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Archivio di May, 2012

Sulle tragedie

Wednesday 30 May 2012

Quand’è morta mia nonna, son stato un giorno intero in camera mortuaria, all’ospedale, facevo le medie, mi ricordo che in quei giorni dovevo studiare a memoria A Silvia, la poesia, una poesia che non ho mai imparato, né allora né dopo, mi ricordo soltanto un verso, E quinci il mar da lungi, ed ero lì, nella camera mortuaria, che non mi capacitavo che era morta mia nonna. Non sto a farla lunga, ma i miei lavoravano, io buona parte della mia vita, fino ad allora, l’avevo passata coi nonni. Porca vacca, era morta mia nonna. E stavo lì che non mi capacitavo. La gente muore. Anche quella a cui vuoi più bene. L’ho già scritto una volta, ma mi vien da riscriverlo. Stavo lì nell’ingresso, dove da un lato c’era la porta della sala d’aspetto, e dall’altro il corridoio che portava alle sale mortuarie. Davanti alla porta d’ingresso c’era una vetrata, e al di là del vetro stava un inserviente. Mi annoiavo, un po’ leggevo, un po’ guardavo quel che c’era, quel che succedeva. Succedeva poco. Mi ricordo di un momento in cui avevano chiamato l’inserviente, l’avevo visto mettersi il camice e i guanti di lattice, l’avevo sentito parlare, avevo capito che da sopra, dall’ospedale, era arrivato un morto, e bisognava vestirlo e metterlo nella cassa. Avevo sentito armeggiare, avevo provato a guardare, ma la porta era chiusa, l’avevo visto uscire e poi rientrare, e poi l’avevo visto rientrare al suo posto, al di là della vetrata. Che lavoro, pensavo. Chissà come si fa ad abituarsi. Al di là del vetro, l’avevo visto togliersi il camice e i guanti, poi l’avevo visto chinarsi per cercar qualcosa, poi si era rialzato in piedi e ho visto che si stava mangiando un bel panino al prosciutto.

C’era un filosofo, forse il più grande dei nostri tempi, un filosofo che si chiama Learco Pignagnoli, che aveva scritto “Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico, che valore vuoi che abbia”, e io, da quando ho letto questa frase per la prima volta, mi son messo a riflettere sul mio approccio alle tragedie, collettive o personali, e mi son reso conto che anche nel momento peggiore, nel momento in cui sono addolorato o addirittura disperato, gattini.

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L’uomo che aveva la macchina nuova e dentro ci metteva dello yogurt greco

Saturday 26 May 2012

Io non ho mai avuto una macchina coi cerchi in lega. Fino a ieri. Erano compresi nel pacchetto. Non è che io li volessi, però mi son sempre chiesto come ci si sente, ad avere i cerchi in lega. Adesso lo so.
Ci si sente un essere umano di livello superiore.

Poi c’è il climatizzatore bizona, che non so ancora cosa faccia effettivamente perché viaggiavo da solo oggi, però bello, c’è il cassetto che se vuoi è refrigerato, l’ho provato, ci ho messo un vasetto da cinquecento grammi di yogurt greco a Cuneo, poi a Viareggio l’ho tirato fuori, era bello fresco. Peccato che ci ho messo un vasetto solo, se ne avevo due ne mangiavo due. La prossima volta lo so, ci metto un chilo o due di yogurt greco, io lo mangio a chili, lo yogurt greco, mi sento che se ne avessi un quantitativo illimitato potrei andare avanti all’infinito, potrei anche arrivare fino in Africa, fino in Madagascar, fino in Antartide, poi basta, tornerei indietro, ché lì fa freddo, in macchina c’è anche il riscaldamento, dicono che funzioni bene, ma secondo me lì in Antartide fa persin troppo freddo, anche se il riscaldamento va bene.

Poi dentro la macchina c’è anche una presa dell’accendisigari nel baule, io non so a cosa serva, dice Stefano che se per caso rapisco qualcuno, e a lui gli vien voglia di fumare, vien comoda.

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Start & Stop

Wednesday 23 May 2012

Son andato a vedere una macchina, ché la mia non ce la fa più, e il venditore che c’era lì nel concessionario mi ha spiegato un po’, mi ha detto che dentro, quella macchina lì, ha una cosa avveniristica che quando ti fermi al semaforo lei si spegne. Bello, ho pensato, mi ricorda il mio motorino.

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Il caffè è una cosa seria

Tuesday 22 May 2012

L’altro sabato ero al Salone del libro con Andrea Libero Carbone, Paolo Nori, Diego Viarengo e Gianni Minà, siamo andati a prendere il caffè e l’abbiam preso tutti senza zucchero. Non mi era mai capitato.

