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Archivio di May, 2009

Delle Bevande

Friday 29 May 2009

Ieri sera, tornando dal lavoro, ho dovuto deviare dal solito percorso per andare a casa di un cliente, quindi, dopo, sono passato alla Coop, che è un po’ fuori mano per i miei soliti giri, ma non lo era per il giro di ieri sera. E quando vai in un supermercato diverso, come quando vai in una libreria diversa, noti cose che nel tuo supermercato, o nella tua libreria, non noteresti, perché sei talmente abituato alla disposizione delle cose che di solito vai diretto a quel che ti interessa; se vai in un posto diverso, diventa un mondo nuovo, è una caccia al tesoro per trovare lo yogurt che ti piace, la bevanda che ti piace, la marmellata che ti piace, e nel frattempo scopri molte cose di cui non sospettavi l’esistenza, o che semplicemente non ti eri mai soffermato a osservare.

Era tutto il pomeriggio che non bevevo – c’era molto lavoro – e avevo voglia di qualcosa, anche solo acqua frizzante: io sono uno che di solito beve acqua del rubinetto, quando beve acqua, ma ieri sera avevo una tale voglia di bere qualcosa di diverso che mi son soffermato sulle bevande.

Bevande uno – Bibite gassate
Per arrivare alle svariate marche di acqua frizzante sono passato in mezzo alle bibite gassate. Non ne bevo mai. Troppo zuccherate, talmente tanto che se ne bevo, dopo ho ancora più sete. Ce n’era una, di cui non ricordo il nome, mi sembra fosse una gassosa, che era girata all’incontrario, cioè non era la marca che era rivolta verso di me come capita di solito (ci avete fatto caso? mica sono disposte a cazzo di cane, eh), ma era quella roba obbligatoria che i produttori volentieri ometterebbero, ovvero gli ingredienti e le informazioni nutrizionali. Era una bottiglia da un litro e mezzo, e nelle informazioni nutrizionali, espresse in grammi ogni cento millilitri, era tutto a zero. Tranne gli zuccheri. C’era scritto che c’erano otto grammi di zucchero ogni cento millilitri. Poco, ho pensato. Poi m’è venuto in mente che cento millilitri son un decilitro, e che un decilitro è meno di mezzo bicchierino, e che se io mi compro una roba del genere la finisco in una serata, e che quindi otto grammi ogni decilitro fanno ottanta grammi al litro, centoventi grammi per un litro e mezzo. Centoventi grammi di zucchero, se uno pensa a quanti cucchiaini sono, c’è da star male.
Sono passato oltre.

Bevande due – Coca Cola Zero
Dicono che la Coca Cola zero contenga zero calorie. Lo dice la Coca Cola, e l’ho letto anche da qualche parte su internet, da qualcuno di cui mi fido, mi sembra. Ho comprato quella. A casa l’ho assaggiata, secondo me contiene zero calorie perché uno non la beve mica, una cosa così; come si fa a berla? Fa schifo ai cani, non c’è senso. Poi ho pensato che c’è gente che beve la RedBull.

Bevande tre – Birra Moretti
Tra le birre bionde di largo consumo, non so perché, ho sempre avuto una predilezione per la Birra Moretti. Anche il mio amico che fa la birra dice che tra tutte, la Moretti non è male, ma io ho scoperto cose che lui non sa. Quello che non dicono, della Birra Moretti, è che non va per niente bene per pulire il pavimento della cucina: rimane tutto attaccaticcio, una roba che non vi dico. E poi, tutto quel vetro, porca miseria, ci ho messo mezz’ora a raccoglierlo, e mi sa che a piedi nudi, in cucina, per un po’, non ci vado.

P.S. ATTENTI CHE HO SBAGLIATO! La Coca Cola Zero è BUO-NIS-SI-MA! Una delle cose più buone che abbia mai assaggiato! Ah, com’è DELIZIOSA E RINFRESCANTE! (Meglio così, Sig. Cola?)
P.P.S. Anche la RedBull è ottima! Giuro!

