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Archivio di November, 2005

par ch’attacchi

Wednesday 30 November 2005

Le cose che vorrei scrivere sono troppo lunghe per stare in un post.

Faccio prima, non le scrivo.

Nevica, nevicava già ieri sera quando siam tornati a casa, nevica stamattina.

Solo che adesso, par ch’attacchi.

Letture in treno sembra prender piede. Giulio Mozzi l’ha segnalato su vibrisse e mette in palio altri libri come premi, da aggiungersi ai nostri. Placida fa la stessa cosa. E anche Davide L. Malesi. Che devo dire, Grazie a tutti gl’insigni donatori, e partecipate numerosi, che non vorrei ci fossero più premi che partecipanti.

Giulio Mozzi, sempre lui, oggi, pubblica una mia foto su Sotto i cieli d’italia.

Un cielo di ottobre.

Non quello di oggi.

Che oggi nevica.

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l’italia nella morsa del gelo

Tuesday 29 November 2005

Le cose che vorrei scrivere sono troppo lunghe per stare in un post.

Leggo libri, Venezia è un pesce, il ciclo di Cthulhu, esco, mi sto ammalando.

Occhi piccoli, pelle rugosa, come Neo quando esce dal bozzolo.

Mangio cicles Vigorsol Spicy CinnaMint, somigliano a una pillola rossa, non succede niente.

Divento Molly Bloom, comincio a parlar da solo, d’insensatezze.

Fa troppo freddo.

Cammino con Polli, tutto vestito di nero, la cuffia fin sugli occhi, la sciarpa fin sul naso. Vedo grossomodo quel che succede, attraverso una feritoia che basta appena.

Vedo un tizio che porta a spasso un setter gordon, mi guarda malissimo.

Chiedo a Polli Cos’aveva quello lì da guardare.

Sarà che sembri un terrorista, mi dice lei.

Allora tiro giù la sciarpa, mi giro verso il tizio, e urlo

Ho poi solo freddo ne!

Fa troppo freddo.

Chiudetevi in qualche posto.

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Letture in treno

Monday 28 November 2005

Da Melpunk è scattata l’idea di fare un piccolo concorso fotografico, sulla base di una foto che ha postato sul suo blog.

Letture in Treno raccoglierà foto di libri scattate in treno o in metropolitana.

Le regole:

1- Le foto dovranno contenere un libro, riconoscibile.

2- dovranno contenere elementi che possano far capire che la foto è stata scattata in treno o in metropolitana.

3- nella descrizione, si prega di indicare se si partecipa nella categoria Librintreno o Librinmetro, e l’eventuale indirizzo del vostro blog.

Le migliori foto verranno premiate con (bei) libri donati da melpunk, placidasignora, giuliomozzi, licenziamentodelpoeta, eiochemipensavo, Andrea d’Agostino.

Termine ultimo: 31 dicembre 2005 (posticipato al 6 gennaio 2006)

Giuria: Melpunk, Borisbattaglia, Eiochemipensavo.

Le foto dovranno essere immesse nel gruppo di flickr Letture in Treno.

Se qualcuno dovesse aver problemi ad aprire un account su flickr soltanto per partecipare al presente concorso, potrà inviare le foto a questo indirizzo

e io mi preoccuperò di caricare le foto su flickr, con la corretta attribuzione.

è disponibile una piccola guida alla pubblicazione della foto a cura di Anzicioco Selvatico.

Ditelo a tutti!

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La teoria del big bang dal disegno discutibilmente intelligente

Friday 25 November 2005

Marcoscan pubblica un fumetto che combina creazionismo e evoluzionismo (di cui ci si è già occupati). Da vedere.

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Che bambola (Straight outta Compton)

Friday 25 November 2005

Si era capito subito che lo Scrittors’ Hotel era al di fuori delle mie possibilità, così, la mattina dopo, feci su le mie valigie (la mia valigia) e me ne andai.

Peccato, la stanza era bella, e aveva tutta l’aria di venire da Parigi, da quella Parigi.

