My Blog » 2007 » January

Archivio di January, 2007

Dialogo tra Cechov

Tuesday 23 January 2007

Ieri sera, mentre andavo a letto, ho visto che sopra il frigo c’erano ancora delle bugie (non so come si chiamano da voi, risole, chiacchiere, comunque son quei dolci che si mangiano di solito a carnevale), io non so cosa sia stato, forse erano un po’ unte, ma sta di fatto che stanotte son stato preda di sogni non del tutto comprensibili.

Stanotte, ho sognato che stavo camminando in un corridoio molto illuminato, dipinto di fresco, e a un certo punto da una porta esce un tipo colla barbetta e il berretto, viene verso di me e mi saluta.

Saluto anch’io, per mera educazione, ma poi, rinvigorito dall’idea che nei sogni si posson fare cose che non si fanno nella vita reale, mi rivolgo a lui con un Ma te chi sei?

Ma come, mi dice lui, Non mi riconosci? Sono Cechov!

Io lo guardo ben bene, incredulo, e poi mi vengon le lacrime agli occhi e dico Cazzo, Cechov! Quanto tempo che non ci vediamo! e ci abbracciamo contenti come due fratelli che si rivedono a Carramba che sorpresa (è uno spettacolo televisivo)(lo faceva la Carrà).

(Poi dopo sto post dopo che ho cominciato a scriverlo, poi m’hanno interrotto mille volte, non mi ricordo mica com’era, che continuava)

“Mi compiaccio del tuo esordio su Tempo Nuovo. Ma perché non hai scelto un tema serio? La forma è ottima, ma i personaggi sono legnosi, il soggetto, poi, è insulso. […] Prendi qualcosa dalla vita reale, d’ogni giorno, senza trama e senza finale.”
Lettera di Anton Cechov al fratello Alexander, 1887

31 Commenti

Ufficio fantasma

Monday 22 January 2007

L’altro giorno sono andato in un ufficio, un ufficio che si trova in un vecchio palazzo, con i corridoi che girano tutto intorno ad un cortile, e le vetrate, che dan sul cortile, che se non ci fossero avresti l’impressione di stare dentro a un chiostro.

Un palazzo pieno di uffici, un tempo, mi viene in mente, solo al piano dove son andato io dovevano lavorarci decine e decine di persone. Oggi, non c’è nessuno. Ci son solo io, e l’ufficio dove devo andare, è aperto, ma anche lì, non c’è nessuno. Non c’è nessun cliente, nessun impiegato.

Guardo meglio l’orario, Sì, mi dico, sono in orario, e in effetti le luci sono accese, dietro il vetro si vede, che i compiuter sono accesi, ci hanno lo screensaver che gira e fa le lucine.

Mi son detto, Aspetto un po’. Fortuna che ho un libro in borsa, Non uscite mai senza un libro nella borsa, ascoltate me. Possibilmente un libro interstiziale (un giorno lo spiego, che cos’è, un libro interstiziale, per me).

Sto lì, ogni tanto sento un rumore, penso che finalmente stia arrivando l’impiegato/a, chiudo il libro, e m’accorgo che il rumore viene dalla porta che dà sulle scale, che non è ben chiusa, e che ogni tanto, probabilmente perché qualche porta a qualche altro piano è stata aperta o chiusa, si muove impercettibilmente e produce sinistri scricchiolii.

Sembra di stare in un palazzo fantasma, come le città fantasma del vecchio west.

Continuo a leggere, disturbato ogni tanto da questi rumori, che mi danno una leggera agitazione.

Dopo una mezz’oretta, arriva un’impiegata, io son lì, seduto sull’unica sedia che c’è davanti all’ufficio, l’impiegata entra, si toglie la pelliccia (la pelliccia?), si fa ancora un po’ i cazzi suoi, e poi finalmente mi chiede cosa desidero.

Salta fuori che ho sbagliato ufficio.

19 Commenti

Fotografia venuta mossa.

