My Blog » 2012 » April

Archivio di April, 2012

Favola di Luciano che aveva un cane

Friday 20 April 2012

Luciano Blini era un bambino di otto anni, e aveva un cane che si chiamava Bobi. Luciano ogni tanto guardava Bobi e pensava: «Io ho un bravo cane», mentre Bobi lo guardava e pensava: «Io ho un buon amico».

12 Commenti

Vai, campione

Thursday 19 April 2012

Nei film o telefilm americani capita che ci sia una scena in cui, dopo che magari padre e figlio eran divisi per diverso tempo per i motivi piu improbabili, oppure che il figlio dopo che per tutta la vita non è riuscito a fare qualcosa e finalmente ci riesce, vuoi l’essere accettato dai compagni, o giocare a baseball, ecco, io ho sempre in mente questa scena, l’avrò vista centinaia di volte, dove ci sono il padre e il figlio ai bordi di un campo da baseball, il padre vestito normale, il figlio vestito da baseball, in cui il padre, dopo un discorso sulla forza di volontà, o sull’unità famigliare, o chissà quale altra cosa, mette la mano sulla testa del bambino, gli scuote i capelli e tutta la testa, gli dice, Vai, campione, e il bimbo, tutto sorridente, corre verso il campo da gioco. È una scena che ho in testa da quando è primavera, da quando ho messo i vasetti con le nostre piantine fuori sul terrazzo e ogni tanto vado a guardarle, mi accuccio e guardo le mie piantine che crescono, e chi l’avrebbe mai detto che sarebbero cresciute davvero. Le guardo un po’, e poi, prima di alzarmi, strofino la mano aperta sul rosmarino, o sul timo, l’annuso, è tutta profumata, e Vai, campione.

9 Commenti

Furgoncini

Tuesday 17 April 2012

Io passo, vado in macchina, ogni tanto ci son i camioncini che vendono le arance, non mi fermo, ma le arance, magari portate fresche fresche appena colte dalla Sicilia, possono essere una cosa anche golosa, io lo capisco che uno magari passa, va in macchina, vede il camioncino delle arance rosse di Sicilia, gli fan gola, si ferma e ne compra una cassetta. Le arance son buone, poi c’è a chi piaccion di più, e c’è a chi piaccion di meno, ed è naturale, non siam mica tutti fatti alla stessa maniera, ci son quelli a cui piace il gorgonzola, io lo capisco, a me non piace non lo posso neanche guardare, ma lo capisco che esistano. Le arance son un altro discorso, le arance piaccion quasi a tutti, hanno poi anche un bel colore, le arance, è un colore che attira, quel bell’arancione vivo che io non so come si fa a rimanere indifferenti. Che poi peraltro l’arancione è anche il mio colore preferito, in assoluto: se io dovessi scegliere un colore tra tutti sarebbe l’arancione, se io avessi un solo colore per dipingere un’isola deserta, sarebbe l’arancione, un bell’arancione caldo e vivo e gioioso. Non c’è niente come l’arancione, io penso. E anche le arance, mi piace guardarle, forse mi piace più guardarle che mangiarle, le chiamano così, le arance, perché son arancioni, e non come si pensa, che il colore derivi dal frutto, ma viceversa, la bellezza del colore è incommensurabile rispetto alla bellezza del frutto, e se qualcuno sostiene il contrario, avrà anche ragione, ma secondo me sbaglia, cosa volete che vi dica. Comunque, dicevo, mi son perso, io a volte mi metto a parlar delle cose e poi mi perdo, capita, in ogni caso, volevo dire che è comprensibile che quei furgoncini delle arance esistano e che abbiano un mercato, non c’è problema, è anche auspicabile che esistano, ma a volte, quando passo, andando in macchina, mi capita di vedere dei furgoncini che vendono anfore. Non li capisco, i furgoncini che vendono anfore. Non immagino uno che passa di lì, che sta andando al lavoro, o al supermercato, vede il furgoncino delle anfore e improvvisamente gli vien voglia di un’anfora. “Dai, le anfore, che bello, ne ho sempre desiderata una.” Secondo me c’è qualcosa sotto.

