Archivio per February, 2004

February 28, 2004

Ho fatto presto

Chi è rinchiuso, per quanto in luogo dorato e pieno di premurose inservienti, vuole tornarsene a casa e vive di speranza. Chi è senza speranza invece sopravvive solamente. Chi è fuori (ma solo di fatto, non anche nella mentale sostanza, o non ancora del tutto, come chi è rinchiuso proprio perché fuori) si barcamena gestendo la situazione come crede meglio e alla lunga si stanca, ma continua a farlo con forza perché vuole bene a chi ha rinchiuso.
Come ha scritto Black Cat in un commento al precedente post: "[…] la vita a volte prende accelerazioni improvvise e spaventose, Micio, e ne rimaniamo affascinati […]", mi sono ritrovato ad inseguire. Al momento ho avvertito nessun problema. Ma si trattava di una accelerazione affascinante, forte, inattesa (o forse solo sottovalutata) e, come si suol dire, bruciante.
Come accade a tutti, non ho potuto far altro che scalare una marcia e affidarmi al turbo. I motori diesel moderni sono meno trattori di quelli di un tempo, ma in compenso riescono a dare prestazioni migliori. Il mio supera i duemila cc e ha un buon rapporto prestazione – fattore trattore (il fattore trattore indica la capacità di sopportare il peso delle proprie croci e di riuscire a portarle avanti senza perdere il sorriso). E non essendo pompato troppo, si adatta alle circostanze della mia guida senza mai correre il rischio di cedimenti (o così almeno mi auguro).
Ma questa volta l’accelerazione della vita era diversa dal solito. Ho avuto la sensazione di non riuscire a prevedere le possibili direzioni verso dove si sarebbe diretta. Ed ero stanco.
Ho deciso allora, inspiegabilmente, una volta raggiunta la vita ancora in accelerazione, di darle una cara e buona vecchia sportellata. Invece di mettermi a fare gesti, a inventare soluzioni e a cercare l’ennesimo compromesso mi sono impuntato e, con una lucidità insperata, le ho dato una bella sportellata secca.
Mia madre non mi è sembrata sorpresa. Però si è dovuta fermare. Certo ha accusato il colpo ed è scesa a osservare i danni.
Le ho tolto, in un paio di secondi, buona parte della sua speranza di tornare a casa.
Ora devo controllare anche i miei danni. Sono consistenti, ma rasserenanti.

Fuori e Fuori nevica.

admin @ 10:57 am - Commenti (5)

February 27, 2004

Uno scappellotto e torno

Ho dovuto eclissarmi dalla blogosfera in questi giorni. Ho fatto solo delle comparsate sul mio stesso blog e i post che ho preferito sono neppure i miei …
A volte mi stupisce la vita quando sembra divertirsi a escogitare attività da svolgere, contrattempi e incasinamenti di varia natura ritagliati come un fantomatico puzzle. Mi ritrovo al suo tavolo con tutti questi pezzetti da incastrare l’uno nell’altro. Cerco tutti i pezzi laterali e li metto insieme per tentare di circoscrivere e chiarirmi quel che accade.
Naturalmente scopro che si tratta di parti di puzzle spesso già iniziati e sparpagliati su vari tavolini intorno a me, alcuni in piena lavorazione, altri quasi dimenticati. Si tratta di parti da assemblare e riunire ai rispettivi puzzle a volte in fretta e a volte bene per forza.
Ogni tanto scopro che l’immagine che riesco a fatica a ricostruire è completamente diversa da quella raffigurata sulla scatola. In quel caso apprezzo la mia capacità di ricostruzione, ma vorrei avere la possibilità di dare uno scappellotto alla vita per lo scherzetto beffardo che mi ha fatto. Anche se ammetto la fortunata evenienza di essere io a procedere nella vita a suon di bonari scappellotti dalla stessa.

admin @ 9:14 am - Commenti (4)

February 26, 2004

tra i morti (malavoglia77)

Ho ricevuto un altro post da malavoglia77 in relazione a Mi pubblichi un post? su gattostanco.
È un testo un po’ forte per certi aspetti e sicuramente insolito per gattostanco nell’argomento di base. L’assenza assoluta delle lettere maiuscole, come il resto ovviamente, è una scelta di chi scrive e non un vezzo "editoriale" di chi pubblica.

