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Archivio di September, 2009

Letteratura ambulante

Wednesday 30 September 2009

Leggevo stamattina che in questi giorni a Padova c’è Patrik Ourednik, autore, oltre al resto, di uno dei libri che secondo me è uno di quei libri che rimarranno nel tempo, un libro che si chiama Europeana. Io inviterei tutti ad andarci, anche se, una volta che c’era un incontro con Ourednik, ero molto combattuto, perché se da un lato mi sarebbe molto piaciuto incontrare Ourednik, dall’altro mi aveva sempre dato l’impressione di essere uno stronzo. Mentre lo raccontavo ai suoi editori italiani (una piccola casa editrice palermitana che si chiama :duepunti), gli dicevo che invece poi, a parlarci, Ourednik si è dimostrato disponibile, simpatico, e per niente stronzo. Loro mi han detto che, secondo loro, è meglio non fidarsi troppo delle seconde impressioni.

Sabato scorso mi è arrivata una busta, dentro c’era un libro, e dentro il libro c’era un foglio di carta intestata, diceva Università degli Studi di Roma – Tor Vergata, e sul biglietto c’era scritto Se non le piace questo libro, Lei non capisce niente di fisica. Ecco adesso questo libro, che è un libretto piccolino che si chiama Einstein’s dreams di Alan Lightman, ce l’ho sul tavolo della cucina da sabato scorso, non so se iniziarlo o no, lo guardo un po’ in tralice, mi mette un po’ di, come si dice, ansia da prestazione.

Venerdì sera son stato a una lettura pubblica di Guido Catalano. Poi, andando alla macchina, che sarà stata parcheggiata duecento metri più in là, ho sbattuto contro un palo. Dopo una cinquantina di metri, ho sbattuto contro un altro palo. Volevo raccontare della lettura di Catalano, ma poi tutto quello che mi ricordo di quella sera lì è che mi sembra di non aver fatto altro che sbatter contro dei pali.

Poi, una cosa che volevo dire, è che se ai Macchianera Blog Awards votate per qualcun altro, non dico di votare me o Spinoza, ma se votate per qualcun altro, ve lo siete meritato, Berlusconi.

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Fuoco

Monday 28 September 2009

L’altra sera ero a cena con degli amici, e prima di cena c’era una ragazza che parlava molto, era al telefono con una sua amica che telefonava dalla francia, parlava solo lei.

Io ero lì vicino al fuoco, e quando ha finito la telefonata, le ho detto Vieni a sentire la voce del fuoco.

Poi son andato via, e quando son tornato lei era lì che parlava col fuoco.

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Quelle notti tutta la notte a parlare.

Friday 25 September 2009

L’altro ieri sera avevo bisogno di una cosa che era in una scatola, son entrato nella stanza delle scatole, mi è sembrato di sentire una voce, ho detto Chi ha parlato?
C’era un omino lì nella stanza, dietro una scatola, ha detto, È facile.
È facile? In che senso è facile, Chi ha parlato? ho detto.
È facile. Hai parlato tu.
E quando avrei parlato? gli ho chiesto.
Un attimo fa, ha detto.
E cosa avrei detto?
Hai detto, mi ha detto, Chi ha parlato?
E certo, ho detto, perché mi è sembrato di sentire una voce. Hai parlato tu?
No, mi ha detto, sei stato tu.
E quando, gli ho detto.
E lui, Poco fa.
Ma dai, gli ho detto, e cosa mai avrei detto?
Hai detto, chiaramente, Chi ha parlato?

Dopo son rimasto lì tutta la notte. Poi, ieri mattina, verso le otto, l’omino mi ha detto Scusa un secondo che ho dimenticato le sigarette, è sparito dietro una scatola, e non l’ho più visto.
Son ancora qua che lo aspetto per finire il discorso.

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Splendido Isolamento

Thursday 24 September 2009

Il problema di Cuneo, posto bellissimo e perfettissimo proprio come dicon tutti, è nel suo Splendido Isolamento. Oddio problema. Diciamo che nello Splendido Isolamento di Cuneo ci son dei vantaggi e degli svantaggi. I vantaggi sono lo Splendido Isolamento. Gli svantaggi anche.

