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Archivio di April, 2009

Celebrazioni (ma è colpa di questo blog postofago)

Thursday 30 April 2009

Questo blog nei giorni scorsi ha compiuto cinque anni, Spinoza raggiunge il milione di pagine viste dall’inizio dell’anno (settecentocinquantamila solo da marzo, con l’apertura del laboratorio permanente di satira), e vai così.

(e niente, avevo scritto un altro post, ma il blog se l’è mangiato.)

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Sto rileggendo

Wednesday 29 April 2009

Lavoro da anni all’Unesco e presso altri organismi internazionali, nonostante ciò ho saputo conservare un certo senso dell’umorismo e specialmente una notevole capacità d’astrazione, voglio dire che se un tizio non mi piace lo cancello immediatamente, e mentre lui parla e parla io passo a Melville, e intanto quel disgraziato crede che lo stia ascoltando. Così, se mi piace una donna posso astrarle i vestiti non appena entra nel mio campo visivo, e mentre lei mi dice che oggi c’è un tempo infame, io trascorro lunghi minuti ad ammirarle l’ombelico. Qualche volta è quasi malsana questa mia dote.

Stimolato da alcune conversazioni dell’ultima settimana, sto rileggendo Storie di cronopios e di famas di Julio Cortázar, perché nonostante ne ricordassi con sommo piacere alcune parti, mi son accorto di essermi dimenticato di alcune altre che son altrettanto belle. Se non l’avete ancora letto, ve lo consiglio, davvero.

Riguardando questo paragrafetto che ho appena scritto, mi son accorto di aver scritto Sto rileggendo, che mi fa venire in mente che una volta c’era una conferenza, e un giovane scrittore aveva detto, così, en passant, con fare saputo, che stava rileggendo Dostojevskij. Poi dopo un mese era uscito il nuovo libro di questo giovane scrittore, e mentre ero in macchina avevo sentito che lo intervistavano alla radio, e lui, così, en passant, con fare saputo, aveva detto che stava rileggendo Nietzsche.

E niente, mentre ho riguardato il paragrafetto qui sopra dove ho scritto Sto rileggendo ho pensato, guarda questo qua che fa finta di rileggere cose che non ha mai letto per darsi l’aria del saputo, poi ho pensato che ero io, e che l’avevo già letto davvero. L’avevo già anche citato, persino. Ma non ci crederà nessuno. Io, fossi in me, e non sapendo che son io, non ci crederei.

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Cavalcare nel sole

Tuesday 28 April 2009

Oggi è il 28 aprile. A guardarla così, a molti sembrerà una data qualunque, come il 18 gennaio o il 15 giugno, ma così non è.
(Se una di queste date è il vostro compleanno, auguri)
Non è una data qualunque, ma per spiegarlo devo fare un lungo giro.

Vedete, io sono di Cuneo, che è una città realmente esistente, proprio come tutte le altre. Qualcuno obietterà che ci sono ragioni che spingono a credere che nessun posto sia realmente esistente, ma lasciamo stare; Cuneo non è Macondo, anche se qualcuno vorrebbe farvelo credere, Cuneo esiste davvero, e si trova – dico queste cose perché mi capita spesso di incontrar persone che non hanno idea di dove sia Cuneo – all’estremo ovest dell’Italia, tra Torino e la Liguria, vicino al confine con la Francia. Cuneo è la frontiera. Il West. E questo ha qualche conseguenza.

Se abitate a Cuneo, vi capiterà spesso di dover andare in giro per l’Italia, per lavoro o per piacere, e ritornare la sera; dovunque andrete, che sia Bologna, Genova, Venezia, Firenze o Vattelapesca, per tornare a casa dovrete guidare verso ovest, e viaggerete costantemente con il tramonto davanti agli occhi. Può essere fastidioso – lo è – ma cavalcare verso il sole è una cosa così western che ripaga di tutto l’abbagliamento (anche se il tuo destriero è in realtà una Renault Modus milledue), e già te lo pregusti, partendo, salutando donne, mettendoti in testa lo Stetson, sigaretta pendula al lato della bocca, e non vedi l’ora di solcare il polveroso deserto dell’Arizona andando verso Cuneo.