tra i morti

oltre a cazzeggiare in internet io lavoro in un negozio di pompe funebri. lo faccio per indispettire mia madre che ha fatto tanti sacrifici per farmi prendere una laurea. così ho deciso di sacrificare la laurea. in questi giorni sto scaricando un sacco di ordini: bare ungheresi (sono quelle che costano di meno), bare americane (sono quelle che costano di più), ma in mezzo alle bare tengo sempre aperta la finestra del diario dei diari, così non penso troppo ai morti. nel negozio ci si aggira come in un labirinto, fra pile di casse e lastre di zinco in equilibrio precario. poi c’è il reparto sigillature. lo zinco laminato è accatastato sulle pareti in vari tipi di formati. in listino ne conto 400. da quando i nuovi regolamenti della polizia mortuaria prevedono la possibilità di sigillare i cofani con materiali a freddo, il magazzino pullula di ecosald b, una sostanza chimica adesiva e nera come la pece. a me piace l’ecosal b perché è totalmente privo di odore e non mi porto a casa il lezzo di vapori acidi. Il retrobottega straripa di barattoli, pezzi di marmo, acido muriatico e gas altamente infiammabili. poi c’è la cella 1, quella per i trattamenti di conservazione e la cella 2 è la stanza dedicata al trucco. a volte sembra davvero di stare in un beauty center. anche i morti si truccano. nel pomeriggio ho fatto il mio primo maquillage al morto e adesso ve lo spiego. era un uomo sui sessanta. il lenzuolo gli lasciava scoperto solo il viso e ho notato una vaga rassomiglianza con robert mitchum. volto allungato, naso prominente, fronte alta. poteva proprio essere il vecchio mitch. aveva un’aria decisamente defunta. schiantato da un’infarto. ho osservato il morsetto sotto il mento considerando la quantità di formalina che doveva avere nello stomaco (una puntura da 10 cl basta per un peso pari a 80 kg). non era più un essere umano, forse lo era stato, ma adesso andava considerato come un reperto da museo. ho provato un certo sollievo all’idea. avrei dovuto trattare un reperto da museo, nient’altro.
il mio capo mi ha illustrando nei dettagli il funzionamento del morsetto. svitare lentamente il dado, togliere l’attrezzo con delicatezza. “Attenta a non graffiare la pelle”, ha precisato mentre la porta del negozio ha fatto un rumore assordante, sbattuta da qualche cliente travolto dal vento. ho sobbalzato mentre mi ha raggiunto un’occhiata provocatoria. sapevo che voleva dire: ora te la cavi da sola. non volevo che se ne andasse. avevo il mio compitino da svolgere: solo togliere il morsetto e considerare il giusto grado di raffreddamento del nervo. rientra nei trattamenti di conservazione: chiudere la bocca al morto.
mi sono avvicinata al cadavere, un mucchio di carne imbevuto di formalina. per non avere troppa paura ho anche pensato alla foto di marco candida, quella dove ha la camicia a quadretti. poi ho pensato alla poesia di scarpa, ma sembrava la camicia a quadretti di candida. non funzionava. allora ho cercato di concentrarmi sull’immagine dei pesci conservati nelle bocce del museo di storia naturale, l’esposizione dei gufi impagliati, degli squali rinsecchiti, dei serpenti attorcigliati nelle bottiglie. fauna da studio e da memoria. scienza pura. d’accordo, ora lo faccio, svito il morsetto fissando lo sguardo sui dadi a farfalla, sulla filettatura. robert mitchum se n’è stato buono e calmo. tolto il morsetto l’ho posato sul tavolo. chissà perché stavo attenta a non fare il minimo rumore. sono restata lì a osservare il mio lavoro, il morto con la bocca chiusa. quante cose doveva aver detto quella bocca in un’intera vita. stavo ancora pensando alle molteplici possibilità di ogni esistenza quando la bocca del vecchio mitch ha cominciato ad aprirsi. con moto lento ed inesorabile la mascella si è lasciata andare, dimostrando una tardiva e inopportuna vitalità. ho sudato e avevo i brividi, ma decisamente ero più incazzata che impaurita. il mio compitino si stava tramutando in un disastro ed io sono una dei milioni di precari. già mi immaginavo la faccia del mio capo, la sua espressione di compatimento. no, no, non poteva finire così, però non me la sentivo di rimettere il morsetto. puntarlo sullo sterno e infilarlo sotto il mento. non se ne parlava neppure. ho cercato in giro finchè ho visto il tubetto dell’attak. l’importante era agire d’istinto, non pensare. mi sono avvicinata al cadavere, con una mano ho afferrato la mascella, con l’altra ho versato la colla. oplà, sui denti e sotto le labbra, tanto per non sbagliare.
una vischiosa colata trasparente è scesa nella bocca aperta di mitch. ce n’era abbastanza e con una leggera pressione della mano ho chiuso la mascella. sono rimasta così per qualche minuto, pregando che non arrivasse nessuno, senza allentare la pressione. cazzo, voglio vedere chi vince la battaglia vecchio cowboy. una sottile sbavatura di attak ha iniziato a fluire dall’angolo destro della bocca. forse avevo esagerato nella quantità. ho immaginato il funerale, i parenti chini sul caro estinto per l’ultimo bacio, le labbra del vivo e del morto incollate. mi è venuto da ridere. ho preso una salvietta, e senza scostare la mano dal mento con l’altra ho pulito la sbavatura. ma la colla a quel punto aveva già fatto presa, e il labbro inferiore è rimasto leggermente scostato da quello superiore. mitchum aveva acquistato un’eterna smorfia di disappunto. quando neppure la colla funziona bisogna cucire le labbra. poi mi è venuta voglia di raccontarlo. magari pochi sanno che genere di incontri si fanno nel retrobottega di un’agenzia di pompe funebri.

di malavoglia77

admin @ 10:34 am - Commenti (11)

February 25, 2004

Devo farmi la barba

Ieri era una splendida giornata di sole.

una splendida giornata
stravissuta, straviziata, stralunata.
Una splendida giornata
sempre con il sole in faccia fino a sera

(quando cerco un testo in rete: ma mai una sola strabenedetta volta che riesca a trovarne tre che siano uguali. Ma mai! Inizio filippica …Eh, la faciloneria dei tempi moderni dilaga. Ma almeno il caro buon vecchio Vasco, cavolo, citatelo bene, uffa. Io mica me le ricordo parola per parola le sue canzoni, ma nemmeno sono stordito da pubblicare siti con testi sgangherati! …Fine filippica)

Devo farmi la barba.
Sembra voglia esserlo anche quest’oggi (cosa? una giornata di sole). Quando mi sono appeso alla "cosa delle tapparelle" (quella fascia di materiale sintetico che arrotola e srotola le tapparelle di cui ignoro il nome) e ho dato un’occhiata fuori c’era tutto il ghiaccino sulle auto e il cielo sembrava sereno, quindi penso la mattina si stia trasformando in una bella giornata di sole.
Devo farmi la barba. C’è ancora un coriandolo piccolo e tondo. Eppure la faccia, e non solo, ieri sera me la sono lavata.
Un amico interista mi ha raccontato la sua ultima grama esperienza. Mi ha colpito a tal punto che mi sono sognato di essere su un’arca spaziale (intesa come un’enorme astronave che trasporta coloni attraverso le generazioni e lo Spazio verso un mondo nuovo) in preda al panico a causa di due agenti della sicurezza biorobotici (o robobiologici) mal programmati che smaterializzavano chiunque pronunciasse la parola "derby". Devo farmi psicoanalizzare, inizio a non avere dubbi.
Devo farmi la barba. È giunto il momento.
Quando sono andato in bagno, questa mattina, tanto per sorridermi allo specchio (al mattino il mio umore quasi mi costringe a ritenere che il sorriso sia solo frutto della mia fantasia, quindi mi piace vedere che non è vero), ho calpestato la cena del gatto di ieri sera (questa mattina sul presto-presto, pe l’esattezza). Era fredda e viscida. Mi tornano i conati al solo pensiero. Gli ho fatto un po’ di coccole sulla sua poltrona. Povero gattone. Gli ho dato la sua pappa gelata dal frigo quando sono rincasato con mia moglie e nella notte me l’ha restituita. Che umano ignobile che sono.
Devo farmi la barba, non ho altra scelta.
Ho due mail urgenti alle quali rispondere (la seconda è il rewind di una precedente).
Ho fatto leggere il primo post di Marco Candida sul Diario dei Diari a mia moglie. Incredibile. È partita con una filippica di una mezzoretta buona. Dopo venti secondi mi sono distratto sorpreso immensamente dalla sua dialettica, dal fatto che avesse, evidentemente, capito molto più di quel che ho capito io, affascinato dalla cultura e dall’ardore che sprizzavano in ogni dove e mi sono dimenticato di ascoltare pure quel che mi diceva. Anche lei, mi pare d’intuire, come il sottoscritto, è partita col piede sbagliato con quel ragazzo. Devo acculturarmi un poco, se non voglio correre il rischio di non riuscire più ad interessarla, prima di tentare di farle cambiare idea.
Ma non ora, perché devo farmi la barba.

