Quando facevo le medie,
Andavo a scuola tutti i giorni in macchina,
E i genitori facevano i turni per portarci.

C’eravamo io,
E tre amiche
Sulla macchina
C’eravamo noi quattro
Il genitore che guidava,
E i Duran Duran.

Perché in quei giorni lì,
Andare in macchina con tre ragazze,
Voleva dire
Parlare solo dei Duran Duran.

Io mi ricordo,
Mi ricordo che m’avevan detto
(Se è giusto o no, non so)
(Non son andato a controllare)
Che quando Simon Le Bon,
Il cantante dei Duran Duran,
Quando Simon Le Bon
È diventato famoso,
Aveva ventisette anni.

Io mi ricordo che mi ero detto,
Che anche io avrei dovuto far qualcosa,
Qualcosa che mi desse gloria imperitura,
Prima dei ventisette anni.

Io alle medie m’ero detto,
(Anche se ai Duran Duran preferivo i Righeira)
Che anche io avrei dovuto far qualcosa,
Qualcosa che in qualche modo fosse importante,
Prima dei ventisette anni.

Senza accorgermene,
Avevo deciso che Simon Le Bon,
Doveva essere il metro di paragone con cui mi giudicavo.

Poi, dopo,
Non mi son accorto di come sia successo,
Mi son accorto che avevo ventisette anni,
E ancora non avevo fatto niente.

E allora, mi son detto,
Che comunque c’eran degli altri modelli,
Degli altri modelli a cui mi potevo ispirare.

Mi son detto Gesù Cristo,
Mi son detto Alessandro Magno,
Mi son detto trentatré anni.

Ché loro,
Gesù Cristo
E Alessandro Magno,
Dicon che son morti tutti e due a trentatré anni,
Però son passati dei secoli,
Se li ricordano ancora tutti.

Da qualche giorno ho trentaquattro anni.

Ho trentaquattro anni, e anche
Gesù Cristo e Alessandro Magno,
Come modelli,
Non van più bene.

Adesso, il mio modello,
È Camilleri.

(Questa qua non è una poesia, tecnicamente: è che a volte hai voglia di andare a capo quando vuoi tu, senza farti costringere dalla gabbia della pagina, ché di gabbie, a volte, ce n’è già abbastanza nella vita, e allora, a volte, uno prova a uscire almeno da quelle del testo.)