Archivio per March, 2007

March 31, 2007

Cara Perfetti Van Melle S.p.A.,

Cara Perfetti Van Melle S.p.A.,

ti scrivo questa breve letterina blogosferica per raccontarti quel che mi è accaduto ieri sera e le sgradite conseguenze.

Premetto di essere un fumatore. L’ultima volta che ho blandamente tentato di smettere non sono riuscito nel mio intento, anzi ho preso il vizio di masticare ciuingam tra una sigarettina e l’altra.

Andando a fare la spesa trovo sempre, e volentieri fino ad ora, le tue gomme. Sono confezionate in comodi astucci e hanno un sapore gradevole al mio palato anche dopo le prime masticate; quindi da tempo ero un felice cliente.

Di solito compravo i Vigorsol Air Action (ne ho ancora due pacchetti vergini). Anche i Daygum o gli Happydent mi soddisfano, ma i Vigorsol blu (come li chiamo tra me e me per il colore della scatola, anche se sono verdi) possiedono una confezione che a me pareva più tosta.

E allora?

Ieri sera sono andato in pizzeria con mia moglie e una coppia di nostri amici. In auto, proprio vicino alle sigarette e all’accendino, era presente un astuccio di Vigorsol. Appoggio quei piccoli oggetti che soddisfano i miei vizi (fumare e masticare) in uno scomparto accanto alla leva del cambio dell’automobile.

Ecco, cara Perfetti, non ti dico le risate che si sono fatti mia moglie e i miei amici per il breve percorso da casa di quest’ultimi al parcheggio della pizzeria e poi anche all’interno del locale. Risate, in un certo qual senso, alle mie spalle. Scrivo alle mie spalle, visto l’argomento che vado ad esplicitarti, con ragione di causa.

Perché la loro ilarità si basava sull’accostare, con battute più o meno riuscite o pesanti, l’ultima trovata dei tuoi pubblicitari che collegano il tuo prodotto Air Action Vigorsol al personaggio di uno scoiattolino dotato di una puzzetta potenziata dal ciuingam di colore verdognolo.

Come se non bastasse da questa mattina mia moglie, che ha l’abitudine consolidata di trovare sempre nuovi nomignoli per me, ha iniziato a chiamarmi "il mio scoiattolone scorreggione". Non commento la faccenda nello specifico ritenendola una questione familiare privata. Comunque questo fatto domestico, che a mio modo di vedere è dovuto alla campagna pubblicitaria televisiva in onda in questo periodo e al mio essere un consumatore incallito di Vigorsol (fino a ieri, la prossima volta al supermercato cercherò cicles di altre marche con mio grande rammarico), è a dir poco disdicevole e umiliante per me, soprattutto dopo gli anni coniugali trascorsi a fare attenzione e a compiere sforzi per non emettere alla presenza di mia moglie simili "rumori". Tieni presente che la mia amata consorte, nonostante sia una persona distinta, ha la pessima abitudine di chiamarmi colloquialmente coi suoi nomignoli anche in pubblico. Penso ti appaia evidente il mio stressante timore che ella possa azzardarsi a rifersi a me in quel modo davanti ad altre persone nelle prossime settimane.

Solo questo volevo scriverti.
Mi permetto di suggerirti in futuro di calibrare in maniera migliore le prossime campagne pubblicitarie per non rischiare di scontentare ulteriori affezionati acquirenti dei tuoi prodotti.
Saluti di circostanza per nulla cordiali.

admin @ 11:25 am - Commenti (15)

March 29, 2007

Minipost di servizio: non sono Garlini

Ho aggiornato nuovamente questo post del 2005 nel quale cito A. Garlini (il nome puntato spero eviterà ulteriori malintensi dovuti a ricerche in Google).
Dopo l’ennesima email di una gentile persona che mi ha scritto credendo di rivolgersi all’autore e mi ha spiegato chiaramente la faccenda, finalmente ho compreso (meglio tardi che mai) che evidentemente quel post era sibillino (anche se a me non sembrava, ma come sempre mi accade quel che digito in prima persona mi appare chiarissimo o quasi, mentre ad altri occhi può mostrarsi come un pasticcio confuso o persino del tutto incomprensibile).
In ogni caso, malgrado la tentazione fosse forte [:D], assicuro il diretto interessato di non aver neanche mai tentato di impersonarlo digitalmente. Soprattutto ho sempre risposto cortesemente facendo presente la mia totale estraneità (se non avessi risposto i fan o i postulanti, e persino una specie di giornalista in una occasione, avrebbero potuto ritenere un po’ scontroso l’autore).