Probabilmente sono abituato male io coi caffè, ché io spesso vado a prendere il caffè con un mio amico, andiamo al bar che c’è dall’altro lato della piazza e lui ordina un caffè macchiato. Io invece, dico sempre al barista, preferisco il caffè da uomo.

C’è questo problema a prendere il caffè senza zucchero, è che ti accorgi subito se il caffè è buono o non è buono. E in generale non è buono.
A volte mi è capitato di assaggiarlo, e dopo metterci lo zucchero. Ché senza, a volte, ci son dei bar, porca miseria, dovrebbero arrivare i NAS e mettergli i sigilli.

All’autogrill Sarni di Aulla sulla Parma-Spezia direzione Spezia mi hanno fatto un caffè molto buono, una volta. O forse ero di buon umore io, non so.

(Gianni Minà non c’era veramente, ma ci sarebbe stato bene)

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L’uomo che accendeva il mondo

Wednesday 16 May 2012

La mattina, ti svegli presto, spegni la sveglia, che come al solito non ha fatto in tempo a suonare, ti alzi, prendi le cose che stai leggendo dal comodino e te ne vai in cucina. Chiudi tutte le porte, facendo il minimo rumore possibile, accendi la luce piccola, ché è ancora tutto buio e tu hai bisogno di abituarti alla luce a poco a poco, metti un po’ d’acqua nella tazza alta, e accendi il microonde. Un minuto e venti. Dopo un minuto e venti il microonde fa quattro suoni, lo apri, metti del caffè solubile nell’acqua calda, lo giri col cucchiaino, e poi ti metti al computer con il tuo caffè, a leggere quel che altri hanno scritto nella notte.
C’è silenzio.
Gli unici rumori che hai sentito finora li hai fatti tu, alzandoti, chiudendo le porte, accendendo la luce, aprendo il rubinetto, usando il microonde, girando il caffè, spostando la sedia per sederti.
Poi, piano piano, cominci a sentire le prime macchine che passano, i cinguettii degli uccellini, e ti piace pensare, anche se lo sai che son pensieri da bambini, ti piace pensare che sei stato tu, il primo, il primo a rompere il silenzio, e se tu non ti fossi alzato, se tu non avessi fatto quei rumori, quei piccoli rumori impercettibili, il resto del mondo non si sarebbe mai svegliato, e sarebbe rimasto nel silenzio.

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Elettrolibri

Tuesday 15 May 2012

Adesso è un po’ di giorni che non scrivo niente, ma ho delle ragioni, ne ho tante, e son principalmente ragioni alle quali ho voluto dedicare tutto il mio tempo libero – quello in frammenti superiori ai venti secondi – e quindi ho dovuto trascurare cose di cui posso occuparmi in qualsiasi momento, come un blog, come questo, che per definizione è aperiodico, asincrono, e fatto a cazzo di cane, come si dice tra noi nobili dentro.
C’è stato il Salone del libro, abbiamo presentato lo Spinoza III, un volumone spesso due centimetri, abbiamo presentato le nuove uscite della Sugaman, la casa editrice che ho con Paolo Nori, e s’è parlato tantissimo, specialmente di libri digitali, detti anche, come dicono gli amici di Barabba, elettrolibri. È bellissimo, elettrolibri. Quasi quasi lo adotto anch’io. Elettrolibri. Suona bene.
L’anno scorso insieme a Letizia Sechi avevo fatto un libricino che si chiamava Questo non è un ebook, che poi veniva distribuito al Salone del libro, ma anche come elettrolibro, lo trovate ancora qui, se volete, e ho visto che quest’anno, l’ho letto sulla Stampa, è andato fortissimo al salone. Son contento, perché quest’anno, se ne avessi avuto il tempo, avrei voluto fare un altro ebook, chiamiamoli così che così capiscon tutti, un altro ebook che spiegasse cosa sono gli ebook.
Nella mia testa, se avessi avuto il tempo di farlo, questo ebook si sarebbe chiamato: Che cos’è un ebook? e dentro ci sarebbe stato scritto: Una roba tipo questa.
E basta così. Secondo me sarebbe andato forte.

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Poesia dell’oscuro scrutare

Thursday 3 May 2012

A volte vorrei
vedermi
quando non mi vede nessuno
quando sono da solo
quando sono lì
in cucina
che faccio le cose
che sistemo
che scrivo
che penso
(a volte penso)

vedere
che facce faccio
come mi muovo

ma poi penso
che vedermi
o meglio
sapere che mi vedo
cambierebbe
il mio modo di comportarmi
di agire
cambierebbe
le mie espressioni

l’altra mattina
ero lì
vicino alla finestra
che bevevo il caffè
mi son scoperto
che sorridevo

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