Uscii, e capii subito che anche affittare una macchina era al di là delle mie possibilità finanziarie.

Los Angeles, senza mezzi di trasporto, è impossibile.

Los Angeles, non è Cuneo.

Arrivai a un rivenditore di macchine usate, comprai una Chevy del ’57 piuttosto disastrata per cinquecento dollari, e mi misi alla guida.

Dicono sia più conveniente comprare una vecchia macchina e poi rivenderla che affittarne una, a Los Angeles.

Chissà.

Attraversai la città a bassa velocità, per godermi le palazzine a tre piani con le scale antincendio di metallo.

Passai a Compton, senza che mi succedesse nulla.

Non mi azzardai a fermarmi, comunque.

Passato Compton, vidi un bar, che sembrava proprio quel bar, ma dopo sessant’anni, e senza nessun restauro.

Parcheggiai, che mi pareva uno di quei bar dove potevi dire Barista, il solito, senza esserci mai entrato prima.

Entrai, mi tolsi il cappello e lo appoggiai sul bancone, e mentre mi sedevo sullo sgabello, il barista mi porse un bicchier d’acqua.

L’acqua, in america, te la dan sempre, nei bar, gratis, una forma di ospitalità per il viandante.

Ordinai un Whiskey, solo perché l’atmosfera si confaceva.

In quel momento la vidi.

Una bomba.

Bionda, con il vestito rosso color del rossetto, appoggiata al davanzale, guardava fuori.

Aveva delle curve che sembravano i tornichetti del colle di tenda. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso.

Mi sentivo imbecille, non potevo star lì a guardarla tutto il tempo.

Allora cercai il pacchetto delle Camel senza filtro e me ne accesi una.

(si poteva ancora fumare quasi ovunque, all’epoca)

Quelle ti uccideranno, mi disse il barista.

Lo so, gli dissi, è che qui a Los Angeles non m’è riuscito di trovare le Gitanes.

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Termometro rettale

Thursday 24 November 2005

Di solito, quando mi arrivano email inoltrate che hanno stupidi allegati, in genere presentazioni in powerpoint, passo oltre, o filtro il contatto. Ormai, alle persone che so avvezze a questo tipo di cose, dò l’indirizzo Gmail.

(a tal proposito, se qualcuno volesse un invito Gmail, basta scrivermi all’indirizzo in fondo a tutte le pagine, ché ne ho di nuovo diverse centinaia).

Stamattina, per puro caso, ho aperto una di queste email, e il contenuto era troppo gustoso per non metterlo sul blog. Probabilmente, e allora mi scuso in anticipo, sono l’unico che non l’aveva ancora ricevuta.

Eccola qui:

Quando hai uno di quei giorni in cui il tuo lavoro ti pesa, prova questo metodo: tornando a casa la sera entra in farmacia e compera un termometro rettale fatto da Johnson and Johnson, sii sicuro di prendere questa marca.

Quando sei a casa, chiudi la porta, spogliati, stacca il telefono così non sei disturbato durante la terapia. Mettiti in abiti comodi e sdraiati sul letto, apri la scatola del termometro, posalo sul comodino con cura perchè non si rompa, prendi il foglietto che lo accompagna e leggilo, noterai che riporta la seguente dichiarazione:

“OGNI TERMOMETRO RETTALE PRODOTTO DA JOHNSON AND JOHNSON E’ TESTATO SINGOLARMENTE DAL PERSONALE PREPOSTO AL CONTROLLO QUALITA'”

Adesso chiudi gli occhi e per 5 volte ripeti ad alta voce: “Sono cosi felice di non lavorare per il controllo qualità della Johnson and Johnson” e ricorda c’è sempre qualcuno che ha un lavoro più schifoso del tuo.

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Scrittors’ Hotel

Thursday 24 November 2005

Quando sono arrivato a Los Angeles, ho preso un taxi all’aeroporto e mi son fatto portare all’hotel.

