Sono io che scrivo, non è che bisogna far gli gnorri apposta, lo ammetto, sono io che scrivo, non è che quando uno scrive su un blog deve far finta di non starlo scrivendo, come fanno quelli dei libri, che tu li leggi, ci son delle storie dentro, e l’autore sta fuori, non si capisce, fa finta di essere un altro, anche se racconta in prima persona: ma perché, mi chiedo, fai finta di essere un altro, che ragione c’è? Va bene ogni tanto, ma entraci dentro anche tu, facci capire perché lo stai scrivendo, perché è evidente che lo stai scrivendo, l’hai scritto, io lo leggo quindi l’hai scritto. Quindi sono io, non c’è dubbio, che sto scrivendo sopra un blog, anche se a volte faccio le voci, dico le cose che pensa un ipotetico altro, ma non c’è dubbio che sia io, credo, inteso come persona, organismo che si siede di fronte a una tastiera e scrive delle parole su uno schermo che poi verranno visualizzate, almeno nelle intenzioni, da altri su altri schermi. Non facciamo gli scemi, diciamocelo.
Ieri sera son andato al supermercato e dovevo prender della verdura, e io, se c’è una cosa che mi è difficile, è aprire i sacchetti quelli sottilissimi che servon per prender la verdura, e siccome non c’era nessuno, s’è avvicinata la signorina del supermercato che stava sistemando la verdura e m’ha chiesto se avevo bisogno d’una mano, ché doveva essere evidentissimo che stavo facendo fatica, come peraltro faccio sempre, strofinavo il sacchetto tra le dita, soffiavo, probabilmente attraevo l’attenzione degli astanti, e per fortuna non c’era nessuno, e la commessa s’è avvicinata e m’ha chiesto se avevo bisogno d’una mano. Io le ho risposto che ce la facevo, era un’attività per me un po’ difficoltosa, le ho detto che se io dovessi farlo di lavoro, aprire i sacchetti per la verdura del supermercato, mi licenzierebbero al primo giorno, e mentre lo dicevo il sacchetto s’era aperto, come per magia, come se bastasse la proposta d’intervento esterno per schiuderlo. Così ho comprato degli zucchini e ho alzato il sacchetto pieno in segno di vittoria. Le ho chiesto, alla commessa, se avessero dello zenzero, ché lo cercavo sabato scorso ma non ero riuscito a trovarlo, e lei mi ha detto di no, che non c’era, ma che c’era il ginger, che gli assomigliava, così le ho spiegato che il ginger e lo zenzero son la stessa cosa, è stato bellissimo, ci siam aiutati a vicenda, mi pareva fosse contenta di scoprire una cosa nuova. Dopo alla cassa c’era una cassiera bionda che diceva all’altra cassiera che non vedeva l’ora di mettersi sotto le coperte, l’altra le aveva risposto qualcosa che non ho capito e lei aveva detto Ma no, voglio solo delle coperte, da sola, mi metto lì e mi godo il letto, niente uomini, gli uomini scalciano e puzzano, no no, diceva, niente uomini. Io mi son inserito nella conversazione, ho fatto qualche battuta, si è inserito anche qualche altro cliente, abbiam scherzato, poi la cassiera ha anche aggiunto che gli uomini russano. Io lì non potevo dir niente, perché a sentire quel che si dice in giro, potevo essere colto in fallo. Poi la conversazione è andata avanti, abbian scherzato molto e riso tutti quanti, poi andando via mi son accorto che non avevo mai parlato così tanto con le persone che lavorano al supermercato. Che è vero, a pensarci, passando dal negozietto sotto casa al supermercato agli ipermercati ai centri commerciali c’è stata una diradazione delle relazioni sociali, è vero, che banalità, infatti io in quel supermercato ho cominciato a andarci perché han le casse automatiche, non dovevo parlar con nessuno. Poi, invece, mi piace. Ecco, ieri sera m’è sembrato che il supermercato si fosse ritrasformato nel negozietto sotto casa. Ho pensato, non sarà mica che qua intorno stan aprendo qualcos’altro di ancora più grosso, che questo ci sembra ridiventar piccolo.
Comunque, questo qua, ero io, ero io che scrivevo, e infatti è noioso.