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Archivio di June, 2007

Per la precisione

Saturday 30 June 2007

Bendazzi, quando gli dicevano che secondo loro lui era uno di quelli che aveva passato l’adolescenza sdraiato sul letto a fissare il soffitto, lui si adirava, e precisava che lui non aveva affatto passato l’adolescenza sdraiato sul letto a guardare il soffitto, bensì a guardare un adesivo che diceva Grana Padano Sponsor Ufficiale dell’Italia ai Mondiali di Calcio 1982 che c’era attaccato sotto una mensola.

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Quella luce strana

Friday 29 June 2007

Ero lì che tornavo dal mercato con le borse penzolanti dal manubrio della bicicletta, con l’andatura un po’ a zig zag, tipica di chi torna dal mercato con le borse della spesa infilate sul manubrio, e dunque ero lì che pedalavo sotto il sole e arrivo al parcheggio del supermercato, ché per andar a casa ci ho da attraversare il parcheggio del supermercato e vedo questa ragazza, in bicicletta ma ferma nel parcheggio, e questa ragazza, che stava in bicicletta ma era ferma, si vedeva che stava parlando al telefono, al che io ho pensato che c’è chi parla al telefono e intanto guida l’auto (e magari pure non ha allacciato la cintura di sicurezza, ma questo è un altro discorso) e invece, questa ragazza, che era in bicicletta, si è fermata per parlare al telefono, e intanto mi avvicinavo e quando sono arrivato vicino a lei ho sentito che singhiozzava, parlando al telefono e in quel momento lì una nuvola è passata sul sole e c’era quella luce strana che c’è quando il sole è alto nel cielo ma si nasconde dietro una nuvola; ecco a me è sembrato che il sole si dispiacesse un po’ per lei.

(e questo l’ha scritto il grande Marchino)
(e per ora, finisce l’esperimento della scrittura mimetica)
(grazie a tutti, mi è servito molto, a molti diversi livelli)

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Taleggio

Thursday 28 June 2007

Io sono uno che abita a Cuneo, e che gli piace andare in giro a dire “lo sai che son di Cuneo”, anche a quelli che mi vedono a Cuneo da venti o trent’anni e si vede che è gente buona e paziente.
(o magari anche loro hanno questa abitudine di fermare la gente per strada e dirgli “lo sai che son di Cuneo”)
(e allora non vogliono fare a me quello che non vorrebbero venisse fatto a loro)

Perché noi di Cuneo siamo gente seria, mica come quelli là di Milano che passano la loro vita con gli eppi auar che è una cosa che uno dice ma la Milano da bere non è mica una roba degli anni Ottanta e invece no, questi continuano a bere e mica bevono un vino buono di quelli nostri (di Cuneo, dico, perché magari qualcuno non se lo ricorda però io sono di Cuneo e mi piace andare in giro a dire che son di Cuneo), no, loro son tutti moiti e birrette
(e hanno anche il coraggio di dire “la capitale morale”)
e siccome siamo gente seria
(anch’io, perché sono di Cuneo)
abbiamo anche dei formaggi che come li metti in bocca vai su per i sentieri come i muli degli alpini
(a me m’han riformato)
(però un mulo o due li ho visti anch’io)
roba che soltanto in Sardegna hanno qualcosa di simile
(io in Sardegna ci son stato una volta)
(ma ero in Costa Smeralda e parlavano tutti milanese ed era tutto un eppi auar)
e io dico in fondo era mica il Regno di Piemonte e Sardegna o forse era il Regno di Sardegna e Piemonte
(poi magari noi eravamo con i fransè)
(una fassa una rassa)

Il fatto è che adesso ho dei problemi di trigliceridi e colesterolo e mi tocca andare di altissimapurissimalevissima e dieci grammi di taleggio e allora saran due settimane che non dico più a nessuno che son di Cuneo
(l’altro giorno l’edicolante mi dice com’è che non dici più che sei di Cuneo)
(e io gli ho risposto che un bisnonno veniva dalla Val Taleggio)
(quello non ci voleva mica credere che esiste la Val Taleggio)
(e però giuro che non vado agli eppi auar, gli ho detto, e lui non sapeva cosa sono gli eppi auar e poi l’abbiam finita lì, che dovevo andare a fare gli esami del sangue)