Che uno si pensa pure una brava persona dall’intelligenza media. Però ho un solo rasoio e la barba lunghetta. Se avessi realmente l’intelligenza media, non mi sarei ridotto ad avere un solo rasoio e la barba lunghetta, perché quando sarò a metà faccia il rasoio inizierà a tagliare male. Non vedo l’ora che venga la moda di radersi solo mezza faccia.

admin @ 9:32 am - Commenti (15)

February 23, 2004

gattostanco? 200 anni di pensiero

Il superlativo scrittore ha iniziato la settimana di permanenza ai remi del Diario dei Diari scrivendo un post sulle interazioni (o quel che sono) fra strumento tecnico (il weblog), linguaggio, lessico, blogger e contenuti presenti in gattostanco. In ogni caso mi sembra di capire che ci sia anche molto altro ancora di decisamente più interessante in questo post.

Nota per il visitatore occasionale:
Secondo il parere di Marco Candida, gattostanco "mette in pratica la lezione degli ultimi duecento anni di pensiero".

admin @ 11:13 am - Commenti (14)

February 22, 2004

Diario dei Diari: tutti i post

22 febbraio

Avanti il prossimo

La mia esperienza attiva con il Diario dei Diari di Pordenonelegge.it volge al termine.

Ho tentato di eseguire qualche ricognizione preliminare nella scrittura immediata, svolgendo il compito di segnalare post di altri blogger in maniera personale ed estremamente leggera, se non addirittura nascosta, dal punto di vista "letterario".

Se avrò ancora da blaterare qualcosa, lo farò nei commenti ai successivi post. Sono già curioso di seguire questa iniziativa nei prossimi mesi. L’entrata in gioco settimanale di un nuovo biscazziere rinnoverà completamente il blog stesso.

Credo sarà affascinante.

Grazie.

17:18:42 – gattostanco

Ho chiesto lumi

Uno dei fondamenti del bloggare felicemente è il considerare i visitatori come ottimi punti disinteressati di riferimento per avere consigli. Personalmente ho chiesto un suggerimento per un presente enologico che volevo fare e ho fatto un’ottima impressione grazie al consiglio ricevuto, e ho acquistato una macchinetta digitale grazie ai chiarimenti ricevuti sul blog.

Ieri ho chiesto dei suggerimenti ai visitatori del mio blog per aiutarmi a scrivere quest’ultimo post.

Graziella:

"[…] Propongo il filone dei blog comici, con blogger fittizi. Non so darti indicazioni su un intervento in particolare, ma forse c’è il rischio che questi blog siano sottorappresentati. Mi riferisco a Effe, o La Maury.[…]"

– Effe è uno dei nodi della blogosfera nostrana, anche nell’uso del linguaggio, io credo.

– La Maury è un delizioso blog a vignette, da sfogliare partendo dal primo mese del suo archivio.

Mammina:

"Se concludessi con blog scolastici da dedicare alla notecnomicia? Esistono? Secondo me sì.(non di professori solamente ma anche di studenti). […]"

– Con il termine "notecnomicia" Mammina indica la mia dolce metà non molto portata alla tecnologia informatica. …I blog collettivi non propriamente intesi come edu-blog (educazione + weblog, in parole povere), ma gestiti da studenti, sono rari nel panorama italiano. Ancora più rari sono quelli che non vengono intesi come una attività prettamente scolastica o un compito.

Un buon punto di osservazione può comunque essere Blog-Er! (i blog nelle scuole dell’Emilia Romagna) che ogni tanto scartabello con interesse grazie ad un lontano consiglio di Glaucy.

Per osservare un uso complementare di un blog alle normali lezioni in classe, suggerisco Fuori di Classe, weblog in cui una docente tenta di instaurare un dialogo esterno alla classe con i propri studenti usando il linguaggio ticipo del rapporto insegnante/studente, cercando di sviscerare le potenzialità del mezzo a fini didattici.

Il Mullah:

"È un bell’intervento quello di antonio sofi sulla comunicazione e i blog. […]"

– Un bell‘articolo colloquiale sull’uso dei blog per una divulgazione ragionata e positiva delle idee, e credo non solo delle idee.

Lizaveta:

"Io invece sono da sempre affascinata da un certo tipo di scrittura: una scrittura lampeggiante che lascia intravvedere squarci di luce, nervosa, scattante, originale. Ce ne sono alcuni molto belli di blog così in giro. Un esempio per tutti Affinamenti successivi ."

– Il blog che suggerisce Lizaveta si esprime realmente in maniera nervosa e scattante. A volte la luce abbaglia e innervosisce davvero, ma questa è solo una mia sensazione. Illuminante.

Per terminare questo post, riporto il commento di Ardesia (gli a capo sono miei):

"Esistono una miriade di blog che apparentemente non dicono nulla, ma che, se si riesce per qualche attimo a trattenere la frenesia del mouse, li si può sentire respirare.

La blogosfera è un universo composto da un’infinità di stelle, alcune più visibili perché più vicine ai propri interessi o più conosciute perché maggiormente esplorate, altre talmente diverse e lontane che si intravedono appena, ma qui dentro fortunatamente almeno per ora c’è posto per tutti!

I blog migliori sono quelli su cui si approda per caso e sui quali non si riesce a fare a meno di tornare. Son quelli leggendo i quali si percepisce subito una simpatia, un feeling, un’attrazione inspiegabile. Ognuno di noi è un mondo in cerca di un qualcosa attorno a cui gravitare (ci sono anche individui che gravitano attorno a sé stessi, ma non fanno testo perché prima o poi ognuno di loro cadrà con un tonfo bello grosso in terra) e lo stesso vale per i blog; amiamo gravitare attorno a quelli che ci danno qualcosa e di certo questo “qualcosa” non è generalizzabile.

Quindi la mia proposta per il tuo ultimo post sul “diario dei diari” è di astenerti dal segnalare uno o più blog in particolare, ma trovare il modo di invogliare tutti quelli che ti leggeranno ad una persole esplorazione della blogosfera, a lasciarsi trasportare dall’istinto e dalla sorte link dopo link, a farsi sorprendere da un ritrovamento insperato, a stupirsi di fronte alla lettura di un blog di cui fino a qualche attimo prima ignoravano l’esistenza.

Approdare per caso su di un blog interessante, senza aver seguito nessuna segnalazione, dà un gusto che è difficile spiegare. E’ un po’ come soffiare via la polvere del tempo da un vecchio baule dimenticato in soffitta."

