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Archivio di December, 2006

Per non far brutte figure.

Sunday 31 December 2006

Ripassate i fondamentali, eh.

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Due di notte

Saturday 30 December 2006

Volevo solo dire che stasera, tra l’una e le tre, su radiodue, c’è un programma chiamato Due di notte, condotto da Silvia Nebbia. Beh, se non sapete cosa fare tra l’una e le tre, questa sera, ricordatevi che a Due di notte ci saremo anche io e l’altro compare, a parlare di Fincipit, di blog, di inizi e fini, ed altra fuffa intelligentissima.

Per dire.

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Le grandi lotte filosofiche

Friday 29 December 2006

Mi sembra una cosa fuor di dubbio che la convivenza tra persone con fedi, ideologie, filosofie incompatibili sia senz’altro difficile.

(Qui ci vorrebbe un excursus sulle fedi ideologie filosofie incompatibili, come religiosi/atei, analitici/continentali, comunisti/capitalisti eccetera eccetera, inseritelo voi in fase di lettura che io, francamente, in questo momento dello spazio/tempo, io francamente non mi sento.)

C’è questo fatto, che nella convivenza, dicevo, o si cerca di deradicalizzare le proprie credenze, oppure, al contrario, appunto, ci si radicalizza, e si diventa FONDAMENTALISTI.

Come assunto fondante della mia filosofia, specie della filosofia di questo preciso momento dell’anno, io ho sempre avuto una tendenza al Panettonismo; pur non disprezzando completamente il pandoro, specie se condito con creme di vario gusto et colore, ho sempre avuto una predilezione per il panettore classico, imperlato di uvetta et canditi.

D’altro canto, Polli, invece, non solo è completamente all’opposto, ma avendo una repulsione congenita per uvetta et canditi non soltanto è Pandorista, ma è anche Antipanettonista convinta.

E questa cosa, questo problema che ci ha Polli, lo san tutti.

Allora vengon a trovarci, ci portan tutti dei pandori, io adesso dietro la pila ci ho una seconda pila fatta tutta di pandori.

Poi dicono che uno non si deve radicalizzare.

Io sono Panettonista FONDAMENTALISTA.

E il prossimo che mi viene a trovare e mi porta un pandoro, io ci taglio la mano.

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Che maleducazione

Thursday 28 December 2006

Mi capita ogni tanto, mentre sto camminando, o sto scendendo dalla macchina, che ci son degli anziani che mi fissano.

Mi capita ogni tanto che ci sian questi anziani che mi fissano, specialmente donne, devo dire, che si ferman lì dove sono, e si mettono a fissarmi con un cipiglio severo mentre io son lì che passo tranquillo, o sto facendo le mie cose.

Io all’inizio non ci facevo caso, ma poi ho visto, che questa cosa che ci son degli anziani, o più spesso delle anziane, che mi fissano, si ripete abbastanza sovente.

Ci hanno uno sguardo che ti trapassa, come se avessi fatto una cosa che non dovevi, uno sguardo che a subirlo ti senti istantaneamente in colpa per qualcosa che non sai.

Sarà la mia faccia, sarà la mia capigliatura, non so bene, non so bene se capiti anche agli altri.

Poi ho capito come risolver questa situazione, ché anche se le motivazioni che spingono questi anziani ad atti siffatti mi rimangono oscure, una soluzione bisognava trovarla.

Di solito, quando mi capita che un anziano, o più spesso un’anziana, mi fissi con i suoi occhi puntati, io assumo un’espressione gioviale e li saluto con un bel Buongiorno eh!

A volte capita che si scuotano dal loro torpore e salutino anche loro, prima di riprendere la loro strada, a volte invece riprendono la loro strada senza salutare, con un’espressione imbarazzata, come se avessi ribaltato i sensi di colpa che avevan fatto provare a me su tutto il loro essere.

A me m’avevan sempre insegnato che non si fissa la gente che passa, si vede che a loro invece no.

Che maleducazione, questi anziani.

(Scopro ora che questi anziani li chiamano anche Umarells, e che ci hanno pure un blog dedicato: meraviglioso.)

