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Archivio di October, 2007

Altro che Halloween

Wednesday 31 October 2007

Domani comincia il NaNoWriMo!

Because of the limited writing window, the ONLY thing that matters in NaNoWriMo is output. It’s all about quantity, not quality. The kamikaze approach forces you to lower your expectations, take risks, and write on the fly.

Make no mistake: You will be writing a lot of crap. And that’s a good thing. By forcing yourself to write so intensely, you are giving yourself permission to make mistakes. To forgo the endless tweaking and editing and just create.

Comunque, stasera ho visto due streghette.
E già bastava.
Poi ho visto una fata turchina.

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Freaks

Wednesday 31 October 2007

Uno era uno che aveva quattro braccia. Portava sempre dei cappotti molto grandi così non se ne accorgeva nessuno. A me aveva raccontato che anche se in pubblico doveva far finta di niente, aver quattro braccia era proprio comodo.

Uno aveva delle orecchie che potevano sentire tutto quello che volevano, al di là della distanza: tutte le volte che qualcuno diceva il suo nome, anche dall’altra parte del mondo, lui lo sentiva. Mi aveva raccontato che era una vita di merda.

Un altro faceva le puzzette che coloravano l’aria di un verdino pallido. Mi aveva detto che prima di accorgersene aveva fatto un bel po’ di figuracce.

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Le cose di una volta

Tuesday 30 October 2007

Piove.
Piove, il cielo è scuro, sei in ufficio, alla scrivania color legno (non proprio di legno, eh, ma non sottilizziamo) che guardi dai finestroni che fuori piove, sei lì, illuminato da una lampada da tavolo fioca come una candela che scrivi con la stilografica con l’inchiostro seppia su carta da pacchi beige (dicon sia marrone, ma è beige lo stesso, con qualsiasi occhi la si guardi), ogni tanto guardi fuori, passan le automobili con i fari accesi, ti aspetteresti che passasse un cocchio, e invece passan le automobili coi fari accesi, vedi le vedove che ritornan dal mercato, con i loro capelli biondi, neri, o violetti, che chiacchierano sorridendo con le loro amiche, vedove anche loro, e tutte con un vaso di crisantemi in mano per i loro mariti, morti chissà come, chissà quanto tempo fa.

Ti sembra di esser tornato indietro nel tempo, immagini le vedove che a casa avranno la foto del marito in un angolino dove c’è una lampada sempre accesa, magari vicino a una gondola nera e oro che quando la accendi fa le lucine e suona la musichetta.

In tutto questo, stamattina ho avuto il primo kernel panic* della mia vita.

(e naturalmente, questo post qua non è altro che una infelice riscrittura di quello che avevo appena scritto quando il computer mi ha chiesto cortesemente di premere il tasto di accensione per qualche secondo per consentirgli il riavvio)

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Prenderne uno solo, poi, si sentiva solo

Monday 29 October 2007

Mia mamma mi ha raccontato che degli amici, qualche tempo fa, han comprato una coppia di coniglietti.

Adesso ne hanno un sacco da regalare.

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Un certo non so che

Sunday 28 October 2007

Nel mondo dei blog c’è una regola non scritta che dice che non bisogna mai pubblicare un post il sabato sera, ché se pubblichi un post il sabato sera quelli che vengon sul blog leggon la data e l’ora e si accorgono che lo hai pubblicato di sabato sera e quindi pensano Guarda questo qua, ha pubblicato un post di sabato sera e dal fatto che tu hai pubblicato un post di sabato sera arguiscono che tu di sabato sera non sei uscito con gli amici e/o con delle femmine e allora sei un tipo triste e solo che al sabato sera sta a casa a pubblicare dei post e, magari ancor peggio, di lavoro fa anche il tecnico dei compiuter.

Allora uno a cui viene l’idea di un post il sabato sera può al limite scriverlo e poi programmarlo per il giorno dopo, o magari per il lunedì (ché c’è la possibilità di dire a questi software moderni di prendere il post, tenerlo in salamoia e poi pubblicarlo in una data e ora precisa), però poi stai tranquillo che ci sarà qualcuno che se ne accorgerà che il post è stato scritto di sabato sera e poi pubblicato in un altro momento per non fare la figura del tipo triste e solo che non esce il sabato sera, perché, non lo so, i post scritti al sabato sera han sempre un certo non so che, che uno a guardarli bene se ne accorge, che son stati scritti al sabato sera.