12:11:30 – gattostanco

21 febbraio

Fotograficamente

Una delle principali differenze fra una persona che scrive un blog per divertimento e un’altra che scrive per volere credo sia l’incapacità di non lasciarsi distrarre dalla vita. Questa mattina ho sbrigato qualche faccenda domestica, ho fumato un paio di sigarette di troppo e ho passato un po’ di tempo a guardar fuori la mia auto inbiancata dalla neve, coccolando il mio gatto.

La blogosfera che sono solito navigare non mi ha portato a trovare un immediato diaristico sul quale concentrare le miei sensazioni.

Poi, inspiegabilmente, mi sono reso conto che questa mattina non avevo alcuna voglia di leggere. Avevo voglia di guardare. Di guardare il gatto, la neve, la casa e uno schermo. Perché la blogosfera non è solo testo, ma è anche immagine.

Non sono un appassionato di fotografia, tutt’altro. A Natale mi sono regalato un simpatico aggeggino digitale, ma mi guardo bene da inserire dei miei scatti sul blog.

Ho già i miei problemi col lessico scritto, non voglio aggiungere anche quelli derivanti dalla mia scarsa padronanza col linguaggio delle immagini.

I blog che mostrano istantanee si chiamano "photoblog". Una interessante panoramica di quel che esiste si può vedere nel BA 1.2 photo magazine o curiosando nella Directory di Photoblogger.

Per Diario dei Diari ho scelto di segnalare la categoria Ad Personam di Kimota. Solo la categoria è linkata (in neretto). Il suo weblog è una sorta di ibrido: alterna pensieri per immagini a pensieri per parole. Eppure riesce a cogliere bene, a mio parere, aspetti della realtà che lo circonda in maniera attenta, ma quasi con l’apparenza della non curanza. Non voglio usare termini come spontaneità o intelligenza, perché troppo fraintendibili se inseriti in un breve post senza le dovute cautele, ma meriterebbero certo d’essere usati. Preferisco concentrarmi solo su una minima parte delle sue foto.

In quella serie di immagini credo si possa trovare il blogger stesso, quasi fossero dei post testuali. Si tratta dei pochi soggetti umani ritratti, spesso defilati a semplice corollario di un tutto complessivo ritratto. Non ho idea se siano scatti di particolare pregio, forse ne esistono migliaia di simili nella fotosfera come esistono migliaia di post simili nella blogosfera, ma a me donano un qualcosa di particolare.

Provo sensazioni di immedesimazione con le persone colte, e raccolte, o mi ritrovo a scartabellare tra i miei ricordi visivi fino a quando non emerge quasi una stessa immagine ormai dimenticata. Da totale ignorante tecnico e non essendo particolarmente curioso di questo settore, mi sento libero da domande di un qualsiasi tipo e trovo immensamente bello lasciare che siano gli occhi a girovagare come credono su ciò che vedono. Intendo "bello" nel senso di piacevole e di sincero.

Le immagini che Kimota presenta riescono ad accogliermi. Il loro non è un semplice lasciarsi vedere. Suscitano in me un tranquillo desiderio di scoprirle e di guardarle, senza il dovere di comprenderle per apprezzarle.

Molte delle foto presenti sono titolate in modo sagace, preciso e sorridente. Quei titoli, a volte persino beffardi, sono l’interpretazione dell’autore, o una delle innumerevoli interpretazioni, e colgono aspetti nascosti nei significati quasi banali di quelle immagini. Scopro, così, il piacere di leggere i molteplici significati di un solo post visivo (o visuale).

12:42:55 – gattostanco

20 febbraio

Venerdì

Ohooo, grazie a Chiunque Sia che l’ha voluto, anche oggi è venerdì. Quando tiro in barca i remi al venerdì mattina mi sento molto italiano. Mi piace vederli sgocciolare sull’acqua mentre per inerzia la barca continua a navigare ancora un pochino.

Aspetto che si asciughino prima di riporli nei loro alloggiamenti. Anche se si tratta di un gesto puramente mentale. Non ho uffici da chiudere o saracinesche da serrare. Ma mi piace lo stesso. Il più delle volte, in realtà si tratta solo di una vana speranza. Spesso mi ritrovo a dover rimettere in acqua i remi in tutta fretta e a darci dentro con le vogate.

Il problema del rematore è che non vede bene dove naviga, pur avendo certo le idee chiare sul come farlo. All’inizio avrei voluto una guida o qualche suggerimento, ora sono estremamente felice che non ci siano stati.

Ancora un paio di giorni, però considerando che il fine settimana è piuttosto blando nella blogosfera, e sarò sostituito.

Certo mi piacerebbe essere il capo voga. Colui che supervisiona i rematori, sia da questa che dall’altra parte ma senza la responsabilità della rotta.

Già? Qual è la rotta?

Come direbbe buonanima di mio papà: "Piantala di fare domande, e continua a leggere se vuoi saperlo."

12:11:36 – gattostanco

Di bambini e retorica

Forza cruciale e distintiva dei blog sono i commenti. La persona che scrive e gestisce un blog, ma può essere anche più di una, nella maggioranza dei casi desidera confrontarsi con i commenti lasciati dai visitatori occasionali.

Il commento è la componente libera e lasciata a disposizione del lettore. Alcuni blogger non accettano tale rapporto dialettico, ma non si tratta di veri e puri blogger o, tanto per fare un esempio, si tratta di politici il cui blog è nuovo, blindato e probabilmente gestito dal solito "ufficio" marketing delegato a farlo.

Se diario dev’essere, rispetto ad un diario cartaceo da tenere celato in un cassetto, un blog ha la insostituibile capacità di rispondere a ciò che viene scritto. E il blogger può anche riflettere su quel che il diario ha risposto.

Squonk questa mattina prende spunto dai commenti ad un post per scriverne un altro.

Contrariamente ai classici luoghi comuni, dettati anche dalla retorica, che vogliono l’adulto tutto sommato incerto se preferire la propria condizione di persona matura, o perlomeno cresciuta, a quella del bambino che prova le emozioni globalmente nella loro interezza senza i filtri che la vita costruisce nel tempo, Squonk afferma di preferirsi cresciuto.

Io, naturalmente, cerco d’aggrapparmi alla mia fanciullezza con le unghie (coi denti meno, perché la mia dentista non approverebbe). Potessi avere cinque anni e la patente sarei, forse, un uomo realmente felice o triste e non solo crederei di esserlo a seconda dei momenti. Lo sarei davvero in quei momenti.

Squonk si paragona alla bimbetta che gli circola per casa. Con grazia, ma anche risoluto, esprime brevemente le differenze e le valuta. Paragona il proprio senso della vita con quello che potrebbe essere se gli mancasse non solo l’esperienza, ma anche la complessità adulta di raziocinio sui fatti che di attimo in attimo l’esistere gli pone innanzi, giungendo calmo a preferire la sua attuale condizione di persona adulta.

