Sono qua. Sono dentro un romanzo difficilissimo. Un romanzo dove non si capisce niente. Ci son dei termini, dentro, che possono significare una cosa ma anche il suo opposto. Ci son delle trame intricatissime, non risolvibili; è impossibile, ti dici, che l’autore riesca a tirare i fili di tutte queste trame e sottotrame che ha sparso per il romanzo e dargli un senso, ci son delle trame e sottotrame che deviano pesantemente verso il nonsenso, verso l’improbabilità. Ci son dei personaggi, porca miseria, che se fosse un romanzo vero lo scaglieresti dalla finestra, tanto son poco verosimili, tanto son contorti nelle loro personalità e azioni. Se fosse un romanzo vero, sarebbe poco credibile. E invece, viverci, uno non ci fa mica caso, ci si vive, in questo romanzo qua, in questo romanzo improbabile. Forse aveva ragione quello là, chissà chi era non lo so, ma forse aveva ragione lui, quello là che diceva che la fiction dev’essere credibile, ma la realtà questo dovere non ce l’ha mica.