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Archivio di January, 2008

Buono

Thursday 17 January 2008

Mi è venuto in mente che papa Giovanni XXIII lo chiamavano il papa buono.

Perché a volte, ho pensato, bisogna far delle distinzioni.

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Un post da 50 euro

Wednesday 16 January 2008

Io allora stamattina a casa non ce l’ho fatta a scrivere un post, mi son detto poco male, lo scrivo per strada col cellulare, poi son uscito e mi son accorto che il cellulare mi dava un errore stranissimo, ho provato due o tre volte ma non c’era verso, allora visto che ero davanti al negozio di uno che so che ha la connessione dati come la mia, ho fatto cucù dalla porta e gli ho chiesto se c’eran dei problemi stamattina, lui m’ha detto che no, lui si connetteva normalmente e che magari ero io che avevo finito i soldi, allora ho guardato, diceva il credito è Euro 0,00.

Allora ci ho messo dentro cinquanta euro ed eccomi qui.

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Ikeisti anonimi

Tuesday 15 January 2008

Volevo solo dire che se qualcuno cerca un guardaroba Pax Malm con ante scorrevoli bianche da cm 201, all’Ikea di Napoli sono disponibili in tutti i colori Bianco Betulla Specchio eccetera.

(No, che quel post sull’Ikea sta diventando un evergreen, un po’ come quello sul Folletto)

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Due è meglio che nessuno

Monday 14 January 2008

Quando Polli ha preso l’influenza (o quel che era), il dottore per telefono le ha detto di misurarsi la febbre, ché se era alta veniva lui, e se era bassa invece sarebbe dovuta invece andare lei da lui.

Si capiva che il dottore non aveva nessuna voglia di venire, e che quindi sperava che la temperatura fosse bassa, così sarebbe toccato a Polli andare nello studio e non a lui venire a casa, e se questo da un lato, egoisticamente, mi ha dato un po’ fastidio, dall’altro lato anch’io (e anche Polli, credo) speravo che la febbre fosse bassa, e quindi ho pensato che era bello che noi e il medico ci fosse una comunità di intenti, una consonanza di speranze.

Da un terzo lato (le cose non hanno mai solo due lati: per fare una figura piana ce ne vogliono almeno tre e per fare un solido almeno quattro, se si possono ancora chiamare lati)(oddio, adesso arriverà qualcuno a farmi le pulci in geometria) il problema era che da quando siam venuti qua non ci era mai venuto in mente di comprarci un termometro, e allora, visto che eran le otto e mezza di mattina, mi son vestito e son sceso giù a comprarne uno.

Quando son tornato, Polli si è misurata la febbre, e visto che era di una linea al di sotto della soglia critica stabilita dal dottore abbiam deciso che dovevam andare da lui. Mentre Polli si vestiva io ho lavato il termometro e l’ho agitato per far scendere la colonnina di mercurio.

Non ve lo devo neanche dire. L’ho rotto.

Anche se l’averlo rotto nel lavandino ha limitato i danni e quindi non ho dovuto raccogliere i pezzettini di vetro ovunque, un po’ mi è dispiaciuto averlo rotto nel lavandino, ché mi ricordavo quanto era stato divertente quando da piccolo mi era capitata la stessa cosa e vedevo correre le palline di mercurio di qua e di là. Adesso invece l’avevo rotto sotto l’acqua corrente, e il mercurio è sceso tutto nello scarico. Peccato.

Poi comunque ho portato Polli dal dottore e sono andato a comprare un altro termometro.

Per anni non ne ho avuto nessuno, e poi due in un giorno.

Guarda te il caso, delle volte.

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Fratel prodigo

Friday 11 January 2008

Io lo so che ieri ci siete rimasti male, lo capisco, non è una cosa da tutti i giorni arrivare su questo blog e non trovarci niente, ma dovete sapere che avevo degli ottimi motivi.

L’altro ieri, saran state le sei di sera, ero a casa a smaltire la febbre, ho ricevuto una telefonata che mi annunciava il rientro di mio fratello.

Era più di due mesi che era fuori casa, Mabo (si chiama così, mio fratello), e voi probabilmente potrete capire che la gioia era talmente grande, la gioia di vedere un fratello tornare, che io non stavo nella pelle di andarlo a prendere. In effetti potrei persino dire che la telefonata ha avuto effetto taumaturgico: da un momento all’altro sono guarito.

Guarito, completamente.

Infatti ieri mattina, tra un cliente e l’altro, sono andato a prenderlo, e poi ho passato la pausa pranzo e la sera a installarci Leopard e le altre robe che mi servono.

Quindi scusate, ma una famiglia che torna insieme, è la cosa più importante di tutte.

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I brividi

Wednesday 9 January 2008

Ieri pomeriggio son andato a lavorare, ma mentre raggiungevo la macchina a ogni passo sentivo che la maglia strisciava contro la camicia che strisciava contro la maglietta che strisciava contro la pelle e a ogni passo mi venivano i brividi.

Sto mica bene, mi son detto.

In effetti son diversi giorni che non sto tanto bene (né leggere, né scrivere, in questi giorni, no, non ci si riesce proprio), ma febbre niente, proprio niente, però ieri pomeriggio, mentre raggiungevo la macchina mi son detto che stavolta la febbre c’era.