A mio avviso è la realizzazione del post ad essere interessante per questo Diario dei Diari, oltre certo ai contenuti.

Squonk scrive un primo post che viene commentato. Da questi commenti il blogger viene stuzzicato a scrivere la propria opinione, ad un livello tale da considerare opportuno scrivere un secondo post specifico, dedicato al nuovo argomento. Nel nuovo post il blogger si riferisce al precedente post con un link e specifica e riporta i commenti che lo hanno spinto a riflettere, in modo da introdurre il visitatore occasionale, o -per cortesia- anche il lettore abituale, all’origine delle riflessioni che andrà a presentare. Poi, finalmente, scrive il vero e proprio post. Un signor blogger.

Sempre a proposito dei commenti e del loro significato (chiunque poi decida in proprio quale sia) desidero segnalare un breve, ma illuminante, intervento di Massimo Mantellini.

In questo post riporta un grafico basato sulla propria esperienza di giornalista blogger (o blogger giornalista o giornalista e blogger o, insomma, quel che è) relativa alla qualità dei commenti.

Sostanzialmente disegna una curva prima ascendente e poi discendente rappresentando la qualità dei commenti in relazione al numero di visitatori che un blog possiede.

Credo che nel complesso possa essere condivisibile. Il massimo rapporto qualità-visite si ottiene tra le cento-duecento visite al giorno, mentre con l’aumentare delle visite diminuisce la qualità generale dei commenti. Questo avviene perché, io credo, i lettori non sono più solo quelli effettivamente interessati al blog, ma sono anche quelli interessati ad altro.

La qualità dei commenti viene presentata bassa anche per i blog dalle visite inferiori, perché in questo caso i commentatori sono troppo interessati al blog, io credo.

09:56:45 – gattostanco

19 febbraio

Cic ciac notturno

Storie, accadimenti o semplici idee vengono narrate, raccontate al lettore come una storia, un racconto o uno scritto letterario. Io certo non me ne intendo, ma sono piacevoli da leggere quasi sempre.

Ogni tenutario di un blog ha il proprio stile quando blogga, pur con anche notevoli variazioni in base ai contenuti, al tempo a disposizione o all’umore. Ci sono blog che sono racconti. Ci sono racconti che sono post.

La fantasia stilistica coglie il blogger e se ne impadronisce, o semplicemente il blogger si lascia prendere dalla marea per fare qualche sana surfata tra le onde della scrittura.

A me piace come racconta la vita Uzi in Scopriamo l’acqua calda.

Questo post è breve e descrive semplicemente una condizione atmosferica. Si tratta di un piccolo e quasi incosistente esempio. Adatto a me.

Piove frammisto a qualcosa che un tempo e un clima passato avrebbero potuto trasformare in neve.

Esistono situazioni che stimolano facilmente il blogger a registrarle in modo differente, perché dense nel loro essere di una specie di essenza poetica. Il blogger spesso non riesce a descriverle senza lasciarsi coinvolgere da intime sensazioni o, forse, persino da qualche ricordo personale.

Quella raccontata è una di queste. Quando sembra voglia nevicare, ma riesce solo a piovere. Se la situazione è tale da creare il desiderio di buttar giù un post, tale post raramente è un semplice intervento informativo dove c’è solo scritto che fuori vorrebbe nevicare e nella pratica piove solo frammisto a un poco di nevischio viscido. Più spesso entra in circolo una voglia di scrivere qualcosa di più.

E ad essere appuntate sul blog sono spesso le sensazioni provate in quegli istanti, più che le situazioni. E sono appuntate dentro post attenti, creati con cura e un certo desiderio di scrivere qualcosa che sia bello a leggersi.

Uzi scrive in una maniera che io trovo triste. Non triste per qualità di ciò che scrive. Triste e basta.

Eppure mi piace. Riesco a trovare, comunque, nelle sue parole non tanto una cieca speranza, quanto una ricerca di positività a prescindere da quel che racconta o descrive. Il mio è solo un parere e non mi azzardo a fare una critica ragionata. È solo quel che provo.

Trova in me un lettore appagato anche da piccoli post come questo di cui cerco ora di non farneticare troppo al riguardo. Eppure ha il potere, perché in certo senso di potere si tratta, quel potere che ogni scrittore (ovunque scriva) vuole e insegue, di prendermi dalla mia sedia e di portarmi nella situazione che vedo e vivo leggendola.

Quando noto che ha aggiunto un post, devo sempre soffermarmi a riflettere se possa leggerlo in quel momento, o se sia il caso di aspettare. In alcuni casi non lo vado a leggere subito, perché sono concetrato sugli affari o pensieri miei e non posso permettermi di essere trasportato altrove o me ne manca il tempo in quel momento.

La blogosfera è anche questo. Conoscere (un conoscere che dovrei indicare tra virgolette) un blogger e decidere quando concedersi di leggerne l’ultimo post. Come certi libri. Alcuni posso tenerli dentro il cassettino nel cruscotto dell’auto per aprirli mentre aspetto mia moglie col motore acceso davanti alla stazione. Altri devo leggerli con affianco il mio gatto. I post di Uzi devo leggerli col gatto sulla sua poltrona accanto a me, e magari, come in questo caso, con fuori una mezza bufera di neve.

10:33:45 – gattostanco

18 febbraio

Autoreferenzialità

Ci sono post che si creano da soli usando brevi anfratti di tempo del loro blogger. Alcuni sono splendidi.

Questo no, e pazienza.

Un aspetto molto interessante della blogosfera è rappresentato dalle segnalazioni.

In sostanza un blogger segnala un fatto o esprime un’idea o racconta una propria esperienza.

Credo che semplificando al massimo io possa indicare due tipi di segnalazioni principali:

Nel primo caso il blogger segnala "qualcosa" che gli è capitato.

Nel secondo caso il blogger segnala "qualcosa" di cui ha scritto un altro blogger.

Questo sembra molto banale, ma in realtà questa sorta di vallo romano, tra la realtà e il web, che è la blogosfera ha torri d’avvistamento rapide ed efficaci, in grado di diffondere una segnalazione a chiunque possa interessare. Anche se non è certo che questo avvenga. Compito del lettore è di comprendere quali siano i blog maggiormente in sintonia con i propri interessi o i blogger che sembrano dimostrare di possedere le medesime curiosità.

Alcuni esempi (i neretti sono link) (anche negli altri miei post erano link):

Marziller ha vinto un premio con la sua tesi di laurea a tema letterario, e giustamente ne scrive. Segnala, in un certo senso, un fatto.

gnommero, forse amico "di persona" e non solo blogosferico, rilancia il fatto e si complimenta.

