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Archivio di July, 2008

Un testo che parla di modelli e di gabbie e che incidentalmente va molto a capo

Wednesday 30 July 2008

Quando facevo le medie,
Andavo a scuola tutti i giorni in macchina,
E i genitori facevano i turni per portarci.

C’eravamo io,
E tre amiche
Sulla macchina
C’eravamo noi quattro
Il genitore che guidava,
E i Duran Duran.

Perché in quei giorni lì,
Andare in macchina con tre ragazze,
Voleva dire
Parlare solo dei Duran Duran.

Io mi ricordo,
Mi ricordo che m’avevan detto
(Se è giusto o no, non so)
(Non son andato a controllare)
Che quando Simon Le Bon,
Il cantante dei Duran Duran,
Quando Simon Le Bon
È diventato famoso,
Aveva ventisette anni.

Io mi ricordo che mi ero detto,
Che anche io avrei dovuto far qualcosa,
Qualcosa che mi desse gloria imperitura,
Prima dei ventisette anni.

Io alle medie m’ero detto,
(Anche se ai Duran Duran preferivo i Righeira)
Che anche io avrei dovuto far qualcosa,
Qualcosa che in qualche modo fosse importante,
Prima dei ventisette anni.

Senza accorgermene,
Avevo deciso che Simon Le Bon,
Doveva essere il metro di paragone con cui mi giudicavo.

Poi, dopo,
Non mi son accorto di come sia successo,
Mi son accorto che avevo ventisette anni,
E ancora non avevo fatto niente.

E allora, mi son detto,
Che comunque c’eran degli altri modelli,
Degli altri modelli a cui mi potevo ispirare.

Mi son detto Gesù Cristo,
Mi son detto Alessandro Magno,
Mi son detto trentatré anni.

Ché loro,
Gesù Cristo
E Alessandro Magno,
Dicon che son morti tutti e due a trentatré anni,
Però son passati dei secoli,
Se li ricordano ancora tutti.

Da qualche giorno ho trentaquattro anni.

Ho trentaquattro anni, e anche
Gesù Cristo e Alessandro Magno,
Come modelli,
Non van più bene.

Adesso, il mio modello,
È Camilleri.

(Questa qua non è una poesia, tecnicamente: è che a volte hai voglia di andare a capo quando vuoi tu, senza farti costringere dalla gabbia della pagina, ché di gabbie, a volte, ce n’è già abbastanza nella vita, e allora, a volte, uno prova a uscire almeno da quelle del testo.)

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Un breve post in cui si ringraziano delle persone e in cui si parla di un insegnamento ricevuto in cima a una montagna

Monday 28 July 2008

Volevo fare un post grossissimo sull’esperienza dei giorni passati in quel di Gressoney, a Kinder, la colonia estiva di Condor, ma qua si è già tornati alla vita normale, alla vita reale, e quindi non c’è tempo. Valgano quindi queste righe come ringraziamento a tutti i presenti, agli organizzatori e tutto quanto, perché sono stati quattro giorni meravigliosi.

Ne ho tratto anche un piccolo insegnamento, che ultimamente avevo dimenticato:

Si può stare bene anche senza comprare niente.

(d’altro canto, così, per fare una piccola critica, devo dire che, purtroppo, i chili che avevo faticosamente perso nei giorni precedenti, li ho recuperati tutti.)

(comunque, grazie a tutti, grazie anche a chi mi ha fatto gli auguri per il compleanno, venerdì scorso, via mail, via commenti, via tumblr)

(ah, e per chi non le avesse viste, su phonk ci son delle foto che ho pubblicato in tempo reale nei giorni scorsi)

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Tanto secondo me Kammerspiel non ce l’avevano

Wednesday 23 July 2008

Ieri, come tempi, ero un po’, come si dice, tirato, e allora son andato a far la spesa nella pausa pranzo.

Son andato al supermercato, ho comprato un po’ di cose, c’era il pacchetto da quattro pizze surgelate in offerta, allora le ho prese per quelle volte che di farti cena non hai proprio tempo o voglia. Le avevo già prese una volta, non son mica male, specie se poi gli aggiungi magari un po’ di rucola o qualche altra cosa.

Solo che poi alla fine alla cassa mi son accorto che la scatola era grande e non entrava in nessuna borsa, allora, anche se eran pesanti, ho preso tutte le altre borse con una mano e la scatola delle pizze l’ho portata nell’altra mano, come fossero delle pizze appena sfornate dalla pizzeria.

All’uscita, c’era un banchetto, un banchetto che aveva dei libri e degli opuscoli, mi ha dato l’idea di uno di quei club degli editori, che ricevi i libri in abbonamento a casa, ho guardato, ho riconosciuto un paio di libri tra cui La verità del ghiaccio di Dan Brown, allora non mi son fermato.