Friday 19 January 2007

Un tipo va ad aprire la porta di casa e nel mettere la mano nella tasca per prendere la chiave si trova invece in mano una scatola di fiammiferi, allora questo tipo ci resta male e comincia a pensare che se invece della chiave trova i fiammiferi può essere accaduto l’orribile fatto che il mondo si sia spostato di colpo, e magari, dato che i fiammiferi sono dove dovrebbe esserci la chiave, può capitargli di trovare il portafoglio pieno di fiammiferi, la zuccheriera piena di denaro e il piano pieno di zucchero, e l’elenco telefonico pieno di musica, e l’armadio pieno di numeri del telefono, e il letto pieno di vestiti e i vasi pieni di lenzuola, e i tram pieni di rose e i campi pieni di tram. Sicché questo tipo è terribilmente angosciato e corre a guardarsi allo specchio, ma siccome lo specchio è messo un po’ di traverso ciò che vede è il portaombrelli dell’entrata e i suoi dubbi si rafforzano e scoppia in singhiozzi, cade in ginocchio e giunge le sue manine senza sapere neppure perché. I suoi vicini accorrono per consolarlo, ma passano ore prima che il tipo si liberi da tanta angoscia e accetti una tazza di tè, che guarda e osserva ben bene prima di bere, non capiti che invece di una tazza di tè sia un formicaio o un libro di Samuel Smiles.
(questo lo ha scritto Julio Cortàzar, dentro Storie di Cronopios e di Famas, Einaudi 2005, ma l’ho un pochino adattato, eh)

15 Commenti

Quotablog

Thursday 18 January 2007

esperimento di falsificazione blogcentrica aperto a tutti in cui per partecipare basta prendere una citazione (più o meno famosa) e sostituire al soggetto della frase in questione la parola blog“, dice.

Io partecipo con

Non c’è gusto nei blog ad essere intelligenti
(Freak Antoni)

e Francesco:

I post indimenticabili nella vita di un blogger sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.
(Ennio Flaiano)

marchino mi dedica questa, e direi che ci sta proprio bene:

Io sono un uomo di mondo: ho fatto il blog a Cuneo
(Totò)

Si gioca da Strelnik, e ce ne sono già di bellissimi.

50 Commenti

Dimenticanze

Thursday 18 January 2007

Io, come uomo, sono un uomo distratto.

Tipo, oggi, stavo per tornare a lavorare, e a un bel momento mi son accorto che non avevo postato, oggi.

Meno male che me ne son ricordato in tempo.

(ma il libro sui Fincipit, è quasi finito, eh, ed è un po’ quella, la ragione)

7 Commenti

Zeitgeist

Wednesday 17 January 2007

Ho visto una signora anziana, di quelle signore anziane anziane un po’ ciccie e tracagnotte, che faticano a camminare, e questa signora, mentre camminava, parlava al cellulare.

***

Ho visto una che parlava da sola, pensavo ci avesse il bluetooth, e invece era matta.

30 Commenti

L’albereto nella nebbia

Tuesday 16 January 2007

Ieri mattina, quando ho tirato su le tapparelle, ho visto che fuori era tutto bianco. Sembrava cadesse qualcosa, ho pensato, sta a vedere che è arrivata la neve. Poi ho guardato bene (gli occhi, la mattina, bisogna guardar bene, ché delle volte fan degli scherzi, gli occhi, la mattina), e ho visto che non scendeva mica niente, era bianco ché c’era la nebbia.

Poi dopo ho preso la macchina ed ero contento, ché per andare in ufficio dovevo passare davanti a un albereto (non son sicuro che sia un pioppeto, quindi si mi rivolgo al più generico iperonimo, di mia estemporanea invenzione)(un albereto, lo spiego anche a vantaggio di me stesso, differisce da un bosco in quanto l’albereto è una coltivazione, mentre il bosco non lo è; riconoscere un albereto è semplice, basta osservare la disposizione delle piante, se è irregolare, si tratterà di un bosco, se è regolare, di un albereto) e quando c’è la nebbia, guardare un albereto è fonte di sempiterna delizia.

Infatti poi son arrivato al punto in cui c’era l’albereto, e mi son messo a guardarlo, ché un albereto, guardarlo, di solito, non è niente di che, ma quando c’è la nebbia, un albereto, acquisisce una profondità, che senza nebbia, non ha.

La prima fila di piante, la vedi, è vicina alla strada, e le vedi, le piante, sono nere, tronchi, i rami son ben definiti contro lo sfondo bianco grigiastro. Poi c’è la seconda fila, grigetta, già meno netta; e la terza fila, che fatichi a distinguere; e la quarta, che puoi solo immaginare.

Mentre vai in macchina nella nebbia, e vedi un albereto, stai volentieri, lì, con la testa girata a guardarlo, l’albereto circondato dalla nebbia.