Uno stesso fatto interpretato da due punti di vista, di cui uno quello del soggetto interessato. Il diffondersi del fatto, comunque, resta circoscritto.

officialsm invece riporta il fatto di essersi accorto che nel pubblicare un dvd di una vecchia pietra miliare della cinematografia, la casa di produzione ha pensato malamente di far doppiare l’attore principale dal suo attuale doppiatore.

Questo genere di segnalazioni, se non offerte al pubblico da un blog specificatamente di stampo cinematografico, difficilmente hanno risalto, ma a volte se arrivano ad incuriosire l’occhio giusto, possono essere riprese in futuro o in maniera autonoma dai blogger che si occupano di cinema. O, viceversa, può anche essere già stato segnalato.

Un caso interessante, e caso limite, viene rappresentato da quelli che potrei definire dei fortini, continuando il riferimento al vallo romano. Si tratta di fatti che hanno creato un notevole interesse, o quasi, e un buon numero di interventi su diversi blog e da diversi punti di vista.

Zu, ad esempio, elenca i principali post scaturiti dall’esperienza di Galassia Gutemberg. Uno di questi post, per caso, l’ho presentato anch’io in Diario dei Diari (con successivo e simpatico gnegnegne nei commenti da parte della blogger che lo ha scritto).

Zu crea un’isola nella quale far mente locale per avvicinarsi ai diversi resoconti o pareri con calma.

La segnalazione rappresenta la parte in movimento delle idee o delle opinioni relative a dei fatti. Quest’ultimi sono a volte relegati in secondo piano, se non addirittura semplici basi su cui costruire pensieri.

Sempre per fare un esempio Princess Proserpina posta un semplice souvenir.

Naturalmente chi riprende una segnalazione per rilanciarla può benissimo avere motivazioni anche differenti da ciò che sembra emergere a prima vista.

In questo post ho segnalato un premio meritato da uno che mi frequenta (bontà sua) e dal quale passo spesso e volentieri; il post di un suo amico; il blog di un ragazzo che non solo leggo, ma che giustamente difende uno dei pochi film che ho noleggiato in videocassetta; il post di uno che si presenta in testa al blog così: "Scrivo perché mi piace" e questo merita sempre; un post interno a questo blog, così perché è ganzo farlo autocitandosi; infine il post di una blogstar alle prese con la persona che gentilmente mi ha invitato da queste parti.

Quella che ho fatto si chiama: autoreferenzialità dei blog. A volte non è amata, spesso è tollerata. (anzi, come ciliegina sulla torta, avrei dovuto scrivere: Quella che ho fattA si chiama…, ma proprio non ci riesco)

17:04:31 – gattostanco

17 febbraio

Di libri e blog

Questo post di Annarita è il racconto di un evento.

Sono un blogger con mesi d’esperienza alle spalle, e quando scrivo "evento", implicitamente lo considero un evento socio culturale che abbia visto la partecipazione di almeno un invitato in qualità di curatore di un blog. Spero col tempo di perdere questo sciocco vizio. Perché capita sempre più che una persona che blogga non sia solo un blogger. O non si consideri solamente tale.

E proseguendo su questo discorso, Annarita non si può certo considerare esattamente una blogger. Ha ripreso ad inserire i suoi post da poco, non linka alcun blog e non sembra volersi impossessare dello strumento totalmente.

Ma la comprendo, perché poco si dice in blogosfera del tempo che assorbe un blog a chiunque si sia preso la briga di aprirne uno.

In un post ampio e preciso Annarita presenta la propria esperienza diretta di Galassia Gutenberg, una fiera dei libri con padiglioni e convegni e letture. Per me una fiera dei libri è una lunga passeggiata fra bancarelle scalcinate, ma in questo caso si trattava di tutt’altro.

Come in altri resoconti di un blogger, inizio a leggere di problemi organizzativi evidenti come i sotterfugi per spillare soldini ai curiosi o la totale maleducata inaffidabilità delle statuette umane preposte ad assistere il pubblico.

Il confronto con altre realtà presenti altrove è facile. A prima vista la fiera napoletana ne esce stroncata dal mero lato pratico. Ed io mi dico: "Ecco, anche in questa occasione ho fatto bene a restarmene a casa".

Poi passa a descrivere visivamente, commentando, alcune letture a cui ha assistito. Non ho letto con attenzione questa parte. Vengono citati scrittori, case editrici, titoli di libri e quant’altro. Però nel post non è inserita nemmeno un’immagine, e a me piace vedere la copertina dei libri. Considero importante, se non fondamentale, la copertina di un libro. Se ascoltassi un autore che legge un brano di un suo libro, probabilmente sarei curioso di osservarne la copertina durante la lettura. Credo sia un aiuto fondamentale per comprendere in quale modo la casa editrice interpreta e vuole proporre quel libro, e certo la considero più illuminante di un qualsiasi comunicato stampa. Ci sono libri che non ho mai letto perché dalla copertina si capiva che non l’avrei apprezzato, nonostante i pareri entusiasmanti letti in giro.

Il pezzo di post dedicato a Tullio Avoledo mi ha fatto una strana impressione. Ora me lo immagino barricato in un appartamento all’interno di un condomio di pazzi criminali. Mi ci ritrovo molto. Io fortunatamente vivo in una piccola palazzina, ma i pochi vicini, a loro modo, mi sembrano fusi dal primo all’ultimo. Il mio vicino di pianerottolo urla insulti ai politici che vede ai dibattiti televisivi, spesso senza neppure perdere tempo ad ascoltarli, ma pensare che un vicino di Avoledo si sia messo in testa di costruire una macchina del tempo mi crea una visione fantastica del suo condominio colorata e lucida.

Infine Annarita affronta il tema, quasi scabroso, degli ospiti blogosferici di Galassia Gutemberg. Quello che io intendo come evento: blogger, o pseudo tali, che si incontrano per discutere di blog. Questi incontri, se intesi seriamente e non unicamente come una semplice occasione per incontrare persone che si conoscono solo virtualmente, hanno prodotto scarsissimi risultati a livello ufficiale, a parte fiumi di post ultracommentati. Ma il trend non sembra essere cambiato. Il buon senso, purtroppo, non paga il server in automagico.

Nota: il server è quella "cosa" che mantiene in rete quel che c’è.

Nota2: "automagico", un gradevolissimo modo di dire altrui, indica quando nell’interazione tra web e visitatore accade qualcosa di positivo da un punto di vista tecnico, senza che lo stesso visitatore debba perdere la ragione con problemi di compatibilità o altro.

