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Archivio di April, 2011

Poesie della Resistenza

Monday 25 April 2011

Gli amici di Schegge di Liberazione, per il secondo anno, realizzano un ebook sulla Resistenza, e quest’anno han deciso di farne anche un libro cartaceo. Gli ho mandato due poesie sulla liberazione, ma, ahimé, le hanno rifiutate. D’altronde sono poesie scomode. È quindi con immensa tristezza che le riciclo qui. Sono due. E sono corte.

Poesia della Resistenza

Io,
quando
vado in giro,
Resisto
anche tre giorni.

 

Poesia della Liberazione

Dopo
la Resistenza,
la Liberazione.

 

(le ho scritte a Fabriano dopo alcune bevute, ma ancora non capisco i motivi dell’esclusione)

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La settimana dell’odio

Friday 22 April 2011

E comunque vorrei concludere la settimana dell’odio, sì, è la settimana dell’odio, ve ne sarete accorti, ecco, vorrei concludere la settimana dell’odio parlando un po’ di voi umani. Leggevo stamattina che “il problema non è tanto che l’uomo stia diventando come merce. Semmai è la merce che si sta sempre di più umanizzando. L’abito non fa il monaco, l’abito è il monaco.” Ed è vero, siamo la merce che produciamo, e la merce è quello che siamo, siamo quello che indossiamo, e quel che indossiamo non è mica progettato per farci star bene noi che l’indossiamo, ma è tutta vanità, tutta tutta vanità, e di lì non si scappa. Non c’è verso, ci penso tutte le volte che guardo le mie magliette, le mie camicie, le giacche, i pantaloni: possono essere anche i prodotti più rinomati, ma avranno sempre quelle odiose cuciture all’interno, alcune meglio rifinite, alcune peggio rifinite, ma quelle cuciture saranno sempre rivolte all’interno, a strisciare contro il corpo, alcune di più, alcune di meno, ma sempre rivolte all’interno, a strisciare. Il precipuo scopo degli abiti si vede dalle cuciture, se le cuciture son rivolte all’esterno, lo scopo è quello di far star bene chi gli abiti li indossa, se le cuciture son rivolte all’interno allora è pura vanità. Ed è sempre vanità.
Vi odio, voi umani.

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Lettera a Gesù

Thursday 21 April 2011

Caro Gesù, stai bene? Io abbastanza, grazie, e così spero di te e dei tuoi. Ti volevo dire una cosa, magari la potrai giudicare oziosa, non lo so, ma m’è venuto in mente che magari poteva aiutare, poi magari no, ma non mi costa nulla, per cui te lo dico. Ho pensato, caro Gesù, che se muori e risorgi sei veramente un figo, ma tanto, son cose che noi umani non si riesce mica a fare. Ho pensato che se lo fai una volta, ok, sei figo e te l’ho già detto, ma se lo rifai tutti gli anni, be’, è logico che dopo un po’ il pubblico perda interesse. Tu pensaci.

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Puerile

Wednesday 20 April 2011

Tutte le volte che lo vedo in televisione io dico: Muori. Tutte le volte che passano in radio dei frammenti di suoi discorsi o dichiarazioni io dico: Muori. Anche quando son da solo, quando mi capita di vederlo o sentirlo io dico: Muori. Mi dice, chi mi ascolta, che devo smetterla, che è brutto far così, che è un comportamento puerile. E invece no, dico io, non è puerile per niente. Uso la sua tecnica: dici una cazzata cento volte, e poi diventa vera.

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Rifondazione

Tuesday 19 April 2011

L’altro giorno ho visto che danno ancora il Grande Fratello, quella cosa che fanno alla tele dove ci son dei tizi che nessuno vorrebbe avere come parenti o amici o anche solo semplici conoscenti, questi tizi che stan cento giorni in una casa ripresi dalle telecamere giorno e notte e la gente da casa li guarda, vede cosa fanno, ascolta le loro chiacchere, cose così che a me non mi verrebbe in mente di guardare; mi son stupito infatti che lo dessero ancora, mi ha fatto strano, ho pensato che quella è una cosa che puoi farla una o due volte e poi la gente si rompe i coglioni, e invece no, lo danno ancora, e ho sentito che fa ancora degli ascolti, c’è ancora della gente che gli interessa, strano. Comunque non può durare ancora per molto, secondo me prima o poi anche lo zoccolo duro degli irriducibili si annoierà, dai, non ha senso, chi è che può durare dieci anni a guardar quella vaccata, siam seri.
Io avrei una proposta per svecchiare il format, una vera e propria rifondazione. Lo fai uguale a adesso, ma con le motoseghe. Entrano i concorrenti, tutti con la loro motosega, poi lasciamo che si aggiustino tra loro.

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Pubblicitari verdi fritti

Monday 18 April 2011

Quando sento che alla radio, o alla televisione, c’è una trasmissione che parla di creatività io son sempre contento. La creazione, la nascita delle idee, la scoperta, l’invenzione, son cose che mi hanno sempre attratto, e se alla radio, o alla televisione, c’è qualcosa che parla di questi argomenti, io spengo tutto il resto, spengo musiche, spengo i libri, spengo i pensieri e ascolto. Poi, la delusione. Succede sempre che quando si parla di creatività alla fine finiscono con il parlare di pubblicità, di pubblicitari, di copywriter, di art-director e così via. Uno si mette lì in ascolto, magari in macchina, pensando che finalmente alla radio diano qualcosa di interessante, e no, alla fine parlano di pubblicità, e uno che sta guidando, magari uno che deve guidare un paio d’ore, che era pronto a assorbir la conoscenza o per lo meno a dilettarsi un po’ con delle belle storie di scoperta e d’invenzione, storie di scienziati, di scrittori, di artisti, e invece, delusione, si trova a ascoltar di gente che deve trovare il modo di vendere delle macchine o dei detersivi. Poi dicono che uno perde la fiducia nell’umanità: vorrei ben vedere.

