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Archivio di December, 2011

Quel che non ti ho detto, che ho scritto, ma non ti ho detto che ho scritto (nel 2011)

Saturday 31 December 2011

Mi è venuta l’idea di riavvolgere l’anno passato, di guardare quel che ho scritto su Twitter nel 2011 e che per forza di cose non ho scritto qui. Mi sembra che si capisca bene, che cosa è successo quest’anno. Niente. Cosa vuoi che sia successo.

Quel che non ti ho detto, che ho scritto, ma non ti ho detto che ho scritto (nel 2011)

Mi sono accorto che la prima parola che ho scritto nel 2011 è stata Bau. Sarà un presagio.

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Ho scoperto che la Dakar quest’anno la fanno in Sudamerica. A logica, la Liegi-Bastogne-Liegi la fanno in Namibia.

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La befana ha usato un mio calzino.

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Lei dice che mi vuole bene, anche se ogni tanto dice che li vede, i cespugli che rotolano dentro la mia testa.

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Qua sul treno, in piedi nella corsia centrale, c’è un signore che tiene al guinzaglio un prosciutto.

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Hai 5 anni e sei già ignorante. Non si canta Vamos a la playa e e e e e. Ignorante.

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Mi piacciono tutte le canzoni che contengono la parola ciononostante.

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Vecchi che pensano che mangiare l’aglio faccia bene. E poi vengono a parlare con me.
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Tristezze

Wednesday 28 December 2011

Oggi, dopo anni, son ripassato davanti al Bar Marsiglia. L’han rifatto tutto nuovo, adesso si chiama Bar Saint Tropez.

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Poesia che non sei tu

Monday 12 December 2011

Ti vedo
Da lontano
Che sei lì
Guardi le vetrine

Sorrido

Allora non era vero
Che eri morto

E invece
Ti ho solo
Scambiato
Per te

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Consigli per chi vuol comprarsi una Ferrari

Monday 5 December 2011

Leggevo un libro in cui si parlava di uomini che raggiunta una certa tranquillità economica si compravano delle Ferrari, e mi è venuto in mente che io, nella mia vita autostradale, perché io, negli ultimi tempi, diciamo dal duemilaotto, ho una vita autostradale, una vera e propria vita autostradale: ho una vita lavorativa, ho una vita affettiva, ho una vita di cazzeggio su internet: ho tantissime vite, e tra queste vite ho anche una vita autostradale, e mentre leggevo questo passo di quel libro in cui si diceva che questi uomini di cui si parlava, raggiunta una certa prosperità economica, si compravano delle Ferrari, e m’è venuto in mente che io, nella mia vita autostradale, ho visto tante macchine, di tanti tipi, fogge e marche, e ho visto anche delle Ferrari, che son delle macchine che si fan sempre guardare, e denotan delle qualità, delle qualità che tu, come osservatore esterno di una Ferrari che magari ti sta superando, tendi inconsciamente ad attribuire anche al suo conducente, e invece spesso, arrivati all’autogrill, vedi il conducente scendere dalla sua Ferrari e noti che le tue aspettative, aspettative derivate dal trasferire le qualità del veicolo al suo conducente, noti che le aspettative che tu riponevi nel conducente di quel veicolo non sono soddisfatte: poteva essere più magro, più alto, più bello, vestito con più gusto, poteva avere un altro telefono e degli occhiali con un taglio diverso, se lo senti parlare poteva parlare con una lingua migliore, poteva esprimere pensieri più profondi e così via, e ti accorgi che spesso molte persone, raggiunta una certa soglia di sicurezza economica, si comprano delle Ferrari, ritenendo forse di aumentarsi, di salire in un certo modo di grado nella gerarchia degli uomini, e invece al confronto con la loro macchina escono sminuiti, pallidi e un poco anche stupidi: l’estetica, il rombo, in una sola parola l’apparire del loro veicolo rende il confronto patetico, ne escono rimpiccioliti, piccoli uomini alla guida di un portento. Potrebbero comprarsi delle cinquecento, non il modello degli anni sessanta e settanta, e neanche il modello degli anni duemila, dico il modello degli anni novanta, quella scatola, quell’elettrodomestico, quel frigo o quella cucina a gas con le ruote, e allora sì che dal confronto uscirebbero belli, magnifici e vittoriosi.

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