(Forse non si capisce, ma questo pezzo di bravura
me l’ha scritto l’esimio Dr. Squonk,
che, a quanto pare, mi conosce molto di più
di quant’egli voglia far sapere)
(devo investigarla, questa cosa)
(ci sarà una qualche talpa)

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Stretching

Wednesday 27 June 2007

Noi, che saremmo io e Polli, ma forse sarebbe meglio dire Polli e io, in queste serate d’estate, quando fa davvero caldo, ci piace, dopo cena, prendere le bici e andare a fare due pedalate sul viale, per poi fermarci un po’ davanti al santuario che c’è in fondo al viale, prendere un po’ d’aria, guardare l’ultimo sole sulla bisalta, parlare un po’, ascoltare gli uccellini e tutte quelle cagate lì.

Son cose che ci piacciono adesso non criticate.

(Che secondo me un segno inequivocabile della decadenza dei blog è il proliferare di post il cui unico oggetto è la critica, per esempio, delle scarpe altrui) (ma dimmi te)

Quel posto lì è un posto bellissimo, passan poche macchine, è fresco e tutto quanto, ma proprio i lati positivi diventan negativi se uno pensa che ci son torme di joggatori (footatori?) (va bé, quei che corrono) che corron tutto il viale e poi si ferman lì, a riposarsi, a far stretching prima di ripartire, rifarsi il viale di corsa e tornare a casa.

Ieri sera, quando siam arrivati, c’era uno, un signore di mezza età, con i capelli radi, la panza, il tutto avvolto in una tutina blu, che faceva esercizi sui gradini del santuario, faceva piegamenti, stretching, il tutto con una grazia che è difficilmente descrivibile. Doveva esser proprio stanco, perché avrà fatto stretching per tutta la mezz’ora nella quale siam stati lì.

Poi dopo è arrivato un altro, un giovane, tutto sudato, di corsa, dal viale, si è messo lì, a dieci metri da noi, a saltellare.

Poi ha smesso.

Si è messo a fare esercizi anche lui.

Al primo piegamento, gli è uscita una scorreggia che ha fatto scappare tutti gli uccellini.

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Morale della favola

Tuesday 26 June 2007

Stamattina quando ho messo il latte nel caffè mi son accorto che era andato a male. Sembrava un gel. Allora ho dovuto buttar via sia il caffè che il latte, poi ho aperto un altro cartone di latte, e l’ho bevuto così, dal cartone. Poi dopo che ero lì che facevo delle altre cose mi son accorto che senza il caffè non riuscivo proprio a svegliarmi, e allora mi son messo lì a prepararmi la caffettiera.

(ci son delle mattine, che senza caffè non ti svegli proprio) (questa mattina era una)

Mentre ero lì che mi preparavo la caffettiera ho visto che sul vetro della finestrella dell’angolo cottura c’era un moscone che non so bene com’era entrato, però era lì che cercava di uscire, solo che c’era il vetro, e i mosconi, il vetro, non l’han mai capito.

I mosconi son della gente che gli dici guarda, attento che lì c’è un vetro, e loro niente, continuano a provare ad uscire, e via di gran testate.

I mosconi, son fatti così.

Gli ho detto, Moscone, aspetta un attimo che finisco di fare il caffè e poi ti faccio uscire, ma lui, niente, stava lì a dar testate contro un vetro, sembrava un penitente.

Allora, mosso a compassione, ho lasciato lì a metà la caffettiera, ho aperto la finestrella e gli ho detto, Moscone, guarda, a dieci centimetri da te c’è la via per la libertà, ma lui, niente, e vai di testate contro il vetro (che peraltro è anche un vetro doppio) (secondo me dopo un po’ fa anche male).

Gli ho dato una carezza con la mano, perché si muovesse verso il cielo, ma lui m’è sembrato un po’ infastidito, se n’è andato a provare a dare testate contro la porta-finestra.

Ho messo su il caffè, ho lasciato aperta la finestrella, son andato da lui, gli ho detto Moscone, mosconino, mosconetto, ma non lo vedi che c’è il vetro? Prova a andar dall’altra finestra, te l’ho aperta, apposta per te, e così dicendo gli ho dato un buffetto e lui se n’è andato in fondo alla cucina. Poi si vede che ha visto la luce forte che entrava dalla finestrella aperta, ed è uscito, via, verso il cielo blu di stamattina, via, verso nuove mirabolanti avventure.