Però il signore che c’era dietro il banchetto ha visto che guardavo, ha detto
A lei piacciono i libri, Le piace leggere?
io ho continuato a camminare, con le mie borse e le mie pizze in mano, gli ho detto
Guardi, non è tanto il momento, e allora lui ha detto
Lei, solo pizze, eh!

Io ho girato la testa verso di lui, sempre camminando, e ho detto È vero.

Solo pizze.
Margherite.

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Che confusione, sarà perché ti amo.

Tuesday 22 July 2008

La vista di Cuneo dal mio ufficio, stamattina, è la vista di una città fantasma.

Non c’è nessuno, non ci sono macchine, neanche un prete per chiacchierar.

Prima di venire qui, ho preso la bici e sono andato in piazza, perché volevo dare un’occhiata se là c’era qualcuno, ché oggi di qui, da Cuneo, parte il Tour de France, e mi son detto Chissà, se là in piazza sembra una città viva.

E lo sembrava, una città viva, c’era tanta gente, a piedi, in bici, che curiosava, come me.

C’eran le macchine pubblicitarie, in tutti i colori del giallo (è per via della maglia gialla, non per i gialli, che loro non san neanche cosa siano, loro li chiaman Polar), c’eran gli omini e le donnine vestite dei colori del giallo come le loro rispettive macchine, gente che parlava francese, non sembrava neanche di essere a Cuneo.

E ognuna di queste macchine mandava musica, sembrava una festa, con la gente che schiammazzava curiosa già alle otto e mezza del mattino.

E un camioncino pubblicitario, di una qualche catena di alberghi, pensando, visto che siamo in Italia, di star facendo cosa buona e giusta, diffondeva a un volume più alto degli altri Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri.

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Lista di gente a cui non voglio tanto bene

Monday 21 July 2008

Berlusconi.
Bush.
Ratzinger.
Putin.
Bin Laden.
Antonello Venditti.
Quello che fa la pulizia delle strade la mattina presto.

Ecco. Direi che è quasi completa.

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Masticando una pompa da bicicletta

Friday 18 July 2008

Ieri sera ero a un concerto, ero lì con degli amici, e a un certo punto Bettuzza (le ho detto, domani ci faccio un post, ti posso chiamare Bettuzza?) (mi ha detto di sì) (non sa a cosa va incontro) (no, il numero non ve lo do) (non ce l’ho neanch’io) (va be’ posso chiedere)
(adesso non mi ricordo più cosa volevo dire) (ah sì)

Ieri sera ero a un concerto e a un certo punto Bettuzza tira fuori un pacchetto di cicles (le gomme americane, da noi si chiaman così) e comincia a chiedere se qualcuno ne vuole uno.

Erano dei cicles Vigorsol Air Action alla liquirizia. Le ho detto di no. Io mangio solo quelli al gusto Ice Cassis, le ho detto, tirando fuori un pacchetto dei suddetti cicles dalla tasca.

E lei mi ha detto
Ma lo sai che mi hanno detto che i Vigorsol Air Action si chiamano così perché Air Action si pronuncia come Erection?

Io non ci avevo mai pensato.

In effetti a pensarci Air Action mi fa venire in mente una pompa da bicicletta.

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Questi africani

Thursday 17 July 2008

L’altro giorno, ero lì che camminavo, ho incontrato un tipo che vedo sì e no un paio di volte l’anno, allora ci siam salutati, ci siam fermati un attimo a dir due parole. Questo signore qua, se uno lo vede, si accorge subito che non è piemontese falso e cortese, non tanto dall’accento che ha quando parla, ma basta guardarlo per dire che non è proprio autoctono. Perché uno lo vede, lo guarda, si accorge subito che è negro, nero, di colore: lui vien dal Senegal, son anni che è qua, fa l’operaio, mi è simpatico.

Mi diceva che era stato un mese al sole, al mare, mi diceva che era appena tornato dal Senegal, e diceva che anche in Senegal le cose non son più come una volta, ché qualche anno fa, quando lui tornava in Senegal, gli veniva spontaneo di paragonare i prezzi, e là in confronto tutto costava niente, e diceva che adesso anche in Senegal tutto è aumentato, la benzina costa cara, diceva che anche là, in Senegal, è tutto cambiato.

Io gli ho detto che secondo me lui era abituato che quando tornava in Senegal, andava là e faceva il riccone, e lui ha sorriso e mi ha detto che Sì, faceva il riccone, quando tornava in Senegal, e diceva che là, ormai, lo trattan tutti come fosse il capotribù, diceva lui, sue parole testuali.