Allora la persona seria che ci tiene alla propria reputazione, se al sabato sera gli viene l’idea per un post, fa uno sforzo immane e la trattiene dentro di sé (che, a figurarsela come immagine, è un po’ come trattenere un bisogno fisiologico, a dirla tutta) per poi buttar giù quest’idea nel primo momento possibile, magari la domenica mattina, quando il passaggio dall’idea alla scrittura non risente più di quel certo non so che che l’atmosfera del sabato sera gli avrebbe dato.

Solo che poi la domenica mattina non c’è santo di ricordarsi qual era quell’idea, e alla fine si scrive un post sul fatto che il sabato sera, scrivere post, è meglio di no.

Così va la vita.

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Superficialità, squallore, lassità cerebrale, assenza di cuore e quant’altro.

Thursday 25 October 2007

Ieri mattina ero in giro a piedi per lavoro e già che c’ero son passato in libreria, cosa volete, col fatto che io ordino sempre dei libri, col fatto che ne compro sempre, io passo sempre in libreria, ma cosa andate a pensare, che io vada in libreria per dei secondi fini?

Ma che maliziosi, io in libreria ci vado sempre, compro un sacco di libri, ne leggo persino meno di quanti ne compro: è che magari mentre sto leggendo un libro mi accorgo che è uscita una cosa assolutamente irrinunciabile che non può aspettare, e cosa devo fare, vado in libreria e me la compro, interrompo quel che sto leggendo e leggo la roba nuova. E poi mentre la leggo di solito esce un altro libro assolutamente irrinunciabile allora me lo compro, interrompo quello che era nuovo ma adesso è ormai vecchio e comincio a leggere quello più nuovo.

Poi comunque in libreria di libri nuovi che aspettavo con trepidazione non ce n’erano, e mi è caduto l’occhio sul bancone, e sul bancone avevano messo il libro dei fincipit, e in mezzo alla libreria ce n’era una pila, e poi m’han detto, guarda, l’abbiam messo anche in vetrina.

Mi son sembrati dispiaciuti quando gli ho detto che quel libro lì ce l’avevo già, eh, ed è dispiaciuto anche a me dirglielo, visto che ce n’avevano tante copie.

(prima o poi lo so già che vado in libreria e me lo compro solo per il gusto di farlo)

Poi son andato in un’edicola dove non vado molto spesso, ma ero lì, son entrato dentro per comprar una cosa, l’edicolante non mi ha lasciato parlare mi ha detto E’ arrivato il suo libro!

Son cose che fan piacere, che questo libro qua è ovunque, eh, e non ci avete nessuna scusa per non comprarlo e per fargli pubblicità coi vostri amichetti. Diteglielo.

Poi son venuto a casa e ho trovato questo bellissimo commento (il 21 su questa pagina) che poi me lo faccio stampare in foglia oro e lo appendo sul lettino, perché mi ha fatto stare allegro tutto il giorno:

Mi raccomando, correte a comprare questo bel libro: minkia, che orrore… I soldi per i libri sono sempre ben spesi: buona questa! Eppure io biasimo parzialmente gli autori: avranno un buon guadagno, avendo assecondato le esigenze di questa povera epoca idiota. Come ho già detto in un altro blog, io sono la prima a scherzare, a ridere, a prendere per il culo, ma, obiettivamente, dovrebbe essere vietato concepire una cosa simile. Qui, come in tanti altri contesti di questa società idiota e incivile, non c’entrano nulla la levitas o il dionisiaco (che si possono ritrovare nei grandi classici): qui (non tanto nel “libro” in sé) stiamo parlando di superficialità, squallore, lassità cerebrale, assenza di cuore e quant’altro. Questa è la mia opinione: cioè quella che davvero conta.

In chiusura, il libro visto da una prof. (anzi, mi accorgo adesso che ne ha postata una seconda parte).

Grazie a tutti, eh.

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Oggi è il giorno

Tuesday 23 October 2007

Sempre cara mi fu quest'ernia al colonVi sarete accorti che negli ultimi tempi avevo qualche difficoltà a scrivere su questo blog; io spero mi perdonerete ma ero veramente teso nell’attesa della data di oggi. Sì, perché oggi, 23 ottobre 2007, esce Sempre cara mi fu quest’ernia al colon – il libro dei fincipit, su cui abbiamo cominciato a lavorare a gennaio di quest’anno: fate il conto dei mesi, e capirete la tensione per arrivare finalmente a un prodotto finito.

Dentro ci sono tanti e tanti fincipit, son duecentoquattordici pagine, in parte inviati dai lettori di questo blog (in calce ai post Ogni inizio è una fine e Fincipit, vi ricorderete), in parte completamente inediti.