E comunque questa storia dimostra che i mosconi non capiscono veramente un cazzo, ma dimostra anche che se ci si mette di buona pazienza ci si può anche ragionare.

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Io rifletto

Monday 25 June 2007

Oh, in fondo io non mi ci passo così tanto tempo allo specchio, ma mi son detto, proprio lì davanti allo specchio, dopo un po’ di tempo che nel compiuter tutte quelle robe mi escono un po’ piatte, perchè non mi scaldo il cuore con un vecchio LP che Noi Anziani ascoltavamo sempre con delle cinquecentolire di fante e gazzose?

Allora io ho pensato, anzi ho proprio riflettuto, che il blog è nero come un LP. E allora ci sento questa questa fitta al cuore per l’omino felice quissù in cima che son sicuro che non sarò più una blogstar come quelle che non rispondono alle mail, e mi son spaventato.
Soprattutto non stavo così tanto tempo allo specchio a parlarmi, tanto che lo specchio era dato per intellettuale a forza di riflettere il nulla, da quando non ci avevo il blog.

E forse io dovrei pure tornarci a scriverci, sul mio blog, quello nero e con l’omino felice, perchè lo specchio vuole tornare a riflettere da solo, ha detto.

Poi Polli aveva bisogno del bagno.

(questo l’ha scritto Caino, eh, e io stesso non son mica sicuro di aver capito cosa c’è scritto)
(quindi è difficile dire se le visioni son condivise o no)
(in ogni caso, prendetevela con lui, anche per l’uso della parola blogstar, che io non avrei mai usato, eh)

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Un Déjà vu

Saturday 23 June 2007

Io ci son delle cose che non lo so come succedono, queste cose che pure succedono, come l’altro giorno, avevo un appuntamento, sono uscito di casa, mi son fermato a comprare il giornale all’edicola, far due parole, poi salutare che avevo un appuntamento.

Ho girato a destra, era una strada lunga e stretta, subito una macchina ha cercato di investirmi, mi son scansato, io quei che guidano così, non so cosa pensare. Poi, alla fine della strada, ho girato a sinistra, che ero quasi arrivato, c’eran due uomini che portavano via la spazzatura, e sorridevano. C’era una ragazza bionda, parlava al cellulare, trascinava una grossa valigia, poi ho visto, c’era pure un uomo anziano che usciva di casa, ci son degli anziani che non so, attirano la mia attenzione, come ad esempio quest’uomo anziano che usciva di casa.

Poi ho girato ancora a destra, ero arrivato, invece ho visto la porta di casa mia, non me l’aspettavo.

Allora ho ripreso a camminare, che rischiavo di far tardi, ho cambiato strada, ho girato a sinistra, in una strada lunga e stretta, c’è mancato poco, stavo per essere investito da una macchina, fortuna che mi son scansato in tempo, io quei che guidano così, lo so cosa pensare, anche se qui c’è il caso di non dirlo. Poi, alla fine della strada, ho girato a sinistra, che ero quasi arrivato, c’eran due uomini che portavano via la spazzatura, pulivano la strada, sembravan litigare. C’era una ragazza bionda che parlava al cellulare, Dev’esser stanca, ho pensato, con quella valigia così pesante, Dev’esser anche un po’ distratta, ho pensato, stava per urtare quell’uomo anziano che usciva di casa.

Ero quasi arrivato, giro a destra, Ma guarda, mi dico, di nuovo la porta di casa mia, strano davvero.

Ora rischiavo di far tardi all’appuntamento, Cammina più veloce, mi son detto, che fai tardi all’appuntamento, ho girato a destra, in una via lunga e stretta, poi mi son fermato, che sentivo come il rischio di una macchina che stava per investirmi, infatti c’era, la macchina che stava per investirmi, fortuna che mi son fermato. Giro a sinistra, i due uomini che stan pulendo la strada, portan via la spazzatura, Guarda come litigano, e come si spingono. Una ragazza bionda che parla al cellulare quasi fa cadere un uomo anziano che esce di casa, Dev’esser troppo pesante, penso, quella valigia. Io, correre, non ho mai corso, ma mi son reso conto che stavo correndo, ho chiuso gli occhi un attimo, son tornato ad aprirli, guarda che strano, ho pensato, di nuovo la porta di casa mia.

