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Archivio di May, 2008

Mia nonna

Thursday 29 May 2008

Mia nonna si faceva il puciu dietro la testa.

Mia nonna, quando si scioglieva i capelli per lavarli, non lo avresti detto che aveva dei chili di forcine, lì, piantati nella testa.

Mia nonna, per farti istantaneamente sentire in colpa, bastava uno sguardo.

Mia nonna, quando si scioglieva i capelli per lavarli, non lo avresti detto che aveva i capelli così lunghi che le arrivavano sotto le scapole.

Mia nonna, quando prendeva due fette di pane e ci metteva qualcosa in mezzo, faceva il Sànguis.

Mia nonna, tutte le preghiere finivano con la parola Ame.

(Magari questo si può metter sul bellissimo tumblr delle nonne, se marchino è d’accordo)

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Hanno in mano la città

Wednesday 28 May 2008

Ieri mattina, era prestissimo, dovevo andare a casa di un signore, mi son trovato lì sotto, mentre suonavo il citofono m’è suonato il telefono e quando han risposto al citofono io stavo parlando al telefono non capivo più niente. Poi son entrato, era al terzo piano, mi son accorto che le scale erano un po’ buie, ho preso l’ascensore. Ci avrò messo dieci minuti a far quel che dovevo fare da quel signore, son uscito, c’era la luce accesa sul pianerottolo, son sceso per le scale, anziché usar l’ascensore. Mi son accorto che le scale erano un po’ ripide, ma non ho fatto in tempo a pensarlo che la luce si è spenta, e mi son accorto che il vano scale non aveva una finestra che fosse una, e dal punto in cui ero non si vedeva neanche una lucina di quelle degli interruttori della luce. Buio completo. Poi niente, ci ho pensato, ho schiacciato un tasto a caso del cellulare, ho puntato il monitor verso il basso e son arrivato fin sotto, perché di interruttori con le lucine non ne ho visto neanche uno. Certo che gli architetti, una scala completamente cieca, chissà quanta gente hanno ucciso.

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A volte il commercio

Tuesday 27 May 2008

A Cuneo, nei giorni scorsi, han fatto il mercato europeo, tre giorni con bancarelle da tutta europa, dalla russia, dalla finlandia, dall’austria, dall’olanda e da un sacco di altri posti, persino dalla calabria.

È stato bello, mi son sentito come se fossi stato in vacanza ho fatto il turista ho speso un sacco di soldi.

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Gli interessi in comune: intervista con Vanni Santoni

Saturday 24 May 2008

Visto che son stato bravissimo a intervistar Paolo Nori per l’uscita di Mi compro una Gilera, ho pensato di realizzare un’altra intervista, questa volta con Vanni Santoni, di cui è appena uscito per Feltrinelli il libro Gli interessi in comune. La pubblico integralmente qui.

io: Ho visto che è uscito il tuo libro. Che dici, è bello?
VS: Il libro è orrendo, ma piace moltissimo ai blogger. A tutti.

io: Cazzo, questa intervista è andata peggio di quella con Nori.

Direi che siamo a posto così.

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Amore, morte e animali domestici

Friday 23 May 2008

Che poi lo sappiam benissimo che i moscerini vivono pochissimo, due settimane o una cosa del genere, ma a noi piace pensare che tutte le volte che troviamo un moscerino in casa sia il nostro amico moscerino, sempre il nostro solito amico moscerino che ci accompagna da anni in questa casa che non deve essere confusa con un moscerinile, un ricovero per moscerini: semplicemente, a noi, come animali domestici, piace pensar di aver dei moscerini.

