L’altro giorno, ero lì che camminavo, ho incontrato un tipo che vedo sì e no un paio di volte l’anno, allora ci siam salutati, ci siam fermati un attimo a dir due parole. Questo signore qua, se uno lo vede, si accorge subito che non è piemontese falso e cortese, non tanto dall’accento che ha quando parla, ma basta guardarlo per dire che non è proprio autoctono. Perché uno lo vede, lo guarda, si accorge subito che è negro, nero, di colore: lui vien dal Senegal, son anni che è qua, fa l’operaio, mi è simpatico.

Mi diceva che era stato un mese al sole, al mare, mi diceva che era appena tornato dal Senegal, e diceva che anche in Senegal le cose non son più come una volta, ché qualche anno fa, quando lui tornava in Senegal, gli veniva spontaneo di paragonare i prezzi, e là in confronto tutto costava niente, e diceva che adesso anche in Senegal tutto è aumentato, la benzina costa cara, diceva che anche là, in Senegal, è tutto cambiato.

Io gli ho detto che secondo me lui era abituato che quando tornava in Senegal, andava là e faceva il riccone, e lui ha sorriso e mi ha detto che Sì, faceva il riccone, quando tornava in Senegal, e diceva che là, ormai, lo trattan tutti come fosse il capotribù, diceva lui, sue parole testuali.

Poi diceva, che lui quando va giù in Senegal, va giù con le tasche piene di soldi, poi, quando torna su in Italia, torna sempre con il portafoglio vuoto.

E mentre rideva, diceva
Mi mangiano tutto, questi africani.