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Archivio di September, 2006

Magari Brutto Dirlo Ma Però

Saturday 30 September 2006

Ieri era il 29 settembre giorno in qualche modo diverso dagli altri per la canzone Seduto in quel caffè io non pensavo a te ma altrimenti conosciuto per essere il giorno della festa del patrono di Cuneo San Michele Arcangelo santo gratis. 29 settembre festa di San Michele Arcangelo patrono della città senza festeggiamenti senza giuochi pirotecnici ché ci sono stati i funerali di un alpino di Cuneo morto in Afghanistan: giornata di lutto cittadino.

Poi però in tutti i telegiornali facevan vedere le immagini di Cuneo e questo dà sempre una certa soddisfazione.

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L’alba

Thursday 28 September 2006

Stamattina, ero sul treno, stavo leggendo un libro e ascoltando della buona musica, ho guardato fuori dal finestrino, mi son accorto che stava uscendo il sole.

Era una striscia arancione, il sole. Ho posato il libro.

C’era la nebbiolina alta mezzo metro, nei campi dopo Savigliano.

E il sole si alzava nel cielo. Era grandissimo.

E arancione.

Erano secoli, che non vedevo l’alba. Son stato tutto il tempo lì, una ventina di minuti, con il naso appoggiato al finestrino, a guardarla.

Poi, il treno, verso Moncalieri, ha girato, e non l’ho vista più.

In quel momento mi sono accorto che gli altri pendolari non la stavano guardando, l’alba.

Guardavano me.

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La bellezza delle vite singolari.

Wednesday 27 September 2006

C’è qualcosa nelle vite singolari, cioè nelle vite che ognuno di noi normalmente fa tutti i giorni, che per sua virtù propria ha il potere di sbalestrare qualsiasi discorso. Nei fatti noi, quasi tutti, non siamo altro che delle collezioni ambulanti, una collezione di cose in bilico dove ci sta dentro un po’ di tutto, un po’ di prati, pioppeti, lavori, hobby, nuvole, carriole del nonno, automobili, mamme.

Per esempio in questo periodo ho conosciuto un ragazzo che è molto appassionato di lavatrici, dopo un po’ che ci conoscevamo mi ha chiesto che lavatrice possedeva mia madre. Allora gli ho detto che abitavo da solo e lui mi ha chiesto se avevo una AEG e io gli ho detto che forse una AEG ce l’aveva mia zia, ma a me sembrava di possedere una Candy. Lui era abbastanza contento che io possedessi una Candy, perché secondo lui era buona come lavatrice la Candy. Però poi, quando son tornato a casa ho controllato: io non ho una Candy, ho una Whirlpool, e non ci avevo mai fatto caso. Buona anche la Whirlpool.

Come se ci fosse Dio che un bel giorno ha steso per terra tanti lenzuoli, ha aspettato che ci vada a finire dentro della roba, un po’ di tutto, poi ha fatto su i lenzuoli come se fossero dei fagotti, e ogni fagotto è diventato una vita. Nel lenzuolo che è diventato la vita del mio amico ci ha messo cinque o sei lavatrici, nel mio lenzuolo zero. Per questo motivo per lui la lavatrice è musica, per me è “fare il bucato”.

Comunque questa cosa che sta in bilico alla meglio perché c’è dentro un po’ di tutto, e che a un certo punto diventa uno sfacelo e si rompe, quando ce la guardiamo addosso ci sembra che abbia una sua armonia incredibile, che sia una delle varie perfezioni dell’universo, anche se è ovvio che tutto è venuto su alla meglio.

(Questo non l’ho scritto io, l’ha scritto Ugo Cornia, nel prologo al libro Vite Sbobinate di Alfredo Gianolio. Perché l’ho messo qui? Perché Questo avrei voluto scriverlo io.)

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Classe media

Wednesday 27 September 2006

Sto facendo un corso di aggiornamento in un albergo di Torino. Su venti persone che siamo, siamo in due ad arrivare con il tram. L’albergo è, come si dice, in culo ai lupi, ed il tram che arriva dal centro ferma proprio lì davanti. Invece, arrivan tutti in macchina. Anche gente che abita in Torino, in posti serviti dalla stessa linea, gente che ci mette un’ora e più per far lo stesso percorso che col tram si fa in mezz’ora.
Ieri sera, saran state le sei e qualcosa, m’è venuto da osservare le persone che c’eran sul tram, e ho pensato che tranne me e l’altro ragazzo, non c’era nessuno dei cosiddetti lavoratori della classe media.

C’erano in maggioranza immigrati, ragazzini e persone strane che non saprei come definire.

E io vedevo il tram che superava le code di auto, noi seduti tranquilli a leggere e chiacchierare, mentre la classe media là fuori, ad aspettare, a clacsonare. E a cristognare.

***

Opera n.161
Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico, che valore vuoi che abbia.