Poi in ufficio a un certo punto mi son alzato dalla sedia, mi son accorto che le gambe non avevan tanta voglia di tenermi su, avevo il corpo che vibrava. Allora ho finito quel che dovevo fare e me ne sono andato verso casa. In macchina, avevo la radio sintonizzata su radiotre, e c’era un poeta che leggeva una poesia (presumo fosse una sua poesia), la leggeva con una voce che sembrava un elogio funebre, con le parole ben distanziate ben accentate che mi faceva venire i brividi, tanto che quando ho sentito che nella poesia c’era il bucato che garriva (il bucato che garriva, ma ci rendiamo conto?), io, se non fosse stato per la mia proverbiale forza d’animo, avrei spento la macchina lì in mezzo alla strada e sarei stato lì una mezz’ora a ridere.

Il bucato che garriva.

E il mio corpo, vibrava.

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Oi dialogoi

Tuesday 8 January 2008

1.

Ho un mal di testa che non ci hai un’idea.
Oddìo, che è successo, non avrai mica pensato?

2.

Ho un mal di testa che non ci hai un’idea.
Oddìo, che è successo, non avrai mica pensato?
No no vai tranquillo.
Ah, meno male, che io ho pensato una volta nel 1983 sto ancora male adesso.

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Un filo di barba

Monday 7 January 2008

L’altro giorno ho incontrato Spartafini, l’ho salutato, lui non mi ha neanche salutato e m’ha detto

Ma quelli lì, con un filo di barba tutta tornita, con un filo che scende giù dalle basette e poi fa l’angolo e costeggia tutta la faccia per poi risalire su per trasformarsi in un filo di baffi
Io me l’immagino, quella gente lì, la mattina, davanti allo specchio del bagno, che stan lì un’ora con i loro menti protesi, con le squadrette i goniometri, a guardarsi le simmetrie le angolazioni

Secondo te, m’ha detto Spartafini, quei lì, son gente normale?

(Non ho saputo rispondergli.)

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Ciò che non c’è su internet

Friday 4 January 2008

Scusatemi, eh, ma io son dell’idea che ci son cose che vadano dette. Ci son cose che van dette, delle cose che non van dette, delle cose che se le dici o se non le dici non cambia niente perché non interessa a nessuno. Io penso che questa qua sia una delle cose che vanno dette, e lo penso perché le cose che van dette son cose che magari son anche sotto gli occhi di tutti, ma con lo sguardo velato che abbiamo, noi con la nostra prosopopea del conoscere la rete e il suo funzionamento, ce le abbiamo davanti e non le vediamo.

In rete c’è tutto, ci ripetiamo, basta saper cercare: continuiamo a ripeterci questo mantra, e a ripeterlo a chi è meno fortunato di noi, gente che non ha idea di come si faccia una ricerca su google, gente che invece di cercarsi qualcosa ti scrive e ti chiede dove trovarlo, e tu, nel giro di un secondo o poco più, trovi la risposta come primo risultato. Ecco, questo mantra qui, funziona. Funziona spessissimamente, ma non sempre.

Ma cominciamo dall’inizio. L’altra sera c’era Polli malata, aveva la febbre, faticava a mangiare, e m’ha detto che magari un po’ di semolino, una minestrina di semola di grano, l’avrebbe mangiato volentieri. Allora son uscito e son andato a comprare la semola nel negozio sotto casa. Già che c’ero mi son comprato anche una birretta, ma questo è un altro discorso. Di semole (la semola / le semole, trattasi di precisa regola grammaticale), ce n’eran tre tipi. Io pensavo che sopra i sacchetti ci sarebbe stato scritto come si faceva, il semolino, ma ho guardato tutte e tre le confezioni, e non c’era scritto niente.

Pare che nel mondo si dia per scontato che tutti sappiano fare il semolino. Cosa ci vorrà, a buon senso lo intuisco, un po’ di acqua, un po’ di semola, un pizzico di sale. Facile.

E già, ma le dosi? E i tempi di cottura?

Che me ne frega, mi dico: tanto ci ho internet.

Bene, voi non ci crederete, ma su internet si trovan le ricette per fare tante stronzate con la semola: il semolino i semolini dolci gli gnocchi, ma oh, nessuno che ti spieghi come si fa la minestrina.

Dei di internet, io vi supplico, fate un sito RICETTE STUPIDE PER GIOVANI IDIOTI, perché se mi capita un’altra volta, io non voglio fare figuracce. (Guardate, cari Dei, che se non lo fate voi, questo sito, lo faccio io, e poi vedete cosa capita)

Oh comunque poi il semolino l’ho fatto, molto buono. Sono stato bravo. Solo che invece di essere una minestrina sembrava polenta secca.

Poi dicono internet.

Puàh.

(Aggiornamento: Grazie a questo post mi dicono che adesso internet è completa)
(delle volte basta chiedere)
(internet è mica come wikipedia, che se vuoi aggiungere una roba, ti fan tante di quelle storie che ti passa la voglia)

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Anacoluto

Thursday 3 January 2008

Io, stamattina, nevica.

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