admin @ 11:49 am - Commenti (8)

March 28, 2007

Posta taggata (viva il web 1.0)

Ieri si è riempita la casella di posta elettronica relativa al blog di messaggi "Tizio has Tagget you! :)".
Mi sono detto: Evvai! Quanto sono taggato!!!
A ridimensionare il mio entusiasmo è arrivato il messaggio di una notissima blogstar (che rispettosamente e ossequiosamente non cito) che così risponde alla mia spiccia richiesta di spiegazioni (ho la tendenza a gustare i privilegi del mio mantenermi asocial e a sondare le intenzioni prima di accettare roba che mi arriva in mail):
[…] mi hanno mandato un invito all’ennesimo social network di mmmerda, ocio che basta cliccare il tasto sbagliato e lui invita tutta la tua rubrica gmail (non so come faccia, a me è capitato). ignoralo. w l’amicizia senza tagged o simili. aridatece il web 1.0. […]

Eh, bei tempi quando era il web (1.0) a rappresentare l’unico social network.
😀

admin @ 8:56 am - Commenti (2)

March 27, 2007

Romanzi italiani dal 1992 (sondaggione)

Orazio (che cura Come campa Mattia) si chiede in questo post quali siano i migliori romanzi italiani dal 1992 a oggi.

Nei commenti ho proposto alcuni pregevoli testi di fantascienza italiana (tanto per citare qualcuno della corrente letteraria che tanto mi piace):

"L’altra realtà" di Giulio Cesare Giacobbe
"Nelle nebbie del tempo" di Lanfranco Fabriani
"Terre Accanto" di Alberto Costantini
tutti Urania Mondadori.

Nei commenti al post-sondaggio Diderot segnala l’ultimo di Colombati ("Rio"), del quale avevo segnalato l’imminente uscita, alimentando ulteriormente la mia curiosità in proposito. Non l’ho ancora trovato, uffa.

Nota: Se il visitatore occasionale volesse dire la propria e vedere le scelte degli altri: ricordo di andare qui.

admin @ 11:36 am - Commenti (0)

March 22, 2007

I Diavoli Bianchi in Cirenaica

Avvertenza preliminare al megapost:
Quel che segue è frutto dell’immaginazione dello scrivente e ogni riferimento a persone, fatti o circostanze reali è del tutto casuale. I reparti e i mezzi citati sono reali e sono usati ai soli scopi narrativi al fine di offrire una base plausibile alla pura finzione. L’operatività degli stessi è inventata e non vuole rispecchiare procedure o dotazioni di carattere riservato.
Inoltre: auguro lunga e prospera vita all’attuale dirigenza libica.

——

22 marzo 2011
Recensione immaginaria

Ho appena letto l’ultimo romanzo di Felix Tired "I Diavoli Bianchi in Cirenaica" pubblicato da Mondadori nella nuova collana e-Militaria.
Nel primo capitolo vengono ripercorsi gli antefatti reali.
Come tutti sanno, nel 2009 Tired diventa il primo blogger civile a ottenere l’incarico di produrre il blog di un reparto operativo dell’Esercito Italiano. Dopo la sperimentazione eseguita sulla scia delle esperienze spagnole dell’anno precedente che riguardavano singole caserme, lo Stato Maggiore ebbe precise indicazioni dal Ministero per adeguare i neonati blog di reparto a fornire una comunicazione più attenta alle esigenze della politica bipolare e in grado di compiacere il maggior numero di elettori. Gli ottimi elementi del giornalismo militare non erano però in grado di sopperire alla necessità di una presenza capillare e venne loro affidata l’importante opera di censura (definita ufficialmente cesura) e controllo finale, mentre la produzione vera e propria venne affidata a blogger civili (esterni al reparto subiscono meno le pressioni interne e di più le indicazioni ministeriali).