Purtroppo la blogger non si vuole soffermare sull’aspetto privato dell’incontro con un gruppetto di blogger. Ma sono questi momenti che hanno sviluppato e che stanno sviluppando le tematiche e (perché no?) gli interessi che ruotano attorno alla blogosfera.

14:27:11 – gattostanco

Opere di bene

Questa mattina mi sono svegliato bello fresco e pimpante. Durerà poco, ma è sempre una sorpresa quando mi capita. Dopo i riti mattutini mi ritrovo nel mio studio con il bicchiere di latte e caffè solubile davanti allo schermo.

Parto con la consueta occhiata ai blog per vedere cosa si dice in giro. Facendo colazione una volta guardavo la televisione, poi sono passato al web leggendo le notizie. Ora passo prima dalla blogosfera. A me piace cambiare abitudini, nonostante sia piuttosto abitudinario.

Oggi mi ha divertito, e in un certo qual modo interessato, un brevissimo intervento (questo) del professor Baggins.

Semplice, chiaro e illuminante.

In modo sorridente descrive come si prepara ad affrontare i genitori alla consegna delle pagelle. Soprattutto ha in mente una particolare madre senza risparmiarle un ritrattino perfido. Ho sorriso. Ma provando una sorta d’immedesimazione, ho sorriso amaramente.

Mia moglie è insegnante, e anche lei si ritrova ad avere a che fare con genitori che non hanno alcun interesse per la crescita intellettuale del figlio (per non parlare del bagaglio culturale o delle competenze acquisite). Quindi è per questo che ho provato una forte solidarietà nel leggere quel post.

Baggins scrive un post leggero, ironico e privo di slanci indagatori dell’antipatica situazione che vede contrapporlo ad una madre spietatamente alla ricerca di un voto decente per il figlio. Mantiene un tono pacato e per questo ne ammiro la scrittura. Per un docente che almeno un po’ crede nell’importanza sociale del proprio lavoro, è una fitta al cuore lo scontrarsi con genitori che non riescono a capire lo sbaglio grossolano di preferire l’importanza di un voto al vero significato di quest’ultimo.

Perché il voto è importante, ma è decisamente più importante quel che esso rappresenta. Quand’ero ragazzino in casa mia aveva valore un postulato che detestavo abbastanza: per quanto le mie giustificazioni fossero giuste e comprovate (quando anche lo fossero realmente), il prof aveva sempre ragione. E questo contemplava il mio studio, il mio impegno, i miei risultati, la mia condotta, il mio adattarmi al modo di essere e d’insegnare del docente. Il voto non rappresentava unicamente un risultato, ma molto di più.

Leggendo quel post ho avvertito quella sensazione di disagio di Baggins. Ma credo si avverta anche la profonda intenzione di non lasciarsi scoraggiare, o perlomeno non troppo, nel perseguire il proprio compito. E, comunque, è un post triste. Perchè il prof. si descrive solo. Formalmente i voti sono dati collegialmente. Ma solo formalmente. E con il passare del tempo i voti sono sempre più frutto di una contrattazione, di una elaborazione che tiene conto sempre più di fattori esterni al rapporto tra docente e discente.

Baggins, e forse io ora esagero nella mia interpretazione, si mostra come un valoroso buttato in una mischia senza alcuna speranza e quasi privo di supporto. Quasi il proprio sacrificio sia idealisticamente giusto, ma sotanzialmente inutile. Perché in fondo si rende perfettamente conto che l’aggressività analfabeta ha sempre sfracellato la sapienza pacifica.

08:53:41 – gattostanco

16 febbraio

Tutto comincio’…

Di resoconti di parti ne ho letto alcuni negli ultimi tempi. Ogni donna e mamma descrive l’evento a proprio modo.

Non sono particolarmente curioso dell’atto in quanto tale, ma essendo alta la presenza blogosferica femminile è naturale che mi capiti di leggere simili post.

L’ultimo in termini di tempo è di oggi.

È questo e lo ha scritto Black Cat.

Devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di simile. Leggendo un blog continuativamente si impara, o così si crede, a conoscere il personaggio raccontato. E alcuni blogger hanno uno stile di presentarsi insostituibile.

Ero anche curioso. Perché quando apprezzo e seguo un blog personale, o diaristico come si potrebbe anche definire un certo genere di blog (a prescindere da "cosa" sia esattamente un blog, sia chiaro), in certi casi mi trovo ad aspettare un determinato post. Questo capita raramente, ma in certi casi come visitatore abituale se vengo messo a conoscenza di un fatto importante che abbia coinvolto un blogger, mi aspetto prima o poi di leggerne il resoconto in prima persona da parte sua.

Ci sono mamme che hanno descritto teneramente l’avvenimento del primo loro parto, mentre altre hanno preferito un atteggiamento meno incantato e più concreto e gioioso. Post molto belli da leggere e, credo, da condividere.

Black Cat invece ha scritto un post che non riesco a definire se non "rapido". Rapido in maniera positiva. Il carattere irruente della blogger le ha fatto descrivere la nascita di suo figlio come si trattasse di una scorribanda in motocicletta.

Dopo poche frasi mi si è stampato un sorrisetto ebete sino al termine della lettura. Ero divertito, coinvolto nel più classico degli eventi di una famiglia come se fossi seduto sul divano a godermi un film d’azione con qualche battuta per alleggerire la tensione.

La neo mamma si descrive in attesa come una "mongolfiera felina". È quasi simpatica come immagine, quasi da cartone animato. Poi, però, prosegue indicando come "un alien nella pancia" il futuro nascituro, e da questo punto in avanti il lettore sorride pregustando una bella corsa su due ruote sino alla fine.

Mentre leggo mi appare evidente che la Gattona non ha alcuna intenzione di concedere nulla al mielistico sentimentalismo. O, per meglio dire, non può fare a meno di farlo (perché l’intero post è un atto d’amore per il neonato che le è vicino mentre scrive) riuscendo a riempire un frullatore con miele e sentimento, offrendo al lettore un dolcissimo beverone allegro e spensierato, ma mai irresponsabile.

Anche il lessico contribuisce a creare l’atmosfera: "epidurale rulez" credo valga come esempio più di tante mie vane parole.

