L’altro giorno, al bar, si parlava, m’han detto dovresti far degli addominali, poi quindi quando son arrivato a casa mi son messo lì sul tappeto a far degli addominali, lì per terra, con le mani dietro la nuca come uno che dorme sotto un albero dopo un bel picnic dopo che si è mangiato e bevuto, magari con un filo d’erba in bocca, espirando quando salivo su con la testa, inspirando quando scendevo giù, e tutte le volte che salivo su contavo, mi son detto che la prima volta ne dovevo far cinquanta, e contavo, uno, e espiravo, e venivo su con la testa, poi andavo giù, inspiravo, poi due, espiravo, salivo, inspiravo, scendevo, e poi tre, contavo. È stato difficilissimo, non tanto per la fatica fisica, non era mica tanto faticoso, ma più che altro mi son accorto che a far tutte quelle cose lì insieme, salire, scendere, respirare, contare, non riuscivo mica più a pensare ad altro. Che poi uno si mette lì a fare queste cose, magari gli sfugge il pensiero, non si ricorda mica più a che numero era arrivato, magari si ricorda il suono, finiva per uno, chissà se era trentuno, o ventuno, o quarantuno, o forse cominciava per ventise, e chissà se era ventisei, o ventisette, e non puoi mica smettere di fare gli esercizi per ragionarci sopra a mente fredda, che altrimenti va tutto a farsi friggere. Poi dicono che quei che vanno in palestra son tutti dei decerebrati tutti muscoli e niente cervello, ma qua ci va un controllo, una determinazione totale, che secondo me è anche un po’ al di là delle umane possibilità. Son cose che se uno non le prova non le sa mica.