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Archivio di October, 2009

Questo di tanta speme oggi mi resta.

Wednesday 28 October 2009

A volte mi chiedo se non sia possibile rendere pedonale la strada qui sotto. Anzi, non pedonale: renderla giusto inaccessibile ai genitori che vanno a prendere i loro figli a scuola; perché i genitori che vanno a prendere i loro figli a scuola son la razza peggiore, i genitori che vanno a prendere i loro figli a scuola sono maleducati come pochi altri rappresentanti della razza umana, i genitori che vanno a prendere i loro figli a scuola dovrebbero essere internati in speciali campi di rieducazione, bisognerebbe mettergli delle targhette al braccio perché tutti li possano riconoscere anche mentre sono al lavoro o girano per strada, bisognerebbe scavare una buca profonda profonda e buttarceli dentro, o per lo meno, bisognerebbe insegnargli a non parcheggiare in mezzo alla strada o davanti ai garage della gente, a spegnere la macchina, e anche l’autoradio. O al limite, almeno cambiare stazione.

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Stavamo tutti bene

Tuesday 27 October 2009

L’altro giorno ero fermo nel parcheggio di un autogrill che armeggiavo col cellulare, guardavo un sito che mi avevano mandato via posta elettronica, e mi son accorto che dal parcheggio dell’autogrill si vedeva il mare, e il cervello, non so, mi ha fatto associare il telefono e il mare, e mi ha fatto ricordare di quando da piccolo andavo al mare a Vallecrosia, località ligure mischiata alle altre sull’asse Ventimiglia Camporosso Vallecrosia Bordighera. Tra l’altro noi si raggiungeva la spiaggia attraverso una viuzza chiamata Via Rattaconigli, che era una viuzza situata esattamente sul confine tra il comune di Vallecrosia e il comune di Bordighera, e se non fosse stato per quella viuzza il confine tra i due comuni sarebbe stato impercettibile, tanto le case sono unite senza soluzione di continuità, come si dice. Quella strada, Via Rattaconigli, aveva la particolarità di essere divisa a metà: nella sua ipotetica linea di mezzeria correva il confine che separava Vallecrosia da Bordighera, e essendo che la strada portava alle spiagge del comune di Vallecrosia, la metà della strada che apparteneva al comune di Vallecrosia era asfaltata, mentre la metà che apparteneva al comune di Bordighera no. Sterrato. Non so come sia adesso, magari si son messi d’accordo i due comuni e l’han fatta asfaltare uniformemente, ma allora, nel millenovecento e fischia, era così, a parlarne adesso sembrano molti anni, e in effetti sono molti anni, anche solo a veder quante cose son cambiate, sarà di sicuro cambiata anche questa, ma di sicuro son cambiati i telefoni. Perché quel che mi è venuto in mente mentre armeggiavo nel mio telefono cellulare in quel parcheggio dell’autogrill mentre mi ero accorto che si vedeva il mare, è che quando noi si andava al mare a Vallecrosia, per telefonare bisognava andare al bar che c’era sulla Via Aurelia, chissà se c’è ancora, il bar, e dentro il bar, passato il bancone, nella stanza là in fondo, verso sinistra, prima del bagno, c’era una cabina di metallo, tutta imbottita, e se ci penso adesso, dalle dimensioni e dall’aspetto, come me lo ricordo, poteva essere anche blindata, tanto assomigliava a una cassaforte; aveva solo un piccolo vetro verticale a zigrinature orizzontali, sulla porta, che permetteva di capire se c’era qualcuno dentro senza rovinar la privacy. C’era una luce, dentro, e uno sgabello, e una mensola su cui stava la guida del telefono. Poi c’era il telefono, che non era mica a gettoni, quelli c’erano già, e già affiancavano la moneta corrente, te li ricordi?, non era a gettoni, era apparentemente un comune telefono a disco da parete, grigio, a scatti. Tu entravi in questo sarcofago, e telefonavi; poi uscivi, andavi al bancone, il barista ti contava gli scatti, pagavi, magari ne approfittavi per un ghiacciolo, poi uscivi, e a pensarci adesso, mentre ero lì nel parcheggio dell’autogrill che facevo cose turche col mio cellulare, era proprio un bel casino, telefonare ai nonni per dire che stavamo tutti bene.

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Quegli orologi al quarzo che davano insieme al detersivo.