Dopo c’è anche questa cosa, che Cuneo, nell’immaginario collettivo, ha un po’ questa fama di città di gente col gozzo, gente fatta un po’ a modo suo, gente di montagna, gente che guida col cappello (è uno Stetson, idioti).

E comunque il 28 aprile è l’anniversario della Liberazione di Cuneo – che è un po’ in ritardo, cosa volete, siamo a ovest, siamo fatti un po’ a modo nostro noi gente del West, cosa volete farci – e visto che il 25 ero impegnato, tutto il giorno, a cavalcare nel sole, per ritornare a casa nel West, mi piaceva ricordare almeno questo giorno qui.

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Sulla superiorità della telepatia e altre quisquilie

Monday 27 April 2009

Perché io, se dico una cosa, la faccio. Non sono uno di quelli che dicono Oggi chiudo il blog, e poi l’indomani scrivono lo stesso, come se nulla fosse, dicendo che era uno scherzo, che era un modo per attirare le attenzioni su di sé; non sono uno di quelli, niente affatto. Ho detto che non avrei scritto per una settimana, e non ho scritto per una settimana.

(il fatto che non avessi il computer e fossi lontano da qualsivoglia tipo di rete wi-fi non ha avuto alcun merito in questo, davvero, perché poi era comunque pieno di internet point, nel posto dov’ero, ma andare in un internet point, sapete, significa usare il computer di un altro, che è una cosa che se posso evitare, evito, perché usare il computer di un altro mi sembra un po’ come cagare nel cesso altrui)

Gli oulipiani parlano di se stessi come topi che vorrebbero uscire dal labirinto che si sono costruiti*, gli oulipiani si danno regole assurde per scrivere e poi le devono rispettare, tipo scrivere un romanzo senza la lettera E, oppure scrivere un romanzo palindromo, che si possa leggere da destra a sinistra come se lo si leggesse da sinistra a destra; io ho deciso di darmi quella che secondo me è la regola definitiva: scrivere senza scrivere, che è una regola che bisogna usare, ogni tanto, perché a volte, scrivere senza scrivere, è molto meglio che scrivere scrivendo.

Ci dovresti provare anche tu che leggi, ogni tanto, a seguire questa regola dello scrivere non scrivendo: vengon fuori delle opere bellissime e immortali, opere che morirebbero, se fossero trasferite nella parola scritta.

Per esempio, io, la scorsa settimana, ho scritto un post telepatico, e chi ha avuto la mente abbastanza aperta e ricettiva sarà rimasto abbacinato dalla sua bellezza e autenticità, era un post da immediato aha-erlebnis, da immediato satori, e trasferito sulla pagina, sullo schermo, perde molto, della sua virtù, ma non disperate, genti non elette, se non avete potuto sentirlo, per deficit vostri o del mondo che vi circonda, io, pur consapevole che questo post, per scritto, perderà tutto il suo valore, lo scriverò lo stesso, perché non mi piace, non mi piace affatto – scusate, m’era suonato il telefono – non mi piace affatto che queste divine opere dell’intelletto vadano perdute, e quindi, eccolo qui.

Diceva
ziqqurat
kaiserslautern

(adesso, a vederlo, quasi quasi mi piace anche per scritto)

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Uso innovativo del mezzo.

Monday 20 April 2009

Questa settimana voglio fare un esperimento. È una cosa innovativa, che io sappia, una cosa che non è mai stata tentata prima. Ve la butto lì. Si tratta di post telepatici.

Questa settimana non scriverò nessun post, ma tenterò di inviarli direttamente nella testa di chi passerà di qui. Naturalmente non credo che tutti saranno in grado di riceverli: ci vogliono menti ricettive, menti fuori dal comune; ma anche in questi tempi bui, tempi devastati e vili, confido che qualcuno avrà la mente abbastanza aperta per ricevere i miei messaggi.

Se riuscite, fatemi un cenno. Telepatico, o anche attraverso i commenti, o anche attraverso il vostro blog. Io vi risponderò telepaticamente, e poi magari ci scriviamo alla fine della settimana telepatica.

