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Archivio di October, 2008

E quinci il mar da lungi

Friday 31 October 2008

Mi ricordo che quando è morta mia nonna, credo fosse il 6 dicembre e poi c’era il ponte fino all’8, dovevo studiare A Silvia. Mi ero portato l’antologia a casa dei nonni e in camera mortuaria ma non mi riusciva proprio, di studiarla.

Mi ricordo che ero riuscito ad arrivare a metà, dove c’è il verso che dice E quinci il mar da lungi, e quindi il monte, e la parola Quinci mi aveva tanto affascinato, io non l’avevo mai sentita, ma una nota la spiegava, e diceva che significava Da qui, da questo luogo, in correlazione con quindi, a significare di qua e di là*.

Mi è rimasta talmente impressa, la parola Quinci, che ogni tanto mi capita di usarla anche mentre parlo, e tutti mi guardano come se avessi un cetriolo al posto del naso.

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Come riconoscere un fascista

Thursday 30 October 2008

C’è uno in piedi che con un bastone sta picchiando un altro, per terra, inerme. L’essere umano normale che passa di lì cercherà di fermarlo in qualche modo, anche solo chiamando gente, anche solo a parole.
Il fascista, invece, vorrà picchiarlo anche lui.

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Al di là del vetro

Wednesday 29 October 2008

Quando è morta mia nonna facevo le medie, e mi ricordo di quei due giorni passati in camera mortuaria, senza niente da fare se non salutar gente, dire le stesse cose a tutti, e ogni tanto, pregare o far finta di.
Stavo lì nell’ingresso, dove da un lato c’era la porta della sala d’aspetto, e dall’altro il corridoio che portava alle sale mortuarie. Davanti alla porta d’ingresso c’era una vetrata, e al di là del vetro stava un inserviente.
Mi annoiavo, un po’ leggevo, un po’ guardavo quel che c’era, quel che succedeva. Succedeva poco.

Mi ricordo di un momento in cui avevano chiamato l’inserviente, l’avevo visto mettersi il camice e i guanti di lattice, l’avevo sentito parlare, avevo capito che da sopra, dall’ospedale, era arrivato un morto, e bisognava vestirlo e metterlo nella cassa. Avevo sentito armeggiare, avevo provato a guardare, ma la porta era chiusa, l’avevo visto uscire e poi rientrare, e poi l’avevo visto rientrare al suo posto, al di là della vetrata.
Che lavoro, pensavo. Chissà come si fa ad abituarsi.
Al di là del vetro, l’avevo visto togliersi il camice e i guanti, poi l’avevo visto chinarsi per cercar qualcosa, poi si era rialzato in piedi e ho visto che si stava mangiando un bel panino.

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La verità su Facebook

Tuesday 28 October 2008

Se arriva ancora uno che mi poka, io vado lì e gli tiro uno sganassone.

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Sport

Monday 27 October 2008

L’altra mattina ero in una sala d’aspetto che aspettavo, ero lì con una signora e abbiam cominciato a parlar del più e del meno, come si fa nelle sale d’aspetto, lei mi diceva Eh, qua è sempre un problema, parcheggiare, e io le dicevo Ha proprio ragione, infatti io quando mi muovo in città mi muovo sempre in bici, ho una bici speciale che io andarci sopra mi diverto tantissimo, e poi come stamattina, andare in bici subito dopo colazione, al fresco, mi fa sentir d’un vivo che lei non ha idea, le dicevo. E lei mi diceva Fa proprio bene a andare in bici, che oltre a risolvere tutti i problemi di parcheggio e di inquinamento, poi fa anche un po’ di sport. E io le dicevo Guardi, se lei mi dice che andando in bici sto facendo dello sport, mi vien voglia di andare in macchina.

Ho pensato che se qualcuno mi chiede se faccio dello sport, io gli racconto questa cosa qua.

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Perdere il filo.

Thursday 23 October 2008

Ero lì in ufficio, da solo, era passato l’orario di apertura, mi son detto Adesso mi prendo dieci minuti e mi metto a scrivere. Dopo poco è entrato un cliente e allora ho chiuso il quaderno, poi mentre c’era questo cliente è arrivato un altro cliente, e poi ancora un altro, e poi ancora un altro, e dopo che son andati via tutti mi son detto Che cosa stavo facendo? Ah già stavo scrivendo, mi son detto, solo che non mi ricordavo più che cosa stavo scrivendo, Porcoboia m’han fatto perdere il filo, mi son detto da quasi incazzato, e allora ho preso il quaderno per vedere cos’avevo scritto, e ho visto che non avevo ancora scritto niente.

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Sono una persona orribile /3

Wednesday 22 October 2008

Non riesco mai a essere completamente triste quando vado a trovare qualcuno in ospedale.

È per via di tutte quelle infermiere.

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Vissuti così diversi

Tuesday 21 October 2008

Ero nell’ufficio di una mia cliente, ci conosciamo da anni, e la vedevo con un bel sorriso, e allora ci siam messi a parlare, e mi raccontava, con un’espressione da quindicenne che non le avevo mai visto, che finalmente si è innamorata. Lei è vedova da dieci anni, con due figli, e mi raccontava di aver conosciuto questa persona, mi ha raccontato di come si sono conosciuti, di quanti messaggini si mandano, la vedevo proprio felice, e mi diceva Però non è facile, alla nostra età, sai, con due vissuti così diversi, andare d’accordo, proprio perché le esperienze son diverse, e allora io le ho detto È un po’ come prendere un cane già adulto, che ha già tutte le sue abitudini, che è coccoloso e tutto, e poi ti giri e scopri che ti ha cagato nel salotto.

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Metafore

Monday 20 October 2008

Mi dici Guarda qua come mi ha fatto i capelli quell’ignorante del parrucchiere sembro uno spinone, sembro sempre spettinata con tutti i soldi che gli ho lasciato
Io ti rispondo che quando ho visto queste piastrelle qua della cucina mi son sembrate una cavolata perché sembravan sporche anche da pulite e invece guardami adesso come son contento non le pulisco mai sembran pulite anche da sporche

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Vorrei che tu fossi qui

Thursday 16 October 2008

(una poesia, dedicata ad una persona speciale, ma molto speciale, che abita lontano, molto lontano)

Vorrei che tu fossi qui

Questa sera
Son tornato a casa
Mi son tolto le scarpe
Ho trovato
Un calzino bucato

Vorrei
Che tu fossi qui

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