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Cose che fan male al cuoricino

Wednesday 23 September 2009

Che poi, tu non ci crederai perché lo so come sei fatto, ma andare a Asti, è una cosa che se ci pensi, è una cosa che ti fa venire un colpo, tanto è lontano, Asti, rispetto a Cuneo, anche se magari uno che viene dal Veneto o dalla Svizzera, o dalla Romagna, o da Minsk o da Milano non lo può capire, quanto è lontano Asti da Cuneo, di sicuro dirà che da Cuneo a Asti è una bazzecola, arrivarci, in confronto ai chilometri che han dovuto fare loro per venire fin qui, ma non si rendono conto che per uno di Cuneo, andare fino a Asti, son cose che se non ci stai attento potrebbe anche venirti un colpo.

Perché per me, credici, non so se sia una cosa comune a tutti quei che son di Cuneo, quando devo uscir dalla provincia di Cuneo, quando vedo il cartello Provincia di Cuneo con sopra una sbarra rossa, son cose che fan male al cuoricino, vedere il cartello Provincia di Cuneo piazzato lì ai confini con un’altra provincia, tutto solo lì piantato, pensaci, son cose che fan male, esser lì piantato ai confini tra la Provincia Granda e magari la provincia di ForlìCesena, o ai confini tra la Provincia Granda e la provincia di Viterbo, son cose che se ci pensi ti viene un crepitio da dentro, che è il cuore che sobbalza e si accascia, a pensare a quel cartello Provincia di Cuneo tutto solo lì piantato, abbandonato al confine tra la Provincia di Cuneo e chissà cosa. Lo so che non ci credi, è perché non sei empatico, come al solito, non sei empatico per niente, non sei in grado di metterti nei panni degli altri, ecco, vorrei proprio vedere te, piantato tra la Provincia di Cuneo e il nulla, cosa faresti. Stronzo.

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In tralice

Friday 18 September 2009

Ieri sera, sono andato ad Asti.
Arrivato a Novello, nella rotonda che ti porta nel paese, o sulla strada per Alba, c’era un omino, e m’è sembrato che quell’omino mi guardasse in tralice.
Poi, arrivato a Barolo, nella rotonda che c’è proprio all’entrata del paese, che poi è una falsa rotonda, son una decina di pietre quadrate incastonate nell’asfalto, infatti il camion che c’era davanti ci è passato sopra, lì nella rotonda di Barolo, da un lato, c’era un omino che mi guardava in tralice.
Poi, a Castiglione Falletto, mentre io ero ancora lì dietro il camion che cercavo di sorpassarlo senza riuscirci, mi son accorto che dietro il cartello Castiglione Falletto Controllo elettronico della velocità c’era un altro omino, che mi guardava in tralice anche lui.

Dopo, è tutta autostrada e superstrada, per arrivare ad Asti, e se non altro, in autostrada o superstrada, anche se non si vede bene il paesaggio, non si vedono i paesini, c’è il vantaggio che non c’è nessuno ai bordi delle strade, ci sono i guard-rail, è vietato, stare ai bordi delle strade nelle autostrade o superstrade, e non c’è nessuno che ti guardi in tralice.

Che poi a dirla tutta io non so mica cosa voglia dire, guardare in tralice, è solo una cosa che ho trovato dentro un libro, una cosa che avevo trovato in innumerevoli altri libri, ma ieri l’ho trovata in un libro che stavo leggendo, e pur non sapendo che cosa volesse dire, mi son accorto che quegli omini mi stavano tutti, loro, guardando in tralice: è come quando vedi una sogliola, che anche se non ne hai mai vista una, la prima volta che la vedi ti dici To’ guarda, una sogliola (poi magari è un sarago) (che peraltro non so cosa sia neanche quello).

Mi son detto, adesso che arrivo ad Asti, mi prendo una bella rivincita, mi son detto, adesso che scendo dalla macchina, la prima persona che vedo, mi metto lì e la guardo in tralice, così poi vedono com’è, esser guardati in tralice, questa gente che ha l’abitudine di guardarti in tralice senza sapere come ci si sente.
Poi, arrivato ad Asti, la prima persona che ho visto è stata la mia ragazza, e proprio non ce l’ho fatta, a guardarla in tralice.

