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Archivio di March, 2008

Le responsabilità della scienza

Wednesday 12 March 2008

Chissà se quello che ha inventato la penna si è posto il problema delle puttanate che avremmo scritto.

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Anche questo è parlar d’amore

Tuesday 11 March 2008

Ieri, che ero fermo al semaforo, ti ho vista che eri anche tu ferma al semaforo, proprio lì davanti a me, ti ho riconosciuta subito: dal colore e dal modello della tua macchina e soprattutto dalla sagoma dei tuoi capelli che si intravedevano dal lunotto posteriore. Poi, quando ti giravi leggermente a destra o a sinistra, la tua silhouette mi faceva ricordare i tempi dell’Istituto Tecnico, quando ti guardavo senza posa, dal banco dietro, senza mai osare dirti niente. Sì, già allora.

Ho pensato di seguirti fino a casa, per poi salutarti e fare due parole facendo finta di passare di lì per caso.

Sei ripartita dal semaforo, sei andata dritta per un po’, e poi, invece di girare verso destra per andare a casa, hai girato a sinistra per uscire dalla città.

Ho pensato che andassi a fare delle spese al centro commerciale, e ho pensato di seguirti lo stesso per poterti salutare, fare un po’ di spesa insieme, facendo finta di essere anch’io lì per fare la spesa e incontrarti per caso.

Mi immaginavo già che ti chiedevo dei consigli sui prodotti, di comprare le stesse cose che compravi tu, di far finta di scoprire di avere gli stessi identici gusti, ma poi invece, invece di svoltare per il centro commerciale, sei andata diritta, verso chissà dove, e ho pensato che ormai avevo fatto trenta, e non mi costava niente fare trentuno, come si dice, e ho continuato a seguirti per la tua strada.

Sei passata per Madonna dell’Olmo, poi hai girato a destra, hai attraversato i Ronchi, San Biagio di Centallo, Murazzo, poi Fossano, e non ti fermavi mai, avrai fatto venti o trenta chilometri: chissà dove andavi, mi chiedevo.

Poi, a un certo punto, hai messo la freccia, hai svoltato in una stradina laterale, e l’ho fatto anch’io, hai parcheggiato davanti a una graziosa villetta e sei scesa dalla macchina.

Non eri mica tu.

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L’attraversamento balistico

Monday 10 March 2008

Non lo so se capita anche agli altri, ma a me capita spesso di dover attraversare la strada, e nel farlo lasciar passare qualche macchina e di fare dei complessi calcoli balistici per poter cominciare ad attraversare prima che la macchina sia completamente passata, per ottimizzare spazi e tempi di attraversamento.

Non so se si capisce, perché è difficile da spiegare in italiano, forse sarebbe meglio fare un piccolo grafico, ma l’attraversamento balistico è una competenza che si acquisisce abbastanza facilmente con l’esperienza, e chi vi dice che sono necessari anni di studi, dottorati di ricerca e calcolatrici scientifiche probabilmente sta solo cercando di darsi un’aria intelligente, come fa della gente che conosco io che adesso perlacaritadiddio non nomino che altrimenti mi faccio il sangue cattivo.

Perché l’attraversamento balistico implica sì un’attenta valutazione della traiettoria dell’auto che sta passando e della propria, il tutto tenendo conto delle rispettive velocità, ma tutto questo può esser benissimo fatto a occhio senza particolari conseguenze.

Certo, bisogna anche saper prevedere le probabilità e gli imprevisti che, come si è di certo imparato in lunghe serate in cui si muoveva la candelina o il vasetto o il fiasco (qual era il quarto? mah, la memoria) finendo inevitabilmente in prigione, son sempre in agguato: per esempio l’automobilista potrebbe star cercando un parcheggio e potrebbe notare che se ne sta liberando uno proprio qualche metro dopo di voi che state attraversando, e quindi potrebbe inchiodare improvvisamente mandando tutti i vostri complessi calcoli balistici a banane.

