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Archivio di December, 2010

L’uomo che ha qualcosa meno degli altri

Friday 31 December 2010

La mia morosa mi ha regalato un rasoio. Insieme c’è un accessorio che si chiama accessorio “barba di due giorni”. Come uomo mi sento poco gratificato, perché a me ci va una settimana, a farla crescere lunga così. Poi comunque dipende dalla luna, dice Frate Indovino. All’uomo non glielo puoi mica dire, che ha la barba che gli cresce più lentamente degli altri, perché l’uomo è competitivo, se uno si sveglia la mattina, si fa la barba e pensa che la barba gli cresce meno degli altri, già subito appena sveglio gli viene la depressione e corregge il caffè con delle grappe. Che poi magari lo faceva già prima. Io per esempio è un anno che la mattina prendo il caffè e subito dietro due bicchieri di Nardini. Nessuno si è mai accorto di niente. Tranne quando mi viene il singhiozzo, ché lì è problematico. Però sto bene, in generale, abbastanza bene, salvo che mi son accorto, per via dell’accessorio “barba di due giorni” che davano nella confezione del rasoio nuovo, che ho la barba che mi cresce meno degli altri. Chissà il pisello, mi dico. All’uomo, se gli dici che ha qualcosa meno degli altri, pensa subito al suo pisello. Io, tutte le mattine, me lo guardo. Non mi sembra male. Ci avrà i suoi difetti, ma è un buon compagno.

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Uno di famiglia

Thursday 30 December 2010

Mi ha scritto Claudia, che conosco su facebook, per dirmi, se ho capito bene, che lei, suo fratello Antonio e suo cugino Antonio, si chiamano tutti Antonio tranne lei che si chiama Claudia, mi ha scritto Claudia dicendomi che lei, suo fratello e suo cugino condividono questo, come si dice, background culturale, di aver passato l’infanzia a guardare film di Bud Spencer e, mi diceva Claudia, quando suo cugino Antonio è tornato a casa per Natale ha raccontato a lei, Claudia, e a suo fratello, Antonio, che al lavoro gli avevano detto che avrebbe dovuto incontrare Bud Spencer, che lui, Antonio il cugino, avendo passato l’infanzia con i suoi film, suoi di Bud Spencer, considerava quasi uno di famiglia, e quindi era arrivato all’incontro tutto contento, e la sua contentezza però si era poi tramutata in delusione, quando si è accorto che Bud Spencer non lo aveva neanche riconosciuto.

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Il sorriso di Steve Guttenberg

Tuesday 28 December 2010

Passo nella stanza e c’è Steve Guttenberg che fa il figlio di Babbo Natale, o un parente di Babbo Natale, ed è lì, in incognito, in gita sul pianeta terra, in mezzo ai civili, vestito da civile, nel periodo natalizio, e si capisce che è il periodo natalizio perché è in un centro commerciale, e c’è un Babbo Natale che coccola i bambini, e mentre passo nella stanza c’è una bambina sordomuta che vuole andare dal Babbo Natale, e Steve Guttenberg, che è lì che osserva la scena, con un sorriso, un sorriso di Steve Guttenberg, insegna al Babbo Natale il linguaggio dei sordomuti. In quel momento passo nella stanza io, capisco tutto in un’occhiata, passo nella stanza cinque secondi, e tanto mi basta per commuovermi.

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Di quelle scoperte che ti cambiano la visione del mondo

Monday 27 December 2010

Sul treno per Napoli ho capito che le napoletane sono tutte bionde tinte e tra loro parlano russo.

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Saluti da Tunisi

Friday 24 December 2010

Ciao,
sono a Tunisi. Passo il Santo Natale con i tunisini. Nevica. È tutto bianco. Stranissimo, a Tunisi. Cose che uno non s’aspetta. Ci son dei ragazzetti che pattinano sul ghiaccio, sul mare, ma bisogna stare attenti, glielo dico in quella specie di francese che parlo io, bisogna stare attenti, gli dico, bisogna stare attenti, che la lastra è sottile, c’è il rischio che si rompa, e se non stai attento poi lo vedi, cosa succede. Mi considerano un po’ un guru della neve e del ghiaccio qui, da quando gli ho spiegato da dove vengo, da quando gli ho spiegato dov’è Cuneo pendono dalle mie labbra, qua non son abituati alla neve e al ghiaccio, cosa vuoi, a queste latitudini non sanno neanche fare gli igloo, questi africani. Ma io gli ho spiegato, adesso son diventati bravissimi. Non gliel’ho detto che tutta la mia conoscenza arriva dal Manuale delle Giovani Marmotte, e non gliel’ho detto che a Cuneo non fa poi così freddo, fosse Borgo San Dalmazzo, allora sì, lì fa freddo e ghiaccio e neve, ma a Cuneo, cosa vuoi che sia, in confronto a Borgo San Dalmazzo è Tunisi. Comunque imparano veloci, questi africani: ieri gli ho insegnato a fare i pupazzi di neve, e adesso ne stan facendo uno a forma di amicizia tra i popoli.