Monday 26 October 2009

C’era una mia zia, che in realtà non era una mia zia, ma era la moglie dello zio di mio padre, c’era questa mia zia che veniva tutti i fine settimana nel paese dove abitavo, veniva a trovarmi, delle volte mi portava dei regali, c’era questa zia che tutte le estati veniva nella casa che aveva nel mio paese, e tutte le mattine io andavo a comprarle il giornale, poi lei mi lasciava il resto, io mi ci compravo delle caramelle goleador alla liquirizia, o alla coca-cola, era una zia piuttosto anziana, a cui volevo molto bene, e mi ricordo che tutte le volte che veniva l’ora legale, o tornava l’ora solare, lei mi portava gli orologi a sistemare, quegli orologi al quarzo che davano insieme al detersivo.
Mi ricordo che era un periodo che io avevo appena preso la patente, lei era in ospedale perché si era rotta una gamba, io ero andato a trovarla, in ospedale a Fossano, ed ero rimasto lì cinque minuti a parlare con lei, poi avevo cominciato a sentire un odore di merda che io lì vicino al letto non ci potevo più stare, tanto era forte l’odore di merda. C’era con lei anche mio zio, lo zio di mio padre, che era più anziano di lei ma stava bene, di salute, in quel momento lì lui sembrava diverse generazioni più giovane; era andato da qualche parte, e quando è tornato, erano passati pochissimi minuti, io mi son inventato che dovevo andare via che dovevo andare a far delle cose, e invece era solo che me ne dovevo andare di lì, perché c’era una puzza di merda, una puzza di merda che io non ce la facevo, e non potevo stare lì ancora un minuto, con quella puzza di merda. Allora ho salutato, Cerca di stare bene, zia, le avevo detto, e poi me ne ero andato. Poi dopo qualche giorno l’avevano portata in un ospedale un po’ più lontano, a Genola se non ricordo male, e a me Genola sembrava un posto in capo al mondo, ai tempi, perché a Genola ci passavi solo per andare verso Torino, ed era un po’ come dire che Genola era a Torino, per me, a quei tempi. Poi, dopo un paio di settimane, mia zia era morta. Era morta lì, in quell’ospedale di Genola, che non so neanche se era un ospedale o una casa di cura o una casa di riabilitazione o una casa di riposo, e io, adesso, mi ricordo dell’ultima volta che ho visto mia zia, che ero andato via subito per via della puzza di merda.
Me lo ricorderò per sempre, anche adesso che son passati degli anni, chissà quanti ne sono passati, adesso anche suo marito è morto, anche suo marito, che era più anziano di lei, ma che in quel momento, mentre lei era lì in ospedale, sembrava molto più giovane di lei: adesso anche lui è morto. Lui piangeva sempre, dopo che era morta sua moglie. Anche quando veniva a portarmi gli orologi da mettere a posto, quando veniva l’ora legale o tornava l’ora solare, perché, dopo che era morta sua moglie, mia zia, aveva cominciato a portarmeli lui. Sempre gli stessi orologi al quarzo che davano insieme alle confezioni del detersivo. Non era mai stato in ospedale, fino all’inizio dell’anno scorso, non ci era mai andato, né per malattia, né per incidenti, mai. Non era mai stato in ospedale. Poi, all’inizio dell’anno scorso, una gamba aveva cominciato ad andare in cancrena, e l’avevano ricoverato in ospedale a Cuneo. Gli avevano amputato una gamba. E la sera dell’operazione, lui era lì che cominciava a sentire i dolori, i dolori al piede che non aveva più, lui non se lo ricordava che non ce l’aveva più, la sera dell’operazione io ero andato lì da lui, con la mia sdraio, e un libro, mi ricordo che il libro era il libro di Max Aub, Delitti esemplari, e avevo passato quella notte con lui, senza chiudere occhio. Lui, fortunatamente, aveva dormito per la maggior parte della notte. Alla mattina, quando le infermiere mi hanno fatto sgombrare la stanza, mi sono alzato, l’ho salutato e me ne sono andato. Dopo qualche giorno è morto anche lui.
Adesso, quando viene l’ora legale o torna l’ora solare, a me viene il pensiero che dovrei sistemar gli orologi ai miei zii, ma adesso sono morti tutti.