16 Commenti

Poesia della Szymborska

Monday 16 April 2012

E comunque io,
dopo quella sera,
la Szymborska,
non la posso più bere.

(oggi E io che mi pensavo compie otto anni, grazie a tutti)

11 Commenti

I lavori veri

Friday 13 April 2012

Il muratore, dopo che ha lavorato, ha fatto una casa, un muretto. L’agricoltore, gli son cresciute le piante. L’idraulico, prima aveva i tubi che perdevano e adesso non perdono più.
Io, essendo uno che ha sempre fatto dei lavori nel terziario, dei lavori che alla fine del lavoro non hai un risultato tangibile di quello che hai fatto, non vedi la casa finita, non vedi il grano maturo, non vedi la stanza imbiancata, ogni tanto mi ritrovo a provare invidia per chi fa questi lavori qua. Non tanta, che son lavori che fan fatica, ma un po’ sì.
Con Paolo Nori, son tredici mesi che stiam dietro a questo libretto qui, che si chiama Storia del Partito del progresso moderato nei limiti della legge, di Jaroslav Hasek, e adesso, è uscito. Costa due euro e cinquanta (c’è un buono sconto in regalo, anche) e tutti quelli che l’han comprato mi fanno i complimenti, perché è un libro bellissimo, lo dicon loro ma lo dico anche io, senza falsa modestia, perché, come c’è scritto nel libro, “la modestia abbellisce l’uomo, ma l’uomo non deve abbellirsi, e perciò non dobbiamo esagerare in modestia”.
E quando, tra intoppi e rallentamenti, lavori per tanto tempo alla riuscita di qualcosa, e poi alla fine riesce, ed esce un libro, o un libro digitale, ecco, quelle volte lì ti sembra di far qualcosa che ci assomiglia, un po’, a quello che fanno i muratori, gli agricoltori, quelli che fanno i lavori veri.
Sembra che tutto abbia un po’ più di senso.
(compratevelo, è bellissimo)

13 Commenti

Poesia delle lingue

Tuesday 10 April 2012

Sono alla finestra
sono le otto del mattino
Sotto la mia finestra
c’è un signore
un signore che parla al telefono
parla in piemontese
un piemontese strettissimo
un piemontese di montagna
un piemontese
che anche io
che sono piemontese
faccio fatica a capire
parla in piemontese
velocissimo
e ogni tanto dice OK

come quei ragazzi
maghrebini
che vedo uscire dalla scuola
italiana
che parlano tra loro in una lingua
maghrebina
ma ogni tanto affiora
in italiano
un vaffanculo.

12 Commenti

L’uomo che vibrava ai passanti

Friday 6 April 2012

Stamattina stavo tornando dalla posta, sentivo il cellulare vibrare. Ho guardato in tasca, in quella tasca lì avevo solo le chiavi, e lo so per certo, che le chiavi non vibrano, ma ho toccato, non vibravano. Non avevo altro in tasca, che strano, cos’era che vibrava? Era mica magari come quando sei fermo in treno, che parte il treno vicino, e tu lo vedi muoversi e ti sembra di muoverti tu? Non è che magari le chiavi eran ferme ed ero io che vibravo? Chissà se si vedeva, da fuori.
Mentre questi pensieri occupavano la mia testa ho notato che qualcuno aveva lasciato della carta fuori dalla finestra del mio ufficio, carta oleata, sporca di pizza. L’ho raccolta, e mentre andavo al bidone dei rifiuti ho pensato che meno male han lasciato solo la carta, che io stamattina di pizza non avevo proprio voglia. Magari focaccia, ma pizza no.

9 Commenti

Vite

Wednesday 4 April 2012

Due fratelli già avanti negli anni, nessuno dei due si era mai sposato, vivevano insieme. Un giorno, uno dei fratelli prende un infarto, e muore. Tempo una settimana, anche l’altro.

7 Commenti