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La coltre nera

Monday 20 December 2010

La maggioranza, qua, ha deciso che si fa l’albero di Natale, e io, svogliatamente ma democraticamente, appoggio la decisione e la faccio mia, come in ogni democrazia che si rispetti. Permeo il mio corpo umano di spirito natalizio, guardo film che non farebbero piangere nessuno, e piango, per via dello spirito natalizio. Film dove chiamano Babbo Natale Santa Claus, per via del fatto che così non devono tradurre i nomi e le scritte, che magari il protagonista si chiama Samuel Clemens, e ha le felpe con scritto SC ovunque, film dove Santa Claus per dei cavilli deve trovare una moglie altrimenti lo desantaclausizzano, film dove ci son dei bambini che han delle famiglie che era meglio se non le avevano e che poi invece diventan tutti buoni per l’intervento di Santa Claus, che con la sua slitta e le sue renne, prima tra tutte Rudolph, la renna con il naso rosso, e i suoi elfi, nanetti o bambini con le orecchie a punta, ah che bello, Santa Claus, che con tutti i suoi amichetti animali o antropomorfi viene a salvare il mondo dalla patina di cattiveria che lo ricopre come una coltre nera, e noi tutti lì a girare con le nostre macchine con le ruote termiche o le catene altrimenti la coltre nera ci fa scivolare fare gli incidenti magari morire chi lo sa si può anche morire, la coltre nera di cattiveria ci farà morire tutti, se non arrivasse Santa Claus a salvarci, a inocularci il germe della bontà dentro il corpo umano che anche lui è ricoperto di coltre nera di cattiveria, siamo tutti dei pupazzi di coltre nera di cattiveria, ma poi arriva Santa Claus dentro un film ripieno di renne, prima tra tutte Rudolph, la renna con il naso rosso, ripieno di elfi, che son poi nanetti o bambini con le orecchie a punta, e niente, basta che arrivi Santa Claus dentro un film in cui deve trovare una moglie che altrimenti lo desantaclausizzano, e la coltre nera sparisce, come d’incanto, e il mondo è più bello, un mondo brullo e invernale ma senza coltre nera di cattiveria. E tutto questo dura anche cinque minuti, dopo che è finito il film. Poi ridiventa tutto uguale.
Comunque qua democraticamente s’è fatto l’albero di Natale. Ha delle belle lucine.

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Io pratico il giornalismo di viaggio e d’altronde ne ho ben donde

Monday 13 December 2010

Il treno ha rallentato, ho guardato fuori, ho visto la desolazione. Mi son detto, chissà dove siamo. Fuori dal finestrino, c’era la desolazione. Mi son detto, saremo a Piacenza. Infatti poi eravamo a Piacenza.

Mi piace parlar male dei posti. Che dopo viene la gente e mi dice che magari da fuori superficialmente quei posti son brutti ma poi se li conosci impari anche a apprezzarli e ci son anche delle specialità gastronomiche che se poi hai fortuna ti invitano anche a assaggiarle e siccome io stasera sono a Macerata dovrei parlar male di Macerata adesso, solo che non mi vien mica niente di brutto da dire di Macerata, salvo che ci son stato una notte quest’estate ho dormito nel posto più brutto della terra, un ostello dove erano anche tutti di cattivo umore non m’è piaciuto tanto. Poi mi pare così a occhio che come collegamenti ferroviari Macerata sia un po’ la Cuneo del centro-sud, cioè con dei collegamenti inesistenti, e che faccia anche un po’ più freddo che a Cuneo. Ma adesso non so, io sper Ecco, non sto scherzando, vedi che a volte basta pensarle le cose, mentre ero qua che provavo a parlar male di Macerata m’han subito telefonato per andare a mangiare. Bon direi che abbiamo raggiunto lo scopo.

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Lavaggi del cervello

Thursday 9 December 2010

Oh ma è incredibile il lavaggio del cervello che fanno anche ai bambini, in certe regioni d’Italia. Ero in un negozio, ieri mattina, a Firenze, ché dovevo comprar delle cose che mi servivano da portar su a Cuneo, e ho sentito un bambinetto, avrà avuto tre o quattro anni, rivolgersi al papà con la parola: Babbo. Gli diceva: Babbo. Non gli diceva: Papà, o cose del genere che dicono i bambini normali. Gli diceva: Babbo. L’ho sentito con le mie orecchie. Diceva proprio: Babbo. Piccolo così, e già diceva: Babbo. Me lo immagino, il papà, che appena il bimbo è nato, gli diceva Te devi diventar toscano. Te devi diventar toscano. Così con tutto ‘sto lavaggio del cervello i bambini non vengon su mica normali come gli altri, come vuoi che vengano su, vengon su toscani. Per forza.

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Quel che so di Rubiera

Tuesday 7 December 2010

Sono a Rubiera, un posto bellissimo in provincia di Reggio Emilia che conoscevo soltanto grazie all’opera numero 52 delle Opere complete di Learco Pignagnoli, che dice:

Avrete di sicuro sentito parlare di quel tipo di Rubiera che un pomeriggio è venuto fuori dalla sua fabbrica e gli hanno tirato due fucilate. Be’, a sparargli è stato mio zio.

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