Ecco tutto questo per dire che ieri sera stavo cercando parcheggio in una viuzza, e quando ho visto una signora entrare sul suo Qashqai (è una macchina) ho prontamente inchiodato, venendo altrettanto prontamente inondato di madonne da un attraversatore balistico che non aveva tenuto conto delle probabilità e degli imprevisti.

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Buona festa

Saturday 8 March 2008

Ve li ricordate i referendum sugli embrioni, la fecondazione eterologa, del 2005? Se non ve li ricordate, andate a rileggerveli qui.

Ecco, non so perché, ma in questo otto marzo duemilaotto, m’è venuto in mente che cosa avevo scritto in quell’occasione, un post che adesso, mi sembra più attuale che mai:

Eh lo sapevo, è tutta una manovra, ci siam fatti infinocchiare, mi dice. Che lo sai cosa vuol dire, così lui, lo sai cosa vuol dire se questi referendum non passano. Te lo dico io come li interpreteranno questi risultati, sai cosa ci diranno, quale sarà il risultato politico di questi referendum. Lo han detto anche gli opinionisti dei giornali, che ci arrivano sempre dopo un po’, lo han detto anche loro, m’ha detto vladimir, che se i risultati son quelli che sono, vuol dire che gli italiani han deciso che a loro questa legge va bene così com’è, che l’embrione è una persona soggetto di diritti, e che il feto, a maggior ragione, deve essere tutelato almeno quanto l’embrione, cosa che la legge centonovantaquattro non prevede. allora questi qua, m’ha detto vladimir, diranno che allora bisogna rivedere la legge centonovantaquattro, la legge sull’aborto, di modo da tutelare il feto almeno quanto è tutelato l’embrione, ché gli italiani voglion così. e fin qua lo puoi leggere anche sui giornali, che gli opinionisti più solerti lo stan già dicendo, gli altri ci arriveran dopo.
ma c’è una cosa che non ha ancora detto nessuno, ma la diranno presto, m’ha detto vladimir, e questa cosa è che il fatto che gli italiani abbian deciso che l’embrione è una persona soggetto di diritti deve portare ad una riflessione su che cosa sia l’embrione, e di che cosa è fatto, questo embrione, diranno, m’ha detto vladimir. Te lo sai cos’è un embrione, m’ha detto vladimir, l’embrione è quando lo spermatozoo feconda l’ovulo e diventano una cosa sola, un momento ci sono spermatozoo da una parte e ovulo dall’altra, un momento dopo c’è l’embrione, e proprio in quel momento, in cui lo spermatozoo entra nell’ovulo, proprio in quel preciso momento, per la legge, per gli italiani, si forma un soggetto nuovo, una persona, soggetto di diritti, diranno.
ma prima, diranno quelli, bisogna pensare, m’ha detto vladimir, che se un embrione è una persona, allora i gameti, che sarebbero gli spermatozoi e gli ovuli, sono delle quasi persone, e anche queste, han detto gli italiani, bisogna tutelarle. che ogni gamete, è una vita potenziale, e l’uccisione di un gamete è un quasi omicidio.
allora faranno una legge che proibirà di disperdere gli spermatozoi, m’ha detto vladimir, ed ogni masturbatore diventerà un assassino, ogni pollutòre diventerà un assassino, ed ogni preservativo una fossa comune.
e le donne, che uccidono i loro ovuli una volta al mese, massacrandoli in una sanguinosa carneficina nelle cosiddette mestruazioni, saranno punibili.

Buona festa.

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Io sono un caso sensitivo

Friday 7 March 2008

Io sono un tipo piuttosto tecnologico. Non lo dico per vantarmi o cose così, è un dato di fatto che rispetto alla maggioranza delle persone con cui ho a che fare sono piuttosto avanti, se così si può dire, in quelle cose lì. Ma c’è un momento che temo sempre, nei rapporti di lavoro ma anche no, ed è un momento che con la tecnologia ha a che fare.

