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Archivio di January, 2011

La privacy

Monday 31 January 2011

Stamattina ero in un posto, e quando sei in quel posto lì che aspetti il tuo turno, invece che per nome, ti chiamano per numero, per via della legge sulla privacy. Ho visto una che conoscevo, ho pensato che, come si dice, se tanto mi dà tanto, avrebbero potuto coprirle la faccia.

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Questa non è una cosa come le altre, questa è una cosa vera

Friday 28 January 2011

Sono io che scrivo, non è che bisogna far gli gnorri apposta, lo ammetto, sono io che scrivo, non è che quando uno scrive su un blog deve far finta di non starlo scrivendo, come fanno quelli dei libri, che tu li leggi, ci son delle storie dentro, e l’autore sta fuori, non si capisce, fa finta di essere un altro, anche se racconta in prima persona: ma perché, mi chiedo, fai finta di essere un altro, che ragione c’è? Va bene ogni tanto, ma entraci dentro anche tu, facci capire perché lo stai scrivendo, perché è evidente che lo stai scrivendo, l’hai scritto, io lo leggo quindi l’hai scritto. Quindi sono io, non c’è dubbio, che sto scrivendo sopra un blog, anche se a volte faccio le voci, dico le cose che pensa un ipotetico altro, ma non c’è dubbio che sia io, credo, inteso come persona, organismo che si siede di fronte a una tastiera e scrive delle parole su uno schermo che poi verranno visualizzate, almeno nelle intenzioni, da altri su altri schermi. Non facciamo gli scemi, diciamocelo.
Ieri sera son andato al supermercato e dovevo prender della verdura, e io, se c’è una cosa che mi è difficile, è aprire i sacchetti quelli sottilissimi che servon per prender la verdura, e siccome non c’era nessuno, s’è avvicinata la signorina del supermercato che stava sistemando la verdura e m’ha chiesto se avevo bisogno d’una mano, ché doveva essere evidentissimo che stavo facendo fatica, come peraltro faccio sempre, strofinavo il sacchetto tra le dita, soffiavo, probabilmente attraevo l’attenzione degli astanti, e per fortuna non c’era nessuno, e la commessa s’è avvicinata e m’ha chiesto se avevo bisogno d’una mano. Io le ho risposto che ce la facevo, era un’attività per me un po’ difficoltosa, le ho detto che se io dovessi farlo di lavoro, aprire i sacchetti per la verdura del supermercato, mi licenzierebbero al primo giorno, e mentre lo dicevo il sacchetto s’era aperto, come per magia, come se bastasse la proposta d’intervento esterno per schiuderlo. Così ho comprato degli zucchini e ho alzato il sacchetto pieno in segno di vittoria. Le ho chiesto, alla commessa, se avessero dello zenzero, ché lo cercavo sabato scorso ma non ero riuscito a trovarlo, e lei mi ha detto di no, che non c’era, ma che c’era il ginger, che gli assomigliava, così le ho spiegato che il ginger e lo zenzero son la stessa cosa, è stato bellissimo, ci siam aiutati a vicenda, mi pareva fosse contenta di scoprire una cosa nuova. Dopo alla cassa c’era una cassiera bionda che diceva all’altra cassiera che non vedeva l’ora di mettersi sotto le coperte, l’altra le aveva risposto qualcosa che non ho capito e lei aveva detto Ma no, voglio solo delle coperte, da sola, mi metto lì e mi godo il letto, niente uomini, gli uomini scalciano e puzzano, no no, diceva, niente uomini. Io mi son inserito nella conversazione, ho fatto qualche battuta, si è inserito anche qualche altro cliente, abbiam scherzato, poi la cassiera ha anche aggiunto che gli uomini russano. Io lì non potevo dir niente, perché a sentire quel che si dice in giro, potevo essere colto in fallo. Poi la conversazione è andata avanti, abbian scherzato molto e riso tutti quanti, poi andando via mi son accorto che non avevo mai parlato così tanto con le persone che lavorano al supermercato. Che è vero, a pensarci, passando dal negozietto sotto casa al supermercato agli ipermercati ai centri commerciali c’è stata una diradazione delle relazioni sociali, è vero, che banalità, infatti io in quel supermercato ho cominciato a andarci perché han le casse automatiche, non dovevo parlar con nessuno. Poi, invece, mi piace. Ecco, ieri sera m’è sembrato che il supermercato si fosse ritrasformato nel negozietto sotto casa. Ho pensato, non sarà mica che qua intorno stan aprendo qualcos’altro di ancora più grosso, che questo ci sembra ridiventar piccolo.
Comunque, questo qua, ero io, ero io che scrivevo, e infatti è noioso.