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Sui vantaggi dell’ignoranza

Friday 23 October 2009

Non è una coincidenza che una settimana dopo aver deciso di accendere finalmente il riscaldamento, che una settimana dopo aver smesso di andare in giro in vespa, che una settimana dopo aver deciso di mettermi qualcosa sotto la camicia, il mio corpo si ribelli, si ammali, gli venga il raffreddore e la febbre.
È come se l’ignoranza del freddo lo preservasse da ogni male, e la sua consapevolezza lo facesse invece inabissare.
È anche un po’ per questo che faccio fatica a leggere i giornali.

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Quando sono morto.

Thursday 22 October 2009

Quando sono morto, ero lì che camminavo, ero tranquillo, ero in mezzo al mercato di Cuneo che camminavo, poi sono morto. Non mi sono accorto di niente, ero lì che camminavo in mezzo al mercato di Cuneo, stavo andando da un cliente, stavo pensando alle mie cose, chissà cosa pensavo, e poi sono morto. Me ne sono accorto dopo, che sono morto, c’è voluto del tempo, è stata una cosa istantanea, ma non te ne accorgi subito che sei morto, se muori in maniera istantanea. Morire è un’idea che ci mette del tempo a insediarsi nella tua testa, non è facile capire, e abituarsi al fatto di esser morti. Non è facile per niente. Ero lì che camminavo, ero in mezzo alla gente, stavo pensando alle mie cose, chissà cosa pensavo, e mentre pensavo mi son accorto che intorno a me non c’era più nessuno. Ohibò, mi son detto, dovevo essere soprappensiero, ero in mezzo a un casino di gente, e in un secondo, forse meno, forse una frazione infinitesima di secondo, son spariti tutti. Non vedevo nessuno, continuavo a camminare, mi guardavo intorno, e tutta la gente, centinaia di persone credo, che c’era prima intorno a me, non c’era più. Stranissimo, mi son detto. Guardavo intorno, sembrava che in quella frazione di secondo tutto il mondo vivente fosse sparito. La signora col cagnetto che c’era davanti a me non c’era più, l’avevo notata, doveva essere ancora lì, e invece non c’era più. Non c’era più il tizio pelato che avevo notato da lontano. Ma non è il caso di fare un elenco di chi non c’era più, perché non c’era più nessuno. C’ero solo io. Continuavo a camminare, guardandomi in giro, e non c’era più nessuno intorno a me, i banchi del mercato erano abbandonati, sembrava fossero stati abbandonati in una frazione infinitesima di secondo da tutta la gente che c’era. Sono uscito dalla piazza, non c’era nessuno neanche nei negozi, sotto i portici, mi sembrava di essere rimasto l’unico uomo sulla terra. E invece no, l’unico uomo sulla terra non ero io, perché ero altrove, ero morto, ma me ne sono accorto molto tempo dopo. Perché morire, si fatica tantissimo ad abituarsi. Morire è un’idea che non piace, in generale, alla gente, neanche a me. Mi era capitato di pensare, qualche volta, al fatto di morire, e qualche volta, in gioventù, mi era anche saltato brevemente per la testa di provocare artificialmente la mia morte, ma in quel momento lì, quando mi son accorto che son morto, molto tempo dopo che è capitato, molto tempo dopo quella mattina in cui stavo camminando in piazza a Cuneo, quando mi son accorto che son morto m’è dispiaciuto. Non lo so, mi sembrava di avere ancora delle cose da fare. E invece no, ero morto, e non me n’ero manco accorto. Non aveva senso, morire così, in mezzo a una piazza, circondato dalla gente, mentre stavi pensando alle tue cose. Eppure era successo, e non avevo idea di come era capitato. Avevo continuato a camminare, e non c’era nessuno. Non aveva mica senso che tutta la gente che c’era fosse sparita. Eppure era sparita. Tutta la gente. O così mi sembrava. Ai miei occhi erano spariti tutti, e invece ero sparito io. Adesso lo posso dire, che qua, l’aldilà, esiste, anche se ne dubitavo, prima, quando ero vivo. L’aldilà esiste, ed è uguale al mondo di prima, solo che non c’è nessuno. È un po’ una noia, l’aldilà. Stai da solo con te stesso, i primi giorni giri di qua e di là per cercar qualcuno, poi capisci finalmente che non c’è nessuno da nessuna parte, e ti fermi. E tutto quel che hai da fare è pensare, e ricordare, finché non ti viene in mente che sei morto. Quando ero vivo, non ci avrei mai pensato, che dopo morto avrei pianto così tanto.