Il taxi m’ha scaricato, ho pagato, e il facchino m’ha preso le valigie.

Ci sono ancora, i facchini, a Los Angeles.

M’è sembrata un po’ una cosa degli anni della segregazione razziale, ma non ho detto niente, io sono uno che si adatta velocemente alle usanze dei paesi che visita.

Vado alla reception, mi dice il tizio tutto gallonato come il Gran Mogol, Le abbiamo riservato la Charles Bukowski Suite, uso frigobar compreso nel prezzo.

Azzo, son contento, non gliel’ho detto ma l’ho pensato, che stare in una suite col nome di un autore che ho letto molto volentieri e amato, in un passato non troppo prossimo in verità, mi ha fatto molto piacere.

Vado su, dò la mancia al facchino, la stanza è un po’ una delusione.

Poco luminosa. Una finestra dà contro un vicolo, e tutto ciò che si vede è un muro di mattoni. Sporchi e fuligginosi. L’altra, dà sull’ippodromo.

Il frigobar, è pieno di ogni ben di dio. Guardando meglio, ci son solo liquori da hard discount e birra.

La stanza non mi sembra molto pulita, ma è quando entro in bagno che avverto L’Orrore.

Puzza di Vomito.

Puzza di Vomito contagioso.

Tutto sembra attaccaticcio.

Mi sento già attaccaticcio anch’io.

Esco. Prendo la mia valigia e torno direttamente alla reception.

Allora poi m’han cambiato di stanza, m’han messo nella Henry Miller Suite, e lì son stato proprio bene.

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carramba

Wednesday 23 November 2005

Stamattina, son uscito di casa, che sorpresa.

Il mondo era ricoperto di Bozo.

(sembra di stare a Klaipeda)

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rileggere i classici

Wednesday 23 November 2005

Stamattina, stavo camminando e mi è venuta una sete del boia.

Avrei proprio voglia di un cicles, pensavo.

(un cicles, per quelli che non lo sanno, è una gomma, una cicca, un chewing-gum)

Ad un certo punto, stavo camminando, vedo un cicles per terra.

Lo raccolgo e gli dò una soffiatina per pulirlo.

Poi, me lo metto in bocca.

Il gusto non era mica tanto buono.

Che cos’è questo, mi dicevo, un cicles al gusto guano?

Non era proprio buono per niente.

Forse non era neanche un cicles.

[il post originale è qui]

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il Grande poeta e critico letterario

Tuesday 22 November 2005

Una volta sono andato a una conferenza, c’era uno che parlava, uno che si fregiava del titolo di Grande poeta e critico letterario, io ero lì che lo ascoltavo e mi accorgevo della grande quantità di aggettivi che inseriva nei suoi discorsi.

Allora mi son detto su tutti gli aggettivi io ci metto una sbarretta mentale e non li ascolto.

Continuavo a guardarlo, ad ascoltarlo parlare e lui diceva solo più articoli determinativi e indeterminativi

il

un

lo

le

una

delle

(va bene, c’erano anche preposizioni semplici e articolate, e qualche congiunzione)

Io lo vedevo che il Grande poeta e critico letterario aveva difficoltà a parlare, e le mie sbarrette mentali inficiavano la sua capacità di esprimere un discorso compiuto.

e

il

gli

la

tra

La sua faccia, balbettando così come faceva, si contorceva assurdamente, nel tentativo di aggettivare qualsiasi cosa, e diventava sempre più di un’oscenità indicibile, quasi un manifestarsi di qualcosa d’inumano.

Il suo parlare diventava sempre più disarticolato, non riuscendo più ad esprimere alcunché, ed anche i suoi articoli diventavano blob di salivazione incomprensibili.

In un crescendo drammatico di borborigmi e lallazioni, il Grande poeta e critico letterario urlò, atterrendo i convenuti tutti, e nel climax tutto il suo essere implose in una melma putrescente.

Mi sentivo un po’ in colpa.

Così ho aiutato l’inserviente a ricoprirlo di segatura.

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