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Il cerchio si stringe

Thursday 27 January 2011

Qua il cerchio si stringe. Bisogna salvare la ghirba, gettare le scialuppe, ammainare le vele, c’è un sacco da fare e qua il cerchio si stringe, diametro in riduzione, defcon alert, circonferenza in riduzione, ecco ecco, poi diventa un puntolino adimensionale e cosa fa, uno, che neanche a flatlandia non saprebbe cosa fare in un punto, non puoi neanche urlare se sei ridotto dentro un punto, c’è crisi, c’è crisi, aiuto, qua non ci si sta, aiutatemi, ma nessuno mi sente, nessuno mi sente morirò qui, schiacciato nel cerchio che si stringe, diametro zero, circonferenza zero e ciau bale.

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In questo pezzo mi difendo preventivamente dalle accuse di narcisismo

Wednesday 26 January 2011

Negli ascensori mi guardo sempre allo specchio. Non credo sia narcisismo, cosa vai a pensare, magari mi aggiusto il colletto della camicia, magari trovo che son mal rasato, non lo so, comunque è un dato di fatto che negli ascensori mi guardo sempre allo specchio, specie se son da solo, e se mi giudichi per questo sappi che non credo mica di essere l’unico, anzi, credo che anche tu, che adesso fai tutto il tonitruante, sì sì, ti ho visto sai, magari non stai dicendo niente ma io lo so cosa stai pensando, che questo qua è innamorato di se stesso o cose così, ma guardati, guardati la prossima volta che vai in ascensore, anche tu ti guardi allo specchio, è irresistibile, non puoi farne a meno, guarda, ci potrei mettere la mano sul fuoco. Ed è per questo che negli ascensori degli ospedali non c’è, lo specchio, non c’è mai, secondo la mia esperienza, ché altrimenti i degenti, quando vanno a prendere il caffè, chissà cosa pensano, guarda che colorito che ho, sto proprio male, magari i dottori non me la dicon mica tutta, e così via. Poi anche i visitatori, cosa dire, anche i visitatori che van lì a tener compagnia ai pazienti, cosa vuoi, gli vien anche a loro l’ipocondria, guarda te come son giallo, come son pallido, oh queste rughe, guarda la vecchiaia che incombe. È per questo che negli ospedali non ci son mai, che io sappia, gli specchi negli ascensori, e se per caso adesso arriva qualcuno a contraddirmi dicendo che negli ascensori degli ospedali dove va lui gli specchi ci sono, be’, quelli che l’han progettato si son sbagliati, cosa vuoi, non tutte le ciambelle riescono col buco, mica sempre. Che poi senza buco c’è anche più da mangiare, a pensarci.

