My Blog » 2010 » June

Archivio di June, 2010

Autan

Monday 28 June 2010

La cosa strana di avere una pluralità di blog è che quando sei da qualche parte non sai mai dove scriverlo, perché ogni blog ha una sua personalità, e scrivere qualcosa che esuli dalla personalità che tu, scientemente o meno, hai dato a quel blog, significa in qualche modo snaturarlo.
In effetti, adesso che si comincia a andare in giro a presentare il libro di Spinoza (c’è la copertina, qui a destra, da qualche parte, e cliccandola si ottengono tutte le informazioni), non so mai come fare a dirlo in giro, che sono di qua o di là, perché se da un lato a qualcuno devo dirlo, perché magari a qualcuno interessa, dall’altro mi sembra sempre di rompere un po’ le balle.
Tipo, l’altro giorno ci pensavo, a dove annunciare la presentazione di Spinoza che abbiamo fatto a Carrù (tra l’altro ringrazio Zooroom, il Caffè Einaudi e Glocalmedia, che hanno messo insieme questa cosa) e ci ho pensato talmente tanto che poi l’ho annunciata solo nei social network, e non sui blog.
Devo inventarmi qualcosa, ma nel frattempo uso questo spazio per dire che domani martedì 29 giugno sono al circolo Dacia, a Gualtieri, sul Po, nei dintorni di Reggio Emilia, e se qualcuno è nei dintorni mi farebbe piacere che venisse, per condividere dei discorsi, e magari un po’ di Autan.

11 Commenti

Dicono che voglion fare delle conversazioni

Thursday 24 June 2010

Ma hai visto in che mondo che siamo, porca di una miseria, in che mondo che siamo, in un mondo dove nessuno è più capace di ascoltare, un mondo dove tutti parlano, porca di una miseria, e nessuno è più capace di ascoltar l’altro, spetta un secondo, fammi finire, aspetta un attimo che poi perdo il filo non mi ricordo quel che stavo dicendo, porca di una miseria, dicevo: in questo mondo qua tutti son lì che voglion dir la loro e nessuno ascolta mai nessuno, ma ti pare normale? E io son qua che ascolto tutti non parlo mai sto sempre zitto zitto e ascolto, sento le loro ragioni, poi dopo vorrei dir la mia, e non si può, perché loro continuano a parlare, son tutta gente che ne han di opinioni, tutte loro, tutte forgiate nella loro propria mente, ma poi chissà dove le han sentite, magari gliele han dette i loro padri, o le han sentite alla tv, tutti lì che parlano e non dicono niente, e non lasciano mai parlare gli altri, spetta un attimo che adesso parlo io, che a me non mi lascian mai parlare, non mi lascian mai dir niente, e io ne avrei di cose da dire, a sta gente che parla parla, io ne avrei di opinioni, su tutta quella gente lì che voglion far delle conversazioni, dicono: dicono che voglion far delle conversazioni, e invece son lì che fan dei monologhi: fanno dei monologhi, ecco cosa fanno, e Diobono non interrompermi che a me se m’interrompono mi fanno di un incazzare, ma di un incazzare che non ne hai un’idea, porca di una miseria, son qua che parlo, e m’interrompi, ma dimmi te, e non mi dovrei incazzare, ci avrò anche il diritto di parlare, no? Ci avrò ben il diritto! Io pago le tasse!

9 Commenti

Un colpo al cerchio e uno all’anima

Tuesday 22 June 2010

L’altra settimana ero in un centro commerciale di una grande città del centro-nord e mi son messo a pensare che nei centri commerciali ascolto con piacere delle musiche che da solo non mi sognerei mai di ascoltare, cose che non conosco e che van di moda, cose con la melodia sbarazzina e la batteria in quattro, cose che proprio normalmente non penseresti neanche che abbiano un senso, ma lì, nei centri commerciali, ti ritrovi a dondolar la testa, a canticchiare a battere il piedino, e non te ne vergogni neanche, e a non vergognarsene, ci sarebbe da vergognarsi. L’altro giorno ero in un centro commerciale e hanno messo come musica una canzone di un noto cantautore italiano che ha scritto anche dei libri di poesie, è uno famoso che si chiama come un pittore, mi sembra, e a un certo punto la canzone diceva Un colpo al cerchio e un colpo all’anima. Ho pensato Quanta verità, quanta poesia.