Dal secondo capitolo inizia la narrazione romanzata basata sugli avvenimenti di quell’anno. Dopo la morte improvvisa di Gheddafi, la Libia fu scossa e destabilizzata da numerosi gruppi armati facenti capo a organizzazioni locali estremiste, a cartelli criminali e, soprattutto, ad alcuni paesi confinanti. Dopo l’invasione egiziana sotto l’egida dell’ONU, presentata all’opinione pubblica come unica soluzione plausibile nei tempi ristretti imposti dalle circostanze, entrarono nel paese africano le truppe europee per i controllo diretto dei territori strategicamente rilevanti (la famiglia del dittatore avrebbe preferito la lapidazione piuttosto che l’ingresso degli statunitensi e, dal canto loro, gli americani avevano già altri fronti dei quali occuparsi).
Come tutti sanno, all’Italia venne affidato il compito di sovrintendere alla sicurezza della Cirenaica in cooperazione con le forze locali schierate "dalla parte della pace" e con le truppe di occupazione, definite di sorveglianza, egiziane.

"I Diavoli Bianchi in Cirenaica" racconta l’esperienza del blogger al seguito del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti che operò in quei luoghi durante la difficile e impegnativa prima missione "Montagne Verdi". L’operazione prese il nome dal gebel (altopiano) al Akhdar.

Nucleo centrale del romanzo è un viaggio di un piccolo, ma prezioso, convoglio massicciamente scortato dai Ranger del "Monte Cervino" e da alcuni Centauro distaccati da uno squadrone di Cavalleria.
Ho trovato indubbiamente appassionante l’intero libro.
L’autore riesce a spingere il lettore a farsi coinvolgere dalle pagine oltre i semplici confini dei loro margini bianchi. Ogni lettore intenzionato a misurarsi con questo testo troverà temi e argomenti, anche se a volte trattati troppo brevemente, di interesse o affascinanti o semplicemente di svago.
Dall’aeroporto di Bengasi fino a Tobruck passando per le rovine di Cirene, i Ranger Alpini accompagnano il lettore in avventure mozzafiato. Non si tratta però di un romanzo militarista o guerrafondaio, anzi l’impressione vissuta dal sottoscritto durante la lettura è estremamente umana e, in un certo senso, persino pacifista secondo il famoso detto che ogni buon soldato detesta la guerra. Messa da parte l’ambiguità dei politici, i soldati italiani abbandonati sul campo, come sempre aggiungo io, all’avvicinarsi di una tornata elettorale, riescono a trovare uno scopo alla propria presenza senza forzare le consegne e senza eccedere nell’arroganza dei forti. Pur non mancando i personaggi negativi tra i nostri soldati, questi vengono relegati a essere rapprentati da una figura grottesca e tutt’altro che un esempio seguito o idolatrato.

Felix Tired indugia in descrizioni particolareggiate dei materiali e degli equipaggiamenti. Non è dato sapere quanto esse siano rispondenti al vero, ma nella bibliolincografia in fondo al libro, vengono citate pubblicazioni e siti liberamente consultabili da chiunque. Probabilmente le descrizioni di Tired sono purgate di quei particolari che non possono essere divulgati e che come blogger di reparto è abituato a conoscere senza diffonderli.
Non essendo un conoscitore di armi leggere e affini, i loro nomi e le loro caratteristiche le ho dimenticate chiusa l’ultima pagina.
Mi ha divertito molto l’apparente passione viscerale, forse non del tutto disinteressata, nel raccontare i mezzi ruotati mostrati nel libro. Scrivo mostrati perché, pur mancando immagini a corredo, lo scrittore sembra voler utilizzare i veicoli come personaggi secondari piuttosto che come ambientazioni o sfondo agli eventi.
Non ho idea di quale sia oggi, nel 2011, l’equipaggiamento mezzi dei Ranger italiani, e tanto meno ho idea di quello che fosse nel 2009 in Africa. E le stesse note finali al libro lasciano intendere alcune licenze creative.
Comunque, a mio avviso, sono fondamentali i Puma (prodotti da un consorzio Iveco – Oto Melara) all’intero impianto del romanzo (preferiti agli Lmv). Blindati leggeri a quattro o a sei ruote assurgono a simbolo delle piccole unità mobili e autonome tipiche delle Forze per Operazioni Speciali. Epico nel romanzo il colpo di mano eseguito per reperire il carburante indispensabile al completamento del viaggio, anche se ammetto mi abbia ricordato le scene di un famoso film di guerra del passato nel quale erano i carri di Rommel a essere quasi a secco.
Certamente meno maneggevoli e comodi di una Land Rover, questi mostri in compenso offrono una maggiore protezione e un impatto bellico e di difesa superiore. Larghi poco oltre i due metri e alti come un uomo di media statura (così vengono presentati) possono andare quasi dove vogliono sulle strade accidentate delle Montagne Verdi libiche sia per compiti di avanscoperta davanti al convoglio (nel libro è presente una squadra a ‘sole’ quattro ruote proprio per questo compito) e sia per compiti di pronta reazione a imboscate. …A tal proposito suggerisco all’eventuale lettore di farsi prendere dall’eccitazione durante la spettacolare corsa dei due Puma 6×6 che, abbandonata la strada, si lanciano giù da un costone in un campo con le mitragliatrici sul punto di surriscaldarsi dal tanto sparare per reagire al fuoco di mortaio proveniente dal basso. Forse è inverosimile come azione, sia dal punto di vista tecnico (un blindato da nove tonnellate credo sia un tantinello inadatto a simili manovre, senza contare lo scuotimento degli uomini a bordo) e sia dal punto di vista prettamente militare, ma resta comunque divertente leggerla e viverla (no n svelo il sottofondo musicale a tutto volume all’interno del Puma di testa, malgrado la tentazione sia forte :D).

