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Archivio di February, 2011

Sono una persona orribile /30 (umarell edition)

Friday 25 February 2011

Quando qua a Cuneo hanno fatto la variante est-ovest sono andato con la macchina a guardare i lavori sul ponte ovest. Poi una volta che passavo a piedi dalla parte del ponte est mi son fermato anche lì. Poi, quando stavano per finire, han fatto il pulmino del comune per presentare l’opera alla popolazione, sono andato anche lì. Il primo giorno che l’hanno aperta ho preso la macchina e l’ho percorsa per tutta la sua estensione, anche se non dovevo andare da nessuna parte.

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Sono una persona orribile /29

Thursday 24 February 2011

Mi è venuto in mente che la mia macchina, quando era nuova, nel 2006, avrebbe potuto vincere il premio come auto più pulita del pianeta. Mi son reso conto stamattina che da allora ho un po’ riposato sugli allori.

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Una vita di aspettare

Wednesday 23 February 2011

I negozi non aprono mai. Sei lì alle cinque del mattino, è chiuso. Allora ti dici, vado alle cinque e mezza, è chiuso. Vai alle sei, è chiuso. Non si può, per la madosca, non si può. Ma cosa fa la gente la mattina? Dormono fino a tardi? Ma son gente che lavora, io capisco fossero pensionati come me, ma è gente che lavora, alzatevi a un’ora decente. Che poi, hai visto, io son pensionato, e anche se son pensionato mi alzo presto la mattina, son subito operativo, e niente, tutti quegli altri fagnani che si alzan con il sole che gli batte sulla pancia. Vergogna.
La vita del pensionato, è una vita di aspettare.

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Sono una persona orribile /28

Sunday 20 February 2011

Quando vado al supermercato, mi piace portare il carrello di fianco, come fosse un cane. Ogni tanto gli dico di fare il bravo.

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Malloppo malloppo malloppo

Friday 18 February 2011

Stamattina mi son ritrovato a scrivere la parola Malloppo. La cosa più normale del mondo, una parola abbastanza comune, soprattutto se il tuo cosiddetto background culturale è costituito in massima parte di avventure di Bassotti che cercano di rapinare Paperon de’ Paperoni, ma dopo che ho scritto la parola Malloppo e l’ho vista lì, impressa sullo schermo del computer, mi son messo a guardarla e mi sembrava, mi sembrava proprio di non averla mai vista prima. Me la rigiravo tra gli occhi e sulla lingua, Malloppo malloppo malloppo, mi dicevo, e più me la giravo e ripetevo, più mi sembrava una parola strana. Malloppo malloppo malloppo.

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Galileo era uno smanettone sarebbe stato un buon titolo

Monday 14 February 2011

Mi son ricordato, sabato mattina, che non avevo mai pubblicato un pezzo che avevo scritto qualche tempo fa, che poi è finito come postfazione a quel bel libro che è Seconda stella a destra del mio astrofisico preferito, Amedeo Balbi. Non so perché non l’avevo mai pubblicato qui, forse volevo che compraste il libro per leggerlo, ma poi ho pensato che il resto del libro è molto più bello di questa cosa qui che, tra l’altro, è stata anche pubblicata come editoriale della rivista di astronomia Coelum, a ottobre. Pensa che roba, io, che non so niente di astronomia, son finito a postfare un libro che ha la prefazione di Margherita Hack, e a scrivere un editoriale su una rivista di astronomia. Son cose che dan da pensare.

Quando sono nato l’universo era già infinito. Prima c’era stato il modello geocentrico, in cui la terra era al centro di tutto l’universo, e l’uomo, anche lui, era al centro dell’universo. Pian piano le cose sono cambiate: adesso la terra è un pallino insignificante che ruota intorno a una piccola stella, che sta alla periferia di una galassia che sta chissà dove, spersa nel vuoto in mezzo a infinite altre. Ecco, quando sono nato l’universo era già così, cioè, si sapeva già che era così, ma nel passato non era mica chiaro, anzi, c’era della gente che era anche capace di bruciarti vivo, se dicevi delle cose così. Eresie, dicevano. Chissà cos’ha provato, mi son sempre chiesto, il primo che ha scoperto che eravamo piccolissimi.

Quando ho letto la prima delle vite degli astronomi che Amedeo Balbi ha pubblicato sul suo sito ho subito pensato che bisognava farne un libro. Quando ho letto la seconda, ho pensato che bisognava assolutamente trarne un libro. Quando ho letto la terza, gli ho scritto per dirglielo, come facciamo noi che viviamo un pezzo importante della nostra vita su internet: entriamo nella vita degli altri per far entrar loro nella nostra, senza distanze e parapetti (se ci fosse stata internet ai tempi, probabilmente qualcuno avrebbe scritto a Dante per dirgli quanto gli era piaciuta la Commedia, però, attento, gli avrebbe detto, c’è un refuso), gli ho scritto, mi ricordo, che un libro di quel tipo doveva scriverlo per forza. Perché in questo libro – sì, alla fine è davvero diventato un libro – ci sono tante cose che avremmo dovuto imparare a scuola, c’è tanta aneddotica, c’è una grande quantità di riferimenti alla cultura popolare, da King Kong a Matrix passando per Star Trek, ma soprattutto c’è una narrazione che riesce a ricondurre le vite dei grandi astronomi alla vita reale, una narrazione che li rende vivi e umani, un po’ geni e un po’ sfigati, come tutti.

