Ieri, parlando, mi hanno chiesto se avessi mai letto un libro di Pontiggia. Ho risposto che, no, non lo avevo mai letto, quel libro lì, di cui adesso non ricordo neanche il nome, però mi son ricordato, ma non l’ho detto, che quando avevo 19 anni mi avevano convinto ad andare ad un incontro con Pontiggia, e Pontiggia, in questo incontro, aveva detto che lui dei romanzi leggeva solo le pagine dispari, e che le pagine pari se le inventava. Diceva Pontiggia che poi, con questo sistema, il romanzo che ne usciva, mezzo letto e mezzo inventato, era molto più bello di quello che poi in realtà c’era nel libro. Mi ricordo che quel giorno lì mi son detto che dovevo stare attento, nel mio futuro, a non leggere mai un libro di Pontiggia, mi ricordo che mi son detto Che trombone, ma non l’ho detto.
Poi invece adesso mi sa che lo leggo, quel libro lì, cerco su internet che libro è, e lo leggo, ché m’han detto che mi interessa, e poi, ho pensato ieri, Povero Pontiggia, era vecchio, magari gli è venuto un accesso di trombonismo lì per lì, magari ha scritto dei libri belli e io non li leggerò mai perché l’unica cosa che mi ricordo di lui è un accesso di trombonismo. Via, mi son detto, perdoniamolo.