Allora, ho pensato, ora entro in casa, mi siedo, scrivo un post.

(questo post qui, l’ha scritto Francesco)
(forse in questo caso si può persino dire che le visioni espresse in questo post
in qualche modo coincidano con quelle del sottoscritto, chissà)

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Com’è buono

Friday 22 June 2007

Mio nonno spesso a tavola mi raccontava questa storia.

C’era uno che andava tutti i giorni all’osteria, e chiedeva sempre il vino che costava meno, e questa cosa all’oste non andava tanto a genio, e allora, l’oste, aveva cominciato a servirgli vini peggiori, e lui, mentre era lì, seduto al tavolino dell’osteria, li beveva e diceva Com’è buono questo vino qua.

L’oste si stupiva che gli piacessero quei vini lì, e allora scendeva ancora di più nella scala dei vini, dandogli bottiglie ormai andate in aceto, robe invendibili che aveva da molti anni in cantina, e quel tizio beveva, e continuava a dire Quanto è buono, questo vino qua.

Sempre così, e per quanto l’oste facesse del suo peggio il tizio continuava a dire che era buono, mi raccontava mio nonno.

Allora un giorno l’oste si era seduto al tavolo con questo tizio, e gli aveva detto che non era possibile che trovasse buoni quei vini, che quei vini erano oggettivamente pessimi, e che non c’era verso, per quanto fossero pervertiti i suoi gusti in fatto di vini, di dire che quei vini fossero buoni.

E il tizio gli aveva risposto che aveva ragione, che quei vini erano pessimi, talmente schifosi che non potevano neanche chiamarsi vini, ed era per questo, lui diceva, che continuava a dire che erano buoni, perché, se non diceva che eran buoni, proprio non andavano giù.

Questo mi raccontava mio nonno, ed è proprio per lo stesso motivo che molto spesso mi si vede andare in giro sorridente, mentre parlo da solo, e mi dico Oh, com’è bello il mondo. Proprio bello. Sì, bello bello. Bravo mondo, sei proprio bello.

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Da dove arrivano i nomi dell’IKEA

Thursday 21 June 2007

Mi son accorto che i Due pezzi facili (sull’IKEA) hanno avuto buon successo specialmente tra gli utenti che arrivano qui cercando informazioni sui motori di ricerca, e allora m’è venuto in mente, per far cosa gradita, di ripubblicare una cosetta che stava sul vecchio blog di Tao, un post che può esser utile a chi si è sempre chiesto:

Ma da dove diavolo arrivano i nomi dei prodotti IKEA?

Mobili imbottiti, tavoli da caffè, scaffali, contenitori: Nomi di località svedesi.

Letti, armadi, mobili da salotto: Nomi di località norvegesi.

Tavoli e sedie da pranzo: Nomi di località finlandesi.

Librerie: Professioni.

Articoli da bagno: Laghi scandinavi, fiumi e baie.

Cucina: Termini grammaticali.

Sedie e scrivanie: Nomi maschili.

Tende e tessuti: Nomi femminili.

Giardino: Isole svedesi.

Tappeti: Nomi di località danesi.

Illuminazione: Termini dalla musica, chimica, meteorologia, linguaggio nautico…

Copriletti e cuscini: Fiori, piante e pietre preziose.

Oggetti per bambini: Mammiferi, uccelli e aggettivi.

Accessori per tende: Termini matematici e geometrici.

Utensili da cucina: Parole straniere, spezie, erbe, pesci, funghi, frutti o bacche, descrizioni di usi o funzioni.

Scatole, decorazioni, cornici, orologi: Espressioni colloquiali.

E poi, che cosa significa IKEA?

IKEA significa Ingvar Kamprad (il nome del fondatore) Elmtaryd-Agunnaryd (il posto dov’è nato).

Per saperne di più, la pagina di wikipedia in inglese è, come al solito, informatissima, anche sulle cose poco chiare.

Poi si torna alla normale programmazione.

P.S. Massimo mi segnala il generatore di nomi di prodotti IKEA.

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