17:47:26 – gattostanco

16 febbraio

tel’avevodettoio

Pensavo sarebbe stato più facile.
Ho già lanciato nel dimenticatoio tre abbozzi di post. Erano costruiti, ragionati e stavano uscendo dei piccoli orrori costruiti in laboratorio. Mi sono reso conto che stavo solo scrivendo, senza divertirmi. Per quanto possano diventare interventi decenti una volta terminati, sarebbero finti e vuoti. E comunque dubito che sarebbero decenti.
Preferisco scrivere qualcosa di proprio brutto, o persino illeggibile, ma mio e scritto per me e non principalmente per altri.
Questa sera ho girato per la blogosfera alla ricerca di qualcosa di "adatto" a inaugurare questo "Diario dei Diari" (o come si chiama). Errore. Mi è stata data la possibilità di parlare di altri senza dovermi preoccupare di altro: non devo "inaugurare" qualcosa.
Ho cercato allora qualche post che fosse rappresentativo della blogosfera e dai contenuti interessanti.
Secondo errore. Non saprei fare certo una scelta vera, adeguata e ponderata. E, dopo tutto, non mi stavo divertendo in questa ricerca.
Mi sono voltato verso la poltrona dove dorme il gatto. Certamente come musa ispiratrice non è il massimo un gatto sovrappeso che dorme placido e ronfante, ma non ha mai tradito le mie aspettative. Per quanto riguarda le aspettative dei visitatori occasionali, ci sono i commenti come in ogni blog realmente tale.

Mi volto verso il monitor. Sorrido pensando a Calzetta. Calzetta è il gatto di calzino spaiato.
Calzino è una simpatica blogger che si è appena trasferita in una nuova casa.
Come ogni nuova casa, ha appena superato l’esame della madre della futura padrona di casa.
In questo post Calzino racconta semplicemente e con un rassegnato sorriso l’ispezione materna.
Una madre che vuole fare un giro nella nuova casa della figlia è un colonnello degli Alpini che passa in rassegna il suo battaglione. È orgogliosa, trionfante per il lavoro svolto, dispensa lodi, nota ogni dettaglio perfettamente in ordine e accuratamente preparato per l’ispezione e sottolinea ogni impercettibile sbavatura, notandole quasi tutte.

Calzino descrive la madre che si muove sicura per l’appartamento. Cita particolari dell’arredamento con simpatia e aggiunge i commenti materni. Descrive un percorso più che fisico, mentale. Racconta la rappresentazione quasi teatrale di un progetto scenico che la madre desidera portare fino alla fine, pregustandoselo certo da molto tempo.
Quando la figlia si sente dire che la scala "è da pulire" è perfettamente conscia che si tratta solo di un particolare secondario, una sbavatura necessaria. La scala è un personaggio marginale e null’altro, ma che il pubblico s’aspetta e desidera. E scrivendone si appropria della nota lasciatele dalla madre come avrebbe potuto fare con un commento passeggero da dimenticare all’istante.
Mia suocera, quando viene in visita da noi trova sempre un "qualcosa" che dovrebbe essere pulito. Deve trovarlo, quello è uno dei suoi compiti istituzionali. Non sarebbe una buona madre se non riuscisse a trovare almeno un oggetto da indicare alla figlia come "da pulire".

Poi Calzino mostra un attimo di debolezza nel racconto. Anzi ne mostra due e riporta una domanda della madre con la relativa risposta:
" […] Quei mobiletti del bagno chi li ha montati? (io,io,io). […] "
Quei mobiletti, riassumendo per chi non ha letto gli antefatti, sono stati acquistati smontati. Il fidanzato ha assicurato che li avrebbe montati. Calzino li ha dovuti montare quasi da sola, perchè il fidanzato si è defilato davanti all’improbo compito.
Come marito felicemente sposato comprendo il triste destino che attende il malcapitato se prosegue con questi maldestri errori di valutazione.
Calzino in quelle poche parole certifica un buon passo in avanti compiuto nel lungo e pericoloso cammino che un giorno la porterà a vedersi qualificata come signora della propria casa anche dalla madre (se mai avverrà tale promozione sul campo). E il modo sbarazzino di impostare e riportare l’informazione sul proprio blog non implica che voglia nascondere la consapevolezza di questo, ma anzi ne amplifica l’importanza, perché montando quei mobiletti ha dimostrato alla madre di saper badare ad aspetti della casa che tradizionalmente una volta erano di incuria maschile, e al tempo stesso riesce a dare una pubblica sferzata al fidanzato, che certo non guasta.
Bloggare è anche un divertimento non da poco, quando si riesce a togliersi due immense soddisfazioni con una piccola e innocente frase nascosta in un post anonimo e simile a tanti altri.

Ma il fulcro di una casa è la cucina. O almeno così è per una madre in visita alla figlia.
Non vorrei generalizzare troppo. Però anch’io sono così. La prima volta che metto piede in casa cerco sempre la possibilità di osservare il frigorifero, vero specchio delle persone che ne hanno cura. Poi guardo i libri, se ci sono.
Calzino con grazia, dato che ormai ha colto la propria soddisfazione, dedica il resto del post a narrare il maestoso finale inscenato in cucina dalla madre. Una madre così presentata si merita tutti gli applausi, ne sono quasi sicuro.

02:30:18 – gattostanco

admin @ 5:52 pm - Commenti (3)

Piccola vendetta fredda

Ho cercato miserabile blog con Google.

Ih, ih, ih.

admin @ 1:01 pm - Commenti (7)

Diario dei Diari 10

Ho inserito il decimo post su Diario dei Diari.

Ieri sapevo che oggi sarebbe stata domenica ed ero già un po’ stanco al solo pensiero.
Non ho fatto altro che visitare i blog suggeriti nei commenti al precedente post. Poi ho incollato i relativi commenti, premurandomi di linkare per bene il tutto. La parte noiosa è stata quest’ultima.

Ringrazio coloro che hanno lasciato un commento, donandomi così un bel post per il Diario dei Diari.
Ringrazio anche chi avrebbe voluto, ma non lo ha fatto perchè ha subdorato che lo avrei spudoratamente copiaincollato.

admin @ 12:23 pm - Commenti (1)

February 21, 2004

Chiedo lumi

Per il decimo, e forse mio ultimo post per il Diario dei Diari, sarei felice di accogliere suggerimenti, indicazioni e quant’altro relativi ad un intervento specifico che i gentili visitatori del fine settimana fossero così gentili da consigliarmi.
La blogosfera dei diari è anche chiedere lumi a chi passa.
Prego chi fosse interessato a farlo pubblicamente nei commenti al presente post.
Nota: se inserite dei link, spezzettate l’indirizzo con degli spazi, per cortesia.

admin @ 1:30 pm - Commenti (7)

Diario dei Diari 9

Ho inserito il nono post su Diario dei Diari.

L’ho intitolato "Fotograficamente".
Perché nei blog dei linguaggi, o nei linguaggi dei blog (a seconda dei punti di vista), rientrano anche i post visivi, o i post visuali (che scriver si voglia).

admin @ 12:52 pm - Comments Off on Diario dei Diari 9
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