Quella notte il presidente aveva dormito male, anzi malissimo. Aveva dormito da solo, e lui, lo sapevano tutti, non amava dormire da solo. Gli piaceva il conforto di una qualche presenza femminile, ma quella sera non aveva trovato nessuno. Aveva dormito male, anzi malissimo. Si era rigirato nel letto per tutta la notte, aveva dormito in posizioni inconsuete, tanto che, la mattina, quando si era svegliato, si era trovato come rimescolato, come se le parti del suo corpo si fossero ricomposte a caso, dopo essersi sparse nel letto. Non tutte. Sembrava quasi normale, salvo un piccolo scambio. Si era svegliato con la faccia al posto del culo e il culo al posto della faccia. Lì, in mezzo alla testa, invece di avere la bocca gli occhi il naso, aveva il culo. E gli occhi la bocca il naso erano finiti là sotto, là dietro. Si era guardato allo specchio e era impallidito. Riusciva a vedersi normalmente, stando in piedi, come se gli occhi fossero ancora lì al loro posto, come se il cambiamento fosse solo estetico e non funzionale, ma di questo non si preoccupava, questa è una cosa di cui possiamo preoccuparci noi che lo vediamo da fuori, con quel certo distacco che si ha quando le cose non ci riguardano personalmente. Ma proviamoci, a metterci nei suoi panni. Il suo primo pensiero era stato una parolaccia, il suo secondo una domanda. Cosa cazzo è successo? Il terzo un’altra domanda. Come faccio? Aveva pensato che così non poteva far più nulla, non poteva più andare in giro a presiedere, non poteva più andare a arringare gli elettori del suo partito, non poteva più andare in televisione, lui, che con la televisione aveva costruito il suo impero politico e economico. Aveva chiamato la sua segretaria e le aveva detto di far venire subito il suo dottore in camera sua, e di non far entrare nessun altro; lui, diceva, non ci sarebbe stato per nessuno fino a nuovo ordine. Quando il dottore era arrivato, l’aveva visitato, ma, diceva, non c’era nulla da fare. Nel pomeriggio il dottore era ritornato, aveva consultato un po’ di documentazione per verificare se c’erano precedenti ma niente, non c’erano precedenti, e non c’era niente da fare. Aveva chiamato un suo collega, un professore americano molto stimato, che era arrivato appositamente su un jet privato, ma niente, neanche lui aveva mai visto niente di simile. Il presidente, quando erano ormai passati tre giorni dalla metamorfosi, aveva deciso di chiamare i suoi tre consiglieri politici. Li aveva fatti avvertire al telefono dalla segretaria, gli aveva fatto dire che il Presidente era malato, e che il suo aspetto non era piacevole. Il Presidente si era vestito di tutto punto, con il suo doppiopetto blu, la camicia azzurra e la cravatta, si era pettinato i radi capelli che incorniciavano quella che un tempo era la sua faccia. Subito, appena entrati, i consiglieri sembravano un po’ spaventati dal cambiamento. Poi, sembravano comportarsi normalmente. Minimizzavano. Dicevano, il popolo è più intelligente di così, il popolo la apprezzerà anche con questo piccolo cambiamento estetico. Dopo qualche piccolo test tra persone fidate, il Presidente si era tranquillizzato. Si sentiva pronto a affrontare il popolo, la folla, la televisione, proprio come prima. Così, si era fatto organizzare una conferenza stampa, dove avrebbe parlato degli ultimi provvedimenti del governo, e anche del suo cambiamento, avrebbe detto che il Presidente era un uomo come tutti, e che la natura funziona ugualmente con tutti, e che lui era uno di noi, con i problemi e le angosce di tutti noi, con i malanni, le sfighe e le gioie dell’uomo comune, e noi ci saremmo sentiti un tutt’uno con lui, e lo avremmo votato e rivotato. Ma non ce ne era stato bisogno. Né tra i giornalisti, né tra gli spettatori, nessuno si era accorto di nulla, e neanche adesso, dopo molti anni, nessuno, tranne i suoi più stretti collaboratori, si è accorto che il Presidente ha qualcosa di strano, al posto della faccia.