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Tagliando i capelli

Wednesday 27 December 2006

Orazio mi passa un giochino che io non posso dir di no. Anche se è un gioco che girava già all’inizio del duemilaquattro (ma era un po’ diverso) quando io ero senza blog, in una parentesi della mia vita in cui avevo chiuso quello vecchio e non ci avevo ancora quello nuovo.

Il gioco funziona così.
Il gioco del libro vicino
Prendere il libro più vicino.
Sfogliare sino a pagina 123.
Contare le prime 5 frasi della pagina.
Riportare nel blog le 3 frasi seguenti.
Suggerire il gioco ad altri 3.

Avevo vicino il libro Shorts di Vitaliano Trevisan, ma a pagina 123 c’è scritto soltanto Indice.

Poi sotto avevo il libro di Ring Lardner.
Quindi ecco qui.

Questo non significa che la ragione sta da una parte sola perché anche se la maggioranza degli amici di mia moglie non sono rintronati come i miei, lo stesso ce n’è qualcuno che io avrei dovuto essere sotto l’effetto della dormia per permettere a chicchessia di presentarmeli, tanto per cominciare. Come i Crandall, presempio. La signora Crandall è della stessa città dov’è nata mia moglie e si conoscevano a malapena quando stavano laggiù ma poi si sono rincontrate in un negozio di Chicago ed è andata di male in peggio finché Ada non ha invitato quella bella tipa lì e suo marito a casa nostra.

(Ring Lardner, Tagliando i capelli,
Marcos Y Marcos 2006, trad. Daniele Benati)

Poi lo passo a pOg, Francesco 8e49 e Livefast, a tutti e tre, soltanto per fargli dispiacere.

Che poi come proposito del nuovo anno, mi son prefisso di esser buono, e poi non le posso più fare, queste cose qui che fan dispiacere.

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Il Natale degli Altri

Tuesday 26 December 2006

Ricordiamoci sempre, a Natale e giorni limitrofi, di quanto siamo fortunati, ricordiamoci sempre che in giro per il mondo ci sono persone che non hanno quanto noi, ricordiamoci sempre della sofferenza, della fame, dell’ingiustizia, della povertà.

(non sempre sempre, ma teniamolo a mente)

Per esempio stamattina è arrivato qualcuno su questo blog, e quel qualcuno cercava su google

” è giusto che un padre dia dei soldi a una figlia e all’altra no”

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Bar Marsiglia

Saturday 23 December 2006

Tutti i giorni, per andare a casa, passo davanti al Bar Marsiglia, e davanti al Bar Marsiglia, a qualsiasi ora del giorno, c’è sempre radunata una folla di uomini che conversano fumando le loro sigarette, i loro sigari, le loro pipe. A ognuno, come si dice, la sua intossicazione. Questi uomini sono per lo più pensionati, io credo, visto che son sempre più o meno gli stessi che passano lì davanti al Bar Marsiglia le loro giornate. Alcuni hanno sempre degli sguardi torvi, altri più gioviali, altri variabili. Un campionario di umanità, si ritrova, davanti al Bar Marsiglia.

Tra questi uomini che si ritrovano davanti al Bar Marsiglia, ce n’è uno che ho notato particolarmente, e mi son accorto di lui già dai primi giorni che son venuto ad abitare lì vicino al Bar Marsiglia.

E’ un omone grande e grosso, che sovrasta di almeno una testa tutti gli altri frequentatori del davanti del Bar Marsiglia, largo quanto basta: una volta mi è venuto da pensare che il suo giro vita, misurato con un metro da sarto, potrebbe grosso modo equivalere alla sua altezza. Difficile per me non notarlo, anche perché, oltre alla sua stazza e alla sua barbetta, già cose degne di nota, è l’unico che, quando passo lì davanti, mi sorride. Mi son accorto un giorno, mentre stavo per passare davanti al Bar Marsiglia ma mi son fermato poco prima per salutare una signora che conosco, che non lo fa solo con me: quest’uomo sorride a tutti i passanti. Mi rendo conto che messa di fronte ad un comportamento del genere, tutta la mia misantropia potrebbe crollare. Tutto ciò non è normale. Infatti, come ho detto, quell’uomo, l’ho notato subito.