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Regalo

Thursday 28 May 2009

Domenica, al mercatino dell’usato di Savona, ho comprato un libro, Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, edizione Einaudi Stile Libero Big, per l’importo di due euro.
Il libro si presenta in condizioni pari al nuovo, senza scalfitture sulla copertina o sulla costola, e non presenta alcun segno che possa far pensare di esser stato letto.
Dentro, c’era un bigliettino, con l’esterno colorato, con dei fuochi d’artificio. All’interno del bigliettino c’era scritto

18 maggio 2008
Tanti
Auguri
di Buon
Compleanno
Da [nome illeggibile]
e
Paola

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جمل

Monday 25 May 2009

Quello è jamal, camello, mi ha detto Mohammed, voi dite dromedario, camello con una gobba sola; anche noi diciamo dromedario per dire camello con una gobba sola, ma lo diciamo per voi: per noi, una gobba o due gobbe, sempre jamal è.

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What the world needs now

Friday 22 May 2009

Stamattina, con una cliente, ci siamo messi a parlare di politica, e piano piano, ci siamo accorti che viaggiavamo, come si dice, su dei binari direi abbastanza paralleli, poi siamo andati avanti a parlare, e com’è, come non è, ci siam trovati a dire che erano belli i tempi in cui c’erano delle persone come Gaetano Bresci.

Poi, dopo, quando la signora è uscita, mi son messo lì a cercare, su internet, se c’era una biografia di Bresci, che è un personaggio che mi ha sempre interessato, solo che al di là dei libri di storia non avevo mai letto niente, nessuna biografia, niente. Ho scoperto, su wikipedia, che oggi, 22 maggio, sarebbe il suo compleanno, il centoottesimo, se fosse ancora vivo. Anzi, a guardar bene, è il compleanno della sua morte, subito subito avevo sbagliato a guardare. Non mi piacciono gli anniversari delle morti, però ormai avevo cominciato a scrivere, e qua non si butta mica via niente, cosa credete.

Comunque, quel che volevo dire, è che è un peccato che sia morto, Bresci.

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Ributtante.

Wednesday 20 May 2009

Ieri sera mi son detto che a colazione avrei volentieri mangiato un pompelmo. Saranno state le nove e mezza, c’era tutto chiuso, ho pensato che magari uno dei nuovi fruttivendoli che hanno aperto qua in città, quelli che hanno le mele tutte lucidate a una a una, disposte su un tappeto di velluto, ho pensato che uno di quei fruttivendoli lì magari ce lo aveva, un distributore automatico di pompelmi per i bisogni notturni della cittadinanza. Invece no, ho girato un bel po’, ma niente. Noto con dispiacere che con tutto questo progresso tecnologico si trascurano i bisogni primari della gente che lavora.

Mentre giravo, son passato davanti al Bar Marsiglia, e ho visto qualcuno che dall’interno batteva con il pugno contro la vetrina. Era Spartafini che mi chiamava, non lo vedevo da tantissimo tempo. Allora son entrato, ci siamo aggiornati sulle ultime vicende davanti a un quartino di rosso di incerta provenienza.

(la prosecuzione della lettura è a vostro rischio e pericolo: questo è un esperimento: ributtante)

Mi ha raccontato Spartafini che ieri mattina ha fatto una cosa che lui stesso non si sarebbe mai aspettato di fare.
Era qualche giorno che non cagavo, diceva Spartafini, saran stati almeno tre o quattro giorni, così stamattina, caffè, poi sigaretta, e mentre son lì che fumo, diceva lui, mi è venuto uno stimolo, e allora son corso in bagno. Mentre chiudevo la porta mi son ricordato che stamattina toglievan l’acqua per far dei lavori lì sotto in strada, diceva Spartafini, e io avevo bisogno, allora ho preso il secchio, ci ho messo un sacchetto di plastica dentro, mi sono abbassato i pantaloni, e l’ho fatta lì dentro il sacchetto di plastica dentro il secchio. È stato faticosissimo. Ti giuro, una roba durissima, mai vista. Poi, dovevi vedere la quantità, mi diceva Spartafini, mentre io non sapevo cosa dire, ero esterrefatto e pieno di ripugnanza, ma lui continuava, guarda, mi diceva, se esisteva il Pulitzer della merda lo vincevo.