Poi ho pensato A caval donato non si guarda l’anima.
Poi ho pensato Can che abbaia non morde l’anima.
E poi Chi semina vento raccoglie l’anima.
E Chi si loda si imbroda l’anima.
Chi troppo vuole stringe l’anima.
Chi trova un amico trova l’anima.
Chi va a Roma perde l’anima.
Chi va al mulino s’infarina l’anima.
Il diavolo fa le pentole ma non l’anima.
Non dire gatto se non ce l’hai nell’anima.
Per un punto Martin perse l’anima.
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia l’anima.
Tra moglie e marito non mettere l’anima.
Tutte le strade portano all’anima.
Tutto fumo niente anima.
Una mano lava l’altra e tutte e due lavano l’anima.

Ah, l’anima. La poesia. Basta così poco.

35 Commenti

Istruzioni per l’uso di una caffettiera

Monday 21 June 2010

Riempite d’acqua fredda la caldaietta, senza che il livello superi il foro della valvola di sicurezza.
Inserite il filtro a imbuto nella caldaietta.
Riempite il filtro di caffè macinato, senza premerlo, avendo cura di non lasciare polvere di caffè sul bordo della caldaietta.
Avvitate il raccoglitore alla caldaietta e chiudete con forza, ma senza esagerare, evitando di fare leva sul manico.
Mettete la caffettiera sulla fonte di calore; se si tratta di fiamma tenetela bassa in modo che non sporga dal bordo della caldaietta.
Quando il raccoglitore è colmo di caffè, togliete la caffettiera dalla fonte di calore.
Nella caldaietta rimarrà dell’acqua eccedente: ha lo scopo di evitare il surriscaldamento delle pareti e l’annerimento dell’acciaio.

Precauzioni
Non utilizzate mai la caffettiera senza acqua.
Non lasciate la caffettiera sul fuoco dopo la completa produzione di caffè.
Non utilizzate mai altri estratti, polveri di cacao, camomille, altri infusi o solubili. Potrebbero otturare i fori della piastrina filtro.
Dopo l’uso, non aprite la caffettiera prima di averla raffreddata.
Controllate periodicamente il filtro a imbuto, la piastrina filtro e la guarnizione: quando rivelano segni di usura o deterioramento vanno sostituiti.
Scegliete soltanto parti di ricambio originali e conformi al modello in uso.
Periodicamente pulire, con cura, anche l’interno della colonnina.
La caldaietta è stata studiata per essere utilizzata solo con acqua.
Decadimento di ogni garanzia in caso di sostituzione di parti o accessori con materiale non originale.
Non toccare la superficie calda della caffettiera ma utilizzare manico e pomolo.
Tenere lontano dalla portata dei bambini.

(Istruzioni per l’uso di caffettiera Bialetti Casa Italia Elegance Venus, quattro tazze)

23 Commenti

Passa

Thursday 17 June 2010

L’altro ieri son andato in banca. Avevo ancora tempo, quindi mi son fermato al bar che c’è vicino alla banca per prendere un caffè. Ero partito veloce, senza neanche poterlo prendere a casa, il caffè. Ero partito talmente veloce che poi ero in anticipo. La banca, era quella dove lavoravo, una volta. La banca in cui è nato quel blog che si chiamava E io che mi pensavo che la vita del bancario erano tutti fiorellini, che poi adesso si chiama E io che mi pensavo e basta, ché io, bancario, non lo son più da anni. Son passato al bar vicino alla banca per prendere un caffè, c’era la barista, l’ho salutata, lei m’ha detto È un bel po’ che non passi in questi paraggi, e io ci ho pensato, le ho detto Eggià, sono cinque anni. Poi ci ho pensato bene, le ho detto, Sono cinque anni oggi.
Poi son dovuto andare, ché il tempo passava, e m’ero mangiato l’anticipo. E volevo scriverlo subito, questo post qui, ma non avevo tempo, e oggi sono cinque anni e due giorni e quel che mi sembrava aver senso scrivere l’altro ieri oggi forse non ne ha più.