Capita sempre più spesso che dopo un incontro, dopo un’estenuante trattativa, dopo un’alluvione (detto per amicizia, alluvione è femminile, giusto così per prevenire le eventuali contestazioni) di domande specifiche e tese a farti lo sgambetto, ecco, dopo tutte queste cose spaventose succede che qualcuno, un cliente, o un fornitore, o anche qualcuno che non c’entra niente col lavoro, voglia lasciarti il suo indirizzo email.

Te lo detta, tu te lo segni, e poi lui ti guarda, e con nonscialanza (scusate il francesismo) ti dice:
NATURALMENTE TUTTO MINUSCOLO, EH!

Ecco questo momento è un momento che mi fa paura, ma una paura che non avete idea, perché io un giorno o l’altro lo so che sbotterò, mi alzerò e farò la predichetta incazzata a qualcuno che poi probabilmente non vorrà più avere a che fare con me.

Quindi, amici, lo dico a voi: nel 99,999% dei casi scrivere pincopallo@libero.it e PINCOPALLO@LIBERO.IT è uguale identico preciso sputato, e il restante 0,001% probabilmente non lo incontrerete mai nella vostra vita, e se per caso lo incontrerete, ascoltate me: cambiate strada.

(ma non lo incontrerete mai)

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Tema: Parla della radio.

Thursday 6 March 2008

Svolgimento:

Io sono uno che di solito, invece di ascoltare i CD, in macchina, ascolto la radio. Poi se proprio non c’è niente allora metto su un CD, però se trovo qualcosa che proprio non mi dà sui nervi, allora ascolto la radio.

Che poi, prima con la macchina vecchia avevo l’autoradio a cassette, e allora cosa facevo, mettevo l’adattatore a cassetta, di quelli che hanno il cavetto che esce fuori, e ascoltavo la musica che volevo con il lettore mp3. Poi quando ho cambiato la macchina, l’ho dovuto fare, ché quella vecchia era rotta in maniera irrimediabile, mi son trovato che dentro c’era l’autoradio con il lettore CD. Se quando avevo quattordici quindici anni o giù di lì il passaggio dalla cassetta al CD mi era sembrato un progresso, adesso con l’autoradio, il passaggio dalla cassetta al CD mi era sembrato un regresso, prima avevo tutta la mia musica, tutte le robe che avrei mai potuto pensare di ascoltare sempre a portata di mano, senza dover star lì a far dei CD col computer, che a parte che ci mette del tempo, stai tranquillo che quel CD lo ascolti sette o otto volte poi non lo ascolti più per dei mesi o per degli anni.

(lo so che potrei cambiare l’autoradio, metterne una che abbia il buco in cui infilarci gli mp3, ma so anche che perderei i controlli al volante, che mi son simpatici, a meno di spendere molti euri)

(so anche che esistono dei cavi speciali che si ficcano dietro l’autoradio e ti lasciano mettere l’mp3 sulla tua autoradio di serie, ma capita che costano come un iPod nuovo, mi son informato, e mi sembra un po’ un controsenso)

(stringi stringi alla fine si finisce sempre a parlar di soldi, questa cosa mi preoccupa un po’)

No, adesso mi son lasciato prendere, questa era un’altra cosa che non c’era nel post originale come l’avevo scritto sul quaderno, però quel che volevo dire è che quando ascolto la radio in macchina io non ascolto mica le canzoni, piuttosto di ascoltare le canzoni che passano alla radio in genere è meglio che mi sputi su un piede; a me piace, alla radio, ascoltare la gente che parla. Di qualsiasi cosa: di letteratura, filosofia, economia, scienza, non mi pongo mica dei limiti, non mi importa di cosa parlano, perché io ho sempre l’impressione di imparare qualcosa, ad ascoltar la gente che parla, perché alla radio invitan sempre a parlar della gente, degli esperti, a parlar delle cose che conoscono, e a me piace starli a sentire, bagnare le mie orecchie nel loro brodo di conoscenza. Ma in verità, la cosa più importante secondo me, la cosa in assoluto per cui mi piace di più ascoltare le radio dove parlano, perché è un assioma: fai parlare uno per un tot di tempo, prima o poi gli scappa una vaccata.
E i migliori, in questo, son di sicuro gli scrittori.