Poi diceva, che lui quando va giù in Senegal, va giù con le tasche piene di soldi, poi, quando torna su in Italia, torna sempre con il portafoglio vuoto.

E mentre rideva, diceva
Mi mangiano tutto, questi africani.

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Escucha el ritmo del jazz

Wednesday 16 July 2008

Qualche sera fa, sono andato a vedere un concerto di jazz.

Non sapevo se andare o non andare, ero da solo, mi sembrava un po’ triste andare a un concerto da solo, ma poi mi son detto che c’era Steve Grossman, che ha suonato in uno dei miei dischi preferiti, e allora son andato.

Che poi quel disco lì, io quando ne parlo dico che a torto è uno dei miei dischi preferiti, perché se chiedi a qualcuno che ci capisce, ti dirà che quel disco lì, A tribute to Jack Johnson, di Miles Davis, è uno di quei dischi che cancellerebbe dalla faccia della terra, e allora io gli dico che ha ragione, chiudo il discorso, e dopo, appena son in macchina, o a casa, mi vien voglia di ascoltarlo.

Son arrivato, pensavo fosse già iniziato, e invece no, non era ancora iniziato, era in una piazza, davanti a una chiesa, avevan messo tutte le sedie di plastica, dove sopra c’eran seduti uomini e donne in maggioranza di una certa età, che eran venuti per ascoltare il jazz.

Io mi son messo da un lato, vicino a una transenna, mi son messo lì anche se magari una sedia libera magari c’era, ma secondo me, ascoltare il jazz da seduti, salvo nei posti pieni di fumo e di liquori, è come non ascoltarlo.

Secondo me, ascoltare il jazz su una sedia di plastica vicino a tante sedie di plastica tutte rivolte verso i musicisti, è più come andare al cinema, che ascoltare jazz.

Che poi in effetti quando i musicisti han cominciato, io ho cominciato a muovere il piedino, e poi la testolina, e poi dopo un po’ mi son accorto che c’ero quasi solo io, che muovevo il piedino, o la testolina.

Mi ha fatto strano, perché mi sembrava impossibile, non muovere il piedino e la testolina.

Poi dopo un po’, vicino a me, è arrivata una coppietta, una bella coppietta che si vedeva che eran belli, che si volevan bene, da come si parlavano vicini, da come ridacchiavano, da come si stringevano l’un l’altro, e quando ogni tanto Grossman introduceva i pezzi, l’ha fatto solo tre o quattro volte in tutto il concerto, quando Grossman introduceva i pezzi, in inglese, lei chiedeva a lui che cosa aveva detto, e lui traduceva.

Ne avesse beccata una.

Ma non gli ho detto niente, non potevo dirgli niente, perché eran proprio belli, così abbracciati.

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Sulla birra

Monday 14 July 2008

Ieri sera, mentre ero in birreria con degli amici, mi son tornate in mente le immortali parole che un amico australiano aveva detto mentre stavamo orinando uno vicino all’altro nel bagno di una birreria di Zurigo.

Mi aveva detto: La birra non la puoi comprare, la affitti soltanto.

È vero.

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Kant e il Wii Fit

Thursday 10 July 2008

Dentro quel libro là che dicevo, si dice che

…immediatamente dopo il pranzo, Kant faceva una passeggiata per tenersi in esercizio; ma in quell’occasione non portava mai con sé un compagno; […] per la curiosa ragione che egli desiderava respirare esclusivamente dalle narici, cosa che non avrebbe potuto fare se fosse stato obbligato ad aprire continuamente la bocca conversando. La ragione che egli dava di questo desiderio era che l’aria atmosferica, essendo in tal modo condotta per un percorso più lungo, giungeva perciò ai polmoni con minore crudezza e a una temperatura un po’ più alta, dunque con minore capacità di irritarli, Saldo e perseverante in questo suo esercizio, che raccomandava costantemente ai suoi amici, Kant si vantava di una lunga immunità da raffreddori, malesseri, catarri e disturbi polmonari di ogni genere; di fatto queste sgradevoli indisposizioni lo colpivano ben raramente. Io stesso ho notato, quando occasionalmente ho seguito le sue regole, di essere meno esposto di un tempo alle affezioni polmonari.

È una coincidenza ben strana, che pochi giorni prima della lettura di questo libro, io abbia comprato il Wii Fit, e che il Wii Fit, durante gli esercizi di yoga, mi dica di respirare esclusivamente dalle narici.

Io non lo so se Kant e il Wii Fit si sbagliano o han ragione, però questo consiglio non me l’aveva mai dato nessuno, e nel giro di tre giorni me l’abbian dato in due, Kant, e il Wii Fit.

Secondo me si son parlati.

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