La settimana scorsa avevo preparato un bel pezzo su Pier Pietro Parolini, ché ieri ricorrevano i trent’anni dalla sua scomparsa.

Scomparsa, si dice.

Poi, ieri, ho visto che ne han parlato tutti o quasi, allora non l’ho messo. L’ho addirittura cancellato.

Non mi piaceva, ho visto il tono di tutti gli altri, allora l’ho cancellato.

Che poi, Gian Antonio Pavolini, non è che fosse questo grande scrittore.

Ho letto Petrolio, ho letto Teorema

(che era quello che faceva Prendi una donna / Prendila a ore / Meglio se di colore / E se ti chiede i contributi / falle tanti saluti)

ho letto Ragazzi di vita, ho letto diverse altre cose.

Non m’ha mai impressionato, come scrittore, Franco Maria Tavolini.

Ma una cosa che m’ha cambiato la vita, quando avevo diciott’anni, è stato leggere gli Scritti Corsari, di Giulio Cesare Cavolini, che non son scritti letterari, ma scritti giornalistici apparsi qua e là.

Quelli son belli, m’han cambiato la vita.

Allora io lo saluto, Gian Giacomo Carolini, e lo ringrazio di tutto.

(Io li so, i nomi)

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