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Soluzioni semplici per problemi complessi

Tuesday 4 March 2008

Beh, praticamente, a gennaio ho comprato un pacchetto di programmi in cui alcuni mi servivano, e gli altri erano lì, e siccome il prezzo era vantaggioso, ho preso anche quelli.
Tra questi programmi c’è anche un programma per segnarsi le cose da fare, che è utile per ricordarsi di cosa bisogna fare, ma soprattutto per ricordarsi di cosa non si è fatto, che è un approccio che molti raccomandano perché permette anche di migliorarsi, combattere la procrastinazione, eccetera

Questo programma è molto bello, si chiama TaskPaper, è molto semplice e si appoggia a dei semplicissimi file di testo anziché fastidiosi formati proprietari; la cosa più esaltante, che non fa nessun altro programma, è la gestione delle cose fatte: quando hai fatto una cosa, clicchi sul cerchiolino che c’è vicino e lui cosa fa?
Lui tira una riga sulla cosa fatta (esempio) ed è una svolta EPOCALE in quanto ti fa vedere a colpo d’occhio quel che hai fatto ma SOPRATTUTTO quel che devi ancora fare.

Soltanto che c’è un problema: il programma va solo sul mac.

E io il mac lo uso a casa ma sul lavoro, tranne rari casi, non lo uso: uso un pc.
Allora ho cercato di estendere la sua funzionalità.

Ci ho pensato, e mi son prodigato per portare (fare il porting, dicon quei che sanno) il programma su un’altra piattaforma:

LA CARTA.

Oh, va benissimo.

P.S. Stark mi ha detto che questa cosa gli ricorda di un suo amico che aveva in casa il telefono cordless e tutte le volte che il cordless suonava non lo trovava mai, poi lo trovava e dopo che aveva smesso di parlare non si ricordava mai dove lo aveva messo, se in cucina, in terrazzo, tra i divani, o sa il diavolo dove; allora gli era venuta un’idea, una soluzione semplice per questo problema complesso: aveva preso un filo e aveva attaccato il cordless al muro.

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Domino

Monday 3 March 2008

L’altro giorno ero in ufficio da solo, fuori dall’orario di apertura, ero lì che aspettavo un cliente con cui avevo un appuntamento, solo che, per la mia solita paura di far aspettare la gente, son arrivato con un buon anticipo, ché secondo me arrivare in orario (o meglio in anticipo) serve a farsi rispettare, mentre arrivare in ritardo, serve solo a farsi aspettare.

Allora, non sapendo che fare, ho tirato fuori il quadernino e la penna, perché era un paio di giorni che avevo una frase in testa e non avevo ancora avuto il tempo di tradurla in un post, così, mi son detto, ingannando il tempo mi metto a scriverlo. Mi son messo a scriverlo, ho cominciato con un proemio che doveva introdurre l’idea centrale del post, e mentre scrivevo il proemio son partito per la tangente perché mi è venuta un’altra idea, così il post che ho scritto è diventato un altro post.

Poi, visto che la persona che aspettavo non si era ancora presentata, ho cominciato a scrivere un altro post in cui usare l’idea che secondo i miei piani avrei dovuto usare per il post precedente, e mentre lo scrivevo, anche lui, il nuovo post, anche lui se ne andava in altre direzioni sconclusionate ma che lo dotavano di vita propria rispetto all’idea originale, e l’ho lasciato andare dove voleva.

L’ho finito, e quando stavo per cominciare quello che secondo me avrebbe dovuto essere il post definitivo, quello in cui avrei finalmente usato l’idea che avevo per i due post precedenti e che quei due post precedenti avevano snobbato, è arrivato il mio cliente allora poi alla fine non l’ho scritto.

Adesso son tre giorni che ci penso e mi chiedo qual era più, quell’idea là.

P.S. Però sabato pomeriggio e sera li ho passati con Francesco, e son stato contento.

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