Altro aspetto non indifferente del romanzo è la vicenda archeologica, vero motore della storia. Senza nulla svelare della trama, mi permetto però di sottolineare che a me è parsa come il risultato di una approfondita ricerca di carattere storico riguardante i luoghi. …In una altra recensione l’articolista suggeriva in realtà come l’archeologa al seguito degli Alpini (o viceversa) serve a Tired come unico ingrediente per impepare alcune sue pagine e accondiscendere così ai desideri di un pubblico di lettori presumibilmente maschile in massima parte (visto il carattere militare dell’opera). Ovviamente dissento; o concordo soltanto in minima parte. Alcuni membri di un paio di squadre impegnate sono donne e per palesi ragioni logistiche non possono essere mostrate dallo scrittore in atteggiamenti, per così dire, attraenti impegnate come sono a imbracciare un fucile in territorio ostile. Il personaggio dell’archeologa, a mio personale parere, oltre a dare un minimo di soddisfazione al pubblico maschile, offre spunti di riflessione sui ruoli e sulle, mi si perdoni il termine, sinergie che possono crearsi quando lo studio e la scienza di una ricercatrice si incontrano con il fucile e la professionalità di un soldato d’elite nel tentativo di porre un freno alla stoltezza e all’ingordigia di un politico (il tutto nel pieno rispetto della democrazia, ovvio).

Nel romanzo i riferimenti alla presenza italiana in Libia dopo la guerra con la Turchia di un secolo addietro sono rari. Soprattutto manca qualsiasi riferimento al fascismo. In una intervista l’autore spiega che non intendeva mostrare il fianco alla propaganda politica. Forse si tratta di una soluzione di comodo tesa a non inimicarsi qualche esponente politico. Io penso possa trattarsi della ferma intenzione di porre fuori dalle discussioni i reparti citati.

…Qualche visitatore più attento forse si starà chiedendo: e i famosi occhiali a specchio?

Come sempre accade nelle mie recensioni mi lascio trasportare dalle sensazioni e dal ripercorrere il testo appena letto. Le emozioni rievocate nel digitare mi fanno dimenticare l’elemento scatenante il desiderio di digitare a proposito di un libro. Inoltre il povero Felix viene preso in giro per mezzo romanzo a causa di quegli occhiali davvero anacronistici indossati da lui. E così non me la sono sentita di infierire.

Unico neo evidente al mio sguardo in queste pagine è il capitano della Cavalleria. Sembra una brutta copia del colonnello Kilgore di un celeberrimo film. Fanatico, visibilmente disturbato per un trauma subito in Iraq e degradato appare improbabile che sia destinato a delicate funzioni di comando dalla lenta, e spesso ottusa, burocrazia militare. Detestato dai suoi uomini non incorre in alcun loro tentativo di ridimensionamento a comportamenti se non miti, almeno dignitosi. L’unica loro speranza è che durante le sue passeggiate in bicicletta possa rompersi l’osso del collo (spassose le imprecazioni del sottufficiale delegato ad assicurare la biciletta al Centauro Comando e quelle riservate al cecchino libico che non riesce neppure a ferire il fulminato e intemperante emulo del Pirata).