Voi non ci crederete, ma se dobbiamo dar credito a un piccolo sondaggio che abbiamo fatto tra di noi (Alessandro e Stefano, i due che han curato il libro), questo qua è il libro più importante della nostra vita (finora) e sempre secondo noi, che siam gente non coinvolta quindi assolutamente imparziale, anche voi dovreste leggere questo libro, o per lo meno comprarlo (e dovreste anche dirlo a tutti i vostri amici, eh).

Oh, il libro è proprio bello.

Davvero.

C’è pure la prefazione di Stefano Bartezzaghi.

Da oggi in tutte le librerie.

Sempre cara mi fu quest’ernia al colon. Il libro dei Fincipit
di Alessandro Bonino e Stefano Andreoli
Editore: Mondadori
Collana: Biblioteca umoristica Mondadori
ISBN: 8804572388
ISBN-13: 9788804572381
Pagine: 214

Questo è il sito del libro, e qui c’è un’intervista che mi ha fatto Giancarlo Tramutoli in occasione dell’uscita.

Grazie a tutti.

P.S. il libro c’è già su BOL, su IBS e su Libreria Universitaria.

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Aiutiamola!

Monday 22 October 2007

ciao raga o vecchi’ io sono l’anonima di prima. sono anonima perchè non ho un email perchè i miei non vogliono. cmq sono di pescara (L) questo sito non mi è servito a niente a me servono 10 frasi con il verbo indulgere per domani!! help qlcn può almen spiegarmi cosa vuol dire ?!? vi prego kisses Cica

che dite, la aiutiamo?

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Delitti esemplari

Sunday 21 October 2007

Ero in ospedale. Passavo la notte a mio zio, che era stato appena operato, dopo una giornata a casa dei miei, una giornata di bricolaggio estremo, scartavetrare, mascherare, dipingere. Ero stanco. Mio zio era tranquillo: dopo un po’ di battute, rese amare dalla sua età e dalla difficile operazione che aveva subito, si era addormentato. Il suo vicino di letto si era addormentato anche lui. Io, sulla mia sdraio, avevo letto un po’, e poi avevo cercato di addormentarmi. Il vicino di letto dormiva, e io non capivo come potesse dormire, con quella evidente ostruzione nasale. Faceva un rumore assordante, davvero assordante. Ci si abitua a tutto, anche al russare altrui, ci si abitua a tutto ciò che ci sembrava fastidioso e poi diventa costante. Ma il russare del vicino costante non era: sembrava più qualcuno che cercasse di far partire un tagliaerba per tutta la notte, un tagliaerba vecchio e malfunzionante, un tagliaerba con l’avvio a strappo, che rispondeva male, e diversamente, a ogni tentativo. Oltre al fastidio che mi dava, avevo paura che si strozzasse.

Aveva cominciato a russare circa alle nove, e adesso erano le tre, e io non avevo ancora chiuso occhio. Ho pensato di aiutarlo, e visto che nella borsa avevo tutti gli strumenti del mio bricolaggio pomeridiano, non c’era niente che me lo impedisse. Con qualche giro di American Tape intorno al letto (l’American Tape è un nastro adesivo resistentissimo, ve lo consiglio) gli ho fissato ben bene le coperte al materasso, giusto per prevenire un eventuale dimenarsi del soggetto, poi, velocissimo, due altri pezzi di nastro, sul naso, e sulla bocca. E poi un taglio netto sul collo con la taglierina, la migliore approssimazione che m’è venuta di una tracheotomia.

Poi dopo poco, è morto.
Però, per gli ultimi secondi, ha respirato bene.

(leggere Max Aub fa strani effetti)
(grazie a iMod e a Francesco che me lo hanno fatto conoscere)

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Zerbinoes

Friday 19 October 2007

M’è venuto in mente stamattina, quando ho visto che il signor Oregon Scientific diceva che fuori c’eran otto gradi, m’è venuto in mente che una cosa che non ho mai detto della Finlandia è una cosa che subito non ci fai caso, e poi quando ci fai caso non capisci subito cosa sia, però poi dopo ti viene l’illuminazione e dici ah già, ecco cos’era. Quel che volevo dire è che quando vai in Finlandia, guardi le case e vedi che non hanno lo zerbino, ma hanno, vicino alla porta, un aggeggio di metallo con tre spazzole disposte a U, e se uno è andato in Finlandia solo d’estate può non aver capito a cosa serve, ma se uno c’è andato d’inverno lo capisce subito che servono a spazzolar via la neve e il ghiaccio dalle scarpe sia di sotto, che ai lati.

Giusto per completezza d’informazione, eh.

P.S. Ah, lo sapete che la settimana prossima esce il libro dei Fincipit? Appena ne ho una copia in mano ne parliamo, così vi dico quanto è bello, spiritoso, intelligente, interessante.

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