15 Commenti

Son cose semplici

Monday 14 June 2010

Mi dicevano, a riguardo di quel che dicevo l’altro giorno, che è paradossale scoprirsi a pensare una cosa e dire che a quelli che pensano quella cosa gli daresti fuoco, perché così, alla fine finisce che daresti fuoco a te stesso. Io gli dicevo Bravi, è proprio così.
Tipo quelli che si davan fuoco per protesta, magari si eran sempre detti Io, a quelli che si dan fuoco per protesta, gli darei fuoco, e quando si son scoperti a darsi fuoco per protesta, si sono odiati, e si son dati fuoco.

14 Commenti

Poesia sulla variabilità degli stati d’animo

Friday 11 June 2010

Davvero non capisco
com’è che certe volte
mi viene la tristezza,
e poi all’improvviso
mi viene l’happynezza.

23 Commenti

Sullo scrivere racconti in età adulta

Thursday 10 June 2010

Ieri ho scritto, così, en passant, come se fosse una cosa normalissima, che ho ricominciato a scrivere dei racconti in età adulta. L’ho scritto così, en passant, senza accorgermene, come se fosse una cosa normalissima, ma poi, quando ho riletto, dopo che avevo scritto, mi son accorto che scrivendo mi sembrava normalissimo che uno in età adulta scrivesse dei racconti. Ecco, rileggendo mi son vergognato tanto, ma tanto, e continuo a sostenere che a quelli che scrivono racconti in età adulta e la considerano una cosa normale bisognerebbe dargli fuoco.

14 Commenti

Il Robert Johnson nella mia testa

Wednesday 9 June 2010

Qualche anno fa avevo scritto un racconto, uno dei primi che ho scritto in età diciamo adulta, un racconto tutto sincopato dove c’era Robert Johnson, uno degli eroi della mia post-adolescenza, c’era Robert Johnson che raccontava la sua vita, mi ero anche documentato, avevo anche letto dei libri per scriverlo, e c’era lui, nel racconto, con le parole delle sue canzoni, che raccontava di come avesse venduto la sua anima al diavolo per poter suonare come suonava, di come questa cosa lo avesse reso un prodigio, un genio della chitarra, e di come avesse al contempo distrutto la sua vita.

M’è venuto in mente ieri sera, perché pensavo non tanto al racconto che avevo scritto, ma a Robert Johnson, che si dice per l’appunto avesse venduto l’anima al diavolo per poter suonare come suonava, ovvero come nessun altro al mondo, e immaginavo un racconto alternativo dove Robert Johnson, arrivato at the crossroads, all’incrocio, invece di vendere l’anima al diavolo, gli avesse venduto la chitarra: avesse venduto la chitarra al diavolo in cambio di un’anima; e diceva, il Robert Johnson nella mia testa, diceva che una volta che hai un’anima puoi suonare qualunque chitarra.

21 Commenti

Meno male

Monday 7 June 2010

Ieri ha fatto molto caldo, e anche sabato, e mi son ricordato, verso le sei e mezza, ieri sera, che non ero andato a bagnar le piante a mia zia, che è in giro per qualche giorno e mi ha lasciato l’incombenza. Son partito di corsa, che alle otto meno un quarto avevo appuntamento per andare a mangiare la pizza con gli amici, quando son arrivato là da mia zia suonava l’allarme, mi ha detto la vicina che suonava già da un po’, suonava l’allarme, l’ho disattivato, era andata via la luce, non funzionava niente, quando ho rimesso la luce l’allarme ha ricominciato a suonare molto più forte, una cosa da far male, poi l’ho disinserito di nuovo, e ha smesso. Poi ce l’ho fatta, son stato contento di esser riuscito a far tutto, ero sudato ma ero contento di aver bagnato le piante sul balcone prima che seccassero, alle sette e mezza ero a casa che facevo la doccia, e appena vestito son arrivati i miei amici per andare a mangiar la pizza.
Poi è piovuto tutta la notte.

13 Commenti