Mi son ricordato, sabato mattina, che non avevo mai pubblicato un pezzo che avevo scritto qualche tempo fa, che poi è finito come postfazione a quel bel libro che è Seconda stella a destra del mio astrofisico preferito, Amedeo Balbi. Non so perché non l’avevo mai pubblicato qui, forse volevo che compraste il libro per leggerlo, ma poi ho pensato che il resto del libro è molto più bello di questa cosa qui che, tra l’altro, è stata anche pubblicata come editoriale della rivista di astronomia Coelum, a ottobre. Pensa che roba, io, che non so niente di astronomia, son finito a postfare un libro che ha la prefazione di Margherita Hack, e a scrivere un editoriale su una rivista di astronomia. Son cose che dan da pensare.

Quando sono nato l’universo era già infinito. Prima c’era stato il modello geocentrico, in cui la terra era al centro di tutto l’universo, e l’uomo, anche lui, era al centro dell’universo. Pian piano le cose sono cambiate: adesso la terra è un pallino insignificante che ruota intorno a una piccola stella, che sta alla periferia di una galassia che sta chissà dove, spersa nel vuoto in mezzo a infinite altre. Ecco, quando sono nato l’universo era già così, cioè, si sapeva già che era così, ma nel passato non era mica chiaro, anzi, c’era della gente che era anche capace di bruciarti vivo, se dicevi delle cose così. Eresie, dicevano. Chissà cos’ha provato, mi son sempre chiesto, il primo che ha scoperto che eravamo piccolissimi.

Quando ho letto la prima delle vite degli astronomi che Amedeo Balbi ha pubblicato sul suo sito ho subito pensato che bisognava farne un libro. Quando ho letto la seconda, ho pensato che bisognava assolutamente trarne un libro. Quando ho letto la terza, gli ho scritto per dirglielo, come facciamo noi che viviamo un pezzo importante della nostra vita su internet: entriamo nella vita degli altri per far entrar loro nella nostra, senza distanze e parapetti (se ci fosse stata internet ai tempi, probabilmente qualcuno avrebbe scritto a Dante per dirgli quanto gli era piaciuta la Commedia, però, attento, gli avrebbe detto, c’è un refuso), gli ho scritto, mi ricordo, che un libro di quel tipo doveva scriverlo per forza. Perché in questo libro – sì, alla fine è davvero diventato un libro – ci sono tante cose che avremmo dovuto imparare a scuola, c’è tanta aneddotica, c’è una grande quantità di riferimenti alla cultura popolare, da King Kong a Matrix passando per Star Trek, ma soprattutto c’è una narrazione che riesce a ricondurre le vite dei grandi astronomi alla vita reale, una narrazione che li rende vivi e umani, un po’ geni e un po’ sfigati, come tutti.

Non so ancora, nel momento in cui sto scrivendo, come si chiamerà questo libro, se Seconda stella a destra, o Vite degli astronomi, o Galileo era uno smanettone, o Tycho Brahe aveva il naso d’oro, o Copernico era un fifone, o Keplero faceva gli oroscopi o chissà come (in questo libro ci sono talmente tante cose che sono degne d’esser ricordate che scegliere un titolo sarà un’impresa ardua), il fatto è che la progressione dalle idee più semplici fino alle cose più difficili, come per esempio la materia oscura – non si chiama così per caso – viene fuori fluidissima, e si legge, come si dice, come fosse un romanzo, ma non un romanzo qualunque, come un bel romanzo, in cui alla fine vorresti che i protagonisti vivessero ancora, per berci una birra insieme, per chiacchierare un po’, per approfondire la loro conoscenza. E alla fine, lo scopo di un libro di divulgazione scientifica dev’essere proprio questo, avvicinare alle idee che sembrano lontane, ma che così lontane non sono.

Per esempio adesso, dopo che ho letto il libro, stavo cercando di approfondire e ho scoperto che esiste una galassia chiamata Galassia Sombrero, è nella costellazione della Vergine: è molto bella, sembra un sombrero.