Che poi l’altro giorno Polli mi ha chiamato mi ha detto Vieni a vedere che bel ragno, io le ho detto Non lo voglio vedere, fallo uscire, che a me non piacciono mica tanto, i ragni, e lei Ma perché, vieni a vedere che bello, son quelli con il corpo piccolo e le zampe lunghissime, a lei invece piacciono, i ragni, allora io son andato a vedere, le ho detto Fallo uscire, che poi ci mangia i moscerini, frase ben premeditata da parte mia, che doveva colpire in un punto in cui sapevo che Polli era vulnerabile e in effetti ha avuto gli effetti sperati perché Polli mi ha detto Hai ragione, è andata a prendere un giornale per farci salir su il ragno per metterlo fuori, è andata dal ragno che ha cominciato a muoversi all’impazzata perché sicuramente capiva quel che era in serbo per lui, con il freddo che fa. Polli ha cominciato a inseguirlo col giornale e poi a un certo punto ha detto Oh. Com’è come non è, avrà preso un infarto da tutto quel correre, io non so, ci è morto il ragno.

Niente, ci siam sentiti in colpa tutto il giorno.

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Laminato plastico, presumibilmente

Thursday 22 May 2008

Ho delle immagini strane in testa. Io e Polli stiamo scappando. Ci son gli zombi che ci inseguono. Ci rifugiamo in una stanza, una cucina. Una cucina tutta bianca, con la porta bianca, presumibilmente di truciolato rivestito di laminato plastico. Chiudiamo tutto, ma non abbiam neanche il tempo di vedere se ci son delle altre stanze che sentiamo grugnire e battere alla porta. La porta, presumibilmente di truciolato rivestito di laminato plastico, si spacca, entra uno zombi, grugnente e con una faccia ripugnante. È uno che conosco, un sessantenne, del mio paese. Son sorpreso. Pensavo fosse vivo. Anche lui è sorpreso, evidentemente, perché appena entrato diventa mansueto tutto d’un colpo. Sta lì. Sembra che aspetti che gli tagliam la testa. Perché lo san tutti, che agli zombi bisogna, tagliargli la testa. Lo sa anche lui, perché, tutto da solo, si inginocchia e appoggia la testa al tavolo, bianco, presumibilmente di truciolato rivestito di laminato plastico. Penso a come fare, perché il coltello non basta, e una motosega, avercela. Apriamo tutti i cassetti, ma non troviamo una soluzione. Passano quelli che mi sembrano lunghi minuti, e poi mi sveglio. Ho in bocca un sapore come di cipolla andata a male. A cena in birreria, bella idea del cazzo.

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Il valzer del moscerino (reprise)

Tuesday 20 May 2008

Ieri sera, son tornato a casa, c’era Polli che preparava cena, e quando son stato in cucina per salutarla

Hai visto, son tornati i nostri due amici moscerini, mi ha detto.
Ho visto, le ho detto, ma non pensavo fossero proprio loro
Pensa, le ho detto, che a pranzo, quando li ho visti, li stavo per ammazzare
ma poi mi è mancato il cuore
No, non li ammazzare, mi ha detto, i nostri amici moscerini

Quando son arrivata, mi ha detto Polli, quando son arrivata, li ho visti, eran lì, sul lavabo, che facevan le cosacce
Le cosacce? le ho detto, che cosacce?
Eh, eran lì, uno sull’altro, sul lavabo, che, come dire, si riproducevano

Che maialini!

Poi abbiam mangiato, e dopo cena io ero lì che leggevo una roba, Polli mi ha guardato e mi ha detto

Sai mica quanti figli fanno, i moscerini, mi ha detto
e io l’ho guardata, ho storto la bocca per dire che non lo sapevo
e allora lei ha detto
Speriam che non ne faccian tanti, altrimenti non li possiam mica tenere.

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Su internet

Sunday 18 May 2008

Dopo che per settimane non ero più andato su internet, ieri mi è venuta voglia di andarci, ma già due ore prima dell’ora in cui avevo previsto di andare su internet, durante il mio lavoro scientifico e perciò nella mia stanza, non ho ben capito se in primo piano o sullo sfondo della ricerca di medicina che una buona volta devo portare a termine, non tanto per amore dei miei genitori quanto della mia testa troppo affaticata, ho pensato se non dovessi invece rinunciare ad andare su internet.

Per otto o dieci settimane non sono più andato su internet, mi dicevo, e so perché non sono più andato su internet, io disprezzo internet, odio i blogger, internet è un’unica perfida maleducazione, una maleducata perfidia, e ora, di colpo, devo di nuovo andare su internet? Su un blog? Che significa?

