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Archivio di March, 2011

Una vita frizzante

Wednesday 30 March 2011

Dicevo che scrivere un diario della giornata ti tira fuori delle cose che non sapevi neanche di avere vissuto, e che da ogni giornata, anche la più normale, in cui ti sembra che non sia successo niente, vengon fuori delle cose, se le scrivi, che non ti accorgevi neanche che ti fossero capitate, cose che non ti sarebbe neanche passato per la mente che potessero avere un valore, di per sé. Sarebbe bello scrivere tutti i giorni un diario, un diario come ho scritto quel giorno là, in cui, ripercorrendo una mezza giornata qualunque, ho scritto dodici cartelle densissime, sarebbe bello sì, solo che uno deve scegliere, perché scrivere un diario porta via del tempo, e se uno si mettesse lì la mattina a scrivere il diario della sua giornata sarebbe il diario di uno che tiene un diario, e magari sarebbe interessante anche quello, non lo so, però a occhio mi pare che bisogni fare una scelta, o tenere un diario, o vivere, e io, a pensarci, non so bene cosa scegliere, perché di primo acchito, così, direi che sarebbe meglio vivere, ma poi anche tenere il diario di uno che tiene un diario non mi sembra un’idea malvagia. Magari poi anche quella di chi tiene un diario può essere, o sembrare, una vita frizzante, chi lo sa.

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Da lontano e da vicino

Tuesday 29 March 2011

Ci son dei giorni che ti sembra che sian giornate beige, che non capiti niente, ma poi se ti metti a dire Adesso scrivo tutto quello che mi capita, che faccio che penso e che dico in questo giorno qui, vengon fuori da queste giornate decine di cartelle scritte fittissime e piene di cose che possono essere anche interessanti, e una volta che ti sei messo a scrivere diligentemente un diario minuzioso di una giornata pensi che non lo puoi più dire che è stata una giornata vuota, una giornata beige, una giornata dove non è successo niente, e anche se fosse stata una giornata in cui tu sei stato tutto il tempo, mettiamo, sdraiato su un letto d’ospedale, se vai a ben guardare di cose te ne sono capitate, e se dovessi scriverle tutte, e se dovessi scrivere anche le cose che hai pensato, lo vedresti, che non è vero, che non è successo niente. Da lontano sembran giornate beige, da vicino poi invece ci son mille puntini colorati. A volte se guardi bene fanno anche un disegno.

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Sono una persona orribile /32

Wednesday 23 March 2011

Non capisco come è successo. Son due giorni che lei è fuori e il frigo si è già trasformato in un frigo da uomo. Solo roba da bere.

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È così facile

Monday 21 March 2011

Cosa vuol dire, mi dici, cosa vuol dire? Non lo so cosa voglia dire, che domande sono. Sembra a volte che io dica le cose sapendo cosa dico ma no, ma cosa pensi, che io sappia tutto quel che dico? Ma no ma che senso ha, se io sapessi tutto quel che dico sarei un genio, e se dovessi sapere tutto quel che dico passerei la vita a star zitto, zitto e muto, tutto il tempo, rannicchiato in un angolino, lasciatemi stare, direi, lasciatemi stare, non so niente, e invece bisogna pur vivere una vita sociale, bisogna pur chiacchierare, far della conversazione con la gente, e dici delle cose, buongiorno buonasera, come sta sua nipote, dicono che pioverà, ma son cose che non sai, non lo sai se pioverà, sai solo che te l’ha detto uno che l’ha sentito al telegiornale regionale, e tu le dici così, per far della conversazione, senza pensare che poi la signora andrà in giro e dirà che piove, e per lei la sua fonte sarai tu, che a tua volta l’hai saputo da uno che probabilmente l’ha saputo dal telegiornale regionale, o che magari l’ha saputo da uno al bar a cui fa male l’alluce, e se gli fa male l’alluce è segno inconfutabile, lui dice, è segno inconfutabile che pioverà, o che magari l’ha saputo da chissà dove, magari ha visto delle gocce per terra e ha pensato che cominciava a piovere, e magari invece era solo la signora del piano di sopra che bagnava i fiori, e da una che bagnava i fiori poi dopo tutta la città si aspetta che piova, cosa ci vuoi fare, bisogna pur conversare. Poi però ci son delle volte che è meglio stare zitti, ma questo è un altro discorso, qui si sta facendo un discorso generico, generale, sul vivere sociale, sul buon vicinato e sul voler bene al prossimo: al prossimo, per volergli bene, non c’è dubbio, bisogna dirgli delle cazzate. È così facile.

