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Archivio di March, 2006

Il futuro che tu vuoi verrà

Monday 20 March 2006

Questo post non l’ho scritto io ma l’ha scritto achille, però ho provato a scriverci qualcosa sopra anch’io e non son riuscito a fare meglio. Sentite cosa dice achille:

Sto parlando con voi, giovani nati negli anni 70, cresciuti a pane e cartoni animati giapponesi. Che avete amato tutti i guerrieri robot. Che avete scoperto il funk grazie alle sigle di Goldrake e il rock grazie alla sigla di Daitarn III. Che avete ideali di libertà e giustizia che affondano le radici nei testi delle sigle di Capitan Harlock e Capitan Futuro. Prendetevi 3 minuti di tempo per ascoltare un pezzo nuovo. Fate il vuoto nella vostra mente. Liberatevi dai pregiudizi. Immaginate un nuovo super robot costruito dagli scienziati giapponesi per combattere contro gli alieni che vogliono conquistare la terra partendo per forza dalla distruzione di Tokio. Una macchina invincibile guidata da un eroe giovane e tormentato, ma dal cuore puro. L’ultima speranza per un’umanità ormai allo sbando, che gli si stringe intorno per non soccombere al tremendo destino.
Immaginate che il suo nome sia Udeur.
E ora ascoltate questo pezzo e ditemi se non sarebbe una sigla perfetta.
Nuovo Inno dell’Udeur.

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Pieno di me stesso

Sunday 19 March 2006

L’altra sera eravam con degli amici che stavam facendo due parole, a un certo punto stavo parlando, ho detto una cosa, e mentre la dicevo mi son detto me la devo segnare. Mentre dicevo quella cosa, e mentre pensavo che me la dovevo segnare, ho avuto un metapensiero. Mi son vergognato. Questo mio pensare di segnarmi una cosa che stavo dicendo mi ha fatto star male, ho pensato che ero uno che era innamorato delle parole che dice. Mi son sentito veramente pieno di me stesso.

Ma gavte la nata, ho pensato.

Che poi tutti i post migliori, ho pensato però, escon fuori da una cosa che hai detto o pensato, e ti sei detto questa è bella, me la devo segnare. Ma io avere questo pensiero di essermi innamorato delle mie parole ci son rimasto veramente di sasso, mi son sentito veramente piccolo, un uomo piccolo. Veramente.

Sarò poi mica davvero pieno di me stesso, mi son detto.

Allora son arrivato a casa, son andato nel bagno, mi son messo tutto nudo davanti allo specchio, mi son guardato bene, di fronte, poi di profilo destro, poi di profilo sinistro, poi mi son messo di schiena e ho girato la testa più che potevo.

E ho visto.

Alla base del collo, in quel punto indefinibile dove finisce il collo e comincia la schiena, si vedeva un coso strano. Allora ho sporto il braccio, son riuscito a toccarlo. Non al primo tentativo, ma ci son riuscito.

Era un coso. L’anellino di una cerniera lampo.

Allora l’ho tirato, è venuto giù giù fino al sedere, mi son curvato, e la pelle veniva via come una tutina aderentissima che mi copriva tutto il corpo compresa la faccia la testa i piedi il pisello tutto quanto.

Mentre l’avevo tolta quasi tutta mi son guardato allo specchio.

Dentro me stesso c’era un altro me stesso.

Uguale.

Allora poi ero un po’ disorientato son andato a dormire.

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abbassiamo i toni

Friday 17 March 2006

suvvia,
non demonizziamolo,
il diavolo

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simulazione

Friday 17 March 2006

delle volte vado in giro prendo dei caffè che sembran l’interno dei pocket coffee

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Hegel Reloaded

Thursday 16 March 2006

La lettura dei feed è la preghiera del mattino dell’uomo moderno.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel*

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L’attesa

Wednesday 15 March 2006

Son qua che aspetto una persona, allora mi son detto, quasi quasi faccio un post. Mi son detto, qua nell’attesa, per ingannare il tempo, magari potrei fare un post.

Però anche no. Ché oggi, fare un post, vorrebbe dire parlare del confronto di ieri sera tra quegli altri due, e non ce n’ho proprio voglia.

Se devo dirlo, l’ho guardato tutto.

E ho visto chi ha vinto.

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La simpatica vita dello scarabeo stercorario

Tuesday 14 March 2006

Gli scarabei sono divisi in due sottofamiglie, quella degli stercorari che si nutrono di sterco e di materiali vegetali marci, e quello dei melotontini, che si cibano di piante giovani e sono dannosi all’agricoltura. Tutte le specie hanno antenne con espansioni lamelliformi alla fine, che servono da organi di senso.

Gli stercorari depongono le uova all’interno di palline di sterco, che nutrono le larve.*

