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Archivio di October, 2011

Pip. Metempsicosi.

Monday 31 October 2011

Scrivere da un telefono sembra un obbrobrio, a pensarci, con tutti gli aggeggi da cui si può scrivere, scrivere proprio su un telefono, ecco, son cose che a uno fanno storcere il naso. Chiedetelo agli scrittori, quelli che scrivono i libri, se li scrivono dal telefono. Vi guarderanno come foste dei matti.
A me, un paio di settimane fa, mi si è rotto il telefono.
Io era un po’ che scrivevo solo dal telefono, mi son abituato così, era così comodo scrivere camminando, sfruttare i tempi morti per scrivere, e poi m’è morto il telefono, mi sembrava di non poter più scrivere niente.
Adesso ce l’ho di nuovo.
Cioè, ne ho un altro uguale. Uguale identico. Il mio aveva due anni e mezzo di vita e la batteria aveva incominciato a cedere piano piano, e poi, un giorno, non si è più acceso. Fortunatamente, prima che si spegnesse del tutto, ero riuscito a fare una copia di tutto quel che c’era dentro.
Adesso ne ho uno uguale, uguale identico. Lo stesso modello. Me lo hanno sostituito e io ci ho copiato dentro tutto quel che c’era in quello vecchio. Un amico che ha lo stesso telefono, con il vetro un po’ scheggiato in un angolo, mi ha detto che lui non potrebbe sopportare di sostituirlo con un altro telefono uguale, perché quel telefono lo ha accompagnato in momenti importanti della vita, e anche se il nuovo telefono fosse identico comunque lui lo saprebbe che non è lo stesso telefono. Sarebbe un telefono qualunque, non il suo telefono.
Secondo me, gli ho detto, se il telefono è uguale, e se dentro gli metti lo stesso software, e tutte le cose che ci avevi dentro prima, l’anima si conserva.
Verrebbe da chiedersi se i telefoni possiedano un’anima.
Verrebbe da chiedersi, se la risposta è sì, dove stia.
Se il mio amico tenesse il suo telefono, ma gli facesse sostituire lo schermo, sarebbe lo stesso telefono?
E se poi si guastasse la batteria, e facesse sostituire la batteria, sarebbe lo stesso telefono?
E se si guastasse la scocca esterna, e la sostituisse con un’altra uguale, o ne costruisse una con una scatola di sardine, sarebbe lo stesso telefono?
E se si guastasse la scheda coi circuiti, quella che chiamano appropriatamente scheda Madre, sostituendola, sarebbe lo stesso telefono?
Sono domande importantissime, e ho cercato ovunque ma non ho trovato risposta.
Il telefono che ho adesso secondo me è lo stesso telefono, con la stessa anima che aveva il mio telefono, ma non ne sono certo, c’è questo dubbio che ogni tanto affiora e quando mi viene io lo poso sul tavolo, lì, nel centro, e lo fisso attentamente. Secondo me è lui. Ma poi non so.
Adesso si è guastata la lavastoviglie. Viene stamattina il tecnico. Se lo chiedete ai professionisti vi guarderanno male, ma io negli ultimi tempi mi son abituato a scrivere con la lavastoviglie. È complesso ma si può fare, e può anche dare delle gioie impreviste. Spero che il tecnico riesca a ripararla, perché se la devo sostituire non so, credo che per me sarebbe troppo.

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Poesia del sangue

Wednesday 19 October 2011

Da fuori non si vede
ma dentro gli uomini
ci son dei colori
c’è il giallo
il verde
c’è il blu
e l’arancione.

Ma se li apri
gli uomini
prendi una lametta
un rasoio
un coltello
o un taglierino
dentro c’è tutto rosso.

È perché s’imbarazzano
gli uomini
a far vedere
quel che han dentro.

