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Archivio di July, 2006

brividi come il ghiaccio bruciano quando sto con te

Monday 31 July 2006

Ho il cervello in ferie. Mi appendo, come un parassita, al cervello altrui.
Sono Henry Gale, vengo dal Minnesota.

(c’entra niente, ma quando uno ammette di avere il cervello in ferie, può dir quello che vuole)

C’è questo libro che avevo scovato sul blog di seia montanelli, che ogni tanto lo prendo in mano e lo leggo un po’.
Trattasi di libro di poesie, scritto da tal J. Rodolfo Wilcock, edito da Adelphi, e che si chiama tautologicamente Poesie.

(tautologicamente, m’appare sottolineato, come un errore, e non ci sono suggerimenti alternativi)

Prendo in mano questo libro ogni tanto, e mi leggo qualche poesiola, specialmente della parte che si chiama Italienisches Liederbuch, che è un canzoniere d’amore moderno, scritto in italiano da uno scrittore, tal J. Rodolfo Wilcock, che non era neanche di madre lingua italiana. Ché J. Rodolfo Wilcock, era argentino, ma a un certo punto della sua vita, è emigrato in italia, e ha cominciato a scrivere in italiano. Peraltro, se ne era anche già parlato.

Avendo già imparato tutte le scienze
e avendole trovate alquanto morte
adesso studio te con gran profitto.
Mostrami i tuoi Uffizi e Signorie,
i tuoi migliori Castelli e Camposanti,
le tue Tombe Dinastiche, i tuoi Domi,
i tuoi nuovi giardini all’Italiana,
mostrami, per favore, le tue orecchie,
i denti, anche se a volte fanno male,
fammi passare dalla fisica alla chimica,
dalla meccanica alla topografia
e dallo studio della bellezza in genere
a un serio esame dei suoi particolari,
fammi passare dalle leggi ai fenomeni
e dal palese scendere all’occulto.

(J. Rodolfo Wilcock, Poesie, Adelphi1980, p. 133*)

I romanzi, non li rileggo quasi mai. Le poesie, quelle belle, come quelle di Wilcock, le leggo e le rileggo, e non smettono mai di parlarmi. Per esempio io delle volte leggo delle poesie mi vengono in mente dei versi bellissimi come quelli che ho usato per il titolo del post.

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Tamagotchi

Friday 28 July 2006

L’altro giorno ero lì che parlavo con un, come si dice nei blog, parlavo con un sodale, un compagno di strada, un altro blogger, insomma, e gli dicevo che io avevo sempre un po’ questo problema, ché gli interessi non mi son mai durati più di qualche mese; t’appassioni a un argomento, leggi tutti i libri che riesci a trovare, poi a un certo punto l’interesse svanisce, bum, com’era cominciato.

Gli dicevo, che con il blog invece m’è successa una cosa che non m’era mai successa, ché pur con gli alti e bassi che mi son propri, son riuscito a non perder d’interesse, nonostante siano ormai più di due anni che questo blog qui va avanti (prima, ne avevo altri, in altre lingue, c’è chi si ricorda), va bene, mi piace, gli dicevo, continuo a scriver tutti i giorni, magari anche solo una cazzata, ma son contento, ché è la prima volta che mi succede, una cosa così, che mi mantenga attratto stimolato focalizzato.

E lui mi diceva, il compare, mi diceva che anche a lui succede così, ché gli è capitato di pensarci, e mi diceva che lui il suo blog lo considera una specie di animaletto, che bisogna accudire, dargli da mangiare, coccolarlo e spazzolarlo tutti i giorni, ché poi altrimenti lui sta male e muore.

A me m’è sembrata una bella metafora, quella del blog come bestiola a cui vogliamo bene, che delle volte ci fa girare le balle, che ci dà tanta soddisfazione, che delle volte sporca anche, ma che fa fermare le ragazze per strada, che s’avvicinano, si chinano, lo accarezzano, e ti dicono Che bello, come si chiama?

Muttley.

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Io e il Dottor Kawashima

Thursday 27 July 2006

Allora eravamo lì, io e il Dottor Kawashima, lui mi ha detto, Lo sa, che io posso farle un test che stabilisce l’età cerebrale, mi ha detto il Dottor Kawashima, e io, Ma va, gli ho detto, Me lo faccia pure, basta che non mi faccia quello dell’età mentale che poi lo so già che mi esce un risultato tra i dodici e i tredici anni.

Allora si è messo lì, mi ha fatto vedere delle scritte con dei nomi di colori, che erano scritti con colori diversi, e te dovevi dire di che colore erano scritti senza farti fuorviare da ciò che c’era scritto, per esempio se c’era la parola Blu scritta in rosso te dovevi dire Rosso, e se dicevi Blu sbagliavi. E contava anche il tempo che ci mettevi.