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Vedi com’è la gente

Thursday 17 September 2009

C’era uno che era un ignorante, ma talmente ignorante che non capiva che se lo prendevi in giro per la sua ignoranza, era perché ti faceva pena, era per carità cristiana, era per compassione, e lui, talmente ignorante com’era, se lo prendevi in giro per quanto era ignorante, lui si incazzava. Vedi come sei ignorante? gli dicevo, e lui si incazzava, e non capiva affatto che il mio prenderlo in giro voleva essere uno stimolo, una spinta verso una presa di coscienza che avrebbe potuto preludere a un miglioramento personale, lui no, lui pensava, nella sua ignoranza abissale, che il mio prenderlo in giro fosse un divertimento da parte mia, e invece no, il mio era un tentativo di scuoterlo dalla sua ignoranza totale, era un tentativo di prenderlo sotto la mia ascella, e di condurlo verso la consapevolezza.
E invece lui s’incazzava.
Vedi com’è la gente.
Vuoi fargli dei piaceri e loro s’incazzano.

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Una specie di indovino

Wednesday 16 September 2009

C’è il papà della mia ragazza che secondo me è una specie di indovino. Quando siam tornati dalle ferie, l’ho portata a casa, e ci siam accorti che sul balcone, in casa sua dove eran dieci giorni che non c’era nessuno, in quel posto dove sta casa sua che non per vantarmi è forse il posto più caldo e afoso che io abbia mai visto, quando siam arrivati lì in casa sua ci siam accorti che sul balcone le piantine di basilico di suo papà avevano un po’ patito l’assenza, eran dieci giorni che nessuno le bagnava, qualche piantina era morta, e le altre non stavan mica tanto bene. Ho fatto un po’ quel che ho potuto, e il giorno dopo, che son ripartito per tornare a casa mia, che c’era da ricominciare a lavorare, sembrava che stessero un po’ meglio. Dopo qualche giorno son tornati anche i suoi, sua mamma e suo papà, della mia ragazza, e quella sera che son tornati ci siam sentiti al telefono, le ho chiesto come l’aveva trovato, il basilico, suo padre, e lei m’ha detto che aveva un po’ sbuffato perché qualche piantina era morta, e lei gli aveva detto che io l’avevo curato con tanto amore. Lui, che secondo me è una specie di indovino, ha detto Cosa vuoi che abbia fatto, gli avrà dato da bere. Io è da quella sera lì che ci penso, secondo me suo padre è una specie di indovino.

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Conserva

Tuesday 15 September 2009

Domenica, avevo cinque o sei pomodori che se non li mangiavo andavano a male, solo che non avevo voglia di mangiarli, che erano già un po’ molli, e allora mi son detto Quasi quasi mi faccio un po’ di conserva. Mi son messo lì, li ho pelati, poi li ho passati nel passaverdura, poi ho fatto la conserva. Son stato proprio contento, adesso ho conserva per due o tre giorni. Adesso per due o tre giorni mi faccio la pasta, e ci metto su la conserva, voglio far veloce, che non so mica se si conserva.

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Manopole

Monday 14 September 2009

Se c’è una cosa che non mi riesce, in cucina, sono i fritti. C’è questa cosa che bisogna girar la manopola al punto giusto, che se la giri troppo poco non succede niente, e se la giri troppo bruci tutto che è una cosa che mi fa dannare. Mi fanno dannare, i fritti. O più che altro mi sa che son le manopole, che mi traggono in inganno. Anche a casa, quando stavo coi miei, c’era la doccia che aveva due manopole, una con l’acqua calda, una con l’acqua fredda. Mai stato capace. Mai stato capace a trovare la giusta posizione delle due manopole, che uscisse il giusto quantitativo di acqua calda e di acqua fredda per produrre una miscela di acqua calda e di acqua fredda che fosse tiepida, di un tiepido giusto, alla temperatura ottimale. Per questo lo devo ammettere, che quando stavo coi miei, mi lavavo abbastanza poco. Poi negli ultimi anni, nella casa dove son stato fino a metà dell’anno scorso, e poi in questa casa qui, c’è una cosa che a chi l’ha inventata dovrebbero dargli il Nobel per la pace nel mondo, che secondo me, chi ha inventato questa cosa qui, il miscelatore, ha fatto un’opera che ha fatto più bene all’umanità di quanta ne abbia fatta Lady Diana. E infatti, io, da quando in casa ho il miscelatore, in questa casa qui o nella casa dove stavo prima, fino a metà dell’anno scorso, mi lavo molto più volentieri, direi persino che la doccia è diventata uno dei piaceri della mia vita. Non che mi lavi molto spesso però, perché i piaceri, se son delle cose rare, sono ancora più piacevoli.

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