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La mitopoiesi dei biscotti

Friday 18 March 2011

Ieri sera ero da solo a cena, ho mangiato, e poi dovevo far dei lavori al computer, mi son messo lì a farli e mentre bevevo del dolcetto e mangiavo dei biscotti che mi son comprato. 169 calorie ciascuno, c’era scritto. Ne ho mangiati dodici, cioè tutti.
Comunque a me piace molto l’ignoranza. Mi piace proprio come gusto personale, su tante cose è molto meglio essere ignoranti che saperne molto, io lo so che adesso ci saran degli scienziati che ti diran che il saperne molto non ti toglie la poesia delle stelle notturne o della caduta delle foglie d’autunno, io lo capisco e son anche d’accordo, ma ci son alcune cose su cui secondo me è meglio essere ignoranti, non dico che si stia meglio a essere ignoranti, o forse lo dico, che certe volte è anche vero, ma il motivo per cui mi piace molto l’ignoranza è poterti fare delle piste mentali sul perché e il percome delle cose senza basarti sui fatti o sulle leggi di natura, chi se ne frega delle leggi di natura, inventiamoci delle storie, facciam mitopoiesi, viva la mitopoiesi, e abbasso quelli che poi mentre tu ti fai le tue piste ti voglion spiegare come le cose stan davvero, ma chi si credono di essere, nemici del progresso, corruttori della fantasia umana, stitici gelosi. L’ho detto che eran buoni, i biscotti? Anche un po’ mitopoietici.

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Sono una persona orribile /31

Wednesday 16 March 2011

La faccia del mio cliente che qualche anno fa si è comprato una Chrysler grandissima, quando gli ho fatto notare che adesso è praticamente una Fiat.

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Volevo dire che a me m’ha salvato la rete

Tuesday 15 March 2011

L’altro giorno ero a Bologna, dovevo tornare a casa, dovevo fare il biglietto del treno, mi son accorto che avevo dieci euro nel portafoglio. Avevo il bancomat, intanto. Ma poi nelle biglietterie automatiche il bancomat non me lo accettava, diceva transazione negata, stranissimo, visto che a Fabriano, dov’ero la mattina, me l’aveva accettato tranquillamente. Ho provato a andare al bancomat a prelevar dei contanti, non mi dava neanche i contanti. Ho provato con la carta di credito, mi chiedeva un pin che non so se ho mai avuto. Poi m’è venuta l’idea di mandare un messaggio su twitter, dire ragazzi son qua a Bologna centrale, mi servono trentacinque euro e ottanta per fare il biglietto per tornare a casa, se qualcuno me li porta io domani gli faccio un bonifico, ma ho pensato che era meglio prima andare a vedere se in biglietteria, quella vera, dove ci son gli umani, riuscivo a pagare con la carta di credito, e dopo un quarto d’ora di coda son riuscito a passare, e son riuscito a pagare. Volevo dire che a me m’ha salvato la rete, e invece no.

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Quel punto lì

Thursday 10 March 2011

C’è un punto in cui il pane non è più morbido ma non è ancora duro, c’è quel punto lì in cui riesci a tagliare delle fette sottilissime senza che si sbricioli, ecco, quando il pane è in quel punto lì, io taglio il pane, mi sembra una cosa bellissima.

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Oplà

Tuesday 8 March 2011

Oplà. Faccio un salto e sono qua. Difficilissimo, sembrava; e invece poi guardami qua, con un saltino sono arrivato subito. Non ti sembra miracoloso? A me sì, sai, pensavo di non farcela e invece guarda qua, come ho fatto veloce. Mi trovo persino bello. Comunque, oplà, adesso torno di là.

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Comunque tra venti giorni è primavera

Tuesday 1 March 2011

Ieri ho scritto una cosa lunghissima per uso, diciamo, personale, e ieri sera, mentre stavo scrivendo, Samuele mi ha chiesto di scrivere un commento a una foto che ha fatto ieri, nel cuneese. Siccome ero già carico, ché avevo già scritto ventimila e più battute tra colazione, pranzo e cena, gli ho mandato il pezzo in circa tre-quattro minuti, lui si è stupito un po’ e ha deciso di pubblicarlo subito, stamattina. Si può leggere qui.

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