Non so ancora, nel momento in cui sto scrivendo, come si chiamerà questo libro, se Seconda stella a destra, o Vite degli astronomi, o Galileo era uno smanettone, o Tycho Brahe aveva il naso d’oro, o Copernico era un fifone, o Keplero faceva gli oroscopi o chissà come (in questo libro ci sono talmente tante cose che sono degne d’esser ricordate che scegliere un titolo sarà un’impresa ardua), il fatto è che la progressione dalle idee più semplici fino alle cose più difficili, come per esempio la materia oscura – non si chiama così per caso – viene fuori fluidissima, e si legge, come si dice, come fosse un romanzo, ma non un romanzo qualunque, come un bel romanzo, in cui alla fine vorresti che i protagonisti vivessero ancora, per berci una birra insieme, per chiacchierare un po’, per approfondire la loro conoscenza. E alla fine, lo scopo di un libro di divulgazione scientifica dev’essere proprio questo, avvicinare alle idee che sembrano lontane, ma che così lontane non sono.

Per esempio adesso, dopo che ho letto il libro, stavo cercando di approfondire e ho scoperto che esiste una galassia chiamata Galassia Sombrero, è nella costellazione della Vergine: è molto bella, sembra un sombrero.

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Malasanità

Thursday 10 February 2011

C’è del marcio nel sistema sanitario. La mia ragazza ha fatto l’esame delle feci, è andata a ritirare i risultati e non le hanno restituito la sua cacca. Chissà cosa se ne fanno.

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Pacimilli

Wednesday 9 February 2011

Ieri sera, era febbraio, ero lì che chiudevo le finestre, mentre le chiudevo è entrata una zanzara. Si è andata a posare sul muro tra la finestra e il frigo. Io la osservavo sbalordito, mi chiedevo Cosa ci fa una zanzara, a Cuneo, a febbraio? A Cuneo le zanzare son rare anche ad agosto, mi sembrava proprio fuori posto. L’ho messa a posto io.

Niente, l’altro giorno è morto Gary Moore, un chitarrista che conosco poco, però quando ho saputo la notizia mi son ricordato di un viaggio in Provenza con Mondino (è un mio amico), e in quel viaggio lì ascoltavamo sempre una cassetta di Gary Moore. Mi ricordo che io all’epoca mi rasavo i capelli che ancora avevo in testa, ce li avevo sparsi un po’ di qua e un po’ di là, e non erano bellissimi a vedersi. Però in quel viaggio lì non mi ero portato il rasoio, e dopo qualche giorno Mondino mi aveva detto Sembri un mappamondo.

Mi ricordo di una sera, in centro a Nîmes, volevam tornare a casa in macchina, sulla macchina di Mondino, e proprio in centro, nelle stradine, a lui gli si era incantato il clacson, e abbiam girato tutto il centro, di Nîmes, con il clacson impazzito, e tutti ci guardavano. Poi siam riusciti a fermarci in una piazzetta, lui ha smontato il centro del volante, poi quando voleva clacsonare doveva farlo unendo i fili.

Lì c’erano tante zanzare, e c’erano tantissimi pappataci, quei moscerini che pungono e non fan rumore, io lo sapevo che si chiamavan pappataci, ma non mi veniva la parola, li avevo chiamati pacimilli. Da allora li chiamo sempre pacimilli.

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Sono una persona orribile /27

Thursday 3 February 2011

Quando, a scuola, leggevamo i Promessi Sposi, io adottavo un approccio preciso e metodico: a ogni pagina letta io prendevo la Pritt CollaStick e incollavo la pagina alle precedenti.

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Da oggi faccio l’editore

Wednesday 2 February 2011

Opera n.73
A me quando chiedono che lavoro faccio, dico sempre che faccio il libraio. Oppure il bibliotecario. Delle volte dico anche che faccio l’editore. Poi, se mi chiedono come mi chiamo – e me lo chiedono sempre quando dico che faccio l’editore – gli rispondo che mi chiamo Giulio Einaudi; oppure Arnoldo Mondadori. Sono l’erede, gli dico. Loro mi guardano seri e subito dopo spunta qualcuno che dice d’aver scritto un libro, se voglio pubblicarlo. Un libro di che tipo? gli chiedo, bello o brutto? Loro s’affrettano a dire che è bello, poi fanno un passo indietro per modestia.

Learco Pignagnoli

Non ho mai fatto mistero del fatto che il mio scrittore preferito sia Paolo Nori, non ho mai fatto mistero neanche del fatto che questo blog sia nato anche un po’ per imitarne lo stile, e quindi, sapete, oggi è una giornata particolare, e ieri, quando ho avuto conferma che oggi sarebbe stata una giornata particolare, ho pensato che ieri non fosse una giornata da cancellare dal calendario. In effetti non lo è stata. Bene, oggi divento editore. La casa editrice si chiama Sugaman, e oggi esce il primo libro, ed è di Paolo Nori. Si chiama La matematica è scolpita nel granito, che si compra su BookRepublic. In seguito verrà distribuito anche dalle altre librerie della rete.
Ci son dei testi, sul sito di Sugaman, li ho scritti io, son cose che penso, ma non so se le ho scritte bene. Se li guardate, magari ditemi come li trovate.
Comunque oggi son contento. Ché da oggi faccio l’editore. Chiamatemi Arnoldo.

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