Rullino le trombe, squillino i tamburi: si dia il via all’esperimento.

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Il telefono contiene se stesso

Thursday 16 April 2009

È da un po’ di tempo che ho l’impressione che avere il telefono fisso serva soltanto a quelli che vogliono farti cambiare operatore.

È un po’ come una borsa che contiene solo se stessa. O forse solo la parte più rompicoglioni di se stessa.

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Già che siam lì a parlare di classici della letteratura

Wednesday 15 April 2009

Mi han fatto notare recentemente che le parole Si trasforma in un razzomissile hanno un ovvio significato sessuale, e io non ci avevo mai pensato.

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Su Agatha Christie

Tuesday 14 April 2009

Certo non si può dire che sia buona scrittura quella di un romanzo in cui ci si riferisce al protagonista alternativamente con il nome proprio o chiamandolo l’investigatore, proprio come non si può dire che un articolo in cui si parli di Apple dicendo La compagnia della mela, L’azienda guidata da Steve Jobs, L’azienda di Cupertino e così via sia ben scritto; però un romanzo che ti faccia completamente dimenticare che a un paio di metri da te c’è una pentola in cui bolle il minestrone – minestrone che sta diventando rapidamente un tutt’uno con la pentola – qualche qualità deve pur averla, dico io.

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Eterodiretti

Thursday 9 April 2009

Ci sono un astrofisico, una interprete/traduttrice, e uno sfigato (che poi sarei io); sembra un inizio di una barzelletta ma non lo è, ci sono un astrofisico, una interprete/traduttrice, e io, che, da un paio d’anni ormai, si son fatti/ci siamo fatti, tra di loro/tra di noi, una specie di gruppo d’ascolto di un telefilm americano che ci piace, un telefilm che si chiama Lost. Tutti e tre lo guardiamo in contemporanea con l’America, lo trasmettono il mercoledì notte, e salvo rarissimi casi il giovedì sera siam lì a scambiarci mail con le nostre impressioni, con quello che abbiam capito della puntata, degli indizi, dei misteri svelati, e mi son accorto che un paio di settimane fa, in un rapido scambio di messaggi con l’astrofisico, ci sentivamo furbi ad aver capito delle cose, ci dicevamo bravo a vicenda, mi son accorto che ci sentivamo furbi per aver capito delle cose che in realtà gli sceneggiatori, i registi, i produttori, senz’altro volevano che noi capissimo, e mi son accorto quindi che tanto furbi non siamo, se ci sentiamo furbi a capire cose che per forza, per seguire bene la serie, dobbiamo capire, e secondo me, questa cosa qui, si presta a considerazioni di carattere più generale, solo che non ho capito ancora bene quali.

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Armi, acciaio e malattie

Wednesday 8 April 2009

Qualche mese fa, una sera, son venuti a casa mia degli amici, si son portati dietro una ragazza, una loro amica che da me non era mai venuta, e appena entrata aveva assunto un’espressione incredula, aveva detto Ma quanti libri! Ma li hai letti tutti? Non sapeva più cosa dirsene, e se io da un lato ero impreparato alla domanda – che poi in quella libreria c’è una parte direi infinitesima dei miei libri – dall’altro avrei voluto risponderle come avrebbe fatto Eco (No, questi sono quelli che devo leggere questa settimana. Se li avessi letti, perché li terrei qui?) (era in uno dei due diari minimi, credo), ma alla fine le ho risposto di sì, non li ho proprio letti tutti tutti, ma quasi tutti.

E il mio pensiero non andava tanto alla pila degli ultimi acquisti, e neanche ai libri che mi avevano regalato e non avevo mai aperto; mentre le dicevo che non li avevo letti proprio tutti tutti, guardavo lassù all’ultimo piano della libreria, dove c’era – e c’è – una copia di Armi, acciaio e malattie*, di Jared Diamond, un libro che quando l’avevo iniziato mi era sembrato interessantissimo, ma poi, mentre lo stavo leggendo, mi è caduta addosso la mia vita, e da allora, non l’ho più aperto.

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