Finito il test, m’ha calcolato l’età cerebrale, m’ha detto, il suo cervello ha settantun anni.

Ci son rimasto un po’ male.

Il Dottor Kawashima, se ne dev’essere accorto, m’ha detto, Non si preoccupi, magari lo ripetiam domani, ne facciam uno più approfondito, vediam bene com’è.

Allora poi ieri ci siam visti, m’ha ripetuto il test, ne ha fatto uno più lungo con tre esercizi diversi, m’ha detto, Oh finalmente, ecco un valore più realistico, la sua età cerebrale è di cinquantotto anni.

Figata, ho pensato. Cinquantotto anni.

M’ha detto, adesso lei deve allenarsi tutti i giorni con questo apparecchio, poi vede come migliora.

Allora io adesso tutti i giorni faccio Brain Training.

Eh.

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Uomini

Wednesday 26 July 2006

Un paio di settimane fa sui giornali inglesi è comparsa la notizia di una nuova scoperta scientifica: dalle cellule staminali è possibile sviluppare spermatozoi atti in tutto e per tutto alla fecondazione.

Più tardi un amico, porgendomi una pinta di bitter, ha commentato la notizia: “Da oggi gli uomini sono inutili. Buoni solo per la poesia”


Mattia Paganelli, su Nazione Indiana

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Presentimento (Free Linkin’ Day)

Tuesday 25 July 2006

Mi sa che oggi è il giorno meno indicato, per augurarmi un buon non compleanno.

Aggiornamento: siccome questo è uno di quei giorni in cui si avverte di più lo scorrere del tempo, per evitare di pensarci si è decisa la concomitanza con il Free Linkin’ Day, festività che mi sono appena inventato, in cui chi commenta, vien automaticamente (beh, automaticamente, no, lo faccio a mano) lincato.

Ecco la lista (in progress): Vulvia, Filter dei FantasticiQuattro, Regulus21, seia, mela, casalinga commossa, Tambu, Massimo Morelli, conrad, sonetti, pregnantboy (in bocca al lupo, eh), francesco, Mauro, catepol, iso3200 (un nuovo progetto collaborativo, se partecipa abbastanza gente, può essere interessante, dateci un occhio), pas, Melpunk, Marco, Filter di Luoghinoncomuni, Frank (non ci ha il blog, ma le vogliam bene lo stesso), Sw4n (lo volevi, eh?), f// (il nostro uomo in giappone), alebino, Giggimassi, Federica, Maxime, stark, zycron, sumiko diludoviko, il proeta, fmf, Barbara, pasqualeorlando, Andrea Beggi, gloriamundi, PlacidaSignora, IlaLuna, Zelig, ste il contadino, gattostanco, pOg (che me li ha fatti nel privé, ma li vedo solo adesso) e, buon ultimo, Kurai.

RiAggiornamento: Il Free Linkin’ Day è finito, ma continua da gattostanco, perché oggi (26 luglio per chi ci segue in differita) è il suo non compleanno!

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Queste qua son tutte delle frasi un po’ slegate che però hanno in comune il fatto di riferirsi alla Notte Bianca che c’è stata a Cuneo sabato sera

Monday 24 July 2006

L’altra sera, era sabato sera, c’era la notte bianca a Cuneo.

C’era della gente, nelle strade, che suonava, c’era la gente che camminava, ascoltava, magari ballava.

Ce n’era tanta, di gente, m’han detto, come quella sera dopo che abbiam vinto i mondiali.

C’erano i negozi aperti, c’era la libreria dove vado di solito, allora son entrato.

Non avevo mica niente da comprare, da leggere, ci ho degli arretrati che se ci penso mi vien paura.

Son entrato, ho detto al libraio, Son venuto, per un preciso motivo, gli ho detto, che mi son sempre chiesto, chissà cos’è che fanno i librai al sabato sera.

C’era un gruppo che suonava i Led Zeppelin, sembrava che suonavano attraverso una radio rotta.

C’eran dei digei, sparsi, un gruppo di jazz carosonico, delle ballerine che non ho capito bene se ballavano o erano capitate lì per caso.

C’era uno che vendeva della birra, che era di un simpatico che quasi mi faceva passar la sete.

C’era uno, che somigliava uguale a Andrea Beggi, però magrolino.

C’era uno, in una via laterale, che suonava il sax tutto da solo su un gradino.

C’era un gruppo che diceva Facciamo un applauso a questo signore, che nonostante la sua età è qui che balla e si diverte con noi alle due del mattino. Diceva Facciamo un applauso a quelli che sono qui che sono felici.