Concludendo, credo sia un buon acquisto e una buona lettura. Lo stile continua a saltare dalla mano del romanziere all’altra del blogger, in uno strano miscuglio. In effetti in alcuni brani l’influenza della brava editor è evidente, ma come lettore non mi sono sentito sconcertato da questo bizzarro insieme. Forse, ma non me ne intendo, parte dalla potenza espressiva trae vantaggio avventurosamente dai due diversi modi di raccontare gli avvenimenti a seconda delle situazioni. Al lettore l’arduo compito di intepretare in una pagina la prevalenza dell’aspetto diaristico per rispecchiare fatti realmente accaduti (o a essi molto simili) o interpretare la prevalenza dell’aspetto romanzato a significare la narrazione di circostanze di raccordo o di riflessione.

Curiosa coincidenza: per definizione bloggo stanco, mentre il motto del vecchio battaglione (ora diventato reggimento) era mai strack (mai stanco).

——

Questo strano post nasce per caso nei commenti al precedente e il mio maldestro svolgimento è andato un po’ modificandosi rispetto alle intenzioni iniziali.

Non fornendo particolari, non sento il bisogno di inserire in calce una sitografia.
Non è detto che non abbia desiderio di modificarlo in seguito (ora non ho proprio voglia di rileggere accuratamente questa specie di bozza e poi sono soltanto un blogger per divertimento 🙂 ).

Ringrazio silviu’ per l’amabile conversazione che ha ispirato il presente post. Mi sono divertito un mondo a digitarlo (e a fare alcune ricerche al riguardo, anche se poco o nulla di esse emerge nel mio intervento per mia incapacità e per questioni di tempo e spazio).
Davvero mille grazie silviu’.

Viva i Ranger!

Viva gli Alpini!!

admin @ 6:42 pm - Commenti (25)

March 19, 2007

Minipost: Ecco fatto. Ora riposino.

Come dice il detto, o quel che è, alla fine della fiera non resta che… fare un riposino, per riprendere il solito tran tran.
Anche se certi lunedì mattina come l’attuale, malgrado stranamente il sole non sia splendente, mi ritorna in mente l’intenzione di comprarmi un paio d’occhiali da sole nuovo, giusto perché la luce è comunque troppa questa mattina e io non sono più un ragazzino.

Montatura fine e leggera, color “cromatura”.
Le lenti le vorrei a goccia e …giusto per donarmi quel tocco di “lasciatemi stare”, di pseudo misterioso, di tamarro andante, di “fuori moda”… le vorrei anche a specchio.
La vera scocciatura di indossare simili occhiali per me sarebbe il vestirmi adeguatamente. Jeans, scarpe da ginnastica (o come si chiamano attualmente) e camicia di fuori non credo siano l’ideale. Magari aggiungendo un cappellino con visiera indossato all’italiana (in maniera ganza, cioè, con visiera piegata e sugli occhi e non come oltre oceano, anche se alcuni anche dalle nostre parti li ho visti, che indossano alla “cretinetti” con visiera dritta e calcato sulle orecchie)… Boh.
Prima, però, il riposino… di una settimana almeno, perché certe ideone che riguardano il sottoscritto nel riposo fortunatamente me le dimentico.

admin @ 10:37 am - Commenti (15)

March 12, 2007

Un valzer, non un tango…

La copertina di Linus del maggio 1987 mostrava un ballo tra un imbarazzato Charlie Brown e una attenta Piperita Patty che precisava: "E’ un valzer, Ciccio, non un tango…"

Lo stesso numero della rivista mensile di fumetti e d’altro apriva come al solito con la rubrica dedicata alla posta dei lettori. Tra le altre lettere risaltano, a me oggi, due missive che precisano una evidente inesattezza riguardante la vita di un pittore presente in un precedente articolo. L’autore del pezzo, Massimo Fini, risponde candidamente ai lettori ammettendo la svista.

La copertina di Linus di marzo 2007, e sono trascorsi venti anni, mostra un maiale ignorante e un topo filosofeggiante che sono i personaggi di una nuova striscia partita proprio questo mese.
Scomparsa da tempo la posta dei lettori, un editoriale accoglie i lettori avidi di testi oltre che di fumetti (o i lettori che prima leggono i fumetti e poi dedicano la propria attenzione anche ai testi). Questo mese l’editoriale, persino a doppia pagina, è dedicato da Michele Dalai a una lettera di precisazione di Lia in riferimento a un precedente articolo di Pippo Russo riguardante un vicedirettore del Corsera e al suo modo di fare giornalismo. L’autore risponde chiarendo e per una ammessa inesattezza si scusa anche coi lettori.