Mi diceva, guarda, se sapevo che ti incontravo te la portavo a vedere, è bellissima, l’ho tenuta da parte, perché a parte la quantità e la consistenza, diceva Spartafini, la cosa che non ti ho detto è che stamattina, mentre me la guardavo, mi son accorto che a guardarla bene da una certa angolazione era uguale sputata a Berlusconi.

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Questo non è un post

Monday 18 May 2009

Perché il post di oggi l’ho scritto sull’Accalappiacani.

(Con Paolo Nori, Paolo Colagrande, Gessica Franco Carlevero e Gea Vecli abbiamo presentato il n.3, che è appena uscito, sabato pomeriggio al Litcamp, ed è stato bellissimo. Grazie a Arsenio che ha organizzato tutto.)

(Come Bonus – o come Malus, verrebbe da dire – ieri ho letto un pezzo di Renault4 su Collettivovoci, così se volete sentire uno che parla come uno di Cuneo, siete accontentati.)

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Cosa avrebbe detto

Wednesday 13 May 2009

Dentro un libro che sto leggendo, Vita agra di un anarchico – Luciano Bianciardi a Milano, di Pino Corrias, ho trovato, a pagina 161, una frase di Bianciardi tratta da una lettera del giugno 1962, scritta a un amico di cui non si sa il nome, in cui Bianciardi dice:

Fra vent’anni, tutta l’Italia si ridurrà come Milano.

Chissà cosa direbbe Bianciardi, se ci vedesse adesso.

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Martive

Monday 11 May 2009

Eravamo in vacanza su un’isola in un arcipelago lì vicino alle Baleari, non mi ricordo il nome, però mi ricordo che era un nome che somigliava molto a Maldive, tipo Maldine o Mandive, una cosa del genere, un nome costruito per trarre in inganno, si capiva, e anche se lo capivi poi inconsciamente quando si trattava di scegliere il viaggio c’era questo nome che ti girava per la testa, e dicevi, massì, dai, andiamo alle Manzine, e dentro la tua testa pensavi di andare alle Maldive. Poi, il giorno del ritorno a casa, mi ricordo che visto che ero stato il primo a fare il check-in sarei partito per ultimo, non so che ragionamento ci stava dietro: era così, e lo accettavo, allora me la son presa un po’ comoda, e quando son stato pronto per partire non c’era più nessuno, neanche tu, eravate partiti tutti: c’ero rimasto io, solo io, su quell’isoletta, in quell’albergo che a pensarci era più una casa alpina che un albergo.
Le poche sere che mi addormento senza che nessuno mi dia la buonanotte faccio dei sogni ben strani.

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Flauto

Friday 8 May 2009

Qua vicino al mio ufficio c’è una scuola, e stamattina stanno facendo le prove con il flauto. Fanno due note, una più alta e una più bassa. Mi mettono su un’agitazione, mi sembra sempre che stia arrivando la polizia.

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Ultime da New York

Thursday 7 May 2009

Ieri sono andato a prendere alla stazione un mio amico che tornava da New York. Credo che in realtà non ci fosse andato in treno, a New York, ma non ho investigato. Quando è arrivato ci siam salutati, abbiam caricato le valigie sulla mia macchina, siam saliti e appena partiti gli ho chiesto com’era, New York. Lui mi ha detto che a New York le porte son pesantissime.

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