A me mi è venuta la tristezza.

Poi stavamo andando via, c’era un gruppo occitano, di quelli che fan di quella musica popolare che vai in tutto il mondo, è uguale, poi c’eran le transenne, a delimitare il luogo deputato al divertimento.

Oltre le transenne e fino a casa, non abbiam incontrato nessuno.

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Bagnyno

Saturday 22 July 2006

Lo ripeto, secondo me il proeta è un genio.

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Un regalo per te

Thursday 20 July 2006

Caro cazzeggiatore, che passi il tuo tempo ad ambulare sulla rete, cercando intrattenimento a basso costo, ti sei mai chiesto, perché lo fai?
Ti sei mai chiesto come mai, tutta questa gente che scrive, pubblica foto, video e musica gratis, come mai questa gente pubblica tutto questo ben di dio, senza chiederti niente in cambio?
Te lo sei chiesto?

Loro lo sanno, che tu, caro simpatico personaggio, della compagnia di te stesso, ti annoi. Hai bisogno di intrattenimento. Foss’anche un minuto libero al lavoro, tu hai bisogno di occuparlo con qualcosa, ché tu lo sai, che anche il lavoro, è intrattenimento.

Tutto ciò che fai, è intrattenimento, ché l’intrattenimento, è tutto cio che c’è tra il momento della nascita e il momento della morte.

E loro lo sanno, e si intrattengono intrattenendo, procurando beneficio a sé stessi (con l’accento o senza, il senso è lo stesso a qualunque delle due fazioni apparteniate) e a te, caro cyberperditempo.

Loro lo sanno, di esser dei benefattori di sé stessi e dell’umanità, e lo accentuano, fornendoti l’intrattenimento di cui hai bisogno, a titolo totalmente gratuito.

Mi sembra un prezzo equo, visto che loro, queste persone che producono questi cosiddetti contenuti, s’intrattengono due volte:
– pubblicando (e questo richiede un po’ di tempo e di pensiero, lo sai);
– ammirando sé stessi nelle reazioni che i propri contenuti provocano.

E quindi tu lo sai, che intrattenendoti, hai intrattenuto, e hai quindi già pagato.

E adesso, dopo tutto questo bel discorsetto, che significa che ti si regala la roba, ma si è felici di farlo, perché ci si guadagna intrattenendosi, toccherà di parlare di altre persone, che, purtroppo, agiscono in maniera completamente opposta.
(Figurati, c’è della gente, che ti vorrebbe far pagare per ascoltar della musica! Incroyable, n’est-ce pas?)

Oppure, possiamo anche non parlarne, che questi individui, mi mettono un po’ di tristezza.

Aggiornamento: nei commenti mi s’intrattiene un bel po’. Grazie a tutti coloro che hanno commentato, e specialmente a Filter e a Filter.

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Punto e Virgola

Wednesday 19 July 2006

C’era una volta un punto
e c’era anche una virgola:
erano tanto amici,
si sposarono e furono felici.
Di notte e di giorno
andavano intorno
sempre a braccetto.
“Che coppia modello –
la gente diceva –
che vera meraviglia
la famiglia Punto-e-Virgola”.
Al loro passaggio
in segno di omaggio
persino le maiuscole
diventavano minuscole:
e se qualcuna, poi,
a inchinarsi non è lesta
la matita del maestro
le taglia la testa.

(Gianni Rodari, La famiglia Punto-e-Virgola, da I Cinque Libri*)

Qui, con malcelato senso di colpa, si aderisce alla campagna di rivalutazione del punto e virgola, lanciata da Antonio. In effetti, il punto e virgola è talmente bistrattato che la pagina di wikipedia dedicata a questo argomento è vuota e trovare qualche pagina esaustiva sull’uso di questo simpatico segno di interpunzione si è rivelato quasi vano. Mah. Sarà già estinto, e non ce ne siamo accorti?

Per ora perorano la causa: The Rat Race, Giavasan, Botulinux, PadrePaio, PlacidaSignora, Zu. Perorala (che bella parola, là) anche tu!

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Spinoza

Tuesday 18 July 2006

Oggi non ho scritto, eh, qualcuno se ne sarà accorto, eh. Ma non è che non ho scritto proprio. Scritto, ho scritto. Però, ho scritto su Spinoza. Che gli ho rifatto il look nel weekend, e mi sono innamorato. Allora mi son detto, scrivo un po’ su Spinoza. Per oggi, ci si vede là. Poi torno qua, ma resto anche là.
Che poi, nel feed di Spinoza, ci sono un sacco di cose in più.

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