(Non so cos’è questa cosa qui: l’ho scritta d’un fiato senza rileggere, per testare un sito che si chiama Write or Die, Scrivi o Muori*. Fortunatamente ho scritto, e non sono morto.)

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Tre recensioni

Wednesday 21 October 2009

Leggevo su internet le recensioni di alberghi in un posto dove devo andare nei prossimi giorni, ne ho trovato uno che aveva recensioni tutte positive tranne una, son andato a guardarla, diceva che Sì, il wi-fi era gratuito come c’era scritto nella descrizione, ma che non c’era affatto scritto che il computer dovevi portartelo da casa.

Quest’estate mi è capitato per la prima volta di guidare per una settimana un quad, una di quelle moto con quattro ruote, altrimenti dette ATV, All-Terrain Vehicles, Veicoli per Tutti i Terreni, e devo dire che m’è piaciuto, sono adatte davvero per tutti i terreni, tranne uno, l’asfalto.

Se siete a dieta e volete ridurre il numero di calorie assunte a colazione, vi consiglio senz’altro i biscotti integrali marchiati Auchan. Sono ottimi, per questo. Io ne ho una confezione da un mese e non sono ancora riuscito a finirla.

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Siamo gente intrepida

Monday 19 October 2009

Vorrei fare una provocazione: tutte le volte che ascolto delle trasmissioni alla radio dove ci sono gli interventi degli ascoltatori, c’è sempre uno che a un certo punto dice: Vorrei fare una provocazione.
Io m’immagino la gente che ascolta la radio, gli viene in mente un’idea geniale, alza il telefono, telefona, parla con la redazione, si prenota, poi aspetta col cuore in gola il suo turno per fare la sua provocazione, e poi dice una cosa così normale, una cosa così banale, che io non so, mi vien sempre da dire Siamo gente intrepida.
Comunque, vorrei fare una provocazione, sei per sei trentasei, sei per otto quarantotto.
Siamo gente intrepida.

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Ehilà

Friday 16 October 2009

A volte mi vien quasi voglia di farmi fucilare. Mi immagino già la scena, che vado lì, al muro, c’è già il plotone d’esecuzione tutto ben schierato, dodici soldati, sei in piedi e sei genuflessi, con il loro comandante che mi fa sistemare in posizione ottimale, mi chiede se voglio una sigaretta, poi si sistema anche lui in posizione, dice Plotone, attenti, poi dice, Caricare, poi dice Puntare, e mentre è lì che sta dicendo Puntare, sento dire Ehilà, vedo una mano che si agita dietro il plotone, anche i soldati si giran verso quella mano, salta fuori che è un mio amico, aggira il plotone e dice Ehilà. Poi si avvicina verso di me, con le mani raccolte dietro la schiena, mi dice, Ma lo sai che quasi quasi stavo pensando di farmi fucilare anch’io?
Dopo ci mettiamo a parlare e poi andiamo a prendere una birra.

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Di costituzione

Thursday 15 October 2009

Io, di costituzione, sono un uomo che mangia molte brioches.
Poi, di costituzione, io, sono un uomo che mangia molti biscotti.
E poi, sempre di costituzione, sono un uomo che mangia molto cioccolato.
Solo che non ne compro mai, né brioches, né biscotti, né cioccolato, perché se ne comprassi, durerebbero meno di una sera.
Allora giro per casa nervoso, con l’impulso di addentar tavolini.

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Cassaforte

Wednesday 14 October 2009

Uno diceva all’altro che voleva mettere una cassaforte in casa. L’altro gli diceva che aveva senso, ma che doveva metterla in un posto comodo da raggiungere, non come aveva fatto lui, che l’aveva messa in un posto dove non ci si andava mai, e alla fine non la si usava mai, e quindi diceva di metterla in un posto comodo, di modo da usarla, la cassaforte, perché se non la usi, è come non averla, diceva. E poi gli diceva, prendi un muratore fidato, e te la fai piazzare, e l’altro, quello che voleva mettersi in casa una cassaforte, diceva che tanto lui faceva il muratore, se la piazzava da solo, e quello che lo consigliava gli diceva che così era molto meglio, così non doveva neanche uccidere il muratore, perché sai, gli diceva, non è mai bene che qualcuno sappia dove hai la cassaforte. E quell’altro, quello che faceva il muratore, e che voleva mettersi in casa una cassaforte, diceva che l’indomani sarebbe dovuto andare da uno a piazzargli una cassaforte, e dopo questo discorso non era mica più tanto tranquillo.

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