la inseguii nella nebbia
ma non era nebbia
erano le mie lenti appannate

lei mi disse: “vattene!”
“vattene tu!” risposi
“io me ne sto andando!”
“allora rimani”
“no”
“perché?”
“perché son stufa” disse
“sei stufa?” chiesi
“sì” rispose
“di che?”
“di te”
“di me?”

la presi in braccio
stringendola forte
da farle del male

“lasciami!” urlò
“lasciami tu!” urlai
“sei tu che mi tieni” notò
“è vero” ammisi
“mi fai male”
“scusa”

poi la guardai
dentro i suoi occhi
entrambi verdi

“ti amo”
“io no”
“sicura?”
“sicura”

me lo disse così
ma le si bagnavano gl’occhi
“hai gl’occhi in pianto” dichiarai
“è la pioggia”
“fammele assaggiare, allora”
“che cosa?”
“le lacrime”
“non sono lacrime, è la pioggia”
“fammele assaggiare per prova”
“sei pazzo”
“lo so”

poi se n’andò
pioveva mica
giuro
pioveva mica

Tratto da quel libro meraviglioso che è Motosega, di Guido Catalano. Detto questo, mi sa che ci si sente dopo il 24. O anche prima, chissà.