***

Per fortuna che c’è la merda…
Ti fai due passi e trovi una palla di merda.
Mia sorella dice: Vai sempre in giro a cercare la merda… Stai sempre a mangiare la merda.
Ah perchè, te non la mangi la merda! Anche la mamma mangiava sempre la merda… A mio padre gli dicevo sempre: Papà, cosa faccio sto pomeriggio?
Non ti lamentare. Va a trovare la merda. Fatti un giro nella sabbia, che se trovi la merda poi la rotoli fina a casa che dopo mangiamo. Ho detto a mia sorella: Ti ricordi quando siamo usciti dall’uovo… Stavamo al caldino nella palla di merda… Con tutto quella merda da mangiare… Quanta merda che abbiamo mangiato, era buonissima.
Ti ricordi che sberla la luce quando abbiamo finito la merda… Siamo venuti al mondo… Come ti piaceva la merda… Ti ricordi… Il papà andava a prender la merda e la mamma ci faceva le uova dentro.
Una volta ti piaceva la merda! Poi hai sentito le mantidi religiose che dicevano: Senti che puzza di merda… E dopo basta con la merda
Ti ricordi quando la mamma ci diceva: Non lo vedete che il papà è stanco… Andateci voi a prendere la merda
E te dicevi: Puzza la merda…
Allora la mamma diceva: Ma no… Ma sei diventata matta… è buonissima la merda
E poi han fatto quella massa di merda
E sentivamo il papà che diceva alla mamma: Guarda che merda che ci siamo fatti. Che bella merda, per sempre. Adesso uno di questi giorni ci infiliamo nella merda… E chi s’è visto s’è visto.
E poi cantava:

Magna e chega, chega e magna nella merda è una cuccagna.

E poi son spariti nel cumulo di merda.

Anche la zia c’aveva il suo cumulo di merda… ti ricordi… la mamma ci mandava sempre a portarle un po’ di merda, della nostra, allora la zia ci dava un po’ della sua, si era fatta quel monticello di merda bellissima.
Poi un giorno… avevamo portato della merda così buona… zac… anche la zia si era infilata nella sua massa di merda.

Ugo Cornia, Animali Parlanti

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Celo celo manca

Friday 10 March 2006

Stamattina son uscito prima di andare in ufficio son passato in edicola a comprar la repubblica, ché di solito le notizie le leggo su internet ma il venerdì compro la repubblica così la leggo e c’è anche il venerdì di repubblica, lo compro precipuamente per i programmi della tele ma anche per un paio di rubriche che sono aduso a leggere.

Stamattina son uscito prima di andare in ufficio son passato in edicola a comprar la repubblica attaccato al venerdì di repubblica c’era l’album di figurine di altan che si chiama Avanti miei Prodi.

Allora stamattina son arrivato in ufficio avevo subito un paio di cose da fare ma prima di aprire il giornale legger le notizie mi son messo a guardare l’album di figurine di altan Avanti miei Prodi dentro c’eran le figurine da attaccare le ho attaccate subito le ho tolte dai pacchetti le ho girate le ho messe in ordine di numero poi ho buttato via i pacchetti.

A me mi piace tanto altan.

Anche ellekappa, per dire, ma non c’entra.

Allora poi mentre attaccavo le figurine ero contento mi sembrava una forma nuova di comunicazione politica questa cosa dell’album di figurine di altan, che poi a me altan mi piace tanto allora mentre le incollavo facevo attenzione a far combaciare bene i bordi non sputtanare tutto subito sbirciavo le vignette pensavo ero contento.

Poi avevo finito le figurine da attaccare mi son accorto che mi rimanevano sei buchi vuoti alla fine dell’album, le figurine 42 50 55 56 62 65 allora mi son messo a cercare non le avrò mica buttate via coi pacchetti ho pensato ho guardato anche nella spazzatura con risultati zero.

Allora ho guardato meglio l’album ho visto che alla fine nella terza di copertina c’è scritto che le ultime sei figurine le devi comprare col bonifico bancario o col conto corrente postale costan minimo dieci euro.

Io l’ultimo album che ho fatto le bustine costavano mi pare 250 lire.

Han ragione che dicon che son aumentati i prezzi.

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Diede vita a Mimmi, Kundry, Pedro, un altro maschio senza nome, Chiara, Giacomo e a Musa e Lina

Thursday 9 March 2006

Ciao, Luisa.

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Documentazione

Wednesday 8 March 2006

A volte, si hanno dei post in testa, ma sai benissimo che non sono ancora pronti per esser scritti, ché, liberissimi di non crederci, han bisogno di un po’ di ricerca, di letture, prima di esser scritti.

Facilissimo, fare un post, spesso.

Spesso anche difficilissimo.

Ché a volte, anche se fai un post scanzonato svagato e apparentemente senza capo né coda, magari un post scritto in cinque minuti, hai bisogno di sapere quel che stai scrivendo, hai bisogno di documentazione.

Delle volte un post di cinque righe deriva dalla lettura di cinquecento pagine, per dire.

Non lo so, credo che sia così per tutti.

Per esempio il mese scorso mi son comprato Il secolo breve di Hobsbawm, e mi ero ripromesso di farne un commento. Leggendolo, mi son accorto, ohibò, che per commentare quel libro avrei dovuto riportare ogni singola frase e poi commentarla. Quel libro era una sorgente inestimabile di pensieri. Poi allora ho lasciato perdere. Quel libro son settecento pagine. Troppa fatica.

Oggi avevo due post da scrivere, entrambi per me interessantissimi, ma avrei bisogno di almeno un paio di libri per scriverli, ma non ho avuto il tempo di ricuperarli.

Vi basti sapere che questo è un blog serio e documentato, e potete fidarvi ciecamente di ciò che c’è scritto.

È tutto accuratamente verificato.

(forse)

***

Oggi ci sono 600 miliardi di pagine web, create di fatto in 4 mila giorni; queste pagine non sono il risultato di un investimento aziendale (ancora nel 1995, proprio la considerazione dell’entità dell’investimento necessario per rendere Internet attrattiva scoraggiò l’interesse di British Telecom, ABC, The Times e Newsweek[…]), ma del lavoro dell’audience stessa, che ha costruito il 60% di quello che oggi è Internet. In altre parole, il 60% della rete si sviluppa sulla base dell’economia del dono.

da hippie.com, trovato su nòva

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