(Learco Pignagnoli)

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Arte come mestiere

Tuesday 26 September 2006

Stamattina ero sul treno (per inciso, in questi giorni parto alle 6,30 e torno alle 21,00, scusate se trascuro un pochino questo luogo) e leggevo Arte come mestiere di Bruno Munari. Questo passo mi ha colpito.

Si rende oggi necessaria un’opera di demolizione del mito dell’artista-divo che produce soltanto capolavori per le persone più intelligenti. […] è necessario oggi, in una civiltà che sta diventando di massa, che l’artista scenda dal suo piedistallo e si degni di progettare l’insegna del macellaio (se la sa fare). è necessario che l’artista abbandoni ogni aspetto romantico e diventi un uomo attivo fra gli altri uomini, informato sulle tecniche attuali, sui materiali e sui metodi di lavoro e, senza abbandonare il suo innato senso estetico, risponda con umiltà e competenza alle domande che il prossimo gli può rivolgere.
Il designer ristabilisce oggi il contatto, da tempo perduto, tra arte e pubblico, tra arte intesa in senso vivo e pubblico vivo. Non più il quadro per il salotto ma l’elettrodomestico per la cucina. Non ci deve essere un’arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare. Se quello che usiamo ogni giorno è fatto con arte (non a caso o a capriccio) non avremo niente da nascondere.

Mi è venuto in mente che questa cosa può aver qualcosa a che fare col bloggare, ma adesso non sono più sicuro di ricordarmi che cosa.

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Onomatopee

Monday 25 September 2006

Stasera cammino facendo clop clop.

Sono le mie ciabatte di legno.

Il fatto è che Quando mia mamma è andata a Amsterdam le ho detto: Ricordati di portarmi un paio di zoccole.

E lei non ha capito.

(soggetto: eìo, sceneggiatura: sonetti)

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L’intelligenza è un prodotto di nicchia.

Sunday 24 September 2006

Beh beh, non sapevo se farlo o no, poi alla fine me l’hanno chiesto un po’ di persone, un commento ai Blogawards dell’altra sera. No, è che, la prossima volta che la fanno, se la fanno, magari è meglio organizzarsi meglio, che ne so, vedere di imbavagliare la Soncini (se non sapete chi è, come si dice, vi va di culo), oppure cercare in qualche modo di bilanciare di più le categorie, come per esempio fare in modo di mettere tutti quelli che sono famosi al di là di quel che scrivono, in una categoria a parte e basta (ho idea che se beppegrillo non fosse beppegrillo, quella cosa che ha chiamato blog non se la cagherebbe un cane).

Poi questa cosa che Bordone non ha vinto niente, m’ha dato fastidio.

Che se Bordone non ha vinto niente, allora me lo spiego anche io perché non ho vinto niente:

è che L’intelligenza è un prodotto di nicchia.

(uno inventa motivi per tirarsela anche quando non vince. Eh, così va il mondo)

***

Boh, comunque, son contento d’aver avuto cinque nominations, ché vuol dire che ci ho un pubblico che mi vuol bene.

(Vi tiro a tutti dei petali di rose)

***

Per evitarvi il tedioso download del podcast di ottantadue mega per tre ore di ascolto, mi son messo lì con le forbici e vi faccio ascoltare

l’intervento del proeta
(se cliccate sul tastino potete ascoltarlo direttamente di qui, è spesso circa un mega, buono quindi per tutte le connessioni)

che è stato sicuramente il momento più alto della serata. C’è purtroppo un punto in cui la registrazione è saltata, ma ecco la trascrizione

La soncini è verbosa che al confronto bergonzoni è marcel marceau.

Ho tagliato al punto in cui menziona me.

Pura vanità.

Eh.

***

Qua c’è l’elenco di tutti i vincitori.

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Piaggio

Friday 22 September 2006

Vespa, Ciao.

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Bob Dylan

Friday 22 September 2006

L’ultimo disco di Bob Dylan, Modern Times, è un disco qualunque.

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Provincie Provincie

Thursday 21 September 2006

L’altra sera dopo cena eravam lì che guardavamo il telegiornale, poi Polli ha fatto un giro dei canali, da qualche parte c’era Bonolis, o forse era Amadeus, che faceva un gioco, sullo schermo c’era scritto

10 P in T

ho detto a Polli Ferma lì, fammi guardare, quelli sono i Ditloidi di Tao!

Ci ho pensato un secondo e ho detto 10 Province in Toscana.

Lì nel gioco, invece, non sapevano rispondere.

Io mentre son andato sul web, ho guardato, era vero, son proprio dieci, le province, in Toscana.

Nel gioco facevano un giro tra il pubblico per vedere se qualcuno sapeva rispondere, e alla fine ne han trovato uno, che sapeva rispondere, e ha detto 10 Province in Toscana.

E allora grande festa per quello lì che ha risposto giusto, e mentre eran tutti lì festanti, sullo schermo è comparsa la scritta

10 PROVINCIE IN TOSCANA

Mi è piaciuto, sto gioco.

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