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Semplice come l’acqua

Monday 17 October 2011

Al supermercato mi vengono sempre delle idee. Certe volte strane, certe volte irrealizzabili, ma secondo me questa qua qualche potenziale ce l’ha. Ero lì al supermercato e guardavo la gente che comprava l’acqua, nelle bottiglie di plastica, monouso: che spreco, mi dicevo, imbottigliare l’acqua dentro delle bottiglie di plastica, trasportarle lontano, ché magari la sorgente è in un’altra regione o magari in un altro stato, poi buttare via le bottiglie di plastica. Che spreco. Mentre guardavo mi è venuta una delle mie idee, quelle idee che certe volte son strane, a volte irrealizzabili, ma stavolta secondo me c’è potenziale, magari all’inizio si potrebbe applicare solo a chi può permettersela e poi a scendere, a tutti gli strati della popolazione. Sentite qua. Ho pensato che magari si potrebbe fare una cosa. Far delle cisterne dove raccogliere l’acqua, che arriverebbe dalle sorgenti, o dalla pioggia, la si filtrerebbe e poi attraverso un sistema di tubi si potrebbe farla arrivare nelle case della gente, magari prima a casa dei più abbienti (i tubi costano) e poi via via a tutti. Pensate, niente trasporto di bottiglie e riciclaggio di bottiglie, uno aprirebbe un rubinetto e l’acqua scenderebbe lì, direttamente a casa sua. Magia. Peccato che non si possa fare.

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Di blog letterari e di cacca, ma attenti a non invertire le due cose

Monday 3 October 2011

Io quest’anno su questo blog ci ho anche scritto poco, e poi cosa succede, non vai neanche alla Blogfest, che è uno di quei raduni dove quelli che hanno un blog si trovano e si raccontano le loro cose, non ci vai neanche e scopri, mentre sei da tutta un’altra parte, mentre sei agli antipodi di quel posto che si chiama Riva del Garda dove Gianluca Neri organizza la Blogfest, sei dentro un ristorante, non ti senti neanche in colpa perché son le dieci di sera e devi ancora mangiare, sei in un ristorante dove il telefono non prende neanche bene, bisogna lasciarlo in bilico su un angolo del tavolo perché abbia un po’ di segnale, ti arrivan dei messaggi che ti dicon che il tuo blog ha vinto, ha vinto il titolo di miglior blog letterario, e tu non ci credi, perché lo sai che il blog ultimamente lo hai anche un po’ trascurato, e lo sai, anche se quel premio lì lo hai già vinto una volta, che coi blog letterari non ci hai niente a che fare, che i blog letterari son altri, e tu non li vorresti neanche guardare col binocolo, i blog letterari, perché i blog letterari, diciamocelo, in generale fan schifo ai cani, e te t’han messo lì in mezzo, in mezzo ai blog letterari, che anche gli altri che c’erano in lizza eran blog strani, non eran mica tanto letterari, nel senso che non eran blog che facevano schifo ai cani, come di solito fan i blog letterari, e anzi, quest’anno ce n’eran anche di belli, e comunque ti arrivan dei messaggi, te pensi che sian degli scherzi, e invece poi no, perché ti arrivan da delle fonti diverse che non possono essersi messe d’accordo tra di loro per farti degli scherzi, e alla fine ti convinci che è vero, che il blog sul quale scrivi, solo ogni tanto perché ti accorgi che nell’ultimo anno lo hai un po’ trascurato, ti accorgi che questo blog qua ha vinto il premio come miglior blog letterario del duemilaundici, non ti capaciti del perché, ma poi il giorno dopo ci son dei giornali che hanno gli articoli, dove ci son gli osanna e i gloria e le trombette degli angeli, e niente, grazie a tutti.

Poi stamattina mi son alzato, mi son pesato con la maglietta e le mutande, avevo preso un chilo. Son un po’ ossessionato ultimamente con questa faccenda del peso, mi son detto devo perder dei chili e mi peso tutte le mattine, solo che tutte le volte che vado in giro, prendi un po’ di salciccia, prendi un po’ di focaccia, torno a casa che ho preso un chilo. Poi mi son fatto un caffè, poi m’è venuto da fare la cacca e se c’eran dei premi per la cacca secondo me vincevo un premio anche per quello, il blog letterario con la cacca più grossa del mondo. Poi mi son tolto tutto, mi son pesato nudo dopo che avevo fatto la cacca, non mi son capacitato, con tutta la cacca che avevo fatto, e senza vestiti, pesavo uguale a prima.
Non lo so se lo volevi sapere, ma magari te lo sei anche chiesto, ma magari non te lo eri mai chiesto e non lo volevi sapere, ma adesso lo sai, che anche i blog letterari, anche loro, fanno la cacca. Che peraltro sembra essere tantissima ma poi non pesa niente.

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