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Un post contro di te

Tuesday 25 January 2011

Non lo so perché fai così. Non mi sembra giusto che tu stia lì sempre a contraddirmi. Se ti dico una cosa, per esempio che mi sono dimagriti i piedi, non è che te puoi sempre star lì a dire cose tipo che magari invece mi sono allargate le scarpe, che con l’uso han preso la forma del piede, non puoi. Ma ti sembra giusto che io debba sempre argomentare delle affermazioni che per me son dei dati di fatto, come per esempio che mi si son dimagriti i piedi, affermazioni che per me sono anche un certo qual vanto, cosa vuoi che ti dica, quanta gente conosci a cui sono dimagriti i piedi? È fantastico! Io arrivo lì, sono tutto felice perché mi si son dimagriti i piedi, e tu lì a contestare, a fare il pistino, a sproloquiare sul fatto che di sicuro mi sbaglio, e non va bene. Ci vuol della fiducia, non delle prese di posizione ideologizzate, della fiducia tra me e te, se ti dico che mi si son dimagriti i piedi, mi si son dimagriti i piedi, non ho mica detto cose tipo che ieri sera son stato sulla luna e che posso dimostrare che è fatta di formaggio, che anche questa poi è una affermazione interessante, magari comunque lì, a differenza dei piedi che dimagriscono, ci sarebbe da discutere, che ci son i buchi nel formaggio, che bisogna stare attenti a non cadere, che magari poi è uno di quei formaggi coi vermi e non lo sai nello spazio come si sviluppano, i vermi, magari son grossissimi e ti mangiano, c’è il rischio, e allora bisogna star attenti a andar sulla luna, magari uno vuol fare una serata tra amici, magari andare a ballare, per fare il furbo dice Dai, andiamo sulla luna, e poi dopo non torna più per via dei vermi.
Che brutta fine.

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Dal confine tra il Lazio e il mondo

Friday 21 January 2011

Oh, ma lo sapete che mi son dimagriti i piedi? Avevo delle scarpe che mi andavan strette, adesso mi van benissimo.

P.S. Sono stato all’Aquila. Come città è un po’ tipo Roma, solo che le rovine son più recenti.

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I pilastri della terra

Thursday 20 January 2011

A Parma, dicevo all’autista che mi portava in stazione, a Parma non ce l’han mica il mare, non ce l’han mica il lungomare, a Parma hanno la Parma, e lungo la Parma hanno il lungoparma, e loro, i parmigiani, lo usano come fosse un lungomare, vanno a prendere i gelati, si siedono sul molo a bere dei bicchieri, si mettono in costume a prendere il sole su delle sdraio o dei materassini gonfiabili… Son così, cosa ci vuoi fare, i parmigiani. Mi ha interrotto l’autista per dire che quello che ho scritto non è vero e io gli ho detto Guardi, se non le dispiace me lo invento.
Adesso devo fare quattro ore di viaggio su un treno con uno che ha appena bevuto un succo di frutta con virtù depurative. Ho paura.

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Lettera di addio

Wednesday 19 January 2011

Carissimo,
sei stato con me ovunque, in Italia e all’estero, sei stato con me in Abruzzo e in Sardegna, sei stato con me in Belgio e in Veneto, ma è arrivato il momento di separarci. Lo so che mi sono comportato con te come ci si comporta con cose a cui tieni poco, ma sappi che sono stati momenti indimenticabili. Mi sono specchiato con te nei migliori e nei peggiori alberghi, e tutto questo non lo dimenticherò mai. Oggi spremo con fatica gli ultimi centilitri di te e poi ti seppellirò nel generico. Mi spiace tanto. Tolleravo poco, in verità, il tuo essere in gel, di quel colore verde brillante, chissà cosa avevi dentro, mi chiedevo ogni volta che ti avevo in bocca, chissà perché spesso vi fanno colorati, mi chiedo sempre, per me è incomprensibile. Comunque grazie di tutto, è stato bellissimo, ma, mi spiace dirlo, morto un papa se ne fa un altro. Questa volta bianco, ché non se ne può più. Addio.
Con riconoscenza,
Alessandro

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Poesia delle olive

Friday 14 January 2011

Mi piacciono
le olive.

Mi ricordano
mio zio.

Sarà il colore.

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Sono una persona orribile /26

Thursday 13 January 2011

Ogni tanto, quando ho delle riunioni su skype, mentre si parla colgo l’occasione per tagliarmi le unghie dei piedi. Nessuno si accorge mai di niente.

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