Appesi alla recinzione di rivendite di pellet e laterizi c’erano le uova di pasqua che l’associazione dei commercianti del paese aveva fatto mettere; solo che era piovuto, e pasqua era passata, e le uova di pasqua, probabilmente ripiene di polistirolo e ricoperte di carta colorata, erano un po’ stinte, scolorite: da rosse, gialle, verdi, arancioni, rosa e blu che probabilmente erano state, stavano tendendo tutte allo stesso colore, uno spiacevole color entropia, che è tipo il color caffelatte ma con un nome molto più, come si dice, cool.

C’era la mia macchina, la stavo andando a prendere, c’era la mia macchina dal gommista, ma quando sono arrivato era ancora lì su, sul ponte, senza ruote, e a vederla da lontano era un sogno d’infanzia, una navicella spaziale sospesa nel vuoto, tutta bombata e senza ruote, pronta a partire per chissà quale viaggio cosmico.

E io ero lì, con la mia borsa pesante, che ero appena saltato con tutti e due i piedi in una pozzanghera.