Bisogna scendere al fiume, per camminare. Là, lungo il fiume, c’è una pista ciclabile, e camminabile, e corribile, che fa tutto il giro della città. Basta scendere giù, fai un paio di centinaia di metri, e ti sembra di essere in un altro mondo, lontano da tutto, lontano da tutti. A volte, nei giorni di festa, c’è pieno di gente, gente che cammina, che corre, che va a farsi un giro in bici. Ieri no, non c’era nessuno: abbiamo incontrato cinque o sei persone in tutto. A volte parlottavamo, a volte stavamo zitti. C’è una parte del percorso in cui cammini proprio vicino al fiume. È secco, il fiume, oggi. Non mi sono mai accorto che il fiume fosse così largo. Stavamo in silenzio, mentre costeggiavamo il fiume, e il paesaggio sembrava lunare, quasi; una distesa di pietre grigie, inframmezzate da delle isolette verdi, con cespugli, e alberi, che erano isolette, sì, un tempo, ma adesso sono isolette in mezzo a una pietraia, una pietraia di pietre grigie e arrotondate.
Quando facevamo silenzio, si sentivano gli uccelli cantare. Ho una sveglia, che fa il suono degli uccellini, è una sveglia che mi avevano regalato, che comincia a fare una luce fioca mezz’ora prima dell’ora a cui suona, e pian piano, in quella mezz’ora, si accende sempre più: dicono che simulerebbe lo svegliarsi con il sole. Quando si illumina del tutto, quando è l’ora di svegliarsi, fa il suono degli uccellini. Ieri mattina, camminando lungo il fiume, quando mi accorgevo del canto degli uccellini, senza pensarci mi dicevo, via, è ora di svegliarsi, e mi veniva da spegnerli.