Ieri son andato a prendere il pane dalla panettiera dove vado di solito, e quando son entrato, c’era quel signore grande e grosso davanti a me che stava comprando due micchette. Giraudo, lo chiamava la panettiera. Ha comprato, ha pagato, ha salutato, ha sorriso, ha fatto gli auguri di Natale, è uscito.

Quando si è chiusa la porta, la panettiera mi guarda, e sottovoce mi dice Il signor Giraudo, sembra proprio Babbo Natale in borghese. Io sorrido, per compiacere la panettiera, e mentre sorrido, si apre la porta, c’è Giraudo che mette dentro la testa e fa HO HO HO HO.

***

Buone feste a tutti.

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Yukon, arriviamo!

Friday 22 December 2006

Come si diceva, questa sera alla trasmissione Glob di RaiTre, condotta da Enrico Bertolino, in onda verso le 23.35, si parlerà di Fincipit. Mi è stato confermato che verranno mostrate anche alcune schermate da questo blog.

Che dire.

Boh.

Se lo fanno davvero (finché non lo vedo non ci credo)
vuol dire che i blog son diventati mainstream*

aggiornamento: è successo davvero. adesso chissà se qualcuno trova il modo e il tempo di metter lo spezzone su Youtube.

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Visto cose.

Friday 22 December 2006

Ieri ho visto uno che era senza gambe.

Uno va in giro, fa i fighi, dice Noi Anziani, ne abbiam viste di cose, poi vede uno senza gambe, e gli cade in testa il cielo.

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Tre pazzi

Thursday 21 December 2006

Ieri sera, mentre tornavo a casa, ho notato che all’entrata del palazzo vicino al mio c’era una signora anziana ferma lì sulla porta, e dietro di lei, un signore semisdraiato sul gradino di fianco alla porta che cercava di aprirla con le chiavi. Il tizio, non era proprio sdraiato, era più uno che si fosse accasciato sul gradino e stesse cercando di aprire la porta come ultimo atto prima di morire. Un atto di pura volontà, non supportato da un fisico ormai allo stremo. Queste sono state le mie impressioni, mentre stavo avvicinandomi con la borsa del lavoro e le borse della spesa. Quando son stato lì, ho chiesto, Avete bisogno di una mano? e mentre lo chiedevo il tizio è riuscito ad aprire la porta, la signora è entrata, e il tizio, non era mica un tizio anziano, era un tizio che ci avrà avuto più o meno la mia età, e m’ha detto, No, è che son qua che aspetto un amico, volevo aiutare la signora ad aprir la porta, ma non ci avevo voglia di alzarmi.

***

Stamattina prima di rientrare a casa son passato in biblioteca, ché dovevo restituir dei libri entro oggi, mentre entravo mi son accorto che tra gli universitari che fumavano lì fuori, c’era un tipo che tutte le volte che vado in biblioteca lui è lì fuori che fuma. Adesso, passando in rassegna la mia vita, mi son accorto che tutte le volte che vado in biblioteca, da quando ho iniziato l’università, io lo incontro lì fuori, e lui è lì che fuma, e a forza di vederci, io che vado in biblioteca, e lui lì fuori che fuma, abbiam persino cominciato a salutarci. Io, quando ho iniziato l’università, era il 1993.

***

Poi dopo ero lì dentro la biblioteca che cercavo un libro, c’era una signora con un foglio, che si spuntava a mezza voce tutti i libri che cercava e non trovava, ci aveva un elenco di libri che teneva tutta la pagina. Non ne trovava nessuno, a mezza voce diceva l’autore e il titolo del libro, poi diceva la collocazione, poi andava a vedere, non c’era, e allora faceva un rumore di disappunto con la bocca e ricominciava dall’inizio con un altro libro. Poi dopo ogni tanto si riposava dalla sua estenuante ricerca, e mentre si riposava faceva girare la saliva nella bocca facendo dei rumori liquidi. Un fatto degno di nota è che tutti i libri che cercava si trovassero nei pressi di dov’ero io. Ovunque mi spostassi.

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