E già che siamo qui, se siete dei pubblicitari, e v’è venuto in mente di mettere un rumore di campanello, o di telefono, dentro una pubblicità televisiva per attirare l’attenzione dello spettatore, cambiate lavoro, andate a fare i pescatori. E se, peggio ancora, avete mai pensato di mettere, dentro una pubblicità radiofonica, il rumore d’un clacson, di una sgommata o di un incidente stradale, ecco, se solo v’è venuto in mente, sappiate che, appena v’è venuto in mente, l’umano che avete dentro di voi si è sparato un colpo in testa, e adesso siete senza. Vagate come fantasmi nelle vostre città, tra i sushi e i sashimi e gli happy hour, ma l’umano che avevate dentro di voi se n’è andato, senza neanche lasciarvi un biglietto, e siete lì, morti senza saperlo, a pensare alla campagna di domani.

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Maestro

Friday 8 April 2011

Io in casa il dialetto non l’ho mai parlato, pensavo stamattina mentre leggevo la raccolta di poesie di Nino Pedretti, lo parlavano i miei nonni, ma in casa mia si parlava l’italiano, e con gli amici, anche se alcuni in casa parlavano piemontese, si parlava l’italiano, e io, comunque, non l’ho mai parlato, l’ho appreso come seconda lingua, e a volte mi dicono che parlo piemontese, quando ci provo, che parlo piemontese come uno di fuori, e infatti mio zio, che era abruzzese ma era venuto su negli anni cinquanta, lo parlava molto meglio di me, e ci vuol poco, devo dire. Da quando lavoro mi capita ogni tanto di doverlo parlare, non faccio delle gran figure, ma m’impegno e spero venga apprezzato. C’è un mio cliente che si chiama Mustafa, lui viene da Casablanca, in Marocco: quando viene in ufficio parliamo solo piemontese, e a me piace dire che il mio maestro di piemontese si chiama Mustafa. Adesso viene raramente in ufficio, perché adesso con i soldi che ha guadagnato a fare il muratore a Cuneo ha aperto un’azienda a Casablanca, l’ha chiamata Italiana Costruzioni.

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La morale è sempre quella

Tuesday 5 April 2011

Domenica ero lì che dormivo sul balcone al sole, era bellissimo, stavo leggendo un libro e mi son addormentato, veramente una gioia star lì a leggere con il sole sulla faccia e poi addormentarsi. Dopo un po’ mi ha svegliato Stefano, che mi ha chiamato per chiedermi se ero d’accordo su un pensiero che gli era venuto. Poi mi son riaddormentato, e m’ha risvegliato Betta che da dentro mi diceva di mandare un messaggio a Stefano per dirgli non so più cosa.
Ho pensato che alla fine la morale è sempre la stessa, chi mina la mia tranquillità siete sempre voi umani.

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Ciao sono Dio (amore mio)

Friday 1 April 2011

Io, da bambino, sulla spiaggia, mentre giocavo distrattamente con la sabbia, facevo dei discorsi tra me e me in cui immaginavo che quei singoli granelli di sabbia che venivano distrattamente sballottati dalle mie mani fossero dei mondi, e che il nostro mondo non fosse altro che un granello di sabbia che fosse a sua volta sballottato distrattamente da un bambino grandissimo che giocava con la sabbia mentre era lì sulla spiaggia a non fare niente e lui poteva essere il Dio di questo nostro universo mentre io potevo essere il Dio dell’universo contenuto nei granelli di sabbia che poi a loro volta dentro un pianeta nel loro universo avrebbero avuto un bambino che giocava con dei granelli di sabbia e lui sarebbe stato il Dio degli universi contenuti in quei granelli e così via. Io sarei stato il Dio(x) dell’universo(x-1), avrei avuto un Dio(x+1) che giochicchiava con il nostro universo(x), eccetera (ho messo la x per far vedere che non ho la presunzione di pensare che il nostro universo sia l’elemento centrale della serie, anzi, secondo la mia ipotesi la serie potrebbe essere infinita, quindi non avere alcun centro, ciao amore, visto che non mi metto sempre al centro dell’universo?).
Ce l’ho sempre avuto dentro questo pensiero, anche se poi si è modificato con il modificarsi delle mie nozioni sul mondo, e pian piano non pensavo più che il granello di sabbia potesse essere un mondo, ma che lo potessero essere le sue componenti; via via immaginavo che gli atomi da cui era costituito potessero essere universi, oppure che lo potessero essere le parti costitutive degli atomi, i protoni, gli elettroni, i neutroni, che poi a loro volta erano costituiti da qualcos’altro, non chiedetemi cosa che mi son dimenticato, ma mentre studiavo mi tornava in mente questo pensiero e mi chiedevo chissà quale parte di atomo potrebbe essere un universo e mi chiedevo se poteva essere qualcosa con una polarità positiva o una polarità negativa e non sapevo, non mi sapevo rispondere, ma secondo me aveva senso sapere se l’universo, il nostro universo, poteva essere positivo o negativo, e l’altra sera m’è venuto da pensarci di nuovo, e ho pensato di chiedere lumi al mio astrofisico di fiducia, Amedeo Balbi: gli ho mandato una mail dove gli chiedevo
Ma secondo Lei, Balbi, l’universo, che polarità ha?
Lui mi ha risposto
In che senso?

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