A volte mi capita di vedere delle interviste a degli sportivi, e nelle interviste questi sportivi dicono che loro son confidenti, poi i commentatori dicono anche loro che son confidenti, lì son tutti confidenti, ma confidenti di cosa, saran confidenti gli uni con gli altri, si scambieran delle confidenze, tutti lì, negli spogliatoi, gli sportivi e i commentatori, tutti a farsi delle confidenze, e a me vien da pensare che se io li conoscessi, quegli sportivi e quei commentatori, che me li immagino, sottovoce, dentro degli spogliatoi che son come dei confessionali, a farsi delle confidenze, a parlarsi nelle orecchie, se li conoscessi io andrei lì e gli direi Stai attento, stai attento a far delle confidenze, che poi ti fregano, gli mettono un microfono davanti e loro non si tengon mica, loro van lì, gli mettono un microfono davanti, e loro dicon tutto, spiattellano tutto, altroché farsi delle confidenze, porca miseria, far delle confidenze a quella gente lì è come andare a dirlo in televisione, stai attento, e stai attento anche a dirlo in giro, che sei confidente, che magari poi ci son delle persone che voglion sapere che cosa sono quelle confidenze, e poi vedi, magari ti rapiscono, ti torturano, ti mettono gli spilli sotto le unghie, ti strappan le dita con le tenaglie, ti spengono le cicche di sigaretta addosso, se ci penso mi fa male anche per te.

Quando ero piccolo c’era un giornale da donne che si chiamava Confidenze. Poi ce n’era anche uno che si chiamava Intimità.