Mio nonno spesso a tavola mi raccontava questa storia.

C’era uno che andava tutti i giorni all’osteria, e chiedeva sempre il vino che costava meno, e questa cosa all’oste non andava tanto a genio, e allora, l’oste, aveva cominciato a servirgli vini peggiori, e lui, mentre era lì, seduto al tavolino dell’osteria, li beveva e diceva Com’è buono questo vino qua.

L’oste si stupiva che gli piacessero quei vini lì, e allora scendeva ancora di più nella scala dei vini, dandogli bottiglie ormai andate in aceto, robe invendibili che aveva da molti anni in cantina, e quel tizio beveva, e continuava a dire Quanto è buono, questo vino qua.

Sempre così, e per quanto l’oste facesse del suo peggio il tizio continuava a dire che era buono, mi raccontava mio nonno.

Allora un giorno l’oste si era seduto al tavolo con questo tizio, e gli aveva detto che non era possibile che trovasse buoni quei vini, che quei vini erano oggettivamente pessimi, e che non c’era verso, per quanto fossero pervertiti i suoi gusti in fatto di vini, di dire che quei vini fossero buoni.

E il tizio gli aveva risposto che aveva ragione, che quei vini erano pessimi, talmente schifosi che non potevano neanche chiamarsi vini, ed era per questo, lui diceva, che continuava a dire che erano buoni, perché, se non diceva che eran buoni, proprio non andavano giù.

Questo mi raccontava mio nonno, ed è proprio per lo stesso motivo che molto spesso mi si vede andare in giro sorridente, mentre parlo da solo, e mi dico Oh, com’è bello il mondo. Proprio bello. Sì, bello bello. Bravo mondo, sei proprio bello.