L’altro giorno ero fermo nel parcheggio di un autogrill che armeggiavo col cellulare, guardavo un sito che mi avevano mandato via posta elettronica, e mi son accorto che dal parcheggio dell’autogrill si vedeva il mare, e il cervello, non so, mi ha fatto associare il telefono e il mare, e mi ha fatto ricordare di quando da piccolo andavo al mare a Vallecrosia, località ligure mischiata alle altre sull’asse Ventimiglia Camporosso Vallecrosia Bordighera. Tra l’altro noi si raggiungeva la spiaggia attraverso una viuzza chiamata Via Rattaconigli, che era una viuzza situata esattamente sul confine tra il comune di Vallecrosia e il comune di Bordighera, e se non fosse stato per quella viuzza il confine tra i due comuni sarebbe stato impercettibile, tanto le case sono unite senza soluzione di continuità, come si dice. Quella strada, Via Rattaconigli, aveva la particolarità di essere divisa a metà: nella sua ipotetica linea di mezzeria correva il confine che separava Vallecrosia da Bordighera, e essendo che la strada portava alle spiagge del comune di Vallecrosia, la metà della strada che apparteneva al comune di Vallecrosia era asfaltata, mentre la metà che apparteneva al comune di Bordighera no. Sterrato. Non so come sia adesso, magari si son messi d’accordo i due comuni e l’han fatta asfaltare uniformemente, ma allora, nel millenovecento e fischia, era così, a parlarne adesso sembrano molti anni, e in effetti sono molti anni, anche solo a veder quante cose son cambiate, sarà di sicuro cambiata anche questa, ma di sicuro son cambiati i telefoni. Perché quel che mi è venuto in mente mentre armeggiavo nel mio telefono cellulare in quel parcheggio dell’autogrill mentre mi ero accorto che si vedeva il mare, è che quando noi si andava al mare a Vallecrosia, per telefonare bisognava andare al bar che c’era sulla Via Aurelia, chissà se c’è ancora, il bar, e dentro il bar, passato il bancone, nella stanza là in fondo, verso sinistra, prima del bagno, c’era una cabina di metallo, tutta imbottita, e se ci penso adesso, dalle dimensioni e dall’aspetto, come me lo ricordo, poteva essere anche blindata, tanto assomigliava a una cassaforte; aveva solo un piccolo vetro verticale a zigrinature orizzontali, sulla porta, che permetteva di capire se c’era qualcuno dentro senza rovinar la privacy. C’era una luce, dentro, e uno sgabello, e una mensola su cui stava la guida del telefono. Poi c’era il telefono, che non era mica a gettoni, quelli c’erano già, e già affiancavano la moneta corrente, te li ricordi?, non era a gettoni, era apparentemente un comune telefono a disco da parete, grigio, a scatti. Tu entravi in questo sarcofago, e telefonavi; poi uscivi, andavi al bancone, il barista ti contava gli scatti, pagavi, magari ne approfittavi per un ghiacciolo, poi uscivi, e a pensarci adesso, mentre ero lì nel parcheggio dell’autogrill che facevo cose turche col mio cellulare, era proprio un bel casino, telefonare ai nonni per dire che stavamo tutti bene.