(mi scuso per la superficiale descrizione dell’albereto, ma c’è sto fatto, che con la nebbia, non si vede una sega)

34 Commenti

Prima di morire

Monday 15 January 2007

Il Malesi, quel dimonio, m’invita a scrivere un elenco di cose che vorrei fare prima di morire, e a me, ricevuto l’invito, mi son venute in mente le immortali parole d’un mio amico

Non fare mai qualcosa che non vorresti esser trovato morto mentre che la stai facendo

Detto questo, così, su due piedi, mi vien abbastanza difficile, stilare, come si dice, un elenco di cose che mi piacerebbe fare prima di morire, son cose un po’ così, come dentro Master of Space and Time di Rudy Rucker, in cui il protagonista, avendo la possibilità di veder esaudito un proprio desiderio qualsiasi, dovendo decidere lì per lì, sceglie di diventare una strafiga, solo per veder l’effetto che fa.

Comunque un elenco lo butto giù, senza pretese di completezza o di veridicità.

    Lista delle cose che vorrei fare prima di morire

  • Camminare sull’acqua
  • Tramutare l’acqua in vino
  • Imparare la levitazione
  • Imparare a suonare il piano
  • Imparare a volare
  • Imparare a vivere senza mangiare, dormire, andare al cinema, andare di corpo e tutte quelle altre cose inutili
  • Avere la costanza per perseguire obiettivi a lungo termine
  • Telepatia, telecinesi, teletrasporto e tutte quelle cose lì mi han sempre affascinato e quindi vorrei imparare anche quelle
  • Trovare la pietra filosofale
  • Scrivere il romanzo definitivo che faccia sentire inutili tutti gli scrittori del globo terracqueo, così imparano a scrivere delle stronzate
  • Imparare a resuscitare (questo, sarebbe assolutamente da fare, prima di morire)

Poi ce n’eran degli altri, ma sto scrivendo questo post da circa due ore (momenti liberi di durata inferiore ai sette secondi, stamani) e avverto un calo di concentrazione.

Questa sarebbe una catena, chi la vuole, se la prenda, eh, come ormai di consuetudine (ché qui, imporre delle robe alla gente, ci si sente sempre delle merde).

Giunta: se la piglia Dioblog.

39 Commenti

13 gennaio.

Saturday 13 January 2007

Oggi 13 gennaio 2007, compleanno di mia madre, ritornato da una passeggiata in montagna, mi sono seduto sulla sediola sul balcone, ed ho bevuto il tè, al sole, in maniche corte. Il 13 gennaio.

Il 13 gennaio, compleanno di mia madre, in maniche corte, sul balcone, ho sorseggiato un tè contemplando la pianta di fragole che ha messo una bella fragolina che sta già arrossando.

Adesso ci si aspetterà un post che parli dell’inaspettato clima di quest’inverno, dell’innalzamento della temperatura, dell’effetto serra, e invece no, io volevo solo far gli auguri a mia mamma.

22 Commenti

Taumaturgo

Friday 12 January 2007

Ieri ero lì che camminavo, stavo andando dal commercialista, e mentre camminavo ero al telefono che parlavo di una cosa importantissima che non poteva attendere oltre. Mentre ero lì che camminavo e telefonavo, ho notato che poco avanti c’era una signora all’interno di una macchina che cercava di farla partire senza molti risultati. Allora, visto che sono superdotato di senso civico, ho riappeso (vocabolo che inevitabilmente riporta alla mente quei vecchi telefoni a muro in cui il microfono era incorporato nell’apparecchio e la vera e propria cornetta conteneva solo l’auricolare) e sono andato a vedere se la signora avesse bisogno di aiuto.

E’ un peccato che io non sappia niente di automobili, signora, dissi alla signora che imperterrita cercava di far partire l’avviamento dell’auto, altrimenti potrei aiutarla. La signora continuava a ripetermi E’ impossibile che non parta, da casa è partita.

Se lei non fosse, con rispetto parlando, le dicevo, messa un po’ in salita, potrei provare a spingerla, e lei continuava a girare la chiavetta ripetendo Non è possibile, a casa partiva.

Signora, le dicevo per sdrammatizzare, qua l’unico metodo, secondo me, è l’imposizione delle mani, le dicevo scherzando, proviamo a vedere se il mio flusso energetico può avere qualche effetto sulla sua automobile, e così dicendo, ponevo le mie mani a cupola verso il vano motore.

In quel momento, il motore si è acceso.

La signora mi ha ringraziato, ed è partita.

Strano, ho pensato, guardandomi stupito le mani, m’era già successo con le stampanti, ma con le macchine, mai.

35 Commenti