Tu sai che internet è una porcheria, mi sono detto, e scriverai il tuo studio su internet che hai nella testa, quel saggio su internet che dà uno schiaffo a internet una volta per tutte! Cosa è internet, cosa sono i blogger, i tumbleristi, i twitteri ecc. Sempre più ero dominato da internet, sempre meno dalla patologia, fallito nel tentativo di ignorare internet, di forzare la patologia. Fallito! Fallito!

Mi vestii e scesi in strada. Per andare su internet ho da camminare solo mezz’ora. In questa mezz’ora ho capito che non posso andare su internet, che per me il frequentare internet, l’assistere a un filmato di Youtube è vietato una volta per tutte.

Quando avrai scritto il tuo saggio su internet, pensai, allora sarà il momento, allora ti sarà di nuovo permesso di andare su internet per vedere che il tuo trattato è giusto!

(Poi mi son stufato di ricopiarlo e di adattarlo, questo pezzo di Bernhard che si chiama È una commedia? È una tragedia? Però fidatevi, l’originale è bello)

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Noi topi

Friday 16 May 2008

Dicevo, l’altra settimana, sono andato a mangiare al centro commerciale. Non l’avevo mai fatto, non so se lo rifarò, non mi giudicate, è andata così. Una cosa che non ho detto è che quel giorno lì, già che c’ero, ho dato una scorsa al cestone dei remainders, dove mettono i libri invenduti prima di mandarli al macero. E’ un mercato interessante, quello dei remainders, e bisognerebbe parlarne, ma per il momento basti dire che è un estremo tentativo da parte degli editori di racimolare qualche soldo prima che i libri invenduti diventino effettivamente spazzatura. Lo so, fa orrore, ma è così. Dal punto di vista del topo, invece, meno. Anche nel cestone c’è da rosicchiare. In effetti, io che sono un topo, nel cestone frugo sempre, e non è raro che trovi qualcosa che mi era sfuggito al momento dell’uscita, vuoi perché costava troppo, vuoi perché ero soprappensiero, vuoi perché ne aveva parlato bene/male qualcuno che ha creato in me un pregiudizio. Però, per pochi euro, si può tentar la fortuna di comprar dei libri che a prezzo pieno non si sarebbero comprati, e a volte si scoprono delle vere perle, o cose che sembrano esser state messe nel cestone proprio per noi topi.

L’altro giorno, frugando brevemente nel cestone del centro commerciale, ho trovato una copia della rivista Aut Aut dedicata a Thomas Bernhard, e non ho potuto fare a meno di pensare che fosse stata messa lì proprio per me. Non posso credere che nel cosiddetto bacino di utenza di quel centro commerciale ci possa essere un’altra persona che possa essere interessata a una raccolta di saggi critici su Bernhard. Forse noi topi crediamo sempre di essere più unici di quel che siamo veramente, però, in questo caso qui, mentre andavo a depositare i miei tre euro nella cassa automatica, mi son sentito veramente un prescelto.

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Una coppia di uno

Thursday 15 May 2008

E’ tutto il giorno che cerco un tipo che mi deve dei soldi, ma non riesco a trovarlo, e comincio ad aver l’impressione che non voglia farsi trovare. Non ha i soldi, lo so. Lo sanno tutti che è uno che gioca, ma non è capace e perde sempre. Ricevo una telefonata. E’ il suo numero. Dice Trovati in via Ventiquattromaggio 3 tra dieci minuti. Poi riattacca. Prendo la borsa e vado. Parcheggio proprio davanti. Da dentro un portone sento una voce che mi chiama, mi giro, mi sembra che sia lui, mi dice Vieni. Entro in un cortile buio. Apre una porta, mi dice Entra, se mi batti a poker ti dò i soldi che ti devo, se ti batto io aspetti ancora un po’. Va bene, gli dico, una mano sola. Io ho una coppia di sette. Lui una coppia di assi. Fortuna che non sa giocare. Gli dico Pensavi mica di battermi con una coppia di uno. Prendo i soldi e torno a casa, prima che si accorga di qualcosa.

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