Compro Linus da molti anni, anche se non ricordo di averne digitato in questi quattro anni di blog. Sono un buon lettore anche se ogni tanto ho mancato l’appuntamento in edicola. Venerdì scorso ho ricevuto la segnalazione dell’editoriale e sono uscito diretto in edicola.

Lia offre alcuni link nella sua lettera e tra gli altri anche quello al post che mantengo aggiornato nel quale raccolgo i post dedicati alla sua vicenda. Negli ultimi giorni, penso si sia compreso dall’assenza di nuovi post, sono stato un tantino occupato in altre faccende e ho tralasciato la blogosfera, ma non mancherò di dare un’occhiata a vedere se sono comparsi nuovi interventi da aggiungere.

Ammetto in tutta sincerità di avere provato qualcosa di strano, ma indefinibile, nel vedere un link interno a questo mio modesto blog in un editoriale di Linus. Pur sapendo perfettamente che nulla dipende dalla qualità digitativa intrinseca al post, sono rimasto un tantino impressionato dal trovarmi dopo tanti anni nell’unica lettura mensile rimasta stabile nei miei interessi tra quelle che sono ancora pubblicate.

Unica nota di tristezza, a mio parere, e ora provo a rivolgermi al direttore responsabile Michele Dalai sperando nello sguardo blogosferico di un suo collaboratore, è l’archivio del blog di Linus che contiene un solo intervento della redazione datato 27 agosto 2004 e dedicato all’assassinio e al ricordo di Enzo Baldoni. Il post in questione (con un insolito indirizzo, apparentemente) sfoggia tristemente quasi diecimila commenti di spam, a parte i primi. Direttore, la prego, visto che ha fatto trenta con Lia, faccia trentuno e chieda di cancellare i commenti inopportuni in calce a quel post e poi li chiuda. Grazie.

Eco dal margine: Mia moglie, vedendomi trafficare con vecchi e nuovi numeri della rivista ha notato questo: una volta Linus aveva un formato tascabile quasi da quaderno di scuola, mentre ora ha il formato perfetto per il tavolino del divano.

admin @ 1:51 pm - Commenti (27)

March 8, 2007

Mi perdo dietro alle mie mimose

In questi giorni sono davvero molto distratto dallo stare dietro alle mimose della mia vita: madre, moglie e suocera.

Mille mimose, come ogni giorno, alle gentili visitatrici.
🙂

…che poi un uomo sposato si smazza per mesi e aiuta e cerca di farsi sopportare meno (e amare di più) e abbassa il tono quando brontola e si applica in tanti piccoli gesti quotidiani (ammetto anche magari non sempre, perché non vorrei dipingermi troppo maritino perfettino gattostanchino)… …Eppoi basta aggiungere alle mimose (fatte comparire poco prima di cena) il cd (orginale!) degli Zero Assoluto per ricevere un bell’abbraccione intenso, vivo, spontaneo e aggrappato al collo (di quelli che, senza allarmismi lo digito, la vita coniugale tende a diluire nel tempo). …Toh, anche mia moglie riesce a mostrare la ragazzina contenta che è in lei quando azzecco il gesto giusto nel momento giusto. Ne avevo proprio bisogno.

admin @ 3:00 am - Commenti (19)

March 3, 2007

Minipost: Cioccolato alle 4

Non ho idea se sia cosa gggiovane del terzo millennio o, piuttosto, cosa matusalemmica da ventesimo secolo.
Sia come sia, dopo essere rientrato da una bella seratina e aver messo a nanna la mia dolce metà istupidita dal sonno, questa mattina (anche se non vado pazzo per i dolci) mi è sembrata cosa assai gustosa l’intrattenermi con piccoli quadretti di cioccolato al latte dalle quattro fino alle quattro e ventotto del mattino.

admin @ 4:41 am - Commenti (8)

March 1, 2007

Minipost: Stanchissimo

Ieri ho trascorso buona parte della giornata con mia suocera tra i piedi.
Nel dopocena ero sintonizzato sul festival quando la Hunzicher ha raccontato un suo vecchio problema di pupù in diretta dall’Ariston.

Oggi sono senza parole, stanchissimo.

admin @ 11:22 am - Commenti (4)
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