cose essenziali: l’efficacia dell’assolo armonico, la sorpresa delle poliritmie, l’ossessività del pianoforte, e soprattutto il ritmo seducente del sax.

E’ come per i libri – solo per quelli che ami, naturalmente – non devi saperne troppo dell’autore o della loro genesi, ne perderesti la magia. Sai già quello che basta.


“Ti spiace se abbasso la tenda?”.