Noi, che saremmo io e Polli, ma forse sarebbe meglio dire Polli e io, in queste serate d’estate, quando fa davvero caldo, ci piace, dopo cena, prendere le bici e andare a fare due pedalate sul viale, per poi fermarci un po’ davanti al santuario che c’è in fondo al viale, prendere un po’ d’aria, guardare l’ultimo sole sulla bisalta, parlare un po’, ascoltare gli uccellini e tutte quelle cagate lì.

Son cose che ci piacciono adesso non criticate.

(Che secondo me un segno inequivocabile della decadenza dei blog è il proliferare di post il cui unico oggetto è la critica, per esempio, delle scarpe altrui) (ma dimmi te)

Quel posto lì è un posto bellissimo, passan poche macchine, è fresco e tutto quanto, ma proprio i lati positivi diventan negativi se uno pensa che ci son torme di joggatori (footatori?) (va bé, quei che corrono) che corron tutto il viale e poi si ferman lì, a riposarsi, a far stretching prima di ripartire, rifarsi il viale di corsa e tornare a casa.

Ieri sera, quando siam arrivati, c’era uno, un signore di mezza età, con i capelli radi, la panza, il tutto avvolto in una tutina blu, che faceva esercizi sui gradini del santuario, faceva piegamenti, stretching, il tutto con una grazia che è difficilmente descrivibile. Doveva esser proprio stanco, perché avrà fatto stretching per tutta la mezz’ora nella quale siam stati lì.

Poi dopo è arrivato un altro, un giovane, tutto sudato, di corsa, dal viale, si è messo lì, a dieci metri da noi, a saltellare.

Poi ha smesso.

Si è messo a fare esercizi anche lui.

Al primo piegamento, gli